La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 25 marzo 2017

Terrorismo e globalizzazione

di Aldo Masullo
Ogni fenomeno sociale, per quanto semplice, è il «campo di un gioco di forze umane, personali e impersonali, materiali e immateriali». Le forze vi s’incontrano e vi si scontrano, vi si raggruppano e vi si dividono, via via alcune diventando egemoniche e altre riducendosi a subalterne, tutte più o meno rapidamente cambiando ruolo e peso, e poi deperendo fino a sparire, mentre altre nascono e fresche entrano in campo. Non è il campo a rendere possibile il gioco, ma il gioco determina il campo. A loro volta le forze e il campo si determinano reciprocamente. Il pacifico mercato e la guerra sono due «campi di gioco di forze», l’uno e l’altro tendenzialmente globalizzati nel nostro tempo ipertecnologico e sovrapopolato. Da ciò consegue che ogni variazione nei rapporti tra le forze in uno scacchiere particolare tende a ripercuotersi in tutti gli altri, quasi per l’irresistibile propagazione di giganteschi tsunami.

Un 24 Marzo, diciotto anni fa

di Gianmarco Pisa
Ebbero inizio proprio il 24 Marzo, nel 1999, diciotto anni fa, i bombardamenti su Belgrado e sulla Jugoslavia dell’epoca, da parte degli Stati Uniti e della Alleanza Atlantica, la NATO. Fu il primo di 78 giorni di guerra, una guerra che ha rappresentato un vero e proprio “paradigma”, o, per dirla in altri termini, quella guerra senza la quale non si capirebbe il senso dell’espressione “guerra etno-politica”, che ci ha familiarizzato con quella mistificazione che è la “guerra umanitaria”, e che ha aperto le porte ad un “nuovo ordine mondiale” nel quale siamo, inaugurando una modalità di azione nuova, la stessa nella quale siamo ancora immersi, sebbene diversa dalla fine degli anni Novanta, e uno scenario inedito specie per chi, ancora negli anni Novanta, si illudeva di «dividendi della pace».

Geopolitica ed energia dal sole e dal vento

di Giuseppe Palazzo 
Un mio recente articolo sull’energia spiega come il nostro modo di organizzarci come società e sistema economico sia influenzato dalle fonti fossili e tratta le possibili implicazioni politiche e sociali della transizione alle rinnovabili. Anche questo articolo si pone in un futuro in cui queste fonti sono affermate e utilizzabili su vasta scala. Un futuro, come dicono alcuni dati [1], non considerato così lontano. Queste righe si concentrano sulla geopolitica, su quanto sia influenzata dal bisogno di accedere alle fonti fossili e su come può cambiare con la transizione. La situazione attuale è influenzata dai seguenti elementi. Le fonti fossili sono esauribili e questo, per quanto vi siano nuove scoperte, è un dato di fatto. Intanto secondo la IEA la domanda di energia sarà il 36% in più nel 2035 rispetto al 2008. Ciò aumenta la dipendenza dai Paesi produttori di gas e petrolio, concentrati in Medio Oriente, Russia e bacino del Caspio.

Breve nota critica su Max Weber ed il capitalismo

In Max Weber, l'attività viene definita come capitalista quando si tratta di un'attività «che si aspetta un profitto dall'utilizzo di tutte le circostanze favorevoli ad uno scambio, vale a dire che si basa su delle occasioni di profitto (formalmente) pacifiche» [*1]. Quel che Weber non vede, è che l'analisi dello scambio così come esso avviene nella società capitalista, «non riguarda un prodotto cui capita di essere scambiato, senza tener conto della società in cui ciò avviene; non riguarda la merce separata dal suo contesto sociale nel modo in cui può avvenire in maniera contingente in molte società» [*2].

Rinnovabili: l’Italia è ferma da tre anni

di Gianluca Ruggieri
Al di là della vuota retorica delle promesse e dei viaggi di formazione nella Silicon Valley, a un certo punto arrivano i numeri, che possono essere spietati. E i numeri, pubblicati a inizio settimana nel Rapporto Attività 2016 del Gestore dei Servizi Energetici, descrivono la realtà di un Paese che nel campo delle rinnovabili è fermo ormai da tre anni. Certo, i numeri si possono leggere in maniera diversa. Ed è per questo che in molti hanno esultato quando la scorsa settimana Eurostat ha pubblicato i dati di produzione di energia da fonti rinnovabili nei 28 Paesi membri dell’Unione europea. Perché da quei dati emergeva come l’Italia avesse raggiunto i propri obiettivi con cinque anni d’anticipo rispetto alla scadenza del 2020 (definita dalla Direttiva 28 del 2009). Ma questa semplicemente non era una notizia, perché questo obiettivo era stato raggiunto già nel 2014.

venerdì 24 marzo 2017

Disoccupati e giovani: ribellatevi! Intervista a Domenico De Masi

Intervista a Domenico De Masi di Antonio Sciotto
La nuova classe rivoluzionaria? Sono i disoccupati, ma ancora non lo sanno. Un esercito che in Italia conta 3,1 milioni di persone e che secondo il professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro e dell’organizzazione, ha delle potenzialità enormi. Lo studioso lo spiega nel suo ultimo libro, Lavorare gratis, lavorare tutti (Rizzoli), che – ci spiega lui stesso – «vuole essere un testo militante, che punta a rompere il mercato del lavoro». La teoria del professore è in effetti dirompente: i disoccupati dovrebbero offrire il proprio lavoro in modo del tutto gratuito attraverso una app – «semplice semplice, come Uber» – e questo costringerebbe i lavoratori strutturati, i dipendenti e i professionisti, a cedere loro alcune ore del proprio impiego, pur di mettere fine a una concorrenza decisamente sleale.

