La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 28 aprile 2017

La sinistra esca da marginalità, unita e alternativa al Pd. Intervista a Maurizio Acerbo

Intervista a Maurizio Acerbo di Blasting News 
Maurizio Acerbo, nuovo segretario nazionale di Rifondazione Comunista parla degli obiettivi del partito e di futuro della sinistra. In occasione del corteo organizzato dall’ANPI a Roma lo scorso 25 aprile per il 72° anniversario della Liberazione, abbiamo intervistato in esclusiva Maurizio Acerbo. 51 anni, abruzzese, ex deputato e da meno di un mese nuovo segretario nazionale di Rifondazione Comunista, prendendo il posto di Paolo Ferrero che lascia la guida del partito dopo quasi nove anni. Ecco cosa ci ha detto.

L'unità della sinistra per fare una politica di destra?

di Tomaso Montanari
Ma che rapporto c'è tra l'eterno dibattito sull'unità della sinistra e la realtà? Nessuno, a giudicare dal confronto surreale tra i tre candidati alla segreteria del Pd, la contesa meno interessante della microstoria della politica repubblicana. Meno di nessuno, se fosse possibile, a giudicare dallo scambio non meno surreale tra Pisapia e Renzi: "Caro Matteo, unisci la sinistra sennò perdiamo", "Caro Giuliano, no: mai coi traditori. Anzi sì, ma solo se D'Alema non viene". Se si continua così non solo le primarie Pd saranno un flop: ma nessuno andrà a votare alle elezioni vere, che segneranno il record di astensione di sempre.

Movimenti, democrazia, conflitto, rappresentanza

di Marco Bersani
Per affrontare il tema della relazione fra i movimenti e la democrazia e fra il conflitto e la rappresentanza, occorre uscire dall’astrattezza e porsi una domanda concreta: come coniugare le istanze di trasformazione sociale portate avanti dai movimenti in questi anni con lo stato attuale della democrazia? Il quesito riguarda l’efficacia delle lotte sociali in campo, a fronte del “muro di gomma” di istituzioni, capaci perfino, non solo di non realizzare, bensì di attaccare in ogni modo e a qualsiasi livello, un pronunciamento della società intera, come quello che si è avuto cinque anni fa, con la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua.

L'8 giugno con Corbyn, convintamente

di George Monbiot
Dove sono i tappi per il naso questa volta? Quelli che hanno tollerato tutto ciò che il Partito Laburista faceva sotto Blair, non tollerano nulla sotto Corbyn. Quelli che insistevano che dovevamo votare Laburista a ogni costo – con a portata di mano una molletta per non sentire la puzza dei cadaveri in putrefazione in Iraq – voltano la schiena quanto il partito cerca di recuperare i suoi principi. Hanno proclamato lealtà imperitura quando il partito era schierato a favore della privatizzazione strisciante del servizio sanitario nazionale, della rinuncia al maggior caso di corruzione della storia britannica, del collasso del programma britannico delle case popolari, dei divieti delle proteste pacifiche, delle detenzioni senza processo, del sequestro e della tortura di innocenti e di una guerra illegale in cui sono morte centinaia di migliaia di persone.

Il vento francese


di Nicola Melloni 
Le elezioni francesi sembrano confermare i venti di tempesta che scuotono l’Europa ed in generale il mondo Occidentale: i partiti storici sono sempre più in difficoltà e non riescono a rappresentare la voglia di cambiamento dell’elettorato. In particolare sono i socialisti a pagare il prezzo più alto: è successo in Grecia, in Spagna, in Olanda, nel Regno Unito – ed ora in Francia dove il Partito Socialista è praticamente scomparso. Non potrebbe essere altrimenti: la Terzia Via Blairiana ha di fatto cancellato la rappresentanza dei ceti più deboli cercando di sostituirla con una coalizione variegata tenuta insieme da cosmopolitismo culturale e attenzione ai diritti civili, ed è stata spazzata via dalla crisi che ha riportato lavoro, reddito e diseguaglianza al centro dei bisogni dell’elettorato e del dibattito politico.

Il sogno di una sinistra che conta

di Bia Sarasini 
Fa sognare tanti, in Italia, il 19,2% di Melenchon, in Francia. Ma è un sogno che da svegli lascia molto confusi. Come capire altrimenti Massimo D'Alema? Da un lato constata lucidamente che questo risultato vuole dire che "una sinistra che torni ad avere una identità forte è in grado di contenere le spinte a destra. Con una candidatura più debole dell'estrema sinistra la Le Pen avrebbe avuto un risultato maggiore?". E, nello stesso tempo, un D'Alema che immagina di poter attribuire a se stesso, al proprio progetto, le stesse possibilità?

Italia: alla ricerca dell'industria perduta

di Matteo Lucchese, Leopoldo Nascia e Mario Pianta
In una lunga intervista al New York Times, il presidente uscente degli Stati Uniti Barack Obama ha ricordato, fra le misure più importanti decise nei suoi due mandati, quelle introdotte in risposta alla crisi del 2008 a favore dell’industria statunitense. L’intervista si è svolta simbolicamente in un impianto di produzione di bat-terie innovative ed ecologiche per le automobili situato in Florida – e di proprietà di una impresa francese (Sorkin, 2016). La crisi economica iniziata nel 2008 ha accelerato il declino dell’industria italiana e ha prodotto un diva-rio crescente in Europa fra un “centro” sempre più ricco (la Germania e i suoi paesi vicini) e una “periferia” sempre più povera (il Sud Europa).

