La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 24 maggio 2017

Unità. Ma basta ambiguità alla Pisapia. Intervista a Nicola Fratoianni

Intervista a Nicola Fratoianni di Daniela Preziosi 
Nicola Fratoianni, gli ex Pd hanno in programma un’assemblea comune con Giuliano Pisapia a fine giugno. Voi di Sinistra italiana invece non siete d’accordo con la sua offerta di dialogo con il Pd. Dunque per voi Pisapia è di ostacolo a un fronte comune?
L’ostacolo non è lui, sono le sue ambiguità. È ora di decidere da che parte si sta. A sinistra serve una proposta chiara, alternativa al Pd e a Renzi, e anche alla destra e ai 5 stelle, che abbia il coraggio di un cambiamento. Con le ambiguità non riporteremo al voto i milioni di voti di sinistra oggi rifugiati nell’astensione o nell’M5S. Il nostro popolo ci chiede unità, ma anche chiarezza.

Il Partito sociale e il diritto alla città

di Sandro De Toni
La lettura dell’introduzione di Giulio Marcon a “Il partito sociale” (edizioni dell’asino), una raccolta di scritti di Osvaldo Gnocchi-Viani, mi ha sollecitato alcune annotazioni (laterali) ispirate dai teorici della “rivoluzione urbana”. Tra gli altri: Henri Lefebvre (Il Diritto alla città ed altre opere) e David Harley (vedi, ad esempio, Città ribelli). Le tesi di Osvaldo Gnocchi Viani (1837-1917), fondatore del Partito Operaio Italiano (POI), sul socialismo, sulle camere del lavoro, le organizzazioni operaie, sul mutualismo e la cooperazione sociale, sono ancora di grande attualità. In particolare, la sua critica alla separatezza tra politica e questione sociale e la sua rivendicazione della centralità dell’autogestione e della democrazia dal basso.

Dalla fine dello stato sociale alla guerra ai migranti. La necessità di una lettura politica

di Nicolas Liuzzi
Nelle ultime settimane abbiamo assistito a uno spettacolo terribilmente violento giocato completamente sulle spalle dei migranti. Da Salvini, sempre più vigliacco, che ha passato una giornata intera presso il Cara di Mineo a deridere le migliaia di persone che vi abitano in condizioni disumane, al rastrellamento su base etnica alla stazione di Milano che ha come mandante politico il Pd dei Decreti Minniti/Orlando. Negli stessi giorni a Roma un lavoratore senegalese, venditore ambulante ed ultima pedina nel traffico di merce contraffatta, è morto dopo l’ennesima retata del nucleo speciale della Polizia Municipale, quello dei vigili urbani-sceriffi che nel nome dell’ideologia del decoro, in una città in cui languono lavoro, opportunità e servizi, compie azioni spettacolari utili solo alle prime pagine del Messaggero.

Capitalisti e Reddito per tutti. Un matrimonio di comodo?

di Ugo Carlone 
Nella Silicon Valley, Y Combinator, celebre incubatore di start-up, ha voluto testare sul campo una misura di Reddito di Base Incondizionato con un esperimento a Oakland. Una città con seri problemi sociali, dove è stato lanciato, da parte dell’azienda, un progetto per erogare a cento famiglie una somma mensile compresa tra i mille e i duemila dollari, proprio come fosse un “reddito per tutti”: senza condizioni e senza fare alcunché. Per studiare l’esperimento, è stato reclutato un ricercatore sociale, con l’obiettivo di vedere che effetto fa il RBI, come si comportano le persone che lo ricevono, se continuano a lavorare oppure no, se sono felici o, viceversa, annoiate e insoddisfatte, quali sono le ricadute più complessive sulla società.

Il Debito pubblico: perché gli italiani amano le proprie catene?

di Antonio De Lellis
Uno sguardo sulle lotte nazionali come quella in costruzione contro il debito pubblico e contro un’economia a debito mi induce a riflettere sul perché gli italiani, pur a conoscenza del possibile lato oscuro del debito e dell’effetto che questo ha sul malessere sociale, rifiutino l’idea di contrastarlo. Per comprendere ciò occorre anche considerare il più ampio rapporto tra dissenso e potere. Nel libro di D.F. dal titolo” Pensare altrimenti” (Giulio Einaudi editore-2017) si affronta uno degli argomenti più insidiosi e importanti del nostro tempo: il dissenso in rapporto al potere. L'ordine dominante non reprime, oggi, il dissenso. Ma opera affinché esso non si costituisca. Fa in modo che il pluralismo del villaggio globale si risolva in un monologo di massa.

Una sinistra inerte rischia di essere spazzata via

di Massimo Villone 
Nel tormentone della legge elettorale nessun passo avanti o indietro: solo passi di lato. Le proposte fin qui presentate sono più numerose dei grani di un rosario, e meriterebbero altrettante preci. Ma le ultime danze Renzi-Berlusconi, con Emanuele Fiano che regge il moccolo, forse fanno un po’ di luce. In apparenza, un forte contrasto nasce tra il tedesco finto del testo unificato Fiano, e il tedesco vero chiesto da Berlusconi. M5S ha alzato grandi proteste. Ma una linea sembra emergere, su vari punti.

