La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 26 settembre 2017

La forza creativa della Costituzione

di Paolo Ciofi 
Cosa vuol dire, nelle condizioni del mondo di oggi, lottare per l'applica­zione della Costituzione del 1948, che fonda sul lavoro la nostra Re­pubblica democratica? Il tema, ignorato per anni e colpevolmente messo in sonno dai partiti subito dopo il clamoroso risultato del refe­rendum del 4 dicembre 2016, che ha respinto la controriforma renziana orientata a deformare l'assetto co­stituzionale secondo gli interessi del capitale finanziario e di un'oligar­chia di comando, è stato con effica­cia riproposto all'attenzione del di­battito pubblico dall'Assemblea per la democrazia e l'uguaglianza, or­ganizzata da Anna Falcone e To­maso Montanari al teatro Brancac­cio di Roma il 18 giugno scorso.

Alla Spd serve una Bad Godesberg alla rovescia

di Marco Bascetta
«La Germania ha bisogno di un governo stabile e noi glielo daremo». Con qualche fatica Angela Merkel, alla sua quarta investitura, riuscirà a mantenere la promessa. Nessuno nel suo partito ha la forza di farle pagare gli 8 punti percentuali perduti in questa tornata elettorale. Nemmeno gli alleati bavaresi della Csu che, nonostante abbiano fatto la voce grossa contro la politica migratoria della Cancelliera e mantenuto un solido profilo di destra, hanno subito un vero e proprio tracollo e rischiano di perdere la storica maggioranza assoluta nel Land.

Così fan tutti, anche il M5S sceglie la formula del capo politico

di Michele Prospero 
Grandi movimenti in casa cinque stelle. Tra gli osservatori prevalgono le facili ironie. Le allusioni sui trucchi della piattaforma Rousseau o i rimbrotti sul ricorso molto risicato al clic non servono per comprendere un processo politico in corso. Il punto vero, da cogliere nella evoluzione del M5S, non è la sceneggiata di primarie che si presentano con un vincitore annunciato e senza che in lizza compaiano veri contendenti. Rispetto all’incoronazione, sin dall’inizio data per scontata di Di Maio, che tanto fa discutere, va rammentato che gli altri partiti “normali” non si erano certo comportati diversamente nelle grandi finzioni delle primarie.

Il voto dimostra che la Germania felix era solo una favola

di Stefano Fassina 
Le elezioni tedesche smascherano la favola della Germania felix. La sofferenza economica e sociale è ampia anche nel paese leader della Ue, sebbene meno che nella periferia dell'Unione. Prima di domenica sera, era difficile introdurre nella narrazione sulla Germania e sulla super-Merkel i dati empirici: in particolare, l'aumento della disuguaglianza, soprattutto tra Ovest e Est, la caduta dei salari reali dovuta ai mini-jobs e allo smantellamento del contratto nazionale di lavoro, l'impoverimento del lavoro autonomo e delle micro attività imprenditoriali e commerciali causato dal soffocamento della domanda interna.

Spagna, oltre il referendum: avviare un processo per i diritti sociali

di Massimo Serafini e Marina Turi
Pablo Iglesias gli parla direttamente come se fossero uno di fronte all’altro «Compagno Sánchez non cadere nella trappola di un fronte con il Pp» e ancora prima Ada Colau, la sindaca di Barcellona, si rivolge sempre a lui, al segretario del Psoe, perché appoggi «un referendum concordato invece che allearsi con un Pp bunkerizzato».

La destra tedesca che scuote l’Europa

di Manuel Kellner
Il 24 settembre sarà ricordato per la perdita spettacolare dei partiti Cdu e Spd che avevano formato la Grande coalizione guidata dalla cancelliera Angela Merkel e per il successo drammatico dell’Afd dal profilo nazionalista, razzista, ultraconservatore e di estrema destra. In effetti, la Cdu-Csu, con il 33% dei voti, perde l’8,5% in raffronto al 2013 e la Spd perde il 5,2 arrivando al 20,5%, espressione di un’erosione apparentemente irresistibile dell’elettorato socialdemocratico dopo la messa in opera delle controriforme antisociali dell’Agenda 2010 risalenti al governo Spd-Verdi guidato dal cancelliere Gherard Schröder.