Apologia di Melenchon

di Carlo Formenti 
“Francia, i mercati già festeggiano Macron” (Il Corriere della Sera); “I mercati puntano su Macron” (il Sole 24 Ore); “After French Vote, Mainstream Europe Breathes a Sigh of Relief” (The New York Times): così gli organi del capitalismo globale festeggiano lo scampato pericolo: dopo l’elezione di Trump, la Brexit e il referendum italiano che ha bocciato le riforme di Renzi, scrivono ottimisticamente, la piena populista pare avere raggiunto il punto più alto e iniziato a scendere, mentre una nuova generazione di giovani e dinamici leader centristi (l’accostamento fra Renzi e Macron è ricorrente) una volta sbarazzatasi del fardello dei vecchi e screditati partiti tradizionali, di sinistra e di destra, appare in grado di fronteggiare la sfida populista.

Francia e scenario italiano: stanchi giri di valzer


di Roberto Musacchio
Chi, come me, ha una certa età può ricordare un tempo in cui le sinistre alternative, allora i comunisti per lo più, erano maggioritarie a sinistra, politicamente ma anche elettoralmente, in molti importanti Paesi europei. Era così in Italia, ma anche in Francia e Spagna. In Italia Craxi sbatte' la testa per anni tentando il riequilibrio col Pci. Era un'epoca tutta diversa da quella di oggi. C'era ancora l'URSS e c'erano margini di compromesso sociale che consentivano a questi partiti, tenuti fuori anche a forza dal governo, di incidere e guadagnare risultati per il proprio popolo. Poi la Storia andò come sappiamo. Crollò l'URSS e si dispiegò la rivoluzione conservatrice contro ogni idea di compromesso. 

Le istituzioni nei passaggi d’epoca. La lezione di Gramsci

di Tommaso Nencioni 
Le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della scomparsa di Antonio Gramsci si saldano quest’anno con il centenario della rivoluzione russa. Una notevole messe di studi ha teso a “depurare” il pensiero del Gramsci maturo – quello dei Quaderni del Carcere – dall’eredità del leninismo. Tuttavia, senza voler addentrarsi nella querelle che ha appassionato storici e filologi di diverse scuole, l’impatto dell’Ottobre sul politico comunista sardo non può essere rinnegato, e neppure sbiadito, in base a letture contingenti dettate dall’esigenza generale di rimozione dell’evento rivoluzionario dalla storia del XX secolo.

Elezioni francesi: uno scontro tra liberismo sovranista e liberismo globalista

di Alessandro Somma
E così le elezioni francesi sono andate secondo i pronostici: i più votati sono stati Marine Le Pen, rappresentante della destra nazionalista, e Emmanuel Macron, il volto nuovo della politica, europeista e centrista. Il ballottaggio sarà dunque un confronto tra la Francia repubblicana e la Francia xenofoba, con tutti i principali leader politici schierati a favore di Macron, sicuro vincitore. I più hanno accolto questo risultato con entusiasmo. Certo, i francesi hanno rottamato i grandi partiti di massa, i cui candidati hanno tenuto comportamenti immorali (Fillon) o sono stati incapaci di appassionare gli elettori (Hamon). E tuttavia Parigi si smarca dal trend populista inaugurato da Regno Unito e Stati Uniti: si avvierebbe a rappresentare un punto di riferimento per chi vuole riformare e non affossare l’Europa.

Governi incapaci non fanno crescita

di Attilio Pasetto
L’economia italiana sembra aver imboccato una velocità di crociera attorno all’1%: è cresciuta dello 0,9% l’anno scorso (1% a parità di giorni lavorativi) e dovrebbe crescere in un range compreso fra lo 0,9 e l’1,1% nel 2017. Meglio di niente, ma sempre troppo poco rispetto alla crescita europea, peraltro non eccelsa: l’area dell’euro è cresciuta dell’1,7% nel 2016 e dovrebbe crescere tra l’1,7 e l’1,9% quest’anno. Segnali positivi stanno venendo dagli investimenti privati in macchinari e mezzi di trasporto, aumentati del 4,6% nel 2016, che dovrebbero proseguire la loro corsa anche nel 2017, mentre sono in flessione i consumi delle famiglie, a causa della riduzione del reddito disponibile dovuta sia alla troppo debole dinamica salariale sia al rialzo dell’inflazione.

La democrazia del referendum Alitalia

di Alfonso Gianni
Qualcuno forse ricorderà la celebre battuta ironica che Bertolt Brecht riservò al segretario della Unione degli scrittori della Germania est quando si scagliò contro gli operai di Berlino in rivolta nel 1953. "Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d'accordo, bisogna nominare un nuovo popolo." Bertolt Brecht
Sembrava roba di altri tempi. E invece no. Di fronte agli esiti del referendum delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Alitalia stiamo assistendo da più parti allo stesso atteggiamento su cui ironizzava il grande drammaturgo tedesco.