Rivoluzione contro passività

di Andre Vltchek
Si dice di volere i fatti – fatti e ancora fatti – prima di potersi impegnare. Prima che alla fine si decida di diventare parte di qualcosa: un partito politico, un movimento o un altro essere umano. Ce ne sono già moltissimi: una valanga, uno tsunami di fatti . “Di fatto” la vostra vita trabocca di fatti. La maggior parte di questi viene portata direttamente nel vostro soggiorno o nella vostra camera da letto o nel vostro ufficio: risplendono dai cristalli liquidi dei monitor dei computer e dagli schermi della televisione sempre più piatti ed eleganti.

Il sindacato dei benestanti (o, se preferite, dei ricchi)

di Giuseppe Civati 
Renzi e Berlusconi (ma anche Grillo sarebbe d’accordo) si sono subito precipitati a difendere i più benestanti (se preferite, i più ricchi) contro l’Europa cattiva che dice la cosa più ovvia: dovreste far pagare la tassa sulla casa ai ceti più abbienti. Un sindacato benestanti, con Briatore da mandare in tv a spiegare quanto costa mantenere un castello, com’è già capito parecchie volte. E invece sarebbe giusto introdurre la tassa sulla casa per chi se la può permettere, proprio per aiutare chi non se la può permettere. Una tassa che c’è più o meno dappertutto e che dovrebbe rimanere perché le tasse da togliere sono comunque altre: come sono altre cose tipo il debito o gli investimenti da fare.

Sinistra e mutualismo, l'antidoto contro i costi della politica

di Giacomo Russo Spena
Meno soldi per la politica, più soldi per i cittadini "impegnati" nel sociale. Diamo a Cesare, quel che è di Cesare. In questo caso, diamo a Sinistra Italiana quel che è di Sinistra Italiana. Al di là delle preferenze elettorali, l'iniziativa è lodevole sotto vari punti di vista e dovrebbe essere presa come modello anche dagli altri partiti. Si chiama Forza ed è un programma con cui il partito del neosegretario Nicola Fratoianni sviluppa progetti sociali innovativi, senza finalità di lucro. Come è finanziato? Coi soldi dei parlamentari di Sinistra Italiana, i quali hanno deciso di decurtarsi l'indennità del 70%, pari quindi a 3500 euro mensili. Si è creato così un fondo di 100mila euro che tramite un bando pubblico mira a sostenere l'attivazione e il potenziamento delle iniziative territoriali ispirate ai principi di trasparenza, partecipazione e innovazione.

Fiano amaro. La nuova proposta di legge elettorale del PD

di Domenico Gallo
E’ dal 5 dicembre che è apparso a tutti evidente che il Parlamento avrebbe dovuto varare una nuova legge elettorale, perché l’Italicum, ancor prima che venisse azzoppato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 35 del febbraio 2017, era stato concepito per un sistema politico con una sola Camera elettiva. Dopo aver fatto sei mesi di silenzio, il Pd ha bocciato, il 16 maggio, la proposta di riforma presentata dal presidente della Commissione affari costituzionali della Camera e soltanto il giorno dopo ha tirato fuori dal cappello la sua proposta di legge. Proposta di legge, depositata dall’on. Fiano, che è stato nominato relatore.

Qualcosa di nazista

di Alessandro Dal Lago 
C’è qualcosa di nazista nelle tattiche terroristiche promosse dall’Isis. Colpire la folla dei concerti, composta da adolescenti e da ragazzini o bambini, a Parigi o Manchester, per fare più vittime possibile, significa mirare alla popolazione civile, perché se ne stia a casa e non faccia uscire i figli. Allo stesso modo, gli attentati di Nizza e Berlino e tanti altri avevano lo scopo di far rinunciare alla partita del sabato o della domenica, alla festa in piazza, a prendere un treno o a salire su un aereo.

Insieme per attuare la Costituzione. Una lista unitaria e alternativa della sinistra

Siamo amministratrici e amministratori di città e regioni. Siamo stati e siamo protagonisti di esperienze politiche e elettorali nate sui territori e rappresentate da liste unitarie della sinistra diffusa e di alternativa. Da circa un anno, insieme a tante energie dell’associazionismo, abbiamo passo dopo passo tessuto la rete de “Le Città in Comune”. Siamo stati in prima linea nella straordinaria iniziativa di popolo per il No al referendum costituzionale del 4 Dicembre scorso. Portiamo ogni giorno nei consigli comunali e regionali le voci e i conflitti di chi spesso è dimenticato dal circuito della politica tradizionale. Da ultimo, in oltre 100 consigli comunali, abbiamo presentato ordini del giorno per contrastare i cosiddetti Decreti Minniti-Orlando, organizzando iniziative di protesta in molte città nella giornata dell’8 aprile.