La realtà dei migranti, le illusioni dell’accoglienza e i sogni di Minniti

di Coordinamento Migranti 
La tempesta dei migranti sembra essersi per ora acquietata. Gli spregiudicati accordi siglati dal ministro Minniti con il governo e le milizie libiche e il nuovo codice di condotta imposto alle Ong hanno drasticamente ridotto gli arrivi, sebbene non abbiano fermato del tutto le partenze. Nell’agosto di quest’anno si è registrato un calo dell’86% degli sbarchi rispetto all’agosto del 2016: dietro a questa percentuale ci sono donne e uomini migranti che, nei loro movimenti per arrivare in Europa, sono sottoposti a violenze ancora più intense e alla prospettiva di uno sfruttamento ancora più brutale.

Ribellarsi non basta: ci vuole il partito?

di Alberto Madricardo
Di Fulvio Lorefice, per l’editrice Bordeaux, esce il volume “Ribellarsi non basta – I subalterni e l’organizzazione necessaria”, in cui l’autore propone una riflessione sullo stato odierno della lotta sociale, dominata dalla restaurazione a opera del pensiero e dalle pratiche neoliberali. E su quello della sinistra, pervasa da un “ sentimento di angoscioso patimento” (Premessa, p. 9). Il libro, suddiviso in quattro capitoli, con uno sguardo che risale indietro nel passato approfondisce la questione che l’autore ritiene essere cruciale per la politica: quella dell’organizzazione degli oppressi.

L’apocalisse dei socialdemocratici. La Linke cresce, Berlino est è sua

di Jacopo Rosatelli
I due partiti «rossi», eredi della storia del movimento operaio, escono dalle urne in condizioni molto diverse fra loro. Per i socialdemocratici della Spd è il peggior risultato di sempre, un milione e mezzo di voti in uscita verso destra e sinistra, mentre la Linke guadagna lo 0,6% e può sorridere. Emblema della disfatta per il partito che fu di Willy Brandt è la caduta di ogni roccaforte: si classifica primo solo in un Land minuscolo, la città-stato di Brema (26,8%), mentre nella «Emilia Romagna» del Nordreno-Westfalia il 26% ottenuto è un’apocalisse.

Logistica, potere, sciopero: elementi per un’infrastruttura politica

di Transnational Social Strike Platform
Questo reader raccoglie testi scritti da attiviste e attivisti, lavoratori e sindacalisti provenienti da diversi paesi europei, che hanno preso parte alle discussioni sulla logistica promosse dalla Transnational Social Strike Platform. Sin dal principio, come TSS Platform, abbiamo riconosciuto che la logistica presenta una sfida inevitabile per qualsiasi movimento che aspiri a rovesciare le condizioni presenti dello sfruttamento. Lungi dal fare riferimento solo alle infrastrutture, ai trasporti e alla distribuzione, la logistica può essere descritta come la logica di fondo del capitalismo odierno e come una delle forze trainanti dell’attuale ristrutturazione della produzione, degli spazi politici e delle relazioni sociali.

lunedì 25 settembre 2017

Elezioni tedesche e "patrioti" italiani

di Maurizio Acerbo 
È preoccupante l'ingresso della destra xenofoba nel parlamento tedesco. Noi italiani ormai siamo abituati ad avere partiti di destra xenofoba come Lega e Fratelli d'Italia sulle cui retoriche convergono Forza Italia e M5S e nei fatti il PD. In Germania si preoccupano, in Italia siamo assuefatti. Infatti il ministro "democratico" riceve applausi e firma autografi alla festa dei (post)fascisti. Lo hanno fischiato solo quando ha detto che la storia del fascismo è finita.

In Europa serve un'alternativa chiara e netta. E di sinistra

di Nicola Fratoianni
Se, dopo i risultati per l'elezione del Bundestag, avessimo ancora voglia d'ironizzare, verrebbe da dire che anche il sistema politico tedesco ha cessato di costituire un'anomalia nell'Europa continentale. Che si è, infine, "europeizzato". E che, da bastione della stabilità politica, vede adesso aprirsi una stagione di strutturale instabilità, dagli scenari tutt'altro che prevedibili. Certo, la Union dei cristiano-democratici protestanti e dei cristiano-sociali cattolici bavaresi si conferma il primo partito. Ed è ad Angela Merkel che viene affidato l'incarico di formare un nuovo governo, per la quarta volta come Cancelliera. Ma Cdu e Csu lasciano nelle urne oltre l'8 per cento con 1.070.000 voti che trasmigrano verso i "populisti di destra" dell'AfD e 1.330.000 verso i Liberaldemocratici dell'Fdp.