Salveremo l’Europa commerciando?

di Monica Di Sisto
La deriva dell’Europa verso la moltiplicazione dei trattati bilaterali di liberalizzazione commerciale è davvero senza uscita? E’ recente l’ennesimo bollettino positivo per le esportazioni italiane extra UE in cui l’Istat segnala che negli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale dell’export si conferma ampiamente positiva (+5,9%) e coinvolge tutti i raggruppamenti principali di industrie, a eccezione dei beni di consumo durevoli (-0,3%). Anche dal lato dell’import si rileva una sostenuta espansione (+8,2%) particolarmente ampia per l’energia (+26,9%). Su base annua, a gennaio 2017 le esportazioni sono in forte crescita rispetto all’anno scorso (+19,7%). Certo, ricorda l’Istat che il coefficiente è condizionato da un livello di vendite particolarmente contenuto a gennaio 2016, nonché dalla presenza a gennaio 2017 di alcune transazioni straordinarie (commesse speciali e vendite di mezzi di navigazione marittima).

L’ultima Europa. L’insubordinazione dei movimenti e le istituzioni

di Connessioni Precarie
Alla vigilia del 60° anniversario dei Trattati di Roma, e pochi giorni dopo il secondo anniversario dell’inaugurazione della nuova Banca Centrale a Francoforte, che coincide con il primo anniversario dell’entrata in vigore dell’accordo tra UE e Turchia su migranti e profughi, vale la pena ripensare l’Europa come spazio centrale per l’iniziativa politica attuale. Una prima serie di domande riguarda l’occasione: può una scadenza istituzionale essere ancora il momento di contestazione dell’ordine neoliberale europeo? Può esserlo se pensata al di fuori del movimento dello sciopero che sta travolgendo il globo, scatenando reazioni di insubordinazione e processi di organizzazione in ogni punto da esso toccato? Possiamo tornare alla politics as usual, quella del controvertice dal basso che ha caratterizzato per anni i forum sociali?

Il terrore e la rimozione della guerra

di Tommaso Di Francesco
«Siria, 500 marine e milizie curde schierate verso Raqqa, raid aereo Usa fa strage di sfollati». Ecco il punto. Se si rimuove e cancella la guerra in corso, gli strumenti di analisi per comprendere gli attentati jihadisti come quello sanguinoso di Londra, è un grave danno non solo alla verità ma anche all’intelligenza. La scia di sangue, che è tornata fin nella recinzione del parlamento britannico e a un anno esatto dagli attacchi a Bruxelles, dura infatti da troppo tempo. È una seminagione che parte dall’11 settembre 2001 a New York, arriva in Europa, prima in Spagna, poi a Londra e di seguito a Parigi, prima Charlie Hebdo poi, con una vera azione di guerra imparagonabile al ponte di Westminster, al Bataclan.

Contro questa Unione Europea. Intervista a Eleonora Forenza

Intervista a Eleonora Forenza di Radio Città Aperta 
Abbiamo in collegamento Eleonora Forenza, europarlamantare per Rifondazione Comunista. Ciao Eleonora, buongiorno prima di tutto. Buongiorno a tutte e tutti. Per parlare della giornata di sabato… E’ una giornata importante, perché mentre si celebrano i 60 anni dei trattati di Roma che hanno dato il là alla nascita dell’Unione europea, c’è fuori tutta la voce invece di chi a questa Unione europea vuole dire di No. Eleonora, tu mi sembra che puoi appartenere a questo gruppo. Giusto?

Sinistra, guarda te stessa

di Alessandro Gilioli 
Ha ragione Bersani quando dice che una parte dell'ex popolo di sinistra vota Movimento 5 Stelle: e che è inutile, anzi controproducente, l'invettiva continua verso Grillo e Casaleggio; e che questa invettiva - sia quando è fondata sia quando è strumentale - non riporta indietro un voto, perché ben altri sono i motivi di quella transumanza e non c'è cazzata del M5S che ne diminuisca i consensi. Ha torto Bersani quando dice, o fa intendere, che l'alternativa a questa invettiva sia la riproposizione di schemi alchemici e addizionali, insomma "l'alleanza", come quella che aveva già rincorso ai tempi dello streaming: fallì all'epoca, quando il M5S era ancora un magma percorso da dibattiti e confronti, figurarsi adesso che vi impera l'ordine grillo-casaleggiano e chi ha l'ardire del dubbio è fuori in un quarto d'ora.

Diritti, welfare, cultura e innovazione. Questa è l'Europa che vogliamo

di Rossella Muroni
Abbiamo bisogno di un'Europa innovatrice e costruttrice di ponti, come diceva Alex Langer. Una terra di diritti, welfare, cultura e innovazione. Sono tanti a crederci nonostante il rischio a cui stiamo andando incontro sia quello di assistere ad una possibile disgregazione dell'Unione Europea provocata da politiche sbagliate, da una eccessiva austerity che ha reso l'Unione Europea, agli occhi di tanti cittadini un'istituzione fredda, lontana, burocratica, ma anche dal riemergere dei nazionalismi e dei razzismi. E poi c'è la paura legata alle continue minacce e ai violenti attacchi terroristici, come quello di ieri a Londra, a due passi dal Parlamento, che ci ha riportato a quel luglio del 2005 quando la città subì un duro attentato. Anche il clima di paura rischia di minare quel sogno europeo in cui crediamo e che ha preso il via 60 anni fa, proprio a Roma con la firma dei Trattati di Roma.

