La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 7 luglio 2017

Una leadership sotto attacco nel Pd, divisiva tra gli elettori

di Michele Prospero 
La liquidazione della leadership di Renzi è la condizione indispensabile, ma certo non sufficiente, per una ripresa delle manovre a sinistra. Regalarlo all’oblio, e affidare il Pd assai ridimensionato a una conduzione meno provocatoria, sarebbe già un piccolo annuncio di inversione di tendenza. È vero che i problemi di fondo della democrazia italiana non sono riconducibili alle scelleratezze di una singola persona. Anche chi ama dipingersi come un uomo solo al comando e, nel suo delirio per il partito personale, manomette la Costituzione e combatte i diritti del lavoro, in realtà non scatena effetti di sistema con la sua pura volontà di arbitrio.

Europa, dalla farsa sui migranti a quella neocoloniale

di Tommaso Di Francesco 
Così inizia Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte di Carl Marx : «Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa», e Friedrich Engels nella lettera a Marx che aveva ispirato la sua citazione, sottolineava «una farsa pidocchiosa» . Non ci sarà la «farsa pidocchiosa» di una nuova guerra austro-ungarica, l’invio di carri armati e soldati alla frontiera annunciati dal ministro della difesa austriaco.

giovedì 6 luglio 2017

Legge sulla tortura, era meglio non approvarla

di Tomaso Montanari
Non sarà che mezzo Paese non vota più perché non ne può più del cinismo dei benpensanti che a furia di giudicare sempre il bicchiere mezzo pieno (anche quando è vuoto) arrivano a celebrare come una conquista di civiltà anche il più clamoroso dei passi falsi? Davvero una pessima legge sulla tortura è meglio di nessuna legge? Non sarebbe stato meglio lo scandalo di una bocciatura e una seria riscrittura, invece di questa approvazione che permette di dire che, in fin dei conti, un'altra riforma si è portata a casa?

In Italia la tortura è legge

di Checchino Antonini 
In Italia, la tortura è legge. La nuova fattispecie non riconosce il reato di tortura come reato tipico del pubblico ufficiale in barba alla Convenzione firmata dall’Italia nel 1989. Inoltre la previsione della pluralità delle condotte violente, il riferimento alla verificabilità del trauma psichico e i tempi di prescrizione ordinari annacquano un testo quasi a consigliare, agli addetti ai lavori, le condizioni per abusare piuttosto che per rispettare i diritti delle persone in custodia dello Stato. Più di mille editoriali vale il commento di uno come Gasparri, postfascista impiantato in Forza Italia: «Chi canta vittoria ha in realtà fatto un buco nell’acqua. Mentre chi a sinistra dice che la legge non serve a nulla ha ragione. Il testo così com’è è carta straccia».

Per i 150 anni de Il Capitale. Prima di andare oltre, leggiamolo. ..

di Marco Palazzotto 
Quest’anno ricorrono i 150 anni della pubblicazione (1867) del Primo Libro del testo che avrebbe poi cambiato la storia del Novecento, ovvero la principale opera di Karl Marx: Das Kapital. Dopo un secolo e mezzo dalla prima edizione tedesca, ci si chiede se un’opera che ha influenzato la politica mondiale del secolo scorso sia oggi ancora utile ad offrire strumenti di analisi a chi si pone come obiettivo la trasformazione della società in senso più egualitario. 

Riflessioni molto italiane sulle elezioni inglesi

di Norma Rossi 
Il giorno dopo le elezioni, il risultato più inaspettato ci chiede di riflettere su cosa è successo, e su cosa la sinistra italiana può imparare da questo voto. Nonostante Corbyn non abbia ottenuto la maggioranza in Parlamento, il risultato resta straordinario. Nelle elezioni indette da Theresa May per distruggere il partito Labourista, questo ha ottenuto il miglior risultato dal 2001, sfiorando il 40% dei consensi. La lezione principale di Corbyn per chiunque voglia chiamarsi di sinistra oggi è chiara; se non vuole perdere (o meglio se vuole vincere) la sinistra deve fare la sinistra, perché nessuno fa la destra meglio della destra.