Il decreto Minniti, i migranti e il governo politico dell’insicurezza

di Giorgio Grappi
L’intento dichiarato dell’ormai discusso decreto Minniti-Orlando, ora convertito in legge, è di velocizzare l’identificazione e rendere effettive le espulsioni. Molte delle critiche sollevate al decreto sembrano non voler fare i conti con il fatto che uno Stato che ha delle leggi possa, ogni tanto, porsi il problema di farle funzionare. È infatti noto che l’effettività delle espulsioni, previste nell’ordinamento italiano e diretta conseguenza di un’architettura giuridica sul soggiorno regolare che nella sostanza non viene modificata dal decreto, è molto bassa. Spesso con espulsione s’intende la consegna di un foglio di via che lascia il migrante sul territorio, ovviamente privato dell’accesso a ogni tutela o diritto, così come costantemente costretto a temere l’incontro con gli apparati di sicurezza.

Né di destra né di sinistra, il nuovo è neutro

di Enzo Scandurra 
Mi chiedo: come si potrebbe essere partigiani oggi e tutti i giorni dell’anno? Perché quella della Resistenza è stata un’epoca eroica, quando ciascuno ha dovuto scegliere da che parte stare, e con sacrificio, considerato che la scelta poteva essere pagata in termini di vita. Ma oggi se si volesse essere fedeli (tempi a parte) a quella scelta, cosa bisognerebbe fare? È l’interrogativo posto dall’articolo (il manifesto, 25 aprile) di Angelo Ferracuti: «La lotta avviene anche e soprattutto nel lessico, nel rimettere in circolo certi vocaboli civili, e anche nel fare con passione un racconto diverso, onesto della realtà». Le parole possono essere ancora rivoluzionarie, così come i racconti che ci facciamo. Possiamo, dunque, “cambiare” il mondo raccontandoci storie diverse da quelle che ci vengono raccontate e farlo con parole nuove?

Contro le due destre di Macron e Lepen

di Giorgio Cremaschi 
Non invidio in alcun modo gli elettori francesi per ciò che hanno di fronte con il ballottaggio presidenziale. La grande maggioranza di loro, che ha fatto altre scelte, ora dovrebbe legittimare un sistema elettorale dove si può diventare presidente della repubblica, con enormi poteri, basandosi sul consenso di un votante su cinque e di un elettore su sei. È il sistema truffaldino che hanno bocciato la Corte Costituzionale con la sua sentenza ed il popolo italiano con il suo voto referendario. Ora possiamo ancor meglio comprendere la saggezza di quei pronunciamenti contro il potere assoluto alle minoranze.

“Piigs”, un docufilm per capire (e combattere) l’Europa dell’austerity

di Giacomo Russo Spena
Quel che era un sogno è diventato un incubo. Nessuno osa più difendere l’attuale architettura dell’Europa. Eccoli i numeri della vergogna: 120 milioni di persone vivono in condizioni di povertà, 50 milioni quelle che soffrono privazione materiale e poi i continui tagli draconiani a spesa sociale e sanitaria mentre aumentano disoccupazione, giovanile e non, e disuguaglianze. La crescita economica? Un miraggio. Siamo nell’era della post democrazia stretti, sempre più, dalle tenaglie dell’austerity e, come reazione, dal populismo xenofobo in salsa lepeniana. Lo dimostrano, per ultimo, le elezioni presidenziali francesi. L’Ue ha imboccato un vicolo cieco tanto che per il filosofo Etienne Balibar l’Europa di oggi “è morta come progetto politico, a meno che non riesca a rifondarsi su nuove basi”. Ma perché, e come, siamo arrivati a questo punto?

La Francia seppellisce la speranza di un’altra Europa

di Carlo Clericetti
Marine Le Pen pensava a un referendum sull’euro, e queste elezioni presidenziali ne sono state una sorta di surrogato. Il fronte critico con l’Europa ha preso circa il 45% (il 21,5 di Le Pen più il 19,6 di Melenchon, più qualcos’altro dei sovranisti), gli altri una netta maggioranza. Il risultato finale, quello che si saprà tra due settimane, dopo il ballottaggio, appare a questo punto scontato: se pure tutti coloro che hanno votato il candidato di sinistra convergessero sulla leader del Front National – cosa improbabile – e si aggiungesse quel 5% circa di altri partitini, la destra europeista resterebbe comunque in grande vantaggio. Un risultato a sorpresa tipo Brexit sembra al di là delle ipotesi plausibili.

Migranti, le domande della vergogna

di Antonello Mangano 
«Sei stata violentata? Perché hai cambiato paese e non quartiere?». M. è una donna eritrea. Sta raccontando la sua storia alla commissione territoriale, una di quelle che decidono quali migranti possono restare in Italia e quali no. Ha studiato ad Addis Abeba, dove voleva fare il meccanico. «In quel paese si può fare un lavoro da uomo», spiega. Nel 2010 sposa un etiope col matrimonio tradizionale. Ma tradizionale è pure la famiglia di lui, che la rifiuta. Per gli etiopi è e sarà sempre una spia eritrea. Non può proseguire gli studi né lavorare e così decide di partire e raggiungere la sorella in Sudan. Da sola. Ed è proprio a Khartum che il cognato la violenta: «Se avessi parlato mi avrebbe ucciso», dice. Ha paura di rivolgersi alla polizia e scappa in Libia.