Marinaleda tra utopia e realtà. Reportage da una città ribelle

di Alessandra Cucchi e Martina Pasini
Partito da Siviglia, il pullman serpeggia tra i campi di ulivi che si perdono nell’orizzonte. “Scusi, per Marinaleda?”, chiediamo gentilmente all’autista. Immediatamente un brusio di voci si diffonde tra gli altri passeggeri e il nome di quel piccolo pueblo andaluso salta di bocca in bocca.  Le porte si aprono e con i nostri zaini in spalla ci troviamo nel cuore della Spagna meridionale: la ‘terra nativa del ribelle’. Un profumo di olio di frantoio aleggia nell’aria e le strade, costeggiate da aranci in frutto, sono deserte, fatta eccezione per qualche signora anziana che spazza davanti alla porta di casa.  Ciò che contraddistingue Marinaleda da qualsiasi altro pueblo spagnolo, ma anche europeo, è la sua realtà socialista, frutto di una serie di lotte, occupazioni e scioperi della fame, iniziati a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta e guidati dall’ora giovane insegnate Juan Manuel Sanchez Gordillo, carismatico membro del SOC (Sindacato dei lavoratori agricoli). 

Retoriche coloniali dei Dijsselbloem d’Europa

di Tommaso Nencioni 
Dietro la retorica da padrone delle ferriere del ministro delle finanze olandese Dijsselbloem («mi raccomando buonuomo, non se li beva tutti all’osteria») si nasconde la configurazione dell’Europa come spazio gerarchico. Di cosa si parla, quando si parla di «Europa a due velocità», se non di una divisione del lavoro basata su un centro propulsore – l’ex area del marco – dedito alla haute finance e all’alta specializzazione tecnologica, e una periferia mediterranea e orientale che fornisce manodopera a basso costo e prodotti a bassa intensità tecnologica? Permettendo così al centro di inserirsi in maniera virtuosa sui mercati mondiali, ottimizzando i costi? Giustificare la subordinazione in base a presunte caratteristiche morali – il Sud spendaccione dedito ai bagordi, il Nord austero e intraprendente – è da sempre parte integrante di ogni retorica coloniale.

La Nostra Europa ha una finanza altra

di Andrea Baranes
Nuove regole per arginare la speculazione e per chiudere il casinò finanziario; stop alla demonizzazione della finanza e della spesa pubblica; sostegno alla finanza etica che favorisce lo sviluppo sostenibile e l’economia solidale. Sono questi gli ingredienti della ricetta della Finanza Etica per salvare l’Europa dalla disgregazione e rimettere la solidarietà e la cooperazione al centro della sua missione. Il documento è stato elaborato dalla Fondazione Finanza Etica (Gruppo Banca Etica) in occasione dei 60 anni dall’inizio del processo di integrazione europea che si celebrano a Roma il 25 marzo. La Fondazione Finanza Etica è tra gli aderenti a “La Nostra Europa”, una coalizione di associazioni, movimenti e organizzazioni nata per cambiare rotta all’Europa delle diseguaglianze, dell’insicurezza sociale, dei muri e delle spinte nazionaliste e reazionarie, e per promuovere un’Europa unita, democratica e solidale. Nell’ambito di tale percorso, la Fondazione ha redatto un documento con le proposte della finanza etica.

Flat tax: rubare ai poveri per dare ai ricchi

di Marco Schiaffino
L’ultima trovata del governo italiano si chiama flat tax, un provvedimento allucinante che punta a “convincere” i ricconi stranieri a spostare la loro residenza in Italia. In cambio, il nostro paese gli garantisce la possibilità di eludere le tasse attraverso un prelievo fisso di 100.000 euro sui redditi prodotti all’estero. Per capirci, questo significa che una persona con un reddito di 10 milioni di euro (esistono) pagherebbe l’1% di imposte. Insomma: il governo italiano candida il nostro paese come paradiso fiscale per ricchi stranieri. Il dato politico è che, con il suo ultimo atto in qualità di Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha confermato di ispirarsi a Superciuk, il super-eroe che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il segretario del PD interpreta il ruolo con irritante zelo fin dal suo insediamento, con la solita ricetta neo-liberista: da una parte tagli alla spesa sociale, al welfare e ai servizi pubblici, dall’altra contributi e sgravi fiscali alle aziende.

A 60 anni dai Trattati di Roma

di João Ferreira
Sono trascorsi sessant'anni dalla firma dei Trattati di Roma, visti come l'atto fondatore del processo di integrazione capitalista europeo. La data di turno si presta, a ben vedere, all'ondata di celebrazioni che le si abbinano. Ma le dosi massicce di propaganda con cui la CEE/UE è stata venduta ai popoli d'Europa nel corso di decenni, servite ora in dose rafforzata, non riescono a salvarla dal discredito in cui è precipitata e dalla profonda e persistente crisi in cui si trova. L'anniversario è il pretesto per contrabbandare le più diverse tesi. Il grande capitale e i suoi rappresentanti politici non sono disposti a rinunciare a questo loro strumento. Questo il punto di partenza per le tesi di salvezza/riforma/rifondazione dell'UE. Il Parlamento Europeo è di solito molto attivo su questo fronte. Recentemente, ancora una volta ha assunto l'iniziativa.

Dai Cie al decreto Minniti: ecco la “sinistra” che odia i poveri

di Alessandro Canella
In un’intervista pubblicata pochi giorni fa dall’edizione locale del Corriere della Sera, l’assessore bolognese Matteo Lepore ha fatto molto arrabbiare i suoi colleghi di partito affermando che gli elettori non vedono più la differenza tra il Pd e gli altri partiti di centrodestra come Lega Nord e Forza Italia. Non è chiaro se l’esponente democratico parlasse di un problema solo ideologico oppure si riferisse a questioni molto pratiche, dal momento che sono ormai vent’anni che, nonostante programmi elettorali nominalmente dalla parte dei segmenti più deboli della società, illustri esponenti del centrosinistra, quasi tutti oggi iscritti al Pd, hanno dichiarato guerra ai poveri e agli emarginati a suon di provvedimenti legislativi ed ordinanze. Oggi fa discutere il decreto Minniti. Il ministro degli Interni democratico ha preparato una legge sulla sicurezza da fare invidia a quella targata Maroni e Berlusconi del 2009.