Le aziende? Ai lavoratori. Quattro esempi virtuosi

di Marina de Ghantuz Cubbe, Serena Riformato e Irene Roberti Vittory
Dalle ceneri di un’azienda privata, in crisi o fallita, non ci si aspetterebbe nulla di buono. Invece, può nascere una cooperativa gestita dagli stessi lavoratori che rischiavano di perdere il posto. Il workers buyout è un’operazione finanziaria che permette ad un’impresa in serie difficoltà di continuare la produzione. Per questo rappresenta un modo per resistere alla crisi economica e alla disoccupazione, invertendo la dinamica fallimento-chiusura. Decidere di iniziare un workers buyout non è mai semplice perché un lavoratore passa dall’essere un dipendente ad avere, insieme agli altri soci, oneri e onori di un imprenditore.

La città dei ricchi e la città dei poveri

di Andrea Baldazzini
A partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, l’urbanistica ha conosciuto un momento di grande espansione, arrivando a costruire attorno a sé un pubblico sempre più ampio composto da specialisti e non. Il tema della città, o in generale quello degli spazi di vita collettivi, ha infatti coinvolto una molteplicità di saperi, discipline ed interessi dimostrando come esso non riguardi solamente problemi di carattere tecnico-funzionale, e mostrando quanto in verità parlare di città significhi parlare dei cuori pulsanti delle società contemporanee: luoghi di conflitto e produzione, di creazione e decisione, di desideri e cambiamento.

L’América Latina ingovernabile

di Raúl Zibechi
La disarticolazione geopolitica globale si traduce, nel continente latinoamericano, in una crescente ingovernabilità che colpisce i governi di tutte le correnti politiche. Non esistono forze capaci di mettere ordine in nessun paese, né a scala regionale né globale. Si tratta di qualcosa che colpisce tutti, dalle Nazioni Unite fino ai governi dei paesi più stabili. Uno dei problemi che si possono osservare, soprattutto sui media, è che quando si rivela il fallimento delle analisi, ci si appella a semplificazioni del tipo: “Trump è pazzo”, o congetture simili, oppure lo si taccia di “fascista” (cosa che non è una semplice congettura). Solo aggettivi che servono a eludere analisi di fondo.

Dopo il 20 maggio a Milano, una piazza non fa primavera ma può aprire una fase

di Stefano Galieni
La manifestazione di sabato 20 maggio a Milano merita a mio avviso alcune riflessioni utili anche per il futuro. È stata bella, plurale, ricca di contenuti, allegra e impetuosa, meticcia e imponente, non solo per i numeri. Ha raccontato per lo spazio di un pomeriggio, dell’esistenza di un paese che non è come ce lo raccontano con una ossessiva reiterazione. C’era una parte bella di Milano e numerose delegazioni giunte da altre città, per dimostrare che paura, guerra contro gli ultimi, odio sparso a piene mani tanto da alimentare una xenofobia popolare, non sono l’unico volto del paese, solo quello che fa più notizia e rumore.

La conferenza programmatica di Articolo 1 tra luci ed ombre

di Filippo Errante 
Tutti i leader del neonato movimento sono presenti all’appuntamento: D’Alema, Bersani, Epifani, Rossi, Speranza. Il format dell’evento è classico, gruppi di lavoro tematici “Ambiente”, “Lavoro e Giustizia fiscale”, “Legalità e questione morale”, “Sanità e Welfare” e “Scuola, Università e Beni Culturali” dove ci si confronta e si elabora una prima bozza di programma. Una tre giorni importante che segna un ulteriore passo avanti verso la Costituente della Sinistra che avrà luogo in autunno per solidificare in un unico progetto tutti i rivoli e i micro partiti che costituiscono la galassia a sinistra del Partito Democratico.

L’economia che trasforma

di Giacomo Pellini
55 territori coinvolti (46 in Europa e 9 nel resto del mondo), in 32 Paesi di cui 23 membri dell’Unione europea. Circa 30 organizzazioni della società civile attivate con oltre 80 ricercatori al lavoro che hanno mappato oltre 1100 pratiche rilevanti di Economia sociale e solidale intervistando oltre 550 stakeholder rilevanti tra i quali oltre 100 rappresentanti di autorità locali, nazionali e istituzioni internazionali. Il rapporto “Verso un’economia trasformativa”, realizzato nell’ambito del progetto europeo “Social and Solidarity Economy as Development Approach for Sustainability in Eyd 2015 and beyond” (Essdas) analizza lo stato dell’arte dell’economia sociale e solidale in tutto il mondo.

Venezuela: manuale di autodifesa dallo stupro di verità

di Il Simplicissimus
Mettiamoci nei panni di un abitante del pianeta terra che per informarsi sul Venezuela non ha che i media mainstream occidentali, che sente e legge ogni giorno di “manifestanti” e “repressione”: inevitabilmente finirà per credere che la popolazione sia in rivolta nelle piazze mentre il governo non fa che reprimere la protesta. Non potrebbe mai immaginare che in Venezuela non esiste in realtà alcuna rivolta popolare, che le manifestazioni partono esclusivamente dai quartieri residenziali dei ricchi, che violenza, uso delle armi e terrorismo vengono proprio dagli organizzatori di queste falangi, che i media possono trasformare il 2% della popolazione in popolazione tout court e le piccole isole urbane di privilegio nel “Venezuela”.

