La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 19 settembre 2017

Sinistra. L’unità, la lista, il partito

di Paolo Ciofi
Dov’è la sinistra? Dopo il referendum del 4 dicembre dell’anno passato, che con il clamoroso rovescio dello statista di Rignano e del suo tentativo di arronzare l’impianto costituzionale sugli interessi dominanti del capitale finanziario ha terremotato l’intero sistema politico, oggi la domanda continua a rimbalzare qua e là senza trovare un preciso ubi consistam. Tuttavia, nonostante la confusione delle lingue e anche dei simboli, a sinistra del partito di Matteo Renzi si sono venute delineando due tendenze sufficientemente chiare.

Economia e lavoro? Alla faccia del Jobs Act e dell’uscita dalla crisi

di Andrea Fumagalli
Nelle ultime settimane siamo stati subissati da buone notizie sull’andamento del’economia italiana. Il Pil cresce sopra le aspettative. L’Istat ci dice che il numero degli occupati è tornato a superare la quota di 23 milioni di persone, cioè al livello precrisi (2008) e che la disoccupazione scende (- 154.000 nell’ultimo anno). Nel luglio 2017 la produzione industriale è aumentata del 4,4% su base annua (ma solo del + 0,1% su base mensile). Il primo ministro Gentiloni twitta che un risultato del genere era impensabile soltanto due anni fa (dimenticandosi di ricordare che nel giugno 2017 la produzione industriale era aumentata su base annua del 5,3%: il che significa che, nell’ultimo mese, abbiamo avuto una riduzione della crescita). E aggiunge, sempre su Twitter: “Disoccupazione ai minimi dal 2012.

Sinistra, egemonia e lotta di classe. Intervista a Alvaro García Linera di Pablo Iglesias

Intervista a Alvaro García Linera di Pablo Iglesias
Pubblichiamo questa lunga intervista di Pablo Iglesias, portavoce di Podemos, con il Vicepresidente della Bolivia, Alvaro García Linera nella nota trasmissione “Otra vuelta de tuerka”. Un’intervista con molte idee e contributi per chi osa guardare, vedere e modificare la realtà. Un viaggio tra esperienze rivoluzionarie concrete e formazione delle idee necessarie per cambiare le cose, senza schematismi ma tenendo la barra dritta sul progetto rivoluzionario. Una intervista-conversazione che aiuta a comprendere come si sono formati i gruppi dirigenti rivoluzionari in America Latina negli anni ’90 e che oggi, in Bolivia come in Venezuela, sono uomini alla guida di governi popolari.

Il lavoro è cambiato, bisogna cambiare la difesa

di Umberto Romagnoli 
Diritto ed economia condividono il destino delle scienze umane – nemmeno quelle cosiddette “dure”, come la chimica e la fisica, se ne sottraggono completamente – e ciò che hanno in comune ne fa delle scienze sociali, nel senso che tanto il discorso giuridico quanto (come riteneva Adam Smith) il pensiero economico non possiedono l’autoreferenzialità dei costrutti ontologici. Entrambi influenzabili dalle dinamiche della società, sono sottoposti ai medesimi condizionamenti. In proposito, resta illuminante un brano del primo libro del Capitale: “ciò che distingue il peggiore architetto dall’ape migliore è che soltanto l’architetto costruisce la celletta nella sua testa prima di costruirla con la cera”. Come dire: il risultato del processo creativo preesiste nella mente dell’autore e dunque corrisponde all’obiettivo che lui voleva e ha deciso in anticipo.

Che fare? Ripartiamo dall’economia

di Mario Pianta
Dieci anni fa scoppiava la crisi finanziaria negli Stati Uniti e in Italia l’economia non si è ancora ripresa. Il Prodotto interno lordo (Pil) del paese ristagna, il reddito pro-capite – circa 25 mila euro – è tornato al livello di vent’anni fa, le misure di benessere suggeriscono che siamo tornati ai livelli di trent’anni fa.[1]Questi dati descrivono i valori medi per l’Italia, ma gli effetti della crisi hanno colpito ricchi e poveri in modo opposto. I salari del 10% più povero dei lavoratori dipendenti tra il 1990 e il 2013 hanno perso un terzo del loro valore, quelli del 25% più povero hanno perso il 30%, mentre quelli del 10% meglio pagato sono lievemente cresciuti fino al 2008 e poi sono tornati ai livelli iniziali.