Le donne, i bolscevichi e la rivoluzione. Intervista a Wendy Z. Goldman

Intervista a Wendy Z. Goldman di Celeste Murillo
Vi proponiamo la traduzione di un’intervista alla storica americana Wendy Z. Goldman, docente di storia contemporanea all’università di Pittsburgh, specializzata in storia dell’Unione Sovietica. La Goldman è autrice di due importanti libri sulle donne durante la Women, the State and Revolution: Soviet Family Policy and Social Life, 1917-1936 (Cambridge University Press, 1993) e di Women at the Gates: Gender and Industry in Stalin’s Russia Women (Cambridge University Press, 2002). L’unico libro della Goldman pubblicato in Italia è Democrazia e terrore. Le dinamiche della repressione nell’era di Stalin (Donzelli, 2008). Negli ultimi anni il lavoro della Goldman sullle donne nella Russia rivoluzionaria è stato tradotto in Brasile e Argentina dove la storica è stata accolta assai calorosamente da un folto pubblico di lavoratrici e militanti.

Il sistema degli appalti toglie diritti a chi lavora e frena l'economia

di Marta Fana e Clash City Workers
Nell’attesa del decreto governativo che forse disinnescherà i due quesiti referendari promossi dalla Cgil, il mondo del lavoro va avanti. Finora il dibattito politico e giornalistico si è concentrato sui voucher, lasciando in sordina il complesso mondo degli appalti, pubblici e privati. Un settore che negli ultimi decenni ha assunto sempre maggiore rilevanza soprattutto a causa del processo di terziarizzazione dell’economia e le conseguenti esternalizzazioni di una parte consistente della produzione. Il risultato spesso è una zona franca in cui le esigenze dei committenti di comprimere i costi e quelle degli appaltatori di generare profitto sono state scaricate sull’organizzazione del lavoro, in particolare sulle condizioni materiali dei lavoratori coinvolti, in balia del ricatto occupazionale, dovuto ai frequenti cambi di appalto, e del tentativo di appaltatori e subappaltatori di comprimere diritti e tutele.

Debito pubblico: le controverse teorie della Commissione europea

di Angelantonio Viscione
La Commissione europea ha di recente imposto al governo italiano di approvare una nuova manovra correttiva per ridurre il proprio deficit di bilancio. In altre parole, ci viene chiesto ancora una volta di rispettare rigidi vincoli sui conti pubblici con l’obiettivo dichiarato di abbattere progressivamente il debito pubblico[1]. Dietro queste “raccomandazioni” si celano teorie economiche di ispirazione neoclassica che la stessa Commissione europea ha richiamato espressamente nei propri documenti ufficiali[2]. Secondo queste teorie, infatti, un’espansione del deficit finanziata a debito può influenzare negativamente la crescita principalmente attraverso due canali: (1) L’effetto “spiazzamento” (o crowding-out), secondo cui una politica fiscale espansiva (come, ad esempio, un incremento della spesa pubblica) non fa che “spiazzare” la spesa privata, facendola ridurre talmente tanto da controbilanciare gli effetti positivi della manovra economica.

Il software proprietario. Viaggio nel cuore delle multinazionali informatiche

di Walter Rapetti
Il “valore” del software: secondo Forbes, la celebre rivista statunitense di economia e finanza, al 31 dicembre dello scorso anno tra i dieci uomini più ricchi del mondo la metà erano proprietari di multinazionali informatiche. Il primo, Bill Gates, padrone della Microsoft Corporation è stato confermato “uomo più ricco del mondo” per il terzo anno consecutivo con un patrimonio personale di oltre 85 miliardi di dollari a cui va aggiunto il controllo su un patrimonio societario Microsoft del valore stimato di 194 miliardi di dollari [1]. Ma la Microsoft Corporation non è un caso isolato. Nella top ten figurano anche Carlos Slim (América Móvil), Jeff Bezos (Amazon), Mark Zuckerberg (Faceboock e WhatsApp) e Larry Ellison (Oracle Corporation).

Domenica prossima con Lenín. A Quito

di Claudio Madricardo
Ce la farà Lenín domenica 2 aprile a espugnare il Palacio Carondelet, sede della presidenza della repubblica dell’Ecuador? Il dubbio trova una sua qualche legittimità nella campagna per la “secunda vuelta” che oppone Lenín Moreno, erede di Rafael Correa, al rappresentante della destra neoliberale capeggiata dall’ex banchiere Guillermo Lasso. Se la contesa elettorale per il ballottaggio tra i due contendenti cesserà la settimana prossima, i sondaggi dei due istituti di ricerca ecuadoriani Cedatos e Market hanno nel recente passato disegnato un panorama non sempre rassicurante per Moreno, dato per un momento e recentemente addirittura in svantaggio.

Dopo Trump e Brexit, una nuova bolla finanziaria?

di Giorgio Bellucci
I dati con cui si presenta questo 2017 sono particolarmente allarmanti e gravidi di incognite. La questione centrale riguarda la dicotomia crescente fra l’andamento dei listini azionari e l’economia reale. Non è una cosa nuova: è così dal 2008, ovvero dalla più grande crisi finanziaria globale dopo quella del 1929. Il fatto nuovo è che si naviga sui massimi di tutti i tempi nei listini di Wall Street. Il Dow Jones, dopo avere traguardato i 20 mila punti il 26 gennaio scorso, si appresta a tagliare anche il nastro dei 21 mila punti. E anche il Nasdaq (il listino tecnologico) si appresta a festeggiare i 6 mila punti.