Il carcere alla prova delle migrazioni

di Carolina Antonucci
Il carcere mantiene ancora oggi, nel nostro paese, una centralità indiscussa nell’ambito del variegato sistema dell’esecuzione penale. L’ordinamento penitenziario, regolato dalla legge di riforma del 1975 (la legge 354), ha conosciuto l’introduzione di misure alternative alla pena detentiva. Ma il carcere conserva la centralità. Da un lato, all’aumentare dell’accesso alle misure alternative è corrisposto un proporzionale aumento del numero dei detenuti; dall’altro, riveste il ruolo di costante minaccia per chi a quelle misure anela o a cui sono già state concesse.

Totalitarismi e populismi: impurità dei tempi

di Erminio Risso
Alla fine dello scorso anno, per i tipi della manifestolibri, è uscito Totalitarismi e populismi di Rino Genovese, un libro le cui dimensioni sono inversamente proporzionali all’importanza della pubblicazione e che contiene nelle dimensioni del pamphlet la forza espressiva della comunicazione essenziale senza concedere nulla alla semplificazione e alla banalizzazione. In questo spazio di scrittura convivono fianco a fianco, in forte rapporto dialettico come nella migliore tradizione della teoria critica, teoria e prassi: in quanto l’analisi teorica, l’affinamento dei mezzi gnoseologici ed ermeneutici, è subito messo al vaglio della realtà effettuale, che qui prende le forme di un’analisi storica puntuale.

Quel gioco pericoloso che cerca di confondere la critica radicale

di Marco Bascetta
L’opuscolo di Tito Boeri , tratto da una lectio magistralis tenuta alla Biennale Democrazia nel marzo di quest’anno a Torino (Populismo e stato sociale, Laterza, pp.48, euro 9) comprende una strana appendice. Si tratta di un elenco dei «partiti populisti europei» elaborato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti. Figurano in questo elenco formazioni patentemente filonaziste o filofasciste come la Npd e i Republikaner tedeschi, la greca Alba dorata, l’ungherese Jobbik, per citare solo le più spudorate, insieme con organizzazioni di segno diametralmente opposto come Podemos e Syriza.

Accesso limitato al welfare e immigrazione: il caso del Regno Unito

di Ludovico Giua
Il 1° Maggio 2004 gli Stati membri dell’Unione Europea divennero 25. Da quella data, infatti, oltre a Malta e Cipro, aderirono all’UE 8 Paesi dell’Est Europa – Slovenia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ungheria –, indicati anche come i Paesi “Accession 8” (di seguito “A8”). L’allargamento del 2004 ha comportato un aumento della popolazione dell’UE di quasi 75 milioni di persone (pari a circa il 20% della popolazione precedente) e, conseguentemente, l’apertura del mercato del lavoro interno dell’Unione a milioni di potenziali lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri.

«Cinquant’anni dopo», una storia che diventa grido disperato

di Tommaso Di Francesco 
La questione palestinese è scomparsa dalle cronache ma i palestinesi no. Purtroppo, dopo cinquanta anni dall’occupazione dei Territori palestinesi da parte dell’esercito israeliano nella guerra dei sei giorni del giugno 1967, quel nodo irrisolto della crisi mediorientale e internazionale, su cui si preferisce stendere un mantello fitto di silenzio, può essere così sintetizzato: si è secolarizzata, vale a dire è diventata il racconto di una sconfitta e poco più. Proprio mentre lo status quo di immobilità e oppressione aggrava la separazione e la discriminazione tra israeliani e palestinesi.

Il sindacato di classe del XXI secolo è ora una possibilità concreta

di Giorgio Cremaschi 
Ho visto una concreta possibilità che il sindacato di classe del ventunesimo secolo divenga una realtà. Ho visto la volontà di costruirlo non solo nelle scelte del gruppo dirigente, ma negli interventi che dai più diversi luoghi di lavoro, dai mondi del precariato e della immigrazione, da quello dei pensionati, si sono succeduti instancabili ed appassionati nel congresso del USB. Praticare il sindacalismo di classe oggi significa andare totalmente controcorrente, rispetto al sistema di potere e anche a CGILCISLUIL, nelle quali è prevalso il modello del sindacato di mercato, che accetta tutte le compatibilità e quando non sceglie la complicità, al massimo pratica la riduzione del danno.