Costruire un’umanità comune

di Bernie Sanders
Permettete che cominci ringraziando il College di Westminster, che ogni anno invita dei leader politici per discutere l’importante argomento della politica estera e del ruolo dell’America nel mondo. Sono onorato di essere qui oggi e vi ringrazio tantissimo per l’invito a parlare qui. Uno dei motivi per cui ho l’ho accettato, è che credo fortemente che non soltanto abbiamo bisogno di iniziare un dibattito più vigoroso sulla politica estera, ma abbiamo anche la necessità di ampliare la nostra comprensione di ciò che è la politica estera.

La Barcellona pre-referendum: tra repressione, conflitti istituzionali e risposte di piazza

di Angelo Piga e Aniello Lampo
Negli ultimi giorni in Catalogna si è assistito alla messa in atto di misure repressive, tecniche e di polizia, per impedire il referendum del primo ottobre, in cui il popolo catalano dovrà prendere posizione sulla possibilità di costituire una repubblica indipendente. Vorremmo mettere in ordine i fatti di cronaca più importanti che hanno portato a tutto ciò e delineare il quadro degli attori politici istituzionali e dei movimenti sociali scesi in piazza.

Fine del socialismo europeo. In Germania l'ultimo atto

di Alessandro Somma
Il partito della Cancelliera vince ma viene ridimensionato (33%), i Socialdemocratici crollano (20,5%), mentre la destra xenofoba diventa il terzo partito (12,6%): è questo l’esito delle elezioni tedesche, che probabilmente porteranno al governo una coalizione di Cristianodemocratici, Liberali (10,7%) e Verdi (8,9%). Per i primi commentatori si tratta di un risultato inatteso, addirittura di una cesura storica, preludio di un periodo di incertezze e instabilità. Con il rischio concreto di scenari inediti e potenzialmente drammatici per la Germania e l’Europa, che perde la sua ancora di salvezza, così come per la il Socialismo europeo, a questo punto avviato verso l’estinzione. 

Germania, un voto da brividi. Ma c’è la Linke

di Roberto Musacchio 
Un brivido attraversa l’Europa. Fa veramente paura vedere che in quel Parlamento che ha vissuto epoche tragiche andranno a sedersi quasi 100 esponenti di un partito, l’Afd (Alternativa per la Germania), che quelle epoche ripensa in modi raccapriccianti. Non solo. Che per il nostro presente, a suo modo tragico, ha pensieri che inquietano. La repulsione per i migranti, che ha soppiantato quella per l’euro, prima di tutto. Questo è il veleno che accompagna il quarto successo consecutivo della “Muti” Merkel che così supera il suo mentore Khol. Lo paga a caro prezzo con la Cdu che fa un record negativo di voti, scendendo al 33%, con un quasi meno 10%, insieme alla Csu che in Baviera perde dal 49% al 39%.

Il presidente ‘divino’

di Rossana Rossanda
Nessun capo di stato in europa è stato accompagnato dalla pregiudiziale positiva di cui ha goduto Emmanuel Macron, giovane brillante e colto. Del suo valore del resto è lui stesso il primo a essere persuaso: di fronte al vecchio Hollande che rivendicava di essere “un presidente normale”, in polemica con l’esagitato suo predecessore Macron ha dichiarato di voler restituire sacralità alla funzione e si è richiamato non all’esempio di Charles De Gaulle e neppure di qualche altro importante monarca della storia precedente alla prima Repubblica ma addiritura a un dio, anzi al primo degli dei. Giove.

Sindacato e Costituzione: un incontro ravvicinato, ma non troppo

di Umberto Romagnoli 
E’ da settant’anni che in Italia le parti sociali si appassionano ad un gioco che non ha equivalenti nel panorama internazionale. Il gioco consiste nel restare fuori della costituzione senza, per ciò stesso, mettersi contro, obbligando i giocatori a cercare altrove ciò che vi sta dentro. Confesso di avere avuto la tentazione di radunare queste pagine sotto il medesimo titolo di un film del 1977 di Steven Spielberg che piacque a tutti, grandi e piccini: Incontri ravvicinati del terzo tipo. Poi ho desistito.