Acqua, ambiente e guerre del futuro. Poco da festeggiare lo scorso 22 marzomarzo

di Fabrizio Salvatori 
Quasi un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile. E nel 2030 la domanda d’acqua aumenterà del 50%. I due dati bastano a fotografare l’importanza delle risorse idriche e il senso della Giornata dell’Acqua dello scorso 22 marzo. ll World Water Council ha ricordato che è ben il 12,5% della popolazione mondiale a mancare di questa sostanza vitale: 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana (il 32% della popolazione), 554 milioni di asiatici (il 12,5% della popolazione), e 50 milioni di sudamericani. A ciò si aggiungono i 3,5 milioni di decessi all’anno che, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono imputabili a malattie legate all’acqua. Come se non bastasse, secondo un rapporto realizzato nell’ambito del JMP (Joint Monitoring Programme for Water Supply and Sanitation) di UNICEF e OMS, nel 2030 la domanda di acqua aumenterà del 50%.

L’Accordo neoliberista tra Unione europea e Mercosur

di Geraldina Colotti
Avanza l’Accordo di libero commercio tra Unione europea e Mercosur. Da Buenos Aires, dove si sta svolgendo un’importante tappa dei negoziati, Edita Hrdá – direttrice generale per le Americhe della Ue ed ex ambasciatrice della Repubblica Ceca – ha detto che, dopo quasi due anni di incontri, i lavori sono «molto avanti» e che si spera di concludere la parte politica entro la fine dell’anno. Quanto alla parte commerciale – la più complessa – Hrdá ha sostenuto che esiste «la volontà politica e pratica dei negoziatori di concludere su questo aspetto prima possibile».

Ma la Palestina esiste?

di Silvia Moresi
“Dov’era l’Andalusia, qui o lì? Sulla terra… o in una poesia?”. Così scriveva il grande poeta Mahmud Darwish, interrogandosi metaforicamente sulla Storia e sul destino della sua terra, la Palestina. E dov’è oggi la Palestina? Rintracciare ciò che ne rimane sulle mappe geografiche attuali non una è un’impresa semplice. I due piccoli territori in cui è stata frammentata, denominati Cisgiordania e Striscia di Gaza, sono separati e distanti, e i loro confini discontinui e intermittenti sono spesso delimitati con linee tratteggiate, simboli evidenti di una situazione ancora transitoria, soggetta alla politica di espansione delle colonie israeliane. Da quasi settant’anni, lo Stato di Israele si è letteralmente sovrapposto alla Palestina, occultando la sua geografia e la sua Storia, e facendo scomparire realmente e metaforicamente la sua popolazione.

Il senato ha deciso di non applicare una legge

di Luigi Saraceni
Il recente voto del Senato sul caso Minzolini offre l’occasione per qualche riflessione sulla spinosa questione del rapporto politica/giustizia. Anzitutto, la c.d. legge Severino andrebbe drasticamente ridimensionata, essendo inaccettabile la decadenza da una carica elettiva anche per condanne di vecchia data e per reati «bagattellari». Ma, finché esiste, la legge va applicata, non essendo consentito a nessuno, tanto meno ad un ramo del Parlamento, disapplicarla in ragione del suo ottuso rigore. Il voto del Senato viola la legge Severino perché, una volta accertata l’esistenza del giudicato di condanna, la dichiarazione di decadenza era un atto obbligato. I senatori del Pd che hanno votato contro la decadenza, adducono a spiegazione del loro voto argomenti giuridicamente inconsistenti.

Dal City Plaza Hotel di Atene. Intervista ad Olga Lafazani

Intervista ad Olga Lafazani di Bruno Montesano
Olga Lafazani è una geografa sociale, ha svolto un dottorato all’Università di Barcelona e ora conduce un dottorato di ricerca sulla geografia delle migrazioni alla Università Harakopio di Atene. Fa parte della Rete di Supporto Sociale ai Migranti e ai Rifugiati ed è una delle coordinatrice del City Plaza Hotel di Atene. L’hotel è stato occupato nell’aprile 2016 da diversi gruppi tra cui diktio, parte dell’ex giovanile di Syriza e da Antarsya, gruppo di sinistra radicale. L’hotel ospita circa 400 persone, per lo più afghani e siriani, e si trova nel quartiere di Victoria, zona contesa con i fascisti di Alba Dorata.

Lealtà, defezione, protesta

di Alice Cavalieri e Adrián Pignataro 
Non ci sono più dubbi sul fatto che la scienza politica sia ormai diventata una disciplina altamente specializzata, all’interno della quale si rintraccia un utilizzo sempre più sofisticato sia di metodi qualitativi che quantitativi e statistici. In questo scenario di specializzazione metodologica, un lavoro di profondità teorica e ampio scopo interdisciplinare come quello di Albert O. Hirschman, Lealtà, defezione, protesta, si pone come un testo dalla straordinaria rilevanza. L’obiettivo principale del libro è innanzitutto quello di riempire un vuoto lasciato aperto dalla teoria economica classica, ovvero spiegare il motivo della crescente crisi di imprese e organizzazioni. Al fine di trovare una risposta a questa domanda, l’autore adotta un approccio multidisciplinare per il quale questo lavoro può essere considerato una vera perla nel campo di studio a cui appartiene.

In piazza per un’Europa della solidarietà

dei volontari di Baobab Experience
In occasione del 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, domani i capi di stato dei Paesi dell’Unione europea saranno a Roma per celebrare la nascita dell’Unione europea. Sarà un’autocelebrazione, perché da festeggiare, in questa Europa, c’è ben poco. La Ue sta affrontando la questione migratoria in maniera isterica e reazionaria: frontiere chiuse, accordi con regimi totalitari per il rimpatrio dei migranti, regole liberticide sul diritto d’asilo (riforma del regolamento di Dublino) e, in generale, un approccio che considera i fenomeni migratori un mero problema di ordine pubblico.