Iniziative community-based e nuovi spazi di inclusione dei migranti: il caso del Baobab Experience a Roma

di Venere Stefania Sanna
L’Italia vanta una lunga tradizione di movimenti sociali e di cittadinanza attiva, spazi autonomi e forme di riappropriazione dei beni pubblici che prendono vita già dai primi anni ’70, soprattutto nelle grandi città del nostro paese (V. Pecorelli “Spazi liberati in città: i centri sociali. Una storia di resistenza costruttiva tra autonomia e solidarietà”, Acme, 2015). 

Un futuro bello e impossibile

di Benedetto Vecchi 
I paradossi scandiscono da sempre la produzione teorica di Slavoj Zizek. È in base al loro uso smodato che il filosofo sloveno occupa da anni il centro della scena pubblica. È in base ad essi che si è gettato a testa bassa contro le ipocrisie, le contraddizioni della produzione culturale mainstream. Lo ha fatto nel denunciare l’apparente ragionevolezza del politicamente corretto o la tesi sull’attuale sistema di vita come imperfetto, ma che è senza alternative. Zizek ha mostrato e dimostrato che la tolleranza, il rispetto delle minoranze, il diritto alla diversità sono spesso le sbarre che definiscono i confini di un vivere sociale dove sono stigmatizzati gli antagonismi sociali.

La città come bene comune. Così Barcellona contrasta il regno di Airbnb

di Giacomo Russo Spena e Steven Forti
Un servizio comodo e confortevole. Una manna dal cielo per chi non può permettersi alberghi di lusso. Airbnb è il portale on line che coniuga domanda ed offerta del turismo low cost: una community che dà la possibilità a chi ha una camera libera nella propria abitazione di affittarla. È un modo di viaggiare più economico e "social" della classica sistemazione in hotel. Una rivoluzione, negli ultimi anni, che si è affermata soprattutto tra i giovani. Ma non è tutto oro quel che luccica perché la politica di Airbnb ci parla infatti di nuova urbanistica e di modelli di città differenti. Per anni siamo stati abituati ad una politica latente che ha dato mano libera ai privati che hanno saccheggiato liberamente gli spazi urbani.

C’è un mucchio di debiti sotto il tappeto tedesco

di Civil Servant
Mentre euroscettici e populisti si lamentano della disciplina fiscale europea, ci sono governi fin troppo europeisti che da anni accumulano allegramente debiti alla luce del sole e alla faccia di tutti i trattati, le direttive e i regolamenti. Per verificarlo basta rovistare nel sito dell’Eurostat, che è l’agenzia statistica dell’Unione Europea, sotto la criptica voce “contingent liabilities”, ovvero “passività potenziali”. Per fortuna, come c’era una volta un incorruttibile giudice a Berlino, oggi c’è qualche statistico a Lussemburgo che raccoglie pazientemente dati su alcune poste che, per oscure convenzioni contabili, non figurano direttamente nei bilanci dei governi, ma che contribuiscono ugualmente ad aumentare l’indebitamento dei cittadini.

Cinque storie di ordinaria precarietà

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Primo racconto
“Ah ma hai lavorato a San Siro per la finale UEFA? Che figata!” NO! FIGATAUNCAZZO. “Beata te!” NO! Non eravamo beate nessuna di noi 200 hostess. Che da mezzogiorno ci siamo ritrovate là, sotto il sole a fare appello dopo appello, fila dopo fila, a timbrare il pass una alla volta per ogni spostamento. Poi quelle mezz’ore di attesa che si fanno infinite, aspettare che il personale UEFA ti venga a prendere per mostrarti l’area di lavoro, sentirti spronata a ingozzare qualunque snack ti sei portato dietro, perché, “ricordati che rimangerai solo alle 21!”.

martedì 4 luglio 2017

La filosofia attraverso lo schermo











di Paulo Fernando Lévano
Il volume “Il filosofo e il suo schermo. Video-interviste confessioni monologhi” (Kayak Edizioni, 2016), a cura di Igor Pelgreffi raccoglie gli atti dell’omonimo convegno di studi, tenutosi a Bologna il 19 e 20 maggio del 2015. 