Quale modello tedesco per la Francia e l’Italia?

di Francesco Saraceno 
A tre mesi dall’inizio del suo mandato, Emmanuel Macron ha mantenuto una delle promesse caratterizzanti e controverse del suo programma. La loi travail, che entrerà in vigore nelle prossime settimane, ha come obiettivo principale la riduzione delle tutele dell’impiego – in particolare per le piccole e medie imprese – con lo scopo di eliminare i vincoli che disincentivano le assunzioni e incoraggiare in tal modo l’occupazione. Questo primo gruppo di misure dovrebbe essere seguito nelle prossime settimane o mesi da altre norme volte a potenziare la formazione e il reinserimento dei lavoratori disoccupati.

I paradossi della logistica

di Paolo Di Motoli
La logistica riguarda lo spostamento di persone e merci, l’utilizzo e la ridefinizione degli spazi. L’imperatore Traiano ne aveva già compreso l’importanza durante le sue campagne militari. Lo studio del posizionamento sul terreno, delle fonti di approvvigionamento di acqua e altre risorse vitali per il mantenimento delle truppe, così come la capacità di condurre campagne militari in luoghi lontani per molto tempo, avevano decretato il successo nella conquista della Dacia. Lo storico militare Martin Van Creveld sostiene invece che la logistica militare è nata tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento come reazione alla tirannia del saccheggio degli eserciti per le loro necessità.

Perché leggere Black Marxism?

di Mackda Ghebremariam Tesfau’
Il presente contributo vuole essere una circoscritta riflessione sull’opera di Cedric Robinson: Black Marxism: The Making of the Black Radical Tradition (1983, 2000) a partire da alcune considerazioni legate alla peculiarità della situazione italiana e al revival delle destre nazionaliste in Europa. In particolare si tenterà di mettere in luce il significato che l’autore attribuisce a ciò che egli definisce “capitalismo razziale” (racial capitalism) e come tale concetto possa rivelarsi utile per ripensare la contemporaneità.

Federico Caffè e la crisi del welfare state

di Michele Cangiani
Federico Caffè, trent’anni fa, individuò le tendenze della trasformazione neoliberale, ma non poteva immaginare quanto oltre, nel tempo e in profondità, essa sarebbe andata. Solo in seguito si è dovuto prendere atto che il “pensiero unico” (Ramonet 1995) aveva tolto l’ossigeno all’auspicabile controtendenza basata sulla “public cognizance”. Le vicende finanziarie – della finanza privata, ma anche di quella pubblica (dalle manovre sui tassi d’interesse ai debiti spesso contratti per favorire affari privati o soccorrere banche in difficoltà) – hanno continuato a provocare cambiamenti reali della struttura economica e sociale fino ai nostri giorni, approfittando anche della crisi, iniziata nel 2007 proprio come crisi finanziaria.

Resistenza: quella testarda volontà di stare “fuori dalla storia”

di Tomaso Montanari 
Il più efficace degli antifascismi: la coltivazione del senso critico. Che si alimenta di cultura, e di ricerca. Per questo, dopo la Liberazione, i Costituenti vollero scrivere (nel primo comma dell’articolo 9) che la Repubblica “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. L’idea che attraverso la cultura ci si potesse opporre alla concretezza ferrea di un presente dominato da un pensiero unico è, d’altra parte, un tratto fondamentale del nostro antifascismo.

La sostenibilità è di sinistra, secondo la scienza

di Luca Aterini
Politicamente parlando la sostenibilità è di sinistra, di centro o di destra? Nonostante qualcuno pretenda spiegare che oggi una simile distinzione tra parti politiche sia divenuta improvvisamente anacronistica, domande come questa continuano a interrogare non solo i cittadini alle prese con una scadenza elettorale, ma anche il mondo della ricerca scientifica, come mostra lo studio The political economy of energy innovation (L’economia politica dell’innovazione energetica, ndr), che ha molto d’italiano: tre dei firmatari fanno parte del Cmcc – il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici –, con il merito di indagare gli effetti di politiche ambientali, istituzioni, orientamento politico e azioni di lobbying sugli sviluppo dell’innovazione energetica.