Quella idea d'Italia di Reichlin appresa da Togliatti. Intervista a Emanuele Macaluso

Intervista a Emanuele Macaluso di Alessandra Longo
"Non le nascondo che quando l'ho saputo ho pianto. La morte di Alfredo mi provoca un grande dolore. L'ho sempre considerato un fratello. Avevamo spesso posizioni politiche diverse ma, al fondo, c'era questo senso profondo dell'appartenenza a una comunità. La margherita ha perso un altro petalo. Siamo rimasti in pochi di quella generazione, io, Giorgio Napolitano e Aldo Tortorella". Emanuele Macaluso, 93 anni, parla al telefono con voce stanca.

Sul corteo di sabato creato ad arte un clima di paura

di Roberto Ciccarelli
Mancano 24 ore alle contro-manifestazioni del sessantennale del Trattato di Roma e il governo della paura gira a pieno regime nella Capitale. Tra i quattro cortei, e due presidi, il dispositivo mediatico-sicuritario si è concentrato su quello del pomeriggio che partirà alle 14 da piazzale Ostiense e terminerà a Bocca della Verità, passando per Testaccio. Si chiama «Eurostop», dal nome della piattaforma sociale che propone un’uscita «da sinistra» dall’Euro, dall’Unione Europea e dalla Nato per costruire una «prospettiva democratica che non sia però xenofoba e nazionalista». Già ottenere il percorso in un quartiere della città è stato un’impresa. Inizialmente la conclusione del corteo era prevista dalle parti di Villa Borghese, i promotori hanno rifiutato: «Non vogliamo andar per prati».

È l’immigrazione a salvare la spesa pubblica degli stati

di Ignazio Masulli
Da tempo è palese la doppiezza politica dell’Unione europea sull’immigrazione. Da un lato è la stessa Commissione a scrivere nei suoi documenti (ad esempio Population Structure and Ageing, 2016) che a causa dell’invecchiamento della popolazione si sta determinando uno squilibrio sempre più insostenibile tra le persone in età lavorativa e quelle che hanno superato i 65 anni. Dall’altro si occulta il fatto che solo consistenti flussi migratori possono correggere tale squilibrio ed evitare le sue pesanti ricadute sulla spesa pubblica degli stati membri.

Il nodo gordiano dell’Italia povera di giovani, con giovani sempre più poveri


di Alessandro Rosina 
L’Italia dei primi decenni del dopoguerra, quella del miracolo economico, era ricca soprattutto di giovani, a loro volta pieni di energia da convogliare verso un futuro di maggior benessere. Al censimento del 1951 la metà dei residenti nello stivale aveva meno di 30 anni, un valore analogo a quello della popolazione mondiale di oggi. Tali giovani facevano parte di una generazione che partiva da modeste condizioni economiche, ma con grande desiderio di migliorare e con spazi aperti per provarci. Una generazione che si è trovata ad aggiustare al rialzo le proprie aspettative con corrispondente aumento della mobilità sociale. Non c’erano diritti o posizioni da difendere, ma nuovo benessere da costruire.

Il neoliberismo divora l’Europa

di Argiris Panagopoulos
“Il fatto che l'Europa non difende i suoi successi, la sua eredità, il suo stesso modello sociale e il fatto che l'Europa è stata arresa al FMI, spiega perché affronta una crisi esistenziale… L’Europa oggi è quasi esclusivamente uno spazio di austerità, di deregolamentazione dei diritti sociali e del lavoro e di frontiere chiuse per i rifugiati politici e gli immigrati…Il neoliberismo ha quasi divorato l'Europa”, ha detto Alexis Tsipras nella Facoltà di Economia dell'Università di Roma “La Sapienza”. Siamo in un momento critico, perché in questi giorni la Grecia si trova nella prima linea di una battaglia che riguarda tutta l'Europa.

giovedì 23 marzo 2017

La sovranità di chi?

di Lidia Menapace
Voglio chiarire subito, a scanso di equivoci che non ho nulla a che fare con i “sovranisti” che stanno pullullando; e mi rifaccio al testo COSTITUZIONALE, che dice chiaramente che all’art. 1 parla di SOVRANITA’ POPOLARE, non nazionale. La quale appunto è citata all’articolo 11, come da ridurre reciprocamente con altri paesi europei essendo quasi la condizione del cammino d’Europa, mentre la sovranità nazionale assoluta è anticostituzionale e oggi pericolosissima, perché porterebbe subito alla violazione del secondo comma articolo 11 della Costituzione, e darebbe sostegno ai rinascenti pericolosissimi nazionalismi europei. L’”Europa dei popoli” che personalmente sostengo è fondata sulla sovranità POPOLARE, non sulla sovranità NAZIONALE. 

Mettere il lavoro al centro della riscrittura dei trattati dell’UE. Intervista a Maurizio Landini

Intervista a Maurizio Landini di Argiris Panagopoulos
"Per la FIOM è un onore partecipare a un evento con il primo ministro greco. Crediamo che i governi e i partiti che gli sostengono, i sindacati e le organizzazioni sociali debbano allargare le loro alleanze per riscrivere i trattati dell’Unione europea e difendere i lavoratori e le nostre società “, ha detto ad “Avgi” Maurizio Landini, segretario generale del sindacato dei metalmeccanici FIOM e grande amico del popolo greco, che parteciperà oggi ad un evento con Alexis Tsipras e la presidente dell’ Arci Francesca Chiavacci a Roma.