La sfida, attuale rispetto all’odierno protagonismo comunicativo dello schermo, consiste nel pensare a possibili alternative all’«ordine gerarchico implicito» di ogni corpus filosofico, nelle quali le video-interviste non siano più semplici appendici all’opera di un filosofo, ma vere e proprie «direzioni testuali» che permettano a quest’ultimo di porsi al di fuori della forma-libro, giocando in spazi di manovra che sono invece interdetti nelle «coordinate abituali di lettura» (p. 12).

Il Totem della Germania da smontare


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di Fabrizio Marcucci
Cosa si nasconde dietro il "miracolo" della Germania? Chi lo ha pagato? E davvero conviene esportare il modello nell'intera Europa? A guardarli bene i dati smentiscono il racconto dominante.
Per alcuni è un miracolo. Altri lo definiscono un paradosso, pure pericoloso per il resto dell’Europa. I dati di una recentissima pubblicazione di Steffen Lehndorff, economista e ricercatore dell’Iaq, Istituto per il lavoro e la formazione dell’Università di Duisburg-Essen, fanno propendere per la seconda definizione.

venerdì 30 giugno 2017

Sinistra: contro il disfattismo e l'autocommiserazione

di Oscar Monaco
A quanto pare, alle ultime elezioni amministrative, le liste “civiche” di sinistra hanno ottenuto in media percentuali superiori all'8%, attendandosi sopra il 15% in più di un capoluogo di provincia o comune di medio/grandi dimensioni; si trattava di liste o coalizioni nella quasi totalità dei casi alternative al PD e, se sommassimo i risultati delle liste di sinistra (sempre alternative al PD) non coalizzate tra loro, si supererebbe il 10% dei consensi mediamene ottenuti.

La scialuppa di Renzi e l'impoverimento di massa


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di Fabrizio Marcucci
A dispetto dell’apparente grande consenso che ebbe, a Renzi l’Italia e il suo stesso partito si affidarono per disperazione. Se si fa eccezione per un ridotto zoccolo duro di sostenitori convinti, la gran parte del paese e del Pd tramortiti dalla crisi lo accolsero con lo spirito con cui ci si aggrappa a una scialuppa di salvataggio.

Una vittoria per Standing Rock ed i Siuox. La Corte Federale ritiene che lo sblocco del DAPL violi la legge


Standing Rock







di Earthjustice.org
A pochi giorni dal dibattito che vedrà confrontarsi - sul palco dello Sherwood Festival - alcuni protagonisti di Standing Rock con esponenti di lotte territoriali attive in Italia (lunedì 19 giugno alle ore 21,00 presso il second stage), una decisione della Corte Federale potrebbe riaprire la partita sul Dakota Access Pipeline. Questo articolo è tratto dal sito di Earthjustice, organizzazione no profit che difende anche gli interessi dei Siuox del Nord Dakota.

Un decreto per i risparmiatori?

di Sergio Farris 
Dopo l'assenso della Bce alla messa in liquidazione per accertato rischio di dissesto della Banca Popolare di Vicenza e della Veneto Banca (i due istituti di credito, da tempo in crisi, non assolvono gli obblighi relativi ai necessari requisiti patrimoniali), il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che la soluzione per le due banche venete in liquidazione, adottata con il relativo Decreto emanato il 25 giugno dal Consiglio dei Ministri, era l'unica praticabile. Non c'erano alternative alla liquidazione 'ordinata'. Si garantirebbe la stabilità del sistema finanziario e si tutelano i risparmiatori. In realtà, la vicenda ha più che altro le sembianze di una resa incondizionata ai desideri del gruppo Intesa SanPaolo.

martedì 27 giugno 2017

Immigrazione e finanziamento dello stato sociale









di Christian Marazzi 
Quando si parla di immigrazione in Svizzera raramente si mette in evidenza il suo ruolo nel finanziamento dello Stato socialeattraverso il versamento dei contributi sociali obbligatori. Ancor più raramente si ricorda che spesso, per una parte importante degli immigrati, a questi contributi non corrispondono le prestazioni sociali per le quali sono stati versati. Ne ha parlato recentemente Jean-Pierre Tabin, esperto di politica sociale svizzera e prof. all’HES-SO di Losanna (“Quand l’Etat social profite des immigrés”, REISO.org, 15 maggio 2017).