La "variante populista" di Formenti

di Alessandro Visalli 
Il libro di Carlo Formenti del 2016 conclude per ora un ciclo breve sul populismo durante il quale sono stati letti: l’intervento di Nadia Urbinati, che tende a vedere il lato illiberale nel richiamo al “popolo” (termine che in senso proprio è invece sempre plurale), quello di Jurgen Habermas, e di Jan-Werner Muller, sulla stessa linea della Urbinati, il testo del 2009 di Ernesto Laclau “La ragione populista”, che è il più strutturato riferimento teorico della corrente in oggetto, e poi Nancy Fraser, Nicolao Merker, che inquadra il populismo di destra in chiave filosofica, infine la ricostruzione di Marco Revelli. Sarà necessario tornarvi, anche in funzione dei molti eventi che si susseguono in questo tempo accelerato della crisi terminale dell’assetto tardo novecentesco.

Se la Turchia bombarda chi combatte ISIS (e noi rimaniamo in silenzio!)

di Luigi D'Alife 
Il cielo è di un azzurro profondissimo, il sole caldo, la montagna si staglia bellissima, imponente ed immobile davanti a noi mentre dalla base YBS dove abbiamo passato la notte, diamo il buongiorno al mattino. Iniziamo a risalire la montagna che circonda la città di Sengal. Appena partiti superiamo il checkpoint e sulla sinistra vediamo il “giardino dei martiri”. È quasi ultimato, i compagni ci stanno ancora lavorando e quando passiamo per un saluto sono armati di pala mentre preparano cemento. Man mano che si risale incontriamo gli accampamenti della gente che, dopo il genocidio compiuto dall'ISIS il 3 Agosto 2014, sta man mano tornando a vivere sulla propria terra. Ma non in città, quella è totalmente distrutta. Si vive qui, sulla montagna, ed il panorama con i terrazzamenti dell'area di Kursi lascia senza fiato, anche se le condizioni di vita sembra tutto, tranne che semplici.

I veri intellettuali

di Antonio Gramsci 
Quando si distingue tra intellettuali e non intellettuali in realtà ci si riferisce solo alla immediata funzione sociale della categoria professionale degli intellettuali, cioè si tiene conto della direzione in cui grava il peso maggiore dell’attività specifica professionale, se nell’elaborazione intellettuale o nello sforzo muscolare-nervoso. Ciò significa che se si può parlare di intelettuali, non si puà parlare di non-intellettuali, perché non intellettuali non esistono. Ma lo stesso rapporto tra sforzo di elaborazione intellettuale cerebrale e sforzo muscolare-nervoso non è sempre uguale, quindi si hanno diversi gradi di attività specifica intellettuale. Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens.

L'irreversibile crisi dei socialisti europei

di I Diavoli 
Benoît Hamon, il candidato del Partito socialista all’Eliseo, esce di scena dalle presidenziali francesi (e forse dalla vita politica) con un disastroso 6,3%, stritolato tra La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e En Marche! di Emmanuelle Macron. Era l’ultima chiamata per Parigi. Il nome di Hamon allunga la lista dei leader socialisti “bruciati” dalla difficoltà di definire una proposta alternativa da un lato all’emersione delle forze afferenti alla molteplice galassia del cosiddetto “populismo” e, dall’altro, ai difensori dello status quo che assumono forme sempre più disparate: l’ultima è quella “post-sistema” – del “né di destra né di sinistra” – incarnata dal leader di En Marche!

A scuola dall’antipolitica

di Alfio Mastropaolo 
Le elezioni francesi invitano a distinguere. Una cosa è il populismo, un’altra l’antipolitica. Ringalluzzito, ove ve ne fosse bisogno dalla vittoria di Trump, e in via di riconversione al sovranismo, il populismo è quell’indigesto miscuglio di xenofobia e nazionalismo professato da Mme Le Pen. Come i suoi antecedenti fascisti, ha vocazione interclassista. Promette protezione, che ovviamente non manterrà, come sta già dimostrando il succitato Trump. Il suo seguito elettorale è costituto dalle classi medie indipendenti e da quelli che in Francia chiamano i petits blancs, i declassati, i perdenti della globalizzazione, che sperano in qualche forma di protezione nazionalista. Alcuni tra costoro sono d’estrazione popolare: quei ceti da tempo abbandonati dai partiti di sinistra.

Cinque punti al posto di un brutto DEF

di Giovanni Principe 
Il DEF varato dal governo Gentiloni va ad aggiungersi alla lista di atti, varati in questi pochi mesi di vita, che hanno sancito la continuità, si potrebbe definirla pedestre, con il precedente governo Renzi. Non bastasse la riconferma di tutti i ministri salvo una, cui è stato addebitato il calo verticale dei consensi nel mondo degli operatori e degli utenti della scuola a causa della riforma, non c'è provvedimento, anche secondario, da cui non risulti evidente che la musica non è cambiata. Sola variante, il direttore d'orchestra non ha più lo stile esuberante e le ossessioni da primadonna che portavano ad interpretazioni sopra le righe.