Rappresentanza, Governo e mediazione politica

di Mario Dogliani 
Sommario: I. Mancano i rappresentanti, che dovrebbero essere i protagonisti della mediazione; 1. Parlare ancora di mediazione politica, oggi; 2. UnʼAssemblea rappresentativa che sia dʼesempio; 3. Dal basso e dallʼalto: le due direzioni della rappresentanza; 4. Fazioni o folla? Due condizioni di partenza (e due diversi significati) per lʼazione rappresentativa; 5. Che cosa occorre per “fare la società”?; 6. Un legame sociale che non cʼè: la via dei diritti e la via della rappresentazione dialettica; 7. Rappresentare vuol dire proporre; II. La mediazione politica nellʼattività di governo; 1. Mediazione politica e (riforma della) Costituzione; 2. La Corte costituzionale: arbitro dei conflitti, a tutela del “massimo di mediazione possibile”; 3. Una proposta per il rafforzamento della mediazione politica...; 4. ...contro l'antiparlamentarismo e le pulsioni autoritarie.

Se il sindacato vuole avere un futuro

di Pierre Carniti
Ha un futuro il sindacalismo confederale? Intorno a questo domanda è apparsa negli ultimi anni una consistente letteratura, sia nazionale che internazionale. Dipinti spesso in passato come forti e minacciosi, i sindacati dei paesi avanzati vengono attualmente considerati in declino. Secondo numerosi analisti, il declino sarebbe causato dalla aggressività delle politiche neo-liberiste, dalla integrazione globale dei mercati, dalla frantumazione del mercato del lavoro.

Il sonno/sogno dell'Europa

di Peter Sloterdijk 
Se prestiamo fiducia ai manifesti elettorali attaccati dai silenziosi iscritti dei partiti su ogni superficie libera da Greifswald sino giù a Berchtesgaden, la prossima settimana si dovrebbero tenere nella Repubblica Federale le elezioni per il nuovo Parlamento di Berlino. Una data di cui ci si ricorderà con qualche tecnica mnemonica, dato che nulla lascia presagire che ci attendano elezioni significative o che gettino la politica tedesca, la cancelleria o le prossime coalizioni di governo in acque più agitate. Persino il termine "campagna elettorale" suona come una citazione d'altri tempi. E la parola "decisione" come un ghirigoro su una vecchia carta da parati.

La ragione neoliberista e i suoi critici

di Giorgio Mele
Quali sono gli elementi che caratterizzano questa epoca detta della globalizzazione neoliberista?[1] A me sembra che si possano riassumere in questo modo: a) il dominio del mercato; b) l'eclissi della uguaglianza; c) la crisi della democrazia; d) la scomparsa di un disegno alternativo allo stato di cose presente. Come evidente i quattro elementi non possono essere presi singolarmente, ma sono profondamente intrecciati fra loro e tutti concorrono al dominio del neoliberismo che si presenta non solo come la potenza, dominante, ma come la struttura naturale del mondo, o meglio, la ragione[2] del mondo.

La scuola dal mosaico al merchandising, passando per il cacciavite

di Claudio Salone
Il titolo può apparire criptico, ma sintetizza efficacemente, a mio parere, il destino dell’istituzione scolastica italiana nell'arco di un ventennio circa. Correva l’anno 2000, quando fu pubblicata la “Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli di Istruzione”, meglio nota come la “Legge Berlinguer” (L. 30 del 10.02.2000). Come tutti sanno, questa legge non andò mai in vigore, perché il governo Berlusconi, succeduto a quello di centro-sinistra di Romano Prodi, tramite la ministra Moratti, volle fare “punto e a capo”.

Il sistema bancario internazionale dieci anni dopo la grande crisi

di Ugo Marani 
Il 15 settembre 2008 la banca d’investimento Lehman Brothers annuncia di volersi avvalere delle procedure del Bankrupty Code, dichiarando debiti bancari per 613 miliardi di dollari e debiti obbligazionari per 155 miliardi e dando inizio alla più vistosa bancarotta del capitalismo moderno e ai giorni che portarono, negli Stati Uniti dapprima e in tutto l’occidente successivamente, alla più grande operazione di salvataggio della storia.

A proposito di democrazia e i suoi limiti

di Gaetano Azzariti
L’ultimo libro di Sabino Cassese[1] ha certamente due pregi: la capacità di sintesi e l’approccio pragmatico. In poche e chiare pagine vengono discusse le principali problematiche che contrassegnano le nostre democrazie, senza mai farsi prendere dal “vizio” dell’astrazione che, sottolinea l’autore, contrassegna tanti studi sulla democrazia. È vero: numerose sono le idealizzazioni che contraddistinguono molti lavori pacificati ed eterei, nonché alcune indagini rabbiose e disperate. In entrambi i casi si tratta di analisi che finiscono per fornire un’immagine deformata e astratta della democrazia reale.