Un lavoro povero è davvero ‘meglio di niente’?

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di Elena Monticelli, Marco Marrone
Si sta affermando un nuovo genere di disoccupati, non più coloro che sono privi di un lavoro, ma sempre più coloro che pur lavorando non accedono a un reddito sufficiente

Il caso Germania. Visto da sinistra


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Paola Giaculli
La sfida è anche sul piano culturale. Perché in Germania l'elettorato è conservatore e sceglie i partiti tradizionali. E la Spd ha rinunciato a un impianto autenticamente riformatore.

Il sindacato di classe del XXI secolo è ora una possibilità concreta



di Giorgio Cremaschi
Ho visto una concreta possibilità che il sindacato di classe del ventunesimo secolo divenga una realtà. Ho visto la volontà di costruirlo non solo nelle scelte del gruppo dirigente, ma negli interventi che dai più diversi luoghi di lavoro, dai mondi del precariato e della immigrazione, da quello dei pensionati, si sono succeduti instancabili ed appassionati nel congresso del USB.

Chi sono i rifugiati ambientali?









di Guido Viale
Chi sono i rifugiati ambientali? Secondo Essam El-Hinawi, che ha introdotto questo termine nel 1985, si tratta di “persone che sono state costrette a lasciare il loro habitat abituale, temporaneamente o per sempre, a causa di una significativa crisi ambientale (naturale e/o provocata da attività umane, come per esempio un incidente industriale) o che sono state spostate in via definitiva da significativi sviluppi economici o dal trattamento e dallo stoccaggio di scarti tossici, mettendo così a repentaglio la loro esistenza e influenzando gravemente la qualità delle loro vite”.

lunedì 26 giugno 2017

Rodotà, la dignità umana come conquista


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di Gianni Ferrara
Stefano Rodotà incorporava i profili più alti della persona umana: quello dello scienziato, quello del combattente per i diritti, per le libertà, per la democrazia.
Li ha incorporati senza mai che uno dei due prevalesse sull’altro.

Il populismo democratico alla prova dell’immigrazione











di Raffaele Bazurli
In occasione delle ultime presidenziali francesi, il movimento ‘La France Insoumise’ guidato da Jean-Luc Mélenchon ha destato profondo clamore per aver spezzato, uno dopo l’altro, molti tabù della sinistra tradizionale. L’immigrazione non fa eccezione. Mélenchon ha ripetuto di voler intervenire sulle cause dei fenomeni migratori: guerre, carestie, cambiamenti climatici.

La grande truffa delle banche venete








di Claudio Conti
I veri delinquenti gestiscono banche, manovrano governi, svuotano di risorse un paese e quando vanno in difficoltà pretendono di essere salvati a spese di tutti i cittadini.
Ideologia? Giudicate voi…

venerdì 23 giugno 2017

Sinistra con i piedi per terra, in cerca di senso e cittadinanza

di Alfonso Gianni
L’assemblea del Brancaccio ha avuto il merito essenziale di porre con i piedi per terra il tema della costruzione di una «lista di cittadinanza a sinistra». Il percorso è tutto da costruire, né poteva essere preconfezionato. Ma alea iacta est, indietro non si deve e non si può tornare. Il percorso non sarà facile e il tempo è breve. Proprio per questo conviene da subito affrontare alcuni nodi. La contraddizione nella quale si dibatte la costruzione della lista di cittadinanza a sinistra è chiara e non va sottaciuta.

giovedì 22 giugno 2017

Portare in parlamento il mondo della sinistra e di chi non vota più

di Tomaso Montanari 
C’è una spaccatura profonda, a sinistra. Ma non è quella tra le sigle, i nomi, i cartelli: è quella tra chi è dentro il gioco autoreferenziale della «politica» praticata e chi ne è fuori. Una spaccatura che contribuisce in modo decisivo ad allargarne una ancora più profonda: quella tra chi vota e chi non vota più. Per questo gli interventi centrali dell’assemblea di domenica al Brancaccio sono stati, per me, quelli di Andrea Costa (Baobab) e Giuseppe De Marzo (Rete dei numeri pari, Libera). Hanno fatto capire come non esista più nessun rapporto tra il loro lavoro quotidiano (politico, se ce n’è uno) e l’idea stessa di rappresentanza parlamentare.