Il coraggio della sinistra nello smarrimento quotidiano

di Marco Revelli
Aldo Bonomi mi propone di rimettere in gioco il mio Non ti riconosco, dichiarazione di smarrimento espressa in forma affermativa. E di virarla, per così dire, in forma interrogativa: come provare a conoscere il nostro tempo, fattosi appunto irriconoscibile? Ricostruisce anche, in quel suo articolo, il nostro “camminare domandando” fuori dalle mura sicure del fordismo verso i territori magmatici del post-fordismo. E racconta la fatica di Sisifo di seguire il movimento altalenante della scomposizione e della ricomposizione di quasi tutto, soggetti storici, equilibri territoriali, comparti produttivi e riproduttivi, forme della rappresentanza e della rappresentazione… Con in testa la consapevolezza (l’idea, l’utopia?) che lasciate alle spalle le fabbriche in rovina – gli antichi punti focali di un conflitto fondativo e in fondo costituente – si trattasse, per chi non volesse arrendersi, di “fare società”. Parla, infine, di “sociologia delle macerie”, per dare un nome, sintetico, al nostro “lavoro intellettuale”.

Ragazzi, partigiani, compagni felici in mezzo al popolo

di Valentino Parlato 
Il compagno Alfredo Reichlin ci ha lasciato: è una seria perdita. E quando scrivo “compagno” ricordo l’epoca del protagonismo politico e culturale del Pci. Alfredo ne è stato uno dei migliori interpreti: uno straordinario compagno. La sua vita è stata molto intrecciata a quella dei compagni che hanno fatto questo giornale. Innanzitutto a quella di Luigi Pintor. Erano compagni di banco, al liceo Tasso, ed è proprio grazie a Giaime che ambedue hanno preso la strada che poi li ha portati al Pci. Finirono la scuola nel ’43 ma nel grande edificio di via Sicilia tornarono assieme, armati di pistola, già universitari, per la loro prima azione temeraria: entrarono nella stanza del preside fascista, Amante, minacciandolo di rappresaglia se non avesse consentito lo sciopero degli studenti convocato per protestare per l’uccisione di Massimo Gizzio, studente antifascista in un altro liceo della capitale. Poi riuscirono a prendere contatto col Pci e furono arruolati, diciannovenni, nei Gap romani.

I laboratori politici per salvare il vecchio continente

di Marco Bascetta 
Tanto grande è il disordine sotto il cielo europeo quanto poco eccellente la situazione in cui versa il Vecchio continente. E da qualunque parte si voglia prendere il discorso sull’Unione europea si precipita presto in un labirinto di contraddizioni, dove lo scarto tra aspirazioni e realtà, tra promesse e risultati concreti appare quasi incolmabile. Di fronte agli effetti rovinosi di una crisi che sembra essersi imposta come assetto sistemico, producendo mostruose diseguaglianze, miserevoli condizioni di vita e catene di comando sempre meno permeabili alla democrazia è ormai diffusa la denuncia del «fallimento del neoliberismo». È una questione di punti di vista. In realtà il neoliberismo ha stravinto avendo ottenuto tutto ciò che si proponeva, nonché neutralizzato buona parte delle forze storiche che avrebbero dovuto opporglisi. Un esito immorale? Non per quell’etica capitalistica che considera i perdenti viziosi e colpevoli: genti verso le quali può esercitarsi tutt’al più la carità.

Queste elezioni decideranno il futuro dell’Europa

di Conn Hallinan  
Parlando delle recenti elezioni in Olanda la vicenda principale sembra tratta dalla poesia di William Butler Yeats Il secondo avvento: “Le cose vanno a pezzi; il centro non tiene – i migliori mancano di qualsiasi convinzione, mentre i peggiori sono pieni di un’appassionata intensità”. La destra era in marcia, la sinistra era in guerra con sé stessa, i partiti tradizionali alla deriva e i barbari stavano picchiando alle porte dell’Unione Europea. E’ un’immagine grandiosa, piuttosto simile a Game of Thrones. Ma la realtà è considerevolmente più complessa. C’è, naturalmente, della verità nella rappresentazione apocalittica: i partiti di destra in Olanda, Francia e Germania sono cresciuti. Ci sono effettivamente alcune forti divisioni tra i partiti di sinistra. E molti europei sono parecchio scontenti di coloro che hanno inflitto loro politiche d’austerità che hanno affossato il livello di vita di tutti salvo un frammento dell’élite.

Spazi sottratti a un neoliberismo vorace

di Alessandro Santagata 
È da tempo ormai che si parla di «beni comuni». Il motivo risiede probabilmente nella capacità della categoria dei commons di tenere insieme il piano della riflessione intellettuale con quello più concreto delle lotte in un processo di reciproca contaminazione e su diversi ordini di scala: dalla battaglia per la Val di Susa all’impegno del comitato locale nel più piccolo dei borghi della penisola. La dimensione del comune ha aperto un orizzonte nuovo di riflessione che suggerisce l’ipotesi di un’uscita dalle strette dello statalismo novecentesco e di uno Stato moderno in progressivo deterioramento. È in questa cornice che si può leggere anche l’ultimo libro di Piero Bevilacqua (Felicità d’Italia. Paesaggio, arte, musica, cibo, Laterza, pp. 214, euro 20).

Acqua privata e dividendi a go go: il business milionario delle multiutilities

di Angelo Mastrandrea 
Tra il 2010 e il 2014, le quattro multiutility che gestiscono le risorse idriche nel centro-nord d’Italia (A2A, Iren, Hera e Acea) hanno prodotto utili netti per un miliardo e 800 milioni di euro e hanno distribuito oltre due miliardi di dividendi. In barba al voto dei cittadini, che appena sei anni fa stabilirono che l’acqua deve rimanere pubblica e che su di essa non bisogna guadagnarci. La denuncia arriva dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, nella Giornata mondiale a essa dedicata. 