Le lettere di Gramsci: echi influenti per ispirazioni etico-politiche

di Francesco Giacomantonio 
Antonio Gramsci morì nel 1937, poco tempo dopo aver concluso il suo periodo di reclusione carceraria(1926-1935), dovuta, come è noto, alla sua opposizione al regime fascista. In questo 2017 cade, quindi, l’ottuagenario dalla scomparsa di questo studioso, intellettuale, uomo politico, che è stato una delle figure più profonde e rilevanti del panorama culturale, italiano e non solo, del XX secolo. Il pensiero e l’opera di Gramsci, i suoi Quaderni del carcere, costituiscono un lascito culturale e politico di enorme valore e mostrano un canone elevato che molti critici ritengono inattuale rispetto alle trasformazioni etiche e sociali del mondo odierno e, tuttavia, questo canone appare necessario per chi voglia ancora mantenere un certo senso di studio e di civiltà.

Alle origini dell’esodo mediterraneo

di Lorenzo Giarelli 
Guerre, carestie, povertà: sono tanti i fattori che spingono decine di migliaia di persone a raggiungere l’Italia dalle coste dell’Africa (già oltre 100 mila nel 2017). Il nostro Paese è da tempo il principale porto di arrivo per le rotte dei migranti nel Mediterraneo: secondo i dati del Viminale, da gennaio sono sbarcate 103.097 persone, in calo rispetto alle 130.620 dello stesso periodo del 2016. Parliamo di una cifra pari circa al 2% del totale degli stranieri residenti in Italia, che secondo l’Istat sono poco più di 5 milioni.

Una via democratica per la Catalogna contro i nazionalismi di destra. Intervista a Joan Mena Arca

Intervista a Joan Mena Arca di Argiris Panagopoulos 
“Abbiamo bisogno di dialogo, democrazia, fratellanza e convivenza per superare la crisi”, ha detto ad Avgi”, il deputato di Barcellona della lista unitaria della sinistra En Comù Podem, Joan Mena Arca. La politica repressiva del governo di Rajoy, con arresti, multe e intimidazioni, cerca di impedire il referendum, divide il paese e alimenta il nazionalismo catalano cieco, che soffre principalmente la destra catalana. In una settimana i blitz della Guardia Civil hanno portato al sequestro di almeno 10 milioni di schede elettorali, il controllo di siti web delle istituzioni locali che informavano sul referendum e il controllo della liste elettorali digitali della Catalogna.

Bifo, una vita contro il lavoro

di Gigi Roggero
Nella sua breve prefazione della voluminosa raccolta di saggi Quarant’anni contro il lavoro, Franco Berardi svela da dove viene quel nomignolo che, insieme appunto alla lotta contro il lavoro, ha segnato la sua vita. Glielo ha dato suo cugino Angelo, di qualche anno più grande, prendendo la prima e l’ultima lettera del cognome e del nome: ecco qua Bifo. In greco significa dire due volte, come scoprirà Franco in seguito. E quella doppiezza, quel parlare con una lingua biforcuta, se la porterà dietro per sempre.

Spd, una catastrofe annunciata

di Cinzia Sciuto
Poco dopo la diffusione exit polls che ieri alle 18 in punto (orario di chiusura dei seggi) già annunciavano chiara e lampante la sconfitta dell'Spd, il suo capo Martin Schulz ha dichiarato che il suo partito non sarà disponibile a entrare nel governo e che si collocherà all'opposizione. L'epoca della Große Koalition in Germania sembra dunque finita, e questa è l'unica buona notizia di queste elezioni. Ed è anche l'unico punto di partenza possibile per rimettere insieme i cocci della socialdemocrazia tedesca – e forse europea – e provare a costruire per il futuro una seria e radicale alternativa ai Cristianodemocratici.