Il NO di Alitalia chiede un cambio radicale

di Dante Barontini 
Il NO dei lavoratori Alitalia alla pre-intesa firmata da azienda, governo e CgilCislUilUgl ha ricevuto quasi il 70% dei voti, in un referendum che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei dipendenti. Se stessimo ad analizzare un risultato politico diremmo che si è concretizzata una maggioranza “costituente”… Naturalmente così non è, perché Alitalia è un’azienda privatizzata con soldi pubblici(quando c’è da regalarli alle imprese o alle banche si trovano sempre, nonostante i cerberi dell’Unione Europea) fin dal 2008, non un’istituzione della democrazia parlamentare. Ma anche perché quel NO è un rifiuto, non ancora una proposta organizzata, un progetto di politica economica in un paese che va dismettendo a velocità folle ogni pezzo pregiato del proprio patrimonio industriale (sia pubblico che privato, vista la risibile “audacia” dei cosiddetti imprenditori con passaporto italico) o del proprio mercato interno.

Elezioni in Francia, sta vincendo il populismo di centro

di Samuele Mazzolini
Celebrato da rialzi di borsa e dalle fanfare in tripudio dei media tradizionali, il vincitore indiscusso della prima tornata delle presidenziali francesi è il 39enne Emmanuel Macron. Volto pulito, un pedigree da studioso presso i migliori atenei francesi, un passaggio come banchiere presso la Rotschild e un altro per i palazzi del potere, il favorito alla successione di Hollande ha tutte le credenziali dell’uomo delle istituzioni, dell’anti-populista per antonomasia. Eppure il suo trionfo ci insegna che quando il sistema è in difficoltà, il populismo è un ottimo espediente strategico anche per chi non lesina la distribuzione di questo epiteto a scopi denigratori. Non a caso si parla spesso della nostra epoca come di un momento populista, ovvero di un periodo anomalo, politicamente fluido, marcato da un disorientamento generale che permette una continua e veloce ridefinizione delle identità politiche.

Io sto con questi pescatori di uomini

di Erri De Luca 
Alle 6 di mattina a 18 miglia dalla costa libica Pietro Catania, capitano della nave salvataggio Prudence di Medici Senza Frontiere, mi fa vedere sulla carta nautica tre gommoni segnalati in partenza nella notte dalle spiagge di Sabrata. Alle 6 di mattina hanno raggiunto le 8 miglia di distanza. Inizio il turno di avvistamento al binocolo. Il radar di bordo non basta a segnalare un’imbarcazione bassa, fatta di gomma e di corpi umani. Sull’altro bordo di prua Matthias Kennes, responsabile di Msf, sorveglia il rimanente pezzo di orizzonte. Si vedono le luci della costa, l’alba è limpida. Passano le ore inutilmente.

No, la Germania non è il paradiso: viaggio nel paese che nessuno racconta

di Fabrizio Gatti
La Germania è il tocco di un guanto di pelle sulla spalla. Ti svegliano così sul sedile dell’Eurocity 86 tra Verona e Monaco di Baviera. «Reisepass?», domanda il poliziotto della Repubblica federale. Poi sfoglia il passaporto e si sofferma sulla foto. L’epoca delle frontiere aperte è davvero finita, non solo per i profughi. L’uomo in divisa nera chiede i documenti perfino a due ragazzi e alle loro fidanzate biondissime, che stanno rumorosamente chiacchierando nel loro marcato accento bavarese. Forse lo fa giusto per evitare discriminazioni in pubblico: gli agenti italiani, saliti sul treno al confine del Brennero un’ora e mezzo prima, hanno controllato soltanto i passeggeri con la faccia scura. La polizia tedesca sembra molto più attenta al galateo multiculturale: o si controllano tutti i cittadini, o non lo si fa con nessuno.

Francia. Basta tapparsi il naso con il meno peggio. No al “voto utile”

di Giorgio Cremaschi 
Se fossi francese non andrei a votare al ballottaggio. Non capisco perché dovrei dare il mio piccolo contributo a legittimare un sistema elettorale dove si può diventare presidente della repubblica con enormi poteri, basandosi sul consenso di un votante su cinque e di un elettore su sei. È il sistema truffaldino che hanno bocciato la Corte Costituzionale con la sua sentenza ed il popolo italiano con il suo voto referendario. Ora possiamo ancor meglio comprendere la saggezza di quei pronunciamenti contro il potere assoluto alle minoranze.

“La nazionalizzazione no”. Ma siete un governo o amministratori di condominio?

di Dante Barontini 
Se dovessimo cercare di prevedere le mosse del governo su Alitalia – dopo il voto e la decisione del Cda di annullare la prevista ricapitalizzazione e avviare le procedure di legge per la messa in liquidazione della compagnia – da quello che il ministro Martina ha messo in mostra durante la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7, ci sarebbe da disperare. L’intelligenza umana sembra infatti bandita dalle poltrone dell’esecutivo. Guardando poi alle altre dichiarazioni consegnate alla stampa da tutti i protagonisti del SI, asfaltato nel referendum tra i lavoratori, il quadro si complica un po’, ma non troppo.