I giovani ormai si emancipano solo alla soglia dei 40 anni

di Antonio Sciotto
Il welfare italiano, il fisco, il mercato del lavoro, sono costruiti in modo tale da penalizzare i più giovani, specialmente i millennials (nati negli ultimi anni del secolo scorso): e se fino a 15 anni fa ci si rendeva indipendenti all’età di 30 anni, oggi per lasciare casa di mamma e papà e vivere del proprio ci si deve avvicinare ai 40. A denunciare il ritardo del nostro Paese è la ricerca della Fondazione Bruno Visentini, Il divario generazionale tra conflitti e solidarietà, presentata ieri alla Luiss. Colmare il gap, è l’invito alla politica: riequilibrando il fisco, con un maggiore carico sui più anziani e benestanti, e imponendo un contributo temporaneo di solidarietà ai pensionati più ricchi.

I norvegesi sono il popolo più felice della terra

di David Macaray
Non avendo, sembra, nulla di più da fare del suo tempo, l’ONU, dal 2012 pubblica una lista annuale dei paesi più felici della terra. Il documento è allegramente intitolato: “Il rapporto della felicità del mondo.” Non sorprende che le conclusioni del 2017 mettano la Norvegia in testa seguita, da vicino dalla vincitrice dell’anno scorso, la Danimarca. Anche se le liste di questo genere saranno sempre accusate di essere esageratamente soggettive o ingiustamente distorte, le sei ampie categorie in cui ai cittadini di 154 paesi è stato chiesto di valutarsi, sono: libertà, generosità, onestà, reddito e buona amministrazione. Le prime 10 nazioni, tutte raggruppate insieme vicinissime l’una all’altra, sono: Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Finlandia, Olanda, Canada, Nuova Zelanda e ( alla pari) Australia e Svezia. Gli Stati Uniti sono al 14° posto, il che, dato che Donald Trump è il presidente, e Betty DeVos è Ministro dell’Istruzione, sembra una posizione fantasticamente avanzata.

L'effetto propulsivo del jobs act è un mito. Intervista a Emiliano Brancaccio

Intervista a Emiliano Brancaccio di Guido Iocca
L’economista: “L’abolizione dei voucher e il ripristino della responsabilità in solido degli appaltanti sono interventi in cointrotendenza ma parziali, che non rimediano al grosso dei danni provocati dalle riforme del lavoro di questi anni”. I voucher saranno cancellati e la responsabilità solidale dei committenti di appalti sarà ripristinata: sull’onda dei referendum indetti dalla Cgil il governo interviene sulla legislazione del lavoro eliminando pezzi rilevanti del Jobs Act. Di questa importante novità discutiamo con Emiliano Brancaccio, 45 anni, docente di Politica economica e di Economia internazionale presso l’Università del Sannio, promotore sul Financial Times del “monito degli economisti” contro le ricette dell’austerity e autore di vari saggi critici nei confronti delle politiche di deregolamentazione del lavoro e di deflazione salariale attuate in questi anni in Italia e nel resto d’Europa. 

mercoledì 22 marzo 2017

Coraggio, visione e ambizione. DiEM25 scende in campo. Intervista a Lorenzo Marsili

Intervista a Lorenzo Marsili di Giacomo Russo Spena
“In questi anni abbiamo assistito a troppi fallimenti, andiamo oltre e per farlo ci vuole ambizione”. Lorenzo Marsili, 32 anni, molto vicino a Varoufakis, si è formato all’estero, tra Londra e l’Estremo Oriente. Estraneo ai partiti, ora, con la sua Diem25, sogna il grande passo nella politica che conta. Conoscitore delle esperienze virtuose in giro per l’Europa – e con mille contatti personali – punta a ricalcare il modello di Podemos: “Abbiamo l’ambizione di aprire un varco e costruire un progetto politico europeo in cui potere finalmente credere – dice – E che abbia la folle convinzione di riuscire a creare una maggioranza sociale dal Portogallo alla Polonia”. Il prossimo 25 marzo DiEM presenterà il suo programma economico – il New Deal per l’Europa – e lancerà un appello a lavorare insieme verso le elezioni europee del 2019 rivolto a tutte quelle forze sociali e politiche che ne condividono i principi e che condividono l’urgenza di aprire un terzo spazio oltre l’establishment e oltre i nazionalismi xenofobi.

Alfredo Reichlin e la politica come educazione sentimentale

di Stefano Fassina
Ci ha lasciato Alfredo Reichlin. Partigiano, giovanissimo, a Roma, comunista italiano, uomo di punta della covata del "partito nuovo" di Palmiro Togliatti, giornalista di popolo, dirigente autorevole sempre, statista della Repubblica democratica fondata sul lavoro senza aver mai occupato posizioni istituzionali apicali, maestro morale e intellettuale per tante generazioni. Le chiacchierate con lui sono state per tanti di noi, in anni e anni di incontri e cene, straordinari momenti di "politica come educazione sentimentale", prima che formazione culturale e politica. Con lui abbiamo discusso i passaggi politici più complicati e dolorosi, fino agli ultimi strappi. Il suo punto di vista era necessario perché il suo sguardo era lungo e orientato all'interesse nazionale, declinato a partire dalle condizioni degli ultimi. Classe e nazione, come da migliore lezione di Gramsci.

Il razzista in doppiopetto e l'ipocrisia europeista

di Giorgio Cremaschi
Dopo le solite condanne di circostanza è già passato in giudicato lo scandalo dei palazzi europeisti per le parole di Jeroen Dijsselbloem. Costui è il presidente dell'Eurogruppo, cioè l'istituzione che nella Ue unisce i paesi che adottano l'Euro, e in un'intervista a un grande giornale tedesco ha spiegato cosa pensi dei popoli del sud Europa. "I popoli del Nord hanno il dovere della solidarietà con quelli del Mezzogiorno, ma questi ultimi non possono continuare a chiedere aiuti e spendere i soldi in alcol e donne". Questo ha detto e pensiamo che questa sua concezione razzista lo abbia guidato quando è stato nel gruppo di comando della Troika che ha imposto i devastanti memorandum che hanno distrutto la Grecia.