Merito del Jobs Act?

di Carlo Clericetti
Interessante la tesi di Matteo Renzi e di tutto il governo. Sarebbe merito del Jobs Act il fatto che il numero di occupati abbia raggiunto i 23 milioni per la prima volta dal 2008. Ora, a parte che siamo ancora al di sotto del massimo di allora, sorge spontanea una domanda: ma come diamine ci si era riusciti, visto che nel 2008 il Jobs Act non c’era? Non solo: c’era anche il famigerato art. 18, ancora nemmeno indebolito dalla prima modifica del governo Monti.

Industria 4.0 e la proprietà dell’impresa

di Cecilia Navarra 
Nel dibattito sugli effetti del cambiamento tecnologico sul lavoro, uno dei principali argomenti “a discolpa” dell’innovazione, fino a qualche anno fa, era che questa avrebbe semplicemente spostato domanda di lavoro da mansioni manuali a mansioni più qualificate. In effetti si è osservato un aumento dei differenziali salariali sulla base della qualifica nelle maggiori economie industrializzate negli ultimi 40 anni (anche se questo ha anche e forse soprattutto a che fare con la perdita di potere contrattuale dei lavoratori, soprattutto meno qualificati).

Il popolo è una costruzione. Intervista a Jacques Rancière

Intervista a Jacques Rancière di Ballast
Questa intervista, rilasciata prima delle recenti elezioni presidenziali francesi, è stata pubblicata sul numero 3 della rivista Ballast, che ringraziamo per avere concesso l’autorizzazione a tradurre. Con la consueta radicalità, Il filosofo francese affronta qui i temi del popolo e della democrazia già discussi in libri come La Haine de la démocratie o il più recente En quel temps vivons-nous. Rancière sostiene qui che “il popolo non è la massa della popolazione”, ma “una costruzione”. Il popolo “non esiste, è costruito da discorsi e atti. Occupy, le Primavere arabe, gli Indignati, piazza Syntagma a Atene, i movimenti dei sans-papiers – continua l’autore de La Mésentente -, tutto ciò fabbrica un certo popolo di anonimi. E questo popolo è quello della democrazia: un popolo che manifesta il potere di non importa chi”.

Da vecchi saremo tutti poveri? La necessità di una vera “pensione di garanzia”

di Michele Raitano 
Da quando, nel lontano 1995, il sistema previdenziale italiano ha iniziato ad abbandonare, con estrema gradualità, lo schema retributivo – in cui la pensione era legata al numero di anni di attività e alle retribuzioni di fine carriera – per sostituirlo con quello contributivo – in cui la prestazione dipende dai contributi versati nell’intera carriera – i più giovani hanno iniziato a temere per il proprio futuro da pensionati e non è infrequente sentirli dire: “saremo costretti a passare una vecchiaia in povertà, perché le nostre pensioni saranno da fame”.

Dal troppo al niente della mediazione politica

di Walter Tocci
Quando ho letto il titolo del nostro seminario, “Mediazione politica e compromesso parlamentare”, sono stato travolto dai ricordi giovanili. Allora facevamo una robusta opposizione, che non si limitava a twitter, ma spostava interessi e costringeva gli avversari a prendere contromisure. “Noi” e “loro” sapevamo di dover rendere conto a gruppi sociali ben definiti. “Noi” e “loro” eravamo divisi dalle visioni del mondo, ma avevamo sempre l'esigenza di condurre il conflitto a un risultato concreto. Ricordo di aver stretto la mano ad avversari di controversa condotta morale, ma ero sicuro che avrebbero mantenuto l'impegno preso a qualsiasi costo.

Il «centrosinistra» e un ostacolo insormontabile

di Tomaso Montanari 
Ho una profonda stima per la persona e il lavoro di Luigi Manconi. Nel suo bellissimo Corpo e anima. Se vi viene voglia di fare politica egli scrive: «Tra le molte contraddizioni della mia azione politica, una appare forse come più stridente. Ovvero che faccio quello che faccio e penso quello che penso, pur rimanendo nel Pd … Per ora penso che vi sia ancora spazio per condurre conflitti interni e per utilizzare proficuamente la forza, le risorse e la platea di un “partito largo”». «Per ora», scriveva Manconi in un libro uscito nel marzo 2016.

Sinistra: costruire una nuova egemonia

di Vincenzo Vita
Parlare di sinistra, oggi, significa innanzitutto chiarirsi sull’oggetto reale di cui si discute. Non si può e non si deve confondere, tanto per cominciare, il capitolo – pur delicato – della presenza elettorale alle prossime elezioni politiche e il prolegomeno della scadenza siciliana, con la ricostruzione di un autonomo soggetto politico. Certamente i due piani sono legati. Ma guai a sovrapporli. Errori già fatti, con conseguenze che pesano ancora.