Ripartire da Gramsci

di Franco Astengo 
Il 27 Aprile ricorrono ottant’anni dalla morte di Antonio Gramsci, fondatore e segretario del Partito Comunista d’Italia, importantissimo intellettuale marxista a livello mondiale, incarcerato dal fascismo quando era deputato in carica e incarcerato, mandato al confino fino alla tragica fine nel 1937. Saranno tantissime, in questi giorni, le ricostruzioni della sua attività politica e le esegesi del suo pensiero filosofico in particolare al riguardo dei fondamentali “Quaderni del Carcere”, la cui pur parziale pubblicazione voluta da Togliatti fra il 1948 e il 1951 rappresentò la parte più importante dell’identità di un grande partito di massa qual’era in quel tempo il PCI e del suo complesso processo di autonomia dall’Unione Sovietica.

Le Pen al ballottaggio: non chiamiamoli populisti

di VR
Niente di inaspettato: il risultato è in linea con le ultime amministrative, i numeri sono in linea con quanto si paventava, nessuna sorpresa. Il Front National va forte in quasi tutto il Paese. Vince in Vandea: la Francia profonda, senza dubbio, ma anche le metropoli del sud, dove ormai il Fn si è affermato come primo partito, conquistando il governo di Marsiglia, città Mediterranea e multiculturale per eccellenza. Non ce la fa invece a Parigi: il tanto paventato 'effetto attentati' non c'è e nella capitale l'estrema destra non attecchisce. Tutto come previsto ma l'affermazione della destra radicale francese è comunque senza precedenti e, fortunatamente, non è ancora normalizzata: a testimoniarlo gli scontri e le barricate alla chiusura delle urne a Parigi e in altre città.

Oltre il confine del sogno americano

Intervista a Diego Enrique Osorno di Guido Caldiron 
Diego Enrique Osorno è nato e cresciuto nella metropoli di Monterrey, la città del nordovest del Messico che per la sua vicinanza con il confine con gli Stati Uniti è diventata da tempo uno dei centri nevralgici di ogni sorta di traffico tra i due paesi. Da queste parti, una fabbrica della Ford, che sfrutta i bassi salari e la scarsa sindacalizzazione della manodopera locale, costruisce veicoli come i Fusion o i Lincoln MKZ con cui altri messicani, si calcola che siano oltre 100mila ogni anno lungo una linea di confine con il Texas che qui si estende per oltre 600 chilometri, tentano il viaggio alla conquista della loro fetta del «sogno americano».

Lavorare meno serve allo sviluppo

di Roberto Romano 
Sebbene la discussione sugli orari di lavoro (medio annuo per lavoratore) sia caduta nel dimenticatoio del dibattitto politico ed economico, l’oggetto è di particolare interesse. Non solo perché storicamente si è sempre lavorato troppo, ma perché declina come la società nel suo insieme immagina se stessa. Il lavoro e il capitale sono fondativi del capitalismo e dell’accumulazione; Smith e Marx hanno scritto pagine importantissime sul tema. Solo per ricordare i passaggi più importanti, ricordo che Marx sosteneva che “non è quello che viene fatto, ma come viene fatto, con quali mezzi di lavoro, ciò che distingue le epoche economiche. I mezzi di lavoro non servono soltanto a misurare i gradi dello sviluppo della forza lavoro umana, ma sono anche indici dei rapporti sociali nel cui quadro vien compiuto il lavoro” (la citazione di Marx è tratta da Rosenberg 2001, p. 64.).

Il Pd è come Forza Italia. Sono crollati tutti i riferimenti

Intervista a Maurizio Acerbo di Francesco Postorino 
Come giustificare un’intervista politica all’interno di una rubrica essenzialmente filosofica che si occupa di modernità, nichilismo e morte di dio? In un certo senso giunge in mio soccorso il nuovo segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, il quale lascia intendere in poche battute che il Partito democratico è l’esito di un processo degenerativo fondato sul nulla. Il riformismo postmoderno, infatti, ha smarrito la bussola, ha ucciso i principi, e realizza di continuo politiche suicide o depressive a scapito degli ultimi, dei senza nome, di chi subisce gli effetti nocivi del turbo-capitalismo. I campioni della competitività e i molteplici adulatori della Third Way hanno voltato le spalle ai protagonisti del disagio. Servirebbe pertanto una sinistra degna del nome, che torni ai fondamentali e ricominci a parlare di giustizia sociale, di libertà autentiche e di spirito di emancipazione. Adesso ascoltiamo lui.

L’eco-reddito di base contro il produttivismo

di Christian Marazzi
Quesito 2: Di fronte al declino della soggettività “lavorista” su cui si è costruita la mediazione costituzionale novecentesca e a una produzione sempre più eterogenea, il welfare assicurativo di matrice fordista si dimostra inadeguato a garantire le protezioni sociali necessarie a un numero sempre più ampio di soggetti. Si assiste, contemporaneamente, all’emersione di nuove forme di lavoro cooperativo – nell’ambito della cosiddetta sharing economy – che coniugano l’ampia inclusività dell’accesso e della gestione con una proprietà privatistica ed escludente, che ha favorito una rimodulazione delle dinamiche di accumulazione capitalista. Che ruolo può avere il reddito di base in questo quadro? Preso singolarmente, può esso costituire una risposta all’insicurezza sociale, ponendo le basi, al contempo, per una nuova idea di cittadinanza inclusiva e plurale?