Contrordine: la creative class non è più progressista

di Lucia Tozzi 
La classe creativa non è più il motore della civiltà democratica, e la concentrazione di hipster, nerd e omosessuali in ameni quartieri urbani non è più il segno di una prosperità in procinto di espandersi a macchia d’olio, ma un epifenomeno della crescente diseguaglianza e della segregazione che ha investito la popolazione globale. Ma chi poteva ancora sostenere delle idiozie del genere, viene da chiedersi? La risposta è Richard Florida, il più grande divulgatore di questi e altri (pochi) concetti simili, e insieme a lui migliaia di politici, amministratori urbani dei cinque continenti, l’intero arco della stampa mainstream globale, e un numero più grande di quanto non si voglia ammettere di accademici e studiosi nel campo dell’urbanistica e dell’economia urbana.

Lo spezzatino industriale

di Vincenzo Comito
La progressiva liquidazione del sistema della grande impresa italiana, con la chiusura di alcuni gruppi, il ridimensionamento di altri, l’acquisizione infine di gran parte di quelli residui da parte del capitale straniero, senza che almeno quello nazionale riesca a impostare una qualche dignitosa e parallela risposta con acquisizioni nei paesi esteri, appare ormai quasi giunta al suo stadio finale. Siamo arrivati al punto che quando qualche impresa nostrana (ma sono sempre meno) ci prova, viene pesantemente ripresa, come mostra il recente caso Fincantieri-STX, affare i cui risvolti finali temiamo si riveleranno per noi come molto negativi.

Vita dura per i rappresentanti dei lavoratori

di Lisa Bartoli
A quasi dieci anni dall’approvazione del dlgs n. 81/08 sono ancora notevoli le difficoltà dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza (Rls) nell’assumere un ruolo attivo per la prevenzione e il miglioramento delle condizioni di lavoro. È quanto emerge dallo indagine sui “modelli partecipativi aziendali e territoriali per la salute e la sicurezza sul lavoro”, finanziata da Inail e realizzata, per la prima volta, con il coinvolgimento diretto di Cgil, Cisl e Uil nazionali.

Le ricette neocoloniali che si disputano la Libia

di Mostafa El Ayoubi
Il parlamento italiano ha approvato a maggioranza, il 12 agosto scorso, in fretta e furia e in piena vacanza estiva, una legge che prevede il dispiegamento di forze militari navali italiane nelle acque territoriali libiche. La motivazione “ufficiale” di tale provvedimento è di impedire ai trafficanti di migranti di giungere sulle coste italiane con le loro “merci”, ovvero i disperati profughi africani, in maggioranza, che arrivano in Italia, e di cui altri paesi dell’Ue non vogliono sapere nulla.

Catalogna, il referendum è legittimo. Ecco perché

di Teresa Rodríguez e Miguel Urbán
«Il PP [Partido Popular] si appella al Costituzionale contro lo Statuto catalano per impedire un “danno irreparabile”». Così il 1° agosto 2006 titolava «El País» a proposito del ricorso al Tribunale costituzionale presentato dai dirigenti di questo partito contro la riforma dell’Estatut votata dal Parlament catalano, poi parzialmente amputata dal Parlamento spagnolo e infine approvata da un referendum in Catalogna. La risoluzione del Tribunale costituzionale sarebbe così arrivata quattro anni dopo [nel 2010], annullando 14 articoli dell’Estatut e interpretandone in modo restrittivo altri 27. Rajoy, Acebes e Sáenz de Santamaría [1], anche se non pienamente soddisfatti, applaudivano questa decisione, mentre [José Luís] Rodríguez Zapatero, allora presidente del Consiglio, constatava come questo fatto provocasse «la fine della decentralizzazione politica»

L'«identità» è la versione liscia della parola «razza»?

di Nicolas Lebourg 
La difficoltà consiste innanzitutto nel definire il politicamente corretto- In Francia, è un fatto acquisito che il fenomeno è dovuto all'influenza, presumibilmente debilitante, degli Stati Uniti. Nel 1996, Philippe de Villiers ha pubblicato un Dizionario del Politicamente Corretto, in cui affermava di essere un archeologo del linguaggio, e spiegava che il "politicamente corretto" sarebbe una "tirannia della minoranza" a beneficio della globalizzazione, e che sarebbe stata imposta alla Francia da Bruxelles, dopo che era nata dall'altra parte dell'Atlantico. Ma, negli Stati Uniti, il "politicamente corretto" è stato denunciato dalla destra conservatrice come una "francesizzazione" dei costumi...