Donald Trump e l’islam “buono”, quello che compra le armi Usa

di Umberto Mazzantini
Il primo viaggio del presidente Usa Donald Trump all’estero è stato surreale: ha tenuto un discorso su Islam e il terrorismo a Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudita, il Paese più integralista del mondo e culla dl wahabismo, la corrente islamica alla quale si ispirano Al Qaeda e lo Stato Islamico/Daesh, implorando i musulmani di praticare la tolleranza, ma attaccando – in una monarchia assolta teocratica – come intollerante l’Iran che aveva appena celebrato elezioni nelle quali Hassan Rohani aveva pesantemente sconfitto l’ala destra oscurantista del clero sciita, che sognava di riconquistare la presidenza della repubblica islamica iraniana.

Il negativo in questione. Una lettura di Adorno

di Angelo Cicatello
1. Logica della disgregazione
Cosa significa ‘dialettica negativa’? Cosa dice di più e di diverso dalla parola ‘dialettica’ un aggettivo che ne specifica la fisionomia negativa?
Non è un segreto che il progetto di una dialettica negativa abbia come sfondo il confronto costante con quelli che Adorno, a torto o a ragione, denuncia polemicamente come gli esiti concilianti della dialettica hegeliana[1]. Il che però, nella prospettiva adorniana, non si riduce al confronto con le tesi specifiche di un autore. Hegel figura, piuttosto, come il momento culminante di una tradizione dal cui peso la dialettica dovrebbe essere liberata.

24 maggio 1915. Il Piave mormorava e l'Italia proletaria fu mandata al massacro"

di Franco Astengo
Come ogni anno deve essere ricordata sempre la scelleratezza della monarchia, dei governanti, della borghesia, capaci di gettare milioni di vite umane dentro ad una tragedia di incalcolabile portata per la loro insensata volonta’ di potenza, dominio, sfruttamento. Non dimenticare mai e ricordare sempre da che parte si collocano gravissime responsabilita’ storiche. Ricordare sempre anche se sono passati piu’ di cent’anni perche’ l’orrore della guerra, come dimostrano le cronache dell’attualita’, e’ sempre in agguato ad ogni tornante della storia.

In Turchia lo sciopero della fame è l’ultima arma contro Erdoğan

di Vijay Prashad
Il morale è basso in Turchia, e non solo tra chi si oppone al presidente Recep Tayyip Erdoğan e al suo Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp). Anche alcuni dei suoi sostenitori sono disorientati dai recenti sviluppi del paese. Dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, Erdoğan ha deciso il licenziamento di decine di migliaia di funzionari pubblici. Le statistiche delle purghe in corso in Turchia sono sconvolgenti. Il giorno dopo il fallito golpe, il governo Erdoğan ha licenziato 2.745 giudici, un terzo del totale. Non molto tempo dopo circa centomila funzionari pubblici, insegnanti e giornalisti hanno perso il lavoro.

L’Assemblea Costituente è l’unico cammino di pace per il Venezuela

Intervista a Isaias Rodriguez di Geraldina Colotti 
Isaías Rodríguez, ex Procuratore generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, è stato costituzionalista ai tempi di Chávez, e ha partecipato alla stesura della nuova Carta Magna, approvata nel 1999. Poeta, scrittore, giurista, è ambasciatore del Venezuela in Italia. Ora è stato nominato vicepresidente della Commissione di attivazione per la nuova Assemblea Costituente, lanciata da Nicolás Maduro.

Teniamo aperti, dentro di noi, gli occhi di Saffie

di Sarantis Thanopulos
Una bambina di 8 anni guarda all’obiettivo della macchina fotografica che la immortala, in primo piano. Ha gli occhi grandi, sorride, lo sguardo e l’espressione del suo viso si distendono insieme alla bocca. Appena un po’ di compiacenza di sé, sa di essere carina. Sembra fiduciosa, forse si percepisce un un velo leggero di inquietudine. una vaga incertezza. In uno specchio dietro di lei si intravede il suo chignon, quasi una anticipazione della donna che diventerà. Ma in Saffie Rose Russos non maturerà quella donna: è morta l’altro ieri nell’attentato a Manchester, nel suo ultimo e probabilmente primo concerto. Ci osserva dalla foto, pubblicata sul sito del Guardian, e inconsapevole dei suoi “dieci minuti” di celebrità, con un misto di monelleria e di serietà, impegna la nostra ragione.

Legge Minniti-Orlando ovvero una spietata compressione dei diritti umani

di Martina Costantino e Carlo Facile 
"A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezionelatente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager." Primo Levi
Proviamo a metterci nei panni dell’altro. È probabile che non volessimo “emigrare” con un progetto per specifiche ambizioni professionali o, semplicemente, pensando che è meglio fare il barista in regola nell’uggiosa Londra, invece che al sole del Mediterraneo, ma in nero. Noi stiamo solo fuggendo da un predatore con diversi nomi: guerra, fame, integralismo, povertà, intolleranza.