La “rivoluzione fiscale” è un incubo reazionario

di Claudio Conti
L’ultima risorsa per cercare la “crescita” si chiama ora taglio delle tasse. Il fatto che l’abbia annunciato trionfalmente Trump dovrebbe sconsigliare entusiasmi preventivi, ma naturalmente i nostri opinion maker si guardano bene dal praticare la virtù della prudenza. Se “il boss di Washington” decide una mossa, tutti non possono far altro che dargli ragione e provare a seguirlo. In realtà, il piano dell’immobiliarista seduto alla Casa Bianca è probabilmente solo il più rumoroso tra una serie infinita di tentativi che vanno nella stessa direzione. Il 1 aprile il governo inglese ha ridotto la tassazione sulle imprese dal 20 al 19%, e ha messo in calendario un’altra riduzione – al 18% – per l’anno a venire. Persino la silenziosa Italietta di Gentiloni ha fatto già la stessa cosa, riducendo l’aliquota Ires delle aziende dal 27,5 al 24%.

Il Papa e i campi

di Edoardo Greblo
Tornando ancora una volta sulla tragedia dei migranti, Papa Francesco ha recentemente paragonato “i campi di rifugiati” ai “campi di concentramento”, stigmatizzando il fatto che gli accordi internazionali sembrino avere maggiore importanza di quella riconosciuta ai diritti umani. Sono parole che Bergoglio ha pronunciato in occasione della liturgia per i “nuovi martiri” a San Bartolomeo all’Isola Tiberina di fronte a moltissimi fedeli e che testimoniano di un’attenzione e di una sensibilità di cui sembrano invece drammaticamente privi tanti commentatori, opinionisti e uomini politici In tutto il mondo, infatti, il numero dei rifugiati è in costante crescita. E, con loro, cresce il numero dei campi destinati ad accoglierli.

Gli amici inconsci di M.me Le Pen

di Alessandro Gilioli 
A Milano il Pd ha festeggiato il 25 aprile in total blu, con tanto di bandiere stellate della Ue, a rivendicare il proprio europeismo senza se e senza ma. Del resto l'aria che tira, dopo il primo turno francese (ma anche dopo le elezioni in Austria e Olanda) è quella di un gran sospiro di sollievo. E attorno a Macron, in particolare, si è formata una coalizione impressionante, una notte in cui tutte le vacche sono nere. In Europa, da Juncker a Merkel; in Italia, da Brunetta a Boschi, da Sacconi a Renzi, passando per Fassino e Napolitano. Come ho scritto ieri, vedremo poi quello che Macron farà nelle cose concrete: a quali fasce sociali presterà attenzione, quali ricette economiche metterà in pratica in un Paese che si è appena gettato alle spalle i due partiti che hanno dominato la Quinta repubblica. Ma intanto mi pare tutto sbagliato.

Caro D'Alema, parliamoci

di Nicola Fratoianni 
Il NO dei lavoratori di Alitalia all'accordo aziendale ci parla in maniera chiara e netta, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della condizione del paese e di ciò che si muove non tanto nella pancia, ma nella testa dei cittadini, dei lavoratori. Quel NO mette inquietudine, perché di fronte alla scelta capestro messa in campo da azienda e governo di mangiare la minestra che passa il convento, i lavoratori hanno preferito il salto nel vuoto. "Buttarsi dalla finestra", dice il vecchio proverbio. Era già accaduto mesi fa con i lavoratori di Almaviva, mentre i soliti commentatori benpensanti, dal caldo dei loro osservatori, si scandalizzavano di fronte a lavoratori che erano disposti a ribellarsi nonostante il rischio di perdere il lavoro piuttosto che accettare nuove umiliazioni.

Non volete le ONG? Aprite le frontiere!

di Antonio Ciniero
Un’ipocrisia di fondo caratterizza e circonda tutti gli attacchi che in questi giorni si sono registrati al lavoro delle ONG che operano in mare tra l’Italia e la Libia, accusate di favorire l’immigrazione irregolare e di collaborare con scafisti senza scrupoli. È un’ipocrisia insopportabile soprattutto quando questi attacchi provengono da chi riveste un ruolo politico, perché, in questo caso, chi è latore degli attacchi lo fa perché ignora il fenomeno, cosa grave per chi ha responsabilità politiche, oppure perché è in mala fede ed evidentemente preferisce un aumento di morti in mare da piangere e commemorare in qualche giornata istituita ad hoc.

Paradosso Gramsci, più apprezzato all'estero che in Italia

di Francesco Marchianò
Il 27 aprile di ottant'anni fa moriva Antonio Gramsci, uno dei più grandi pensatori del Novecento italiano. Nato ad Ales, in Sardegna, nel 1891, si era trasferito a Torino per gli studi, avvicinandosi al movimento socialista. Dopo la Rivoluzione russa, aderisce al programma di Lenin e con il gruppo di compagni della rivista l'Ordine nuovo, fonda nel 1921 a Livorno il Partito comunista italiano divenendone uno dei dirigenti principali. Nel 1926 viene arrestato dal regime fascista e rinchiuso in carcere dove scriverà la Lettere e i Quaderni e dal quale uscirà, gravemente provato dalla malattia, solo per morire pochi giorni dopo, nel 1937.