mercoledì 21 giugno 2017

Dal Brancaccio inizia un nuovo percorso, non ancora un partito

di Luciana Castellina
Se ci fosse stato ancora bisogno di dimostrare che i grandi giornali hanno smesso di raccontare quello che succede per dar spazio solo ai dettagli che servono a corroborare la loro linea politica, l’assemblea del Brancaccio rappresenterebbe la migliore prova. Qualche migliaio di persone, protagonisti molti giovani (di per sé una notizia), 40.000 che seguono in streaming, decine di interventi che raccontano l’Italia invisibile alla vecchia politica ufficiale ma che esiste ed è ricca.

lunedì 19 giugno 2017

Un progetto di giustizia e uguaglianza

di Tomaso Montanari
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Sinistra, dall’assemblea al Brancaccio qualcosa di nuovo all’orizzonte

di Donatella Coccoli 
Definire fallite le prove di unione della sinistra al Teatro Brancaccio di Roma – come ha scritto il Fatto quotidiano – è riduttivo e non tiene conto della realtà complessa dell’assemblea del 18 giugno, promossa dall’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari “per un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”. Ecco perché non si può parlare di “prove fallite”. Primo: la straordinaria partecipazione. Oltre 2mila persone dentro e fuori il teatro e 65mila collegamenti in streaming. Era tanto tempo che non accadeva qualcosa di simile per un incontro della sinistra.

Così costruiremo l’alternativa al Pd. Buona la prima di Falcone e Montanari

di Rossella Guadagnini
L'esordio è esplicito: "Vogliamo costruire una grande coalizione civica di sinistra, alternativa al Pd, capace di portare in Parlamento quella metà del Paese che non vuole andare a votare". Comincia così l'intervento di Tomaso Montanari che apre la giornata del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma. Lo storico dell'arte inaugura i lavori dell'assemblea insieme ad Anna Falcone, avvocata e vice presidente del Comitato del No al Referendum costituzionale, che li chiuderà sei ore dopo.

domenica 18 giugno 2017

Ecco il nostro progetto per la nuova sinistra di popolo. Intervista a Anna Falcone

Intervista a Anna Falcone di Stefania Rossini
La prima volta che è apparsa in tv ha bucato subito lo schermo. Con puntigliosa precisione, senza gli ammiccamenti di certe reginette della politica, ha spiegato che la Costituzione non si doveva toccare e che semmai la battaglia giusta sarebbe stata quella di attuarla fino in fondo. Stava rappresentando i comitati per il No al referendum del 4 dicembre e ringiovaniva di colpo una squadra accusata di scandalosa vecchiezza. Sei mesi dopo Anna Falcone si riaffaccia alla politica nazionale. Lo fa con un appello, scritto con Tomaso Montanari, in cui suggerisce alla sinistra disunita le forme e i modi per realizzare un progetto condiviso.

18 giugno dei giovani. Per cambiare la politica, l’Italia, e la vita di milioni di persone: davvero

Siamo la generazione che ha fretta. Sono troppi anni che ci sentiamo promettere un futuro radioso, ma nella nostra vita quotidiana, ciò che cambia, cambia in peggio. Per noi l’austerità è iniziata ben prima del 2008: siamo nati e cresciuti nell’epoca della precarietà, della disoccupazione, dei tagli all’istruzione, delle privatizzazioni. Non abbiamo nostalgia di epoche d’oro a cui tornare, né padri politici a cui appellarci. Siamo nati e cresciuti con l’idea che vivremo in condizioni peggiori dei nostri genitori, tutto intorno a noi grida che dobbiamo rassegnarci.