Scene di lotta di classe in Venezuela

di Marco Consolo 
Il governo del legittimo presidente Nicolás Maduro affronta una escalation irresponsabile di disinformazione e attacchi costanti dei grandi media internazionali. La cronaca parla dei mille problemi: la corruzione, l’inefficienza, la scarsità di alimenti e medicinali, la speculazione, l’inflazione galoppante, etc. Non si tratta di negare la realtà, ma di capire le cause di questa situazione. Com’era il Venezuela prima di Chávez e cos’è cambiato? Chi sono i responsabili della guerra economica? Cosa rappresenta il Venezuela nella geopolitica dell’America Latina e di quella mondiale? Le riserve petrolifere venezuelane sono tra le più importanti nel mondo. Si tratta di una pura coincidenza o avrà a che vedere con ciò che sta succedendo? Se coltivassero broccoli staremmo in questa situazione?

Il miraggio della libertà nel mondo antico

di Federico Gurgone 
Il giurista Gaio, suddito dell’illuminato Marco Aurelio, divideva in due la specie umana: liberi e schiavi. Un sistema binario, nel probabile rapporto di sette a tre, raccontato crudamente all’Ara Pacis dalla mostra Spartaco. Schiavi e padroni a Roma, curata da Claudio Parisi Presicce, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo e visitabile fino al 17 settembre. A un certo punto del percorso espositivo, l’attenzione è catturata da un contenitore bronzeo di profumi in forma di testa di schiavo, in prestito dal Louvre. È questa l’essenza di Roma: il profumo degli eletti costruito sul sudore insanguinato della maggioranza. L’Urbe segna l’origine del capitalismo. E infatti poggiava i piedi sullo schiavismo.

Hegel, lo Stato perfetto e la spina di Marx

di Fulvio Papi
Cerchiamo di mettere in luce, riassumendoli, alcuni temi centrali della “Filosofia del diritto” di Hegel scritta nel 1820 quando aveva la cattedra di filosofia all’Università di Berlino. Gli studiosi di Hegel hanno spesso considerato i famosi scritti jenensi di Hegel dal 1801 al 1806 come precedenti importanti della “Fenomenologia dello Spirito” del 1808 come della “Filosofia del diritto”, anzi questi scritti giovanili mostrano spesso una ricchezza tematica più ampia delle successive opere a stampa. Inoltrarci in questa ricchissima selva filosofica vorrebbe dire perdere di vista la strada teorica che Hegel ha poi codificato come sua filosofia resa pubblica. Tuttavia su un tema molto generale si può trovare una linea di continuità.

Trump in una Monarchia durante le elezioni in Iran

di Juan Cole
Lo spettacolo di Trump e dei suoi compari che come Steve Bannon della destra alternativa neo-nazista che socializzano con la monarchia saudita, del presidente che fa l’inchino al re Salman e che riceve da lui un’enorme medaglia d’oro (per che cosa, per aver criticato attaccato implacabilmente l’Islam?) è stato reso ancora più squallido dal suo confronto con le elezioni in Iran. Queste sono state vinte da Hassan Rouhani, del centro-destra e gli hanno dato un secondo mandato come presidente, anche se ha avuto l’opposizione da parte degli estremisti dell’Iran. Né l’Arabia Saudita né l’Iran sono quella che si potrebbe chiamare una democrazia, ma l’Iran ha un sistema politico più flessibile.

Lavoro agile: più che innovazione, taylorismo digitale

di Paolo Terranova 
Troppo piombo nelle ali del lavoro agile. Lo dice in seduta plenaria il senatore Pietro Ichino, illustre avvocato e professore, già sindacalista. E sotto questo brutto titolo l’onorevole professore raccoglie alcuni elementi e chiavi di lettura del cosiddetto lavoro agile, che periodicamente risuonano dagli spalti datoriali e da alcune tribune accademiche. E chi ancora si meraviglia delle cose del mondo non può rimanere indifferente di fronte all’espressione “la prestazione lavorativa è esentata dal vincolo contrattuale del coordinamento spazio-temporale, assumendo così i tratti essenziali della prestazione autonoma”.

Il numero chiuso alla Statale è una truffa ai contribuenti

di Curzio Maltese 
Il numero chiuso alle facoltà umanistiche della Statale di Milano costituisce una truffa ai danni dei contribuenti. Una truffa che gode peraltro di ottima stampa. I giornali di destra, ma non soltanto loro, hanno rappresentato in questi giorni un teatrino di dati falsificati dove, da una parte, protestano al solito bande di studenti lazzaroni, aizzati da qualche professore nostalgico del '68 e alcuni vecchi umanisti, e dall'altro resistono le forze della ragione e del buon senso, illuminate dalla guida manageriale del rettore Gianluca Vago, preoccupate di non sfornare disoccupati e di non sprecare il danaro pubblico, col debito già alle stelle, per garantire anni di parcheggio a studenti svogliati.