Susy e la bella Europa

di Monica Di Sisto e Riccardo Troisi
Un tavolo interparlamentare sull’Economia solidale, per capire, in questo scorcio di legislatura, quali sono i provvedimenti “a metà strada” che possono essere accelerati per rendere la vita delle organizzazioni solidali e dei territori che ne beneficiano un po’ più semplice. Poi inserire, nel Documento di programmazione economica e finanziaria attualmente all’esame del Parlamento, un capoverso che impegni questo e i futuri Governi a puntare al sostegno dei Distretti e delle reti di economia solidale, come strumento di risposta alla crisi nazionale. Sono questi i primi due risultati concreti ottenuti con la presentazione in Italia della Ricerca sull’economia solidale come economia trasformativa in Europa e nel mondo, che abbiamo coordinato coinvolgendo 80 ricercatori in 55 territori: 46 in Europa e 9 nel resto del mondo.

Jobs Act, aumentano i licenziamenti, giù i contratti stabili

di Roberto Ciccarelli 
Aumentano i licenziamenti disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti. Con il taglio degli sgravi contributivi alle imprese per i neo-assunti crollano le assunzioni a tempo indeterminato. I pochi assunti trovano in busta paga un regalo: le retribuzioni inferiori a 1.500 euro sono più basse di quelle, già basse, dei colleghi già assunti. Sono le conseguenze del Jobs Act di Renzi e del Pd riassunte dall’osservatorio sul precariato dell’Inps che ieri ha pubblicato i dati di febbraio 2017.

Common food: pratiche, retoriche e politiche attorno al cibo e la sua produzione

di Lorenzo Grimaldi e Francesco Tommasi
Mentre gli Stati Uniti minacciano l’applicazione di super-dazi ai prodotti alimentari provenienti dalla UE come risposta al bando europeo (2015) che blocca l’importazione di carne USA trattata con ormoni, l’agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) ha manifestato un parere negativo sul glifosato come sostanza cancerogena. Stiamo parlando di uno degli erbicidi più utilizzati a livello mondiale in agricoltura. Notizie di questo tipo mostrano immediatamente quali interessi ruotano intorno alla produzione di cibo: la crescita esponenziale dell’agroindustria, la formazione di mercati sempre più globali e la ricerca di consenso elettorale contribuiscono a definire ciò che mangiamo.

Melenchon si smarca dalla logica del “meno peggio”

di Alessandro Avvisato
Jean-Luc Melenchon il candidato della sinistra popolare di “France Insoumise” (Francia indomita), al contrario del socialista Benoit Hamon e del gollista François Fillon, è l’unico candidato che non ha invitato espressamente i propri elettori a dare il voto al candidato ultraliberista ed europeista Emmanuel Macron al ballottaggio del prossimo 7 aprile contro la leader del Front National Marine le Pen. “Non ho ricevuto nessun mandato da parte di chi ha appoggiato la mia candidatura per esprimermi al suo posto- ha detto Melenchon – ognuno di noi sa, secondo coscienza, qual è il suo dovere. Siamo una forza consapevole ed entusiasta – ha affermato – vi chiedo di restare uniti e in movimento. Quelli che oggi pretendono di rappresentare tutti noi, hanno già dimostrato di non esserne capaci”.

Zero legge elettorale. Producono veleno e lo chiamano populismo

di Giulio Cavalli
Alla fine sono riusciti a svegliare anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, costretto a sgridare i presidenti di Camera e Senato urlandogli in faccia di sbrigarsi per non finire dietro alla lavagna con le orecchie d’asino: sono passati 137 giorni dall’insediamento di un governo che a detta di quasi tutti avrebbe dovuto fare in sciolta fretta una legge elettorale per poi correre al voto. Dico, ve lo ricordate? Tutti: Salvini, Grillo, Berlusconi e soprattutto Renzi. Tutti. Tranne ovviamente Angelino Alfano che è disposto a diventare sottosegretario alla cacio e pepe pur di fare una settimana di governo in più.

I fondi per il Welfare sono scomparsi di nuovo

di Roberto Ciccarelli 
Nella «manovrina» mancano le risorse per ristabilire la dotazione del fondo a 311,56 milioni e del fondo per la non autosufficienza a 500 milioni di euro tagliati da un accordo con le Regioni e ripristinati dopo le proteste delle associazioni e dei sindacati. Accortosi del nuovo taglio ieri il ministro del lavoro e del Welfare Giuliano Poletti ha cercato di mettere una nuova toppa. Il governo si è rimesso a caccia dei fondi ri-tagliati e intende reperirli «nelle prossime settimane» «per riportare la dotazione del Fondo all’ammontare precedente alla riduzione».

Blogger ultra-euro all’origine della fake news sulle ong

di Rachele Gonnelli
Nessuna prova, ma la narrazione tossica delle organizzazioni umanitarie trasformate in «taxi» dai trafficanti di esseri umani continua a farsi largo. Il bostoniano Dan Dennett, uno dei più importanti filosofi cognitivi viventi, che molto ha da dire sul meccanismo delle fake news, lo definirebbe «un meme aggressivo». Per destrutturarlo bisogna trovarne la fonte o le fonti. Come ha ammesso Nicola La Torre, presidente della commissione Difesa del Senato nella prolusione all’audizione – registrata e reperibile sul sito di Palazzo Madama – del direttore dell’agenzia Frontex Fabrice Leggeri, più che inchieste giornalistiche si parte da «blogger».