Per disegno o per errore? Il neoliberismo e la politica economica

di Massimo Di Matteo
“Crisis and Sustainability. The Delusion of Free Markets”, pubblicato da Palgrave, è una summa del lavoro di Alessandro Vercelli, studioso originale ed eterodosso. Il libro – che ripropone,collocate in maniera appropriata, alcune delle sue idee elaborate precedentemente in contesti diversi – è ampio (329 pagine) e complesso ma la sua architettura è lineare e la ricchezza delle argomentazioni non fa perdere di vista il filo conduttore dell’analisi. E’ un libro impegnativo che spazia da argomenti filosofici e metodologici a quelli economici e ambientali e propone una visione sulla cui base è possibile costruire una teoria economica alternativa a quella dominante. Tale visione si incentra sulla piena valorizzazione del concetto di libertà positiva in tutti i suoi aspetti.

Pil e lavoro, dal governo solo propaganda

di Giorgio Cremaschi
Aumentano PIL e produzione industriale, cala la disoccupazione ufficiale e naturalmente il governo festeggia, anche se la stragrande maggioranza delle nuove assunzioni sono a termine e part time. Renzi e Gentiloni vantano il loro milione di posti di lavoro e lo dicono merito del Jobs Act. A questa propaganda di regime, che non a caso usa le stesse cifre storiche di Berlusconi, si contrappongono tre semplici verità:

Il popolo introvabile e la tradizione del PCI

di Claudio Bazzocchi
Negli anni passati mi sono occupato del rapporto tra intellettuali e popolo, tema che non poteva mancare nella riflessione di uno studioso formatosi nella tradizione del comunismo italiano. Ho ripensato a quei lavori in questi giorni, nel momento in cui una parte della sinistra sta cominciando a teorizzare l'idea che la crisi della stessa sinistra si supera ascoltando il popolo, dal momento che dietro ogni populismo ci sarebbe un popolo.

Industria 4.0, una lettura controcorrente

di Roberto Romano
Il capitalismo è una particolare organizzazione della società; questa (società) evolve e cambia nel tempo perché con il passare “del tempo” muta la domanda, il salario di sussistenza, la tecnica e, infine, il contenuto del capitale e del lavoro. Sebbene Industria 4.0 possa sembrare qualcosa di inedito e paradigmatico, la storia del capitale e dello sviluppo ci ricordano che “Non è quello che viene fatto, ma come viene fatto, con quali mezzi di lavoro, ciò che distingue le epoche economiche. I mezzi di lavoro non servono soltanto a misurare i gradi dello sviluppo della forza lavoro umana, ma sono anche indici dei rapporti sociali nel cui quadro vien compiuto il lavoro”(Marx[1]).

Leggi, contratti, lavoro: un esempio, la scuola

di Silvia R. Lolli
È interessante il progetto di legge regionale presentato dal consigliere Piergiovanni Alleva rappresentante di AER (Altra Emilia-Romagna) per facilitare l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani. Titolo della proposta: Misure per il riassorbimento della disoccupazione tramite la promozione di contratti di solidarietà espansivaInteressante perché, se trovasse la stessa strada spalancata del consiglio regionale come ha fatto l’approvazione della recente legge sullo sport, potrebbe prospettare una risoluzione, almeno temporanea, degli epocali cambiamenti che stiamo vivendo. L’articolato è semplice, solo cinque articoli; non sarebbero neppure necessarie troppe discussioni su tanti articoli che spesso hanno solo il compito d’ingarbugliare gli effetti delle leggi; la proposta potrebbe così passare facilmente.

La Germania danneggiata dalla sua ossessione

di Ruggero Paladini 
Nel 2016 l’eurozona (EZ) ha avuto un attivo di bilancia commerciale di 472,5 miliardi di euro; il 50,5% è dovuto alla Germania, la quale ha una quota di PIL pari al 29,2%. Quindi mentre l’attivo EZ costituisce il 4,4% del PIL, quello tedesco è pari al 7,6%. L’attivo della bilancia commerciale tedesco costituisce oltre il 90% della bilancia delle partite corrente (8,3% nel 2016), ben oltre il limite del 6% indicato dalle procedure di squilibrio macroeconomico. Si comprende perciò perché fin dai tempi di Obama negli USA vi fosse un giudizio critico verso la politica economica dell’EZ, dovuta in buona misura alle decisioni tedesche. Il giudizio critico si è trasformato con Trump in aperte ostilità. 