I segreti della Spagna

di Carlo Clericetti 
Una crescita tripla rispetto all’Italia: il Pil spagnolo è aumentato del 3,3% nel 2016 (il nostro lo 0,9) ed è previsto al 2,7 quest’anno, contro la stima dell’1% per noi, appena comunicata dall’Istat, che però ha aggiunto un “se tutto va bene”, ossia se il commercio internazionale continuerà a tirare. Qual è il segreto? La politica di austerità che ha funzionato? Tenta di rispondere un paper appena pubblicato da Ref, l’istituto di analisi congiunturali diretto da Fedele De Novellis. Quello che se ne ricava è che la Spagna ha attuato un mix di politiche, che si potrebbe definire di “riforme strutturali” del tipo che piace tanto all’Europa (e alla Germania), ma accompagnate da massicce dosi di politiche (più o meno) keynesiane. E poi un ruolo non irrilevante l’ha avuto anche quello che Prodi chiamava “il fattore C”, ossia la fortuna. Ma vediamo in dettaglio.

Per Aécio e Temer la politica è una credenziale per il crimine

di Jeferson Miola
E’ necessario segnalare la dimensione dei gravi crimini praticati da Aécio Neves e Michel Temer. In base alle azioni scoperte, risulta evidente che i principali soci del golpe usavano la politica come credenziale per pratiche continuative di crimini contro il patrimonio pubblico e la società. Gli illeciti di Temer coprono il periodo elettorale del 2014, quando la cospirazione già era stata concepita ed egli insieme a Eduard Cunha coordinò la raccolta di quali 28 milioni di reais come tangenti della JBS per comprare 140 deputati che avrebbero eletto Cunha alla presidenza della Camera per montare la frode dell’impeachment (contro la Presidente costituzionale Dilma Rousseff). In questo caso si configura chiaramente il crimine di cospirazione contro l’ordine politico e lo Stato di Diritto.

«Repubblica» e il sentito dire della repressione

di Giuliana Sgrena 
Nell’era della post verità i giornalisti preferiscono fare gli «scoop» origliando dietro le quinte piuttosto che assistere a fatti reali. Anche quando si tratta di difendere cause giuste come quella per la verità sul caso Regeni. Mi riferisco all’articolo pubblicato il 23 maggio da Repubblica dal titolo: «I veleni del caso Regeni “Attivisti egiziani spiati al convegno in Italia”» a firma Carlo Bonini e Giuliano Foschini. Le intimidazioni da parte di giornalisti filo-regime al Sisi nei confronti di intellettuali egiziani e arabi impegnati per i diritti umani e per conoscere la verità sull’assassinio di Regeni sono avvenute in pubblico e avrebbero potuto essere documentate in diretta dai giornalisti citati se avessero partecipato alla conferenza stampa tenuta venerdì 19 alla stampa estera, alla quale erano stati invitati.

No al G7 di Taormina. Un altro mondo è necessario

Il 26 e 27 maggio prossimi si svolgerà a Taormina il G7, la riunione dei capi di stato e di governo delle sette maggiori potenze mondiali (U.S.A., Canada, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia). In un mondo nel quale gli 8 uomini più ricchi dispongono di risorse uguali alla somma di quelle a disposizione di 3,6 miliardi di persone più povere, questa riunione servirà a ribadire differenze e privilegi. Servirà a confermare ed estendere gli scenari di guerra, la cosiddetta esportazione della democrazia, alimenterà le ingiustizie sociali e il razzismo: mentre i/le migranti muoiono le merci sono libere di circolare. Non deciderà nulla, nonostante la drammatica crisi ambientale, per fermare la devastazione del pianeta.

Milano, 20 maggio 2017: la città dell’accoglienza o la città del “decoro”?

di Andrea Cegna
Sabato 20 maggio centomila persone hanno attraversato la città di Milano in corteo. Centomila voci che hanno gridato “noi vogliamo accogliere”. Un risultato tutt’altro che scontato. Un punto di partenza importante, ma non sufficiente, che acuisce lo scontro tra il governo del decoro e la variopinta e aperta città dell’accoglienza. Qualche settimana prima, il 2 maggio, Milano aveva subito la vergognosa violenza di un rastrellamento razzista di polizia in Piazza Duca d’Aosta. Intervento applaudito dall’assessora alla sicurezza Rozza e dal PD cittadino. Di diverso approccio furono il sindaco Sala e l’assessore Majorino. Uno scontro aperto dentro il partito di governo della città e del paese, uno scontro aperto a 48ore dalla nuova investitura di Renzi a segretario del PD.