Elettori o consumatori? Il deficit democratico nell’Unione Europea

di Domenico Cortese
Due tematiche parallele sono, ad intervalli regolari, al centro delle polemiche sui media quando si tratta di essere scettici riguardo all’assetto socio-politico dell’Unione Europea. La prima è l’approccio intrinsecamente neo-liberista codificato in maniera definitiva nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea: i pilastri su cui si fonda la costruzione comunitaria sarebbero la libera circolazione di merci e capitali e gli stretti parametri sulla gestione del bilancio pubblico. Ha causato diatribe, poi, il recente tweet della Bce secondo la quale il compito che spetta ad essa, in quanto indipendente dalle finalità politiche, sarebbe semplicemente la stabilità dei prezzi e non la “crescita” o la “creazione di occupazione”.

Referendum in Catalogna: lo Stato penale, le libertà e la democrazia

di Jaime Pastor
Siamo entrati nella parte finale della prova di forza intorno alla celebrazione del referendum convocato dal parlamento catalano per il prossimo 1 ottobre e nessuno è in grado di prevedere lo scenario che si profila per quel giorno, ma lo scontro sulla legittimità e sulla legalità di quel momento è inevitabile. Da una parte troviamo il blocco di forze disposte a tenere il referendum e a votare SI in favore della Repubblica Catalana, soprattutto dopo la recente e chiara affermazione di tale volontà in occasione della Diada [Festa nazionale Catalana dell’11 settembre Ndt] e l’adesione, sia pure in forma di ambigua dichiarazione di “mobilitazione”, da parte di Cataluya en Comù.

Venti di guerra e lotta per la pace

di Jorge Cadima 
L'estate ha reso ancora più evidenti i pericoli di guerra che incombono sull'umanità. La situazione mondiale si deteriora, con le minacce militari di Trump a Venezuela, Corea del Nord e altri paesi; le manovre e presenze militari di USA/NATO alle frontiere di Russia e Cina; la furia sanzionatoria generalizzata; la nuova escalation degli USA in Afghanistan (con il Pakistan nel mirino). Mezzo secolo fa, Martin Luther King descriveva il suo paese come “il più grande agente di violenza nel mondo”. King sarebbe stato assassinato poco tempo dopo, e la violenza dell'imperialismo statunitense non ha cessato di crescere, in particolare dopo la scomparsa del contrappeso che l'Unione Sovietica e il campo socialista rappresentavano. Oggi, Trump minaccia il pianeta intero con interventi militari. Come già avveniva con Obama.

È a suo agio...

di Giorgio Cremaschi 
Mentre a Bologna tenevamo una assemblea per discutere e denunciare la devastazione democratica, sociale, ed umana delle sue leggi feroci, il ministro Minniti raccoglieva il meritato consenso alla festa Atreiu, organizzata da Giorgia Meloni. In quella platea che festeggiava Italo Balbo – che lì celebrano come trasvolatore, ma che noi ricordiamo come feroce e vile squadrista sconfitto a Parma dagli Arditi del Popolo di Picelli – il ministro di polizia, lo sbirro, ha trovato la sua sede naturale.

Occorre ottimismo. E il lavoro non fa notizia

di Carmine Tomeo
Ormai la precarietà non fa più nemmeno notizia. Ѐ questo un segnale di come l’instabilità di lavoro e di vita sia introiettata come condizione sociale normale oltre che permanente, quasi naturale e perciò immodificabile. Guardate le prime pagine dei giornali il giorno successivo alla pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps e ve ne farete un’idea: trovano spazio anche le primarie del Movimento 5 stelle, mentre il lavoro rimane relegato alle pagine interne (quando va bene). E allora pare vada tutto piuttosto bene.

I diari di Bruno Trentin

di Rino Genovese
Sono di grande interesse i Diari 1988-1994 di Bruno Trentin, a cura di Iginio Ariemma (Roma, Ediesse, 2017), sia per il periodo in cui furono scritti – quello del crollo dell’Unione Sovietica e della fine non troppo gloriosa del Pci – sia per la personalità che ne emerge: non soltanto quella di un intellettuale prestato alla politica e al lavoro sindacale (un po’ come il suo amico Vittorio Foa) ma di un appassionato di scalate e passeggiate in montagna. Trentin era un uomo fisicamente molto prestante che amava tenersi in forma e faceva dell’attività sportiva, come del giardinaggio nella sua casa di Amelia, un tonificante rimedio alle delusioni dell’impegno quotidiano che in quegli anni lo vide al vertice della Cgil.