Ideologia e spirito di scissione in Gramsci

di Federico Zappino 
Può sembrare singolare chiamare in causa un pensatore come Antonio Gramsci nell’ambito di un intervento che ha la parola «queer» nel titolo. Per quanto le riflessioni di Gramsci sulla subalternità, ad esempio, siano state molto produttive in campi di sapere ai quali egli direttamente non avrebbe pensato – penso innanzitutto agli studi postcoloniali, e all’impiego delle categorie gramsciane operato da Gayatri Chakravorty Spivak –, è anche vero che l’accostamento tra Gramsci e il queer richiede alcune precisazioni.

Il capitalismo italiano: un ibrido infelice?

di Ugo Pagano 
Negli ultimi venti anni l’economia italiana si è purtroppo distinta per una bassa crescita della produttività, pochi investimenti nella ricerca e nell’istruzione superiore e per una limitata acquisizione di diritti di proprietà intellettuale. Questi fenomeni, già ben palesi negli anni ‘90, si sono accentuati con le recenti politiche di austerità che, comprimendo la domanda interna, hanno anche ridotto le economie di scala specialmente per le imprese che non esportano quote rilevanti dei loro prodotti.

L’euro di Maastricht: l’elefante nella stanza

di Piergiorgio Gawronski 
Cosa impedisce alla sinistra europea di fare il suo mestiere quando va al governo? Non la globalizzazione: è solo economia di mercato (internazionale). Non gli Stati Uniti: sono con noi (come i mercati globali) da almeno due secoli, durante i quali la sinistra è cresciuta e ha cambiato il mondo. L’URSS non c’è più? D’accordo, ma non c’era neppure nel 1820-1920. Né il successivo progresso sociale è stato determinato solo dal comunismo: non in Germania, ad esempio, dove han fatto tutto sinistra cattolica e socialisti; non negli USA, dove ha fatto tutto la sinistra liberale. No! L’elefante nella stanza è l’euro di Maastricht: moneta fondata su istituzioni e regole non soltanto disfunzionali, ma anche ostili ai ceti deboli e ai lavoratori. Un problema gigantesco che i leader fingono di non vedere.

Il digitale populista

di Lelio Demichelis 
Il tema resta – purtroppo – di stretta attualità. La crisi della democrazia si aggrava e i populisti fanno abilmente il loro gioco sporco generando un meccanismo perverso ma per loro utilissimo, che si autoalimenta richiamandosi a quell’entità, astratta ma molto capace di produrre meccanismi identitari e di condensazione del rancore, della rabbia e dell’antipolitica, che è appunto il popolo. Ed è un processo degenerativo certo non nuovo, molto novecentesco e che si produce quando il popolo rinuncia a essere demos sovrano e decide di estraniarsi dal potere demo-cratico e di farsi nichilista di se stesso e della sua democrazia, lasciandosi affascinare dalle ombre che il populismo abilmente proietta sulla parete di una democrazia ridotta a caverna platonica o a schermo di un pc.

Vaccini? Ecco i veri motivi della legge Lorenzin

di Ivan Cavicchi
Fermo restando il mio – più volte ribadito (anche su questo blog) – favore scontato per la profilassi delle malattie, ho sempre pensato e continuo a pensare che la legge fatta dal governo sui vaccini sia brutta, sbagliata, incivile e per certi versi assurda. Ma perché? A parte le ragioni di merito su cui abbiamo discusso tanto, quali sono le motivazioni vere che spiegano questa apparente assurdità? Continuo a credere, considerando tutto, che al governo non interessava fare una buona legge per gli italiani ma solo ottemperare a degli accordi internazionali in ragione dei quali l’Italia è diventata paese capofila per la vaccinazione del mondo. Mi riferisco all’accordo di Washington del 29 settembre 2014 raggiunto tra il nostro paese, l’industria farmaceutica e il Global health security agenda.

Il Viaggio in Italia di DiEM25 con Yanis Varoufakis e Lorenzo Marsili

di Diem25
Dal 27 settembre al 1 ottobre unisciti al Viaggio in Italia per affrontare alcune delle grandi questioni del nostro tempo e delineare una via concreta per uscire dal pantano. Le grandi questioni dei nostri tempi – dalle ineguaglianze alla scandalosa evasione fiscale delle multinazionali, dalle migrazioni al rilancio di un nuovo sistema produttivo ecologico e capace di piena occupazione – oltrepassano ormai chiaramente i confini nazionali. Quegli stessi confini che, invece, la politica è stata finora incapace di superare. 