Sciopero, tentazioni incostituzionali

di Massimo Villone
Dopo i voucher ripristinati e lo scippo del referendum, siamo ora alla proposta di limitare il diritto di sciopero. Il governo Gentiloni sembrerebbe avere dismesso i toni bellicosamente antisindacali di Renzi. Ma nella sostanza ben poco è cambiato. Dobbiamo concludere che sindacati e lavoratori a palazzo Chigi sono ancora parenti poveri. La prima domanda è: sarà una cosa seria? Abbiamo troppa stima dell’intelligenza politica del ministro Delrio per pensare che gli sia sfuggita per distrazione una riflessione personale, soprattutto considerando che sul governo già pesa il peccato originale dello scippo referendario a danno dei lavoratori e del sindacato.

Cara Anna e caro Tomaso, partire bene è decisivo!

di L'Altra Europa con Tsipras
Cara Anna, caro Tomaso, noi dell’Altra Europa con Tsipras abbiamo auspicato e immediatamente accolto con gioia e speranza una proposta come quella che voi avete generosamente avanzato. Questo auspicio e questa accoglienza vi abbiamo manifestato mettendoci a disposizione vostra e della impresa che comunemente ci appassiona. Partire bene è decisivo. Per noi partire bene significa una chiarezza nella proposta politica e programmatica che non può che essere alternativa alle destre, al PD, ai Cinquestelle e alle esperienze di centrosinistra che non possono essere riproposte.

Con Falcone e Montanari. Oggi si parte

di Alleanza popolare 
Oggi 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma, dalle 9.30, l’appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari riunirà cittadini e cittadine da tutta Italia, rappresentanze della società civile, del mondo del lavoro e del mondo politico di sinistra per aprire uno spazio politico nuovo di confronto sin dal suo atto fondativo. Come nella intenzione degli organizzatori, il 18 giugno inizia un percorso partecipato fra cittadini, forze civiche e soggetti politici per costruire “un’alleanza per la democrazia e l’uguaglianza. Inizieremo dall’individuazione dei punti che ci uniscono e che saranno le priorità di cui occuparsi in un programma che sarà partecipato e costruito dai territori”.

Il lavoro cuore del conflitto

di Norma Rangeri 
Il governo da una parte, la Cgil dall’altra. Su sponde opposte rispetto alla polemica di questo momento sullo sciopero nei trasporti, ma a ben vedere su distanze siderali in merito all’idea stessa di contratto sociale tra rappresentanti e rappresentati. Al presidente del consiglio convinto che «l’intero paesaggio sociale italiano non è sulle posizioni della Cgil», e pronto a decidere nuove regole sullo sciopero, è arrivata a stretto giro, la replica secca di Camusso nel discorso di chiusura di una bella manifestazione accolta dall’afa bollente:«Non è accettabile che si usi uno sciopero discutibile per attaccare il diritto di sciopero, e al governo dico fate la legge sulla rappresentanza».

18 giugno: nasce una cosa nuova

di Domenico Gallo 
Abbiamo già parlato dell’appassionata iniziativa promossa da Anna Falcone e Tomaso Montanari ad una mobilitazione di base per costruire un’alleanza popolare per la democrazia e l’eguaglianza. Migliaia di singoli cittadini e moltissime associazioni e comitati hanno risposto all’appello e si incontrrano oggi, 18 giugno, al Teatro Brancaccio di Roma, con l’obiettivo di creare dal basso una lista nazionale unitaria che abbia nel proprio DNA l’attuazione del programma prefigurato dalla Costituzione.

La piazza rossa della Cgil per fermare i nuovi voucher

di Nina Valoti
L’unico numero fornito dall’organizzazione è 35. Sono i gradi all’ombra a piazza San Giovanni mentre dal palco parla Susanna Camusso. E certificano la manifestazione più calda della storia sindacale. Ad ascoltarla sotto il solleone della calura romana c’è una piazza piena di chi, già per aver fatto i cortei a queste temperature, dovrebbe guadagnare l’epiteto di eroe della democrazia, specie per la sessantina di persone soccorse dal 118 a causa di svenimenti. Alla luce delle condizioni meteo la scommessa della Cgil è totalmente vinta. Piazza San Giovanni non sarà stata piena come l’ultima volta – il 25 ottobre 2014 contro il Jobs act la giornata di sole rafforzò la presenza – ma quasi.