Rohani ai sauditi: urne non armi

di Enrico Campofreda
Il sorriso più beffardo che pacifico di Hassan Rohani, presidente iperconfermato dell’Iran della Rivoluzione Islamica, ha caratterizzato il suo primo intervento pubblico. A ridosso di un’elezione molto partecipata dalla popolazione (42 milioni di votanti sui 55 milioni aventi diritto) il chierico sciita si toglie qualche sassolino dalla scarpa, parlando della dinastia saudita visitata e abbracciata dal presidente statunitense Trump. Un evento commentato dalla stampa mondiale, che a detta di parecchi osservatori avrebbe aperto un nuovo orizzonte alla politica estera americana.

La Tunisia brucia ancora

di Patrizia Mancini
Si chiamava Anouar Sokrafi, aveva 21 anni ed è morto schiacciato da un veicolo della Guardia Nazionale. Un altro manifestante è ricoverato in gravissime condizioni, colpito da lacrimogeni. E’ così che il governo ha lanciato la sua escalation in questa zona dell’estremo sud della Tunisia, in cui la popolazione da settimane è in continua mobilitazione per chiedere decentralizzazione, redistribuzione delle risorse (previste dalla Costituzione “più avanzata del mondo arabo”) e lavoro. La sede della Guardia nazionale è stata poi assalita e saccheggiata.

L’eccedenza antirazzista di Milano

di Stefano Bleggi
La fase politica del rapporto tra migrazioni, accoglienza e diritti nella quale siamo immersi non è per nulla semplice. Non solo perché attorno alla figura del "profugo" e al tema dell’accoglienza si stanno scagliando i peggiori istinti razzisti, ma perché la questione migratoria, in qualsiasi paese occidentale, e non solo in questo periodo storico, crea reazioni scomposte, innalzamento di muri e barriere, norme discriminatorie, ostacoli e limitazioni al riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Quindi non è per nulla scontato riuscire a portare in piazza oltre centomila persone a favore dell’accoglienza e dei diritti dei migranti.

Scalfari, Calabresi e la Storia scritta sui fazzoletti di carta

di Dante Barontini 
Ci si può rammaricare di tante scelte fatte, ma chi “si pente” appare agli occhi del mondo doppiamente stupido. Una prima volta per aver fatto, senza averci riflettuto su bene, le scelte che oggi critica; una seconda volta per il tentativo di “rifarsi l’immagine” a distanza di tempo, con comodo, puntando a concentrare su di sé la benevolenza di un pubblico (ritenuto) boccalone. L’anniversario dell’uccisione di Luigi Calabresi, spietato commissario della “squadra politica” della questura di Milano alla fine degli anni ’60, è stato occasione per Eugenio Scalfari di un pentimento decisamente tardivo, ma – come tutti i “pentimenti” – per nulla innocente.

Nativi americani, lontani dal braccio della morte

di Flaviano De Luca
In attesa di esecuzione capitale nelle prigioni statunitensi ci sono principalmente afroamericani, ispanici, nativi d’America. Due condannati a morte d’origine pellirossa, Ray e Nendy, sono i protagonisti di Racconti Yaqui e Memorie Cherokee, un libro curato da Marco Cinque per le edizioni Pellicano (pp.140, euro 12). Tutta l’antica cultura degli indiani – un misto di spiritualità, amore per la natura e senso universale di fratellanza – viene fuori in questi ricordi scritti con amore e un pizzico di nostalgia che ci fanno conoscere la capanna sudatoria, il fischietto d’osso d’aquila, la cerimonia di purificazione e altre prove di resistenza, forza e coraggio che i giovani Choctaw devono sostenere per entrare nel mondo adulto.

Decreti Madia, così la Troika ridisegna il pubblico impiego

di Roberto Cerretini e Federico Giusti
Il Governo ha diffuso un comunicato nel quale manifesta profonda soddisfazione per i decreti Madia e le modifiche apportate al Testo Unico del Pubblico Impiego. Ben pochi saranno i lavoratori e le lavoratrici disponibili ad andare alla fonte, a leggersi la documentazione per discuterla con colleghi\e, quasi tutti proni alla vulgata ufficiale del Governo e di Cgil Cisl Uil. Proviamo allora per la “svogliata” forza lavoro della Pa a costruire una sintesi partendo proprio dal comunicato ufficiale

Il reddito di cittadinanza del M5s non basta

di Enrico Grazzini
Il reddito minimo a favore dei cittadini in difficoltà è un diritto, e dovrebbe anche essere un dovere per il buon governo e la buona politica. Sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere. Ma non sono solo i poveri a soffrire. La situazione italiana è disastrosa: la disoccupazione ufficiale è al 12%, solo il 60% della popolazione è in attività, metà dei giovani non trova lavoro e il sud sprofonda. Le divisioni sociali e territoriali aumentano. Il reddito medio in Italia è oggi inferiore a quello che c’era prima dell’introduzione dell’euro, nel 1999. Tutto questo a causa dell’assurda politica di austerità imposta dall’Europa: questa austerità suicida conviene solo alla grande speculazione finanziaria che prospera sul debito pubblico.