Oltre la crisi del Comunismo

di Giovanni Mazzetti 
Quando, sul finire degli anni ottanta, la crisi del movimento comunista divenne palese, il gruppo di studio che poi si sarebbe trasformato nell’Associazione per la Redistribuzione del Lavoro decise di confrontarsi criticamente con quanto stava succedendo. Ne scaturì un testo, poi pubblicato dagli Editori Riuniti nel 1993, col titolo Dalla crisi del comunismo all’agire comunitario. In quella ricerca si approfondirono le ragioni della crisi, cioè il processo negativo che era sfociato nella dissoluzione di quel movimento. Ma si gettarono anche le basi per avviare una riflessione su quello che avrebbe potuto essere il processo positivo in grado di garantire il superamento della crisi. Una riflessione che ovviamente richiese molti anni di lavoro.

Europa, alla ricerca del sesto scenario

di Claudio Gnesutta
Il primo marzo di quest’anno, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha presentato il “Libro bianco sul futuro dell’Europa: le strade per l’unità nell’UE a 27”. Di fronte a un passaggio incerto dell’istituzione europea dopo la Brexit, ma soprattutto in presenza della crescente ostilità popolare nei confronti delle politiche europee, il documento veniva presentato come la base di discussione delle linee di sviluppo dell’Unione e fissava le possibili alternative cui sarebbero soggetti i paesi nello scegliere il loro percorso verso la futura Europa. È lo sfondo sul quale si regge anche il suo recente discorso sullo Stato dell’Unione 2017.

Il difficile bilanciamento tra diritto alla salute e libertà economiche: i casi ILVA e TEXACO-CHEVRON

di Diletta Pamelin
Il presente contributo si propone di affrontare la complessa tematica del bilanciamento tra il diritto alla salute e all’ambiente salubre da un lato e le libertà economiche dall’altro. Quella del bilanciamento tra interessi e diritti è una questione rilevante nel panorama del diritto e della giurisprudenza costituzionale[1]. I contesti democratici che emergono nell’Europa del secondo dopoguerra sono, infatti, caratterizzati da un pluralismo dei valori e dei principi che presuppone necessariamente che fra questi ultimi si instauri un regime di confronto che ne permetta la reciproca coesistenza[2].

Volano le foglie di fico a Cinque Stelle

di Dante Barontini 
I nodi arrivano al pettine, si usa dire. Specie in politica, dove il passaggio dalla teoria alla pratica si rivela sempre un po’ più arduo del previsto. Soprattutto se ti eri presentato come quello che aveva la soluzione semplice per tutti i problemi (le “ruspe” di Salvini, per dirne una…). Non ci sorprende dunque l’ennesimo incidente procedurale del Movimento 5 Stelle, costretti ancora una volta in Tribunale da qualche loro iscritto o candidato imbufalito per l’esito delle consultazioni online oppure per il rovesciamento di quell’esito deciso “dai vertici”.

Una guerra contro le donne

di Tamar Pitch
Chi stupra è sempre l’Altro: i neri per i bianchi, i poveri per i ricchi, gli stranieri per gli autoctoni, e viceversa. Lo stupro è ciò che distingue “il noi”, gli uomini che sposiamo, da “gli altri”, gli uomini che stuprano. Lo stupro, nonché l’accusa di stupro, segna un confine. Un confine, tuttavia, tra gli uomini: noi e loro si riferisce infatti al modo prevalente, sia nell’immaginario sia nelle pratiche e nelle norme, con cui lo stupro è visto e vissuto dagli uomini. E da alcune donne, certo, visto che partecipiamo di questa cultura. Da cui si evince che misoginia e sessismo sono sempre intrecciate a razzismo e xenofobia.

Il machiavellismo di Minniti

di Rino Genovese
Nel manuale di machiavellismo pratico, che il ministro Minniti di sicuro avrà sempre sul tavolo, a un certo punto si legge: “Se non puoi fargli la guerra, vedi almeno di comprarli”. Ed è così che l’Italia, come risulta ormai da una serie di testimonianze, avrebbe consegnato ben cinque milioni di dollari, tramite intermediari o direttamente non si sa, alla banda armata di Ahmed Al-Dabbashi detto “lo Zio”, il maggiore trafficante di esseri umani della zona di Sabratha in Libia. L’ex potenza coloniale, che in Tripolitania incendiava e impiccava, ora compra.