E ora il Pd vuole scippare il diritto di sciopero

di Checchino Antonini 
Dopo il cosiddetto “venerdì nero” dei trasporti, il sabato dell’attacco al diritto di sciopero. Dopo i decreti Minniti Orlando, Palazzo Chigi cerca il frontale con gli scioperanti. E’ l’ennesima operazione del Pd come ogni volta che viene eroso un diritto in questo Paese al punto che sarebbe lecito inziare a interrogarsi se sia mai esistito il berlusconismo visto che dobbiamo a centrosinistra-Ulivo-Pd gli tsunami sociali e umanitari derivanti dall’abolizione dell’articolo 18, dai lager per migranti alla scala mobile, dalla guerra globale agli F35, dal fiscal compact alla “riforma” Fornero, dalla “buona” scuola fino alla precarietà del pacchetto Treu e del Jobs act. Ma davvero in Italia c’è un problema legato al monte ore scioperate?

Voucher, tre strade in salita per reagire allo “scippo”

di Andrea Fabozzi 
La nostra battaglia non finirà così. Contro lo schiaffo alla democrazia ricorreremo alla Corte costituzionale». Susanna Camusso lo conferma dal palco di piazza San Giovanni. La Cgil vuole che siano i giudici delle leggi a dire l’ultima parola sullo «scippo» di referendum. Ricordiamolo: quando erano già fissate le urne per il quesito sull’abolizione dei voucher, il governo con un decreto ha abolito i voucher e fatto saltare il referendum ma, una volta scansato il voto popolare, con un nuovo decreto (la manovrina) ha reintrodotto gli stessi voucher.

Grenfell, l’abisso tra destra e working class

di Leonardo Clausi
Il lugubre ossario che è Grenfell Tower si tiene strette le sue vittime, non concede ancora il lutto ai loro cari. Finora le morti accertate ufficialmente nello spaventoso rogo di mercoledì notte sono trenta. Sono stati recuperati sedici corpi, la polizia parla di 58 persone che mancano all’appello e che sono probabilmente ancora nell’edificio, la cui stabilità precaria aveva indotto a sospendere temporaneamente le ricerche.

Venti anni di lotte globali dei lavoratori domestici

di Roberto Ciccarelli
Il movimento globale per i diritti dei lavoratori domestici è al centro della trasformazione del lavoro contemporaneo. Nelle sue lotte per uscire dall’invisibilità, riconoscere le caratteristiche di un lavoro alle attività di cura dei bambini e degli anziani e lo status di lavoratrici alle donne migranti che lo svolgono in maggioranza possono riconoscersi anche i ciclo-fattorini di Foodora o di Deliveroo, i «Turchi meccanici» di Amazon, oltre a chi risponde agli algoritmi di Task Rabbit, una piattaforma dedicata ai lavori domestici che definisce i lavoratori «conigli» («rabbits»).

sabato 17 giugno 2017

Sinistra: una lunga marcia per la credibilità

di Guido Liguori 
La sinistra come al solito è entrata in fibrillazione man mano prendeva corpo l’imminenza della scadenza elettorale. Se la speranza in una quota proporzionale offriva una occasione alle forze minori, lo sbarramento del 5% incuteva giustamente timore. Giustamente non perché non vi sia in Italia una sinistra ampiamente oltre tale quota. Ma perché come al solito si arriva alle scadenze elettorali senza avere alle spalle né un fermento sociale simile a quelli da cui sono nate le recenti esperienze greca e spagnola, né una comune radicalità di intenti paragonabile a quella di Melénchon o persino di Corbyn.

Un «manifesto di rottura» per una grande alleanza

di Lorenzo Marsili 
Facciamo una scommessa? Attorno a un programma di rottura, ambizioso e convincente, è possibile creare unità e coinvolgere milioni di persone in un progetto di radicale rinnovamento del nostro Paese e del nostro continente. Basta alzare lo sguardo. Dinnanzi alla grandezza delle sfide che ci confrontano la piccolezza della politica che ci governa suona una triste, stridente nota di rinuncia. Stride il rifiuto delle élite di governo di accettare la necessità di un profondo mutamento di un sistema palesemente ingiusto.