La distruzione del progetto europeo

di Kamil Kaminski
La vittoriosa marcia della globalizzazione, rappresentata al meglio dalla Belle Époque, fu brutalmente interrotta dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914. Soltanto negli anni ’90 il libero mercato globale ha assaporato la propria riscossa. Il progressivo allargamento dell’Unione europea e le quattro libertà del Mercato Unico [la libertà di circolazione per forza lavoro, servizi, merci e capitali, ndVdE] hanno permesso all’Europa, almeno in senso economico, di fare ritorno al “mondo di ieri”, volendo prendere in prestito il titolo delle famose memorie di Stefan Zweig. Una nuova Belle Époque è in costruzione. L’euro è stato annunciato come un simbolo di questa nuova era per l’Europa, ma si è invece rivelato una trappola economica. Ha portato sofferenza anziché prosperità, divisione anziché unità – in breve, l’euro mina il progetto europeo.

Xi Jinping e l’ochetta Martina

di Pierluigi Fagan
La Belt and Road Initiative – BRI (che, come acronimo, prende il posto del precedente One Belt One Road – OBOR, detta anche “Vie della Seta”) ha avuto il suo primo summit fondativo. Si tratta di un progetto infrastrutturale (strade, porti, stazioni, ferrovie, reti elettriche-tlc, gasdotti, ecc.) che vorrebbe innervare l’Eurasia, coinvolgendo Medio Oriente ed Africa, per cui sarebbe più giusto dire “Afro-Eurasia”. Il capofila è la Cina che traina l’economia asiatica (presa senza India e Giappone) che pesa un 21% dell’economia mondo.

Una foto in via De Amicis

di Damiano Palano
Nel corso dei decenni, l’espressione «anni di piombo» – entrata nel nostro lessico dopo il film omonimo di Margarethe von Trotta – è andata progressivamente a identificare quel lungo periodo della storia italiana che inizia con il 1968 e giunge fino all’inizio degli anni Ottanta. Nel dibattito pubblico, e nella memoria collettiva, la durata degli «anni di piombo» si è così progressivamente dilatata. Ha cessato di identificare soltanto la stagione del terrorismo e della lotta armata – quel periodo in cui il conflitto sociale e politico si trasforma in una dolorosa, nichilista, «guerra civile a bassa intensità» – ed è diventato qualcosa di più, la formula con cui rappresentare un decennio di follia, in cui l’Italia si muta in una fucina di violenza incontrollabile, di odio viscerale, di follia ideologica. Una simile dilatazione distorce, almeno in parte, la realtà.

Fare Spazio: rapporto 2016 sulle migrazioni interne

di Lorenzo Cattani
Il tema delle migrazioni interne può sembrare una problematica superficiale, soprattutto se confrontata con i massicci flussi migratori originatisi negli ultimi anni, eppure sono un fenomeno che ha dato, e che continua a dare, forma all’Italia di oggi. In un’altra recensione sulle migrazioni italiane, l’autrice Francesca Fauri sosteneva infatti che l’Italia è sempre stata terra di migrazioni anche in periodo pre-unitario e per quelle che oggi chiamiamo “migrazioni interne”, vi è stato un tempo in cui erano considerati spostamenti importanti, a testimonianza della grande mobilità all’interno della penisola. Il libro di Colucci e Gallo, da questo punto di vista, seppur indugiando in descrizioni talvolta eccessive, fornisce informazioni importantissime e cruciali per discutere il futuro del Paese.

Pocket Money. Piccolo lessico del grande esodo

di Nijmi Edres
“Scandalo pocket-money. 40 euro al giorno agli immigrati”. “Emergenza profughi: che fine fanno i 35 euro al giorno?”. “Povera Italia: un immigrato costa il doppio di un agente.” Titoli di giornali. Assiomi confezionati da spacchettare con sdegno nelle argomentazioni socio-politiche del lunedì mattina mentre si attende il proprio turno dal dottore. Intanto anche nel palazzo di fronte, fuori dall’ufficio del progetto SPRAR, c’è la fila. Gli operatori hanno già diviso le banconote e si apprestano a far firmare le ricevute ai beneficiari che devono ritirare il pocket money mensile. Tariq tiene le mani incrociate dietro la schiena e attende il suo turno.

Il paralogismo di Coco

di Giorgio Mascitelli
Alla manifestazione milanese del 25 aprile scorso ha destato disappunto e ironia il cartello portato da un militante del PD che inneggiava a Coco Chanel come madrina spirituale dell’Europa unita, dati i trascorsi antisemiti e collaborazionisti della celebre stilista che evidentemente gli estensori del cartello ignoravano. Se torno sull’episodio ovviamente non è per rinfocolare le polemiche politiche che da qualche anno in qua accompagnano la festa della Liberazione, ma perché questa gaffe è il sintomo di un certo quadro di idee diffuse nella nostra società non solo tra i sostenitori del PD. Nel commentarlo alcuni hanno tirato in ballo l’ignoranza dei tempi e che lo spirito dei tempi abbia qualche cosa a che fare con la vicenda è indubbio, anche se non sarei così draconiano nell’ascrivere a pura ignoranza la genesi dell’episodio.