L’Inferno del miracolo tedesco

di Olivier Cyran
Ore otto del mattino: il Jobcenter di Pankow, quartiere di Berlino, è appena aperto e già 15 persone attendono davanti allo sportello d’accoglienza, ciascuna chiusa in un silenzio ansioso. “Perché sono qui? Perché se non rispondi alle loro convocazioni, si riprendono ciò che hanno ti hanno dato”, borbotta un signore sulla cinquantina a voce bassa. “Del resto, non hanno nulla da proporre. A parte forse un impiego da venditore di mutande, chissà.” L’allusione gli strappa un magro sorriso. Da un mese, una donna di 36 anni, madre sola, educatrice e disoccupata, ha ricevuto per posta un invito del Jobcenter di Pankow a fare domanda per una posizione da agente commerciale per un sexy-shop. Pena per la mancata domanda: un’ammenda.

Della guerra e della pace

di Guglielmo Ragozzino
Sbilanciamoci e in particolare Mario Pianta, noto cantore di pace, hanno avuto l’incarico di tenere una comunicazione al corso estivo sulla guerra per gli studenti di Villa Nazareth, collegio per universitari romani, a Dobbiaco. L’argomento “guerra” era affrontato variamente; il terzo giorno il corso verteva sulle cause e le conseguenze economiche della guerra. Mario, da pacifista laureato e da economista era perfetto per la bisogna. Solo che “quel giorno lì” 2 agosto 2017 per la cronaca, proprio non poteva.  Pochi sapevano che le patate bollenti rimbalzassero come le palline da ping pong; nel nostro caso la patata bollente è rimbalzata fino a chi scrive e lì si è fermata. Il risultato di tutto il palleggio è quello che segue.

Città, spazi abbandonati, autogestione

di Pietro Saitta
È l’età più oscura dal dopoguerra, lo sappiamo. E non perché ci sia in fondo nulla di nuovo sotto il sole nel paese che ha inventato il Fascismo e visto poi succedersi ministri della “guerra interiore” come Scelba, Tambroni, Cossiga, giù sino al loro erede Minniti; il paese dello stragismo, dei processi di massa ai danni dei militanti politici e poi quello del riflusso, delle infinite sperimentazioni neoliberali, dei tagli crescenti alle garanzie sociali – dal lavoro alla casa – e della città “disneyficata” e musealizzata. Il paese, ancora, dei mille “nemici adeguati”: in ordine storico, i “capelloni”, i tossici, i centri sociali, il “popolo della notte”, gli immigrati, i rifugiati.

L’uso politico dei migranti e la spoliazione dell’Africa

di Cristina Quintavalla
La tragedia umanitaria che si sta consumando sotto i nostri occhi, acuita dall‘inarrestabilità dei processi migratori, è resa tanto più drammatica quanto più viene utilizzata a fini politici e sociali, in Italia e in Europa. La questione della fuga di milioni di uomini, donne, bambini dai loro paesi d’origine e l’approdo di molte migliaia di essi sul territorio europeo viene presentata come la conseguenza del sottosviluppo, legato ad economie non industrializzate, rurali, primitive, imputabili ad arretratezza, o a regimi dittatoriali, a guerre intestine e fratricide. Insomma imputabili a storie e responsabilità loro. 

Cosa ci attende nel nuovo anno scolastico e accademico?

di Giovanni Ordanini
L’anno scolastico nelle scuole e l’anno accademico nelle università ha avuto nuovamente inizio. Tuttavia nell'arco della pausa estiva le riforme della Buona Scuola e della ministra Fedeli sono proseguite sotto la volontà del governo e di Confindustria per creare sempre più posti di lavoro (ultra precari e pagati a voucher s’intende) e sempre meno conoscenza e spirito critico negli studenti. Facciamo quindi un breve riassunto delle notizie degli ultimi mesi estivi, partendo dalla riforma delle scuole elementari e medie [1], dove d’ora in avanti non si potrà più bocciare gli alunni per via del basso rendimento scolastico.

L’arte nel tempo della brutalità

di Franco Berardi Bifo
Gorizia è una piccola città nel Nord est italiano. Il nome della città è ricordato soprattutto per via di un canto dei soldati costretti a combattere e morire nell’infame guerra nazionalista del 15-18. Quei soldati, contadini e operai massacrati in nome di un idiota sentimento nazionalista cantavano:
“O Gorizia tu sia maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu”.

In 400mila “en marche” in Francia contro la nuova legge sul lavoro di Macron

di Pino Salerno 
A scendere in piazza contro la pessima e liberista riforma del lavoro di Emmanuel Macron sono state da 223.000 a 400.000 persone. La forbice nasce dalla prima stima, fornita dal ministero dell’Interno francese, e dalla seconda, data dal più grande sindacato del paese, la Cgt. Si è trattato della prima protesta di piazza per un presidente oggi ai minimi di popolarità (il 35% circa i gradimento nei sondaggi) a quattro mesi dal suo insediamento all’Eliseo. “E’ una prima riuscita”, ha commentato il leader della confederazione sindacale francese Cgt (Confédération générale du travail), Philippe Martinez, alla partenza della manifestazione parigina.

Tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori: normativa e prospettive di lotta

di Marco Spezia
Riporto a seguire il mio articolo apparso sull’ultimo di Medicina DemocraticaE la sintesi del mio intervento al Convegno di Medicina Democratica tenutosi a Milano il 20 e 21 gennaio 2017. Lo so, è molto lungo da leggere. Ma vi invito comunque a farlo. Porta via meno tempo che leggere un breve articolo su un qualunque giornale o sentire un notiziario in TV. E secondo me (che sono parte interessata e quindi non attendibile...) è molto più importante...  A proposito... KNOW YOUR RIGHTS! Ce ne è stramaledettamente bisogno!

Il ritorno di Bernie Sanders

di Stefano Graziosi
Bernie Sanders è tornato. E scende nuovamente in campo su un tema a lui particolarmente caro: quello della sanità. Dopo la sconfitta del Partito Democratico alle ultime elezioni, il vecchio senatore ha continuato a battersi tra le sue file, cercando di portare l’asinello verso una prospettiva politica maggiormente sinistrorsa e lontana dal fallimentare centrismo clintoniano.

Land grabbing e migranti, gli italiani coinvolti gridano ‘Aiutiamoli a casa loro’. Mentono

di Vittorio Agnoletto 
Alcuni commenti al mio precedente post mettevano in dubbio alcuni dati da me citati, in particolare il ruolo svolto dalle aziende italiane nel Land grabbing, l’accaparramento delle terre fertili da parte di grandi multinazionali o di interi Stati, in Africa. Per superare ogni dubbio è sufficiente cliccare su Web of transnational deals e quindi Italy (con il browser Internet Explorer non funziona) e sarà possibile osservare come sono ben 1.017.828 gli ettari acquistati da industrie italiane attraverso il Land grabbing, terreni quasi tutti collocati in Africa, tranne circa 36mila ettari in Romania. Questi dati sono stimati per difetto, perché fanno riferimento unicamente ai contratti già chiusi nel 2015; molte altre trattative erano allora ancora aperte ed altre sono state avviate recentemente.

Perché la storia

di Bruna Ingrao
Nelle università si è drasticamente ridotto, nei corsi di economia, lo spazio dedicato alla storia del pensiero economico e alla storia economica. In Italia, come a livello internazionale, si assiste alla progressiva scomparsa della storia nella formazione dell’economista. Scompare dai requisiti della formazione perfino l’introduzione alla storia delle idee economiche; si diluisce la conoscenza degli eventi economici nel tempo: i regimi monetari, le fasi dello sviluppo, le crisi finanziarie, l’innovazione tecnologica, l’evoluzione delle politiche economiche.

La svolta populista delle élites

di Mario Pezzella
Sta emergendo una nuova figura politica del populismo, ormai diverso da quello descritto da Laclau e assai lontano da ogni ipotesi di “populismo di sinistra”. Possiamo chiamarlo almeno provvisoriamente populismo tecnocratico. L’esempio più evidente è il movimento di Macron in Francia, ma anche in Italia Salvini e Di Maio si stanno muovendo velocemente in questa direzione. Macron che sfila solitario al Louvre, accompagnato dala note dell’Inno alla gioia, e pronuncia il suo discorso di insediamento di fronte alla piramide massonica di vetro voluta da Mitterrand, con le telecamere che inquadrano il suo volto poco al di sotto del vertice del monumento, quasi a suggerire che tutte le linee portano al leader e sopra di lui c’è solo un triangolo divino, è l’immagine simbolica di questa trasformazione.

La sanità pubblica è in piena autodistruzione e ci sono medici che la favoriscono

di Antonio Marfella
Il Sistema sanitario nazionale pubblico, solidale ed universale, è il più bel dono che abbiamo ricevuto dai nostri Padri costituenti. Essi riunirono insieme, nell’utopia di un sogno, la solidarietà sociale proposta dal “modello Beveridge” inglese, caratterizzato ancora oggi dal principio di responsabilità individuale nella tutela della salute, tipicamente calvinista (per cui non sottraggono risorse economiche a tutto il sistema se devi sottoporti ad una terapia costosa per trattare i danni sanitari conseguenti al tuo alcoolismo, vizio individuale) e la solidarietà universale propria invece della cultura cattolica e comunista italiana.