Torture e morte delocalizzate

di Lorenzo Guadagnucci
In un’intervista pubblicata sul numero 37 di Left, Enrico Calamai sviluppa un’interessante e originale analogia fra il trattamento che Italia ed Europa stanno riservando ai migranti dopo gli accordi con la Libia (e quello precedente con la Turchia) e la strategia della “desaparicion” praticata dal regime militare argentino negli anni Settanta. A quel tempo Calamai era un diplomatico in servizio nella nostra ambasciata a Buenos Aires e fu protagonista di una straordinaria azione di resistenza civile che permise a centinaia di italo-argentini di ottenere documenti validi per l’espatrio, nonostante la tiepidezza politica – chiamiamola così – dei nostri governi dell’epoca (Calamai ha raccontato la storia nel libro Niente asilo politico).

SMart, una alternativa alla uberizzazione dell’economia

di Lelio Demichelis
SMart – con la M maiuscola – è l’acronimo della Società Mutualistica per Artisti, nata nel 1998 come risposta alla crescente domanda di tutela e di riconoscimento dei loro diritti da parte degli artisti – belgi, inizialmente. Poi il campo di azione si è allargato a una gamma di profili lavorativi (in senso lato) diversi: dall’interinale allo sviluppatore di un progetto, dall’imprenditore di se stesso (figura mitizzata dal neoliberismo) al freelance, dal pensionato al dipendente che apre un’attività complementare, all’artigiano e al consulente. E dal Belgio, la Società si è diffusa a Francia, Spagna, Italia, Germania, Austria, Ungheria, Olanda e Svezia.

Cara ministra Fedeli, ecco dove avete sbagliato

di Marina Boscaino
“Non si può avere investito risorse e assunto 100mila persone e avere tutto il mondo della scuola contro: evidentemente qualcosa dobbiamo aver sbagliato. Io penso che una delle ragioni è che quando si vogliono fare cambiamenti, bisogna coinvolgere gli interlocutori con un confronto vero sugli obiettivi e sulla qualità della proposta. Nel momento in cui tu condividi l’obiettivo è molto più facile trovare i punti di sintesi”; così Valeria Fedeli pochissimi giorni fa. L’apparente ragionevolezza dell’affermazione è coerente con una serie di analoghe ammissioni fatte da Matteo Renzi e i suoi sodali: la campagna elettorale incalza e il disamore degli insegnanti per il Pd è stato palpabile in diverse occasioni, attraverso il voto e non.

Jeremy Corbyn alla riscossa

Dopo l’accoglienza da rock star ricevuta al festival musicale di Glastonbury in giugno e l’entusiasmo che ha segnato le tappe del suo giro estivo per il paese, fino all’estremo nord delle Isole Ebridi, il leader laburista Jeremy Corbyn ha parlato davanti a una folla di migliaia di persone domenica a Brighton, dove da domenica 24 a mercoledì 27 settembre si terrà il congresso annuale del partito. Secondo molte previsioni, sarà l’evento più grande di tutta la storia del partito.

Illusioni partecipative

di Gioacchino Toni
«Ritengo che la fortuna dei movimenti d’opinione che chiamiamo populismi sia in gran parte dovuta alla diffusione della comunicazione digitale e quindi al prevalere dei soggetti digitali sugli esseri umani reali. Proprio per il fatto di essere attivo soprattutto nella dimensione virtuale questo tipo di attore ha caratteristiche uniformi, modulari, che integrano quelle eterogenee degli esseri sociali reali. Così, indipendentemente dalla professione, dalla posizione sociale, dall’educazione e così via, i soggetti digitali tenderanno a provare le stesse paure, a manifestare le stesse ossessioni, a essere sensibili agli stessi messaggi politici. Le differenze degli attori sociali reali sono integrate nell’uniformità delle loro versioni o estensioni digitali» (A. Dal Lago, Populismo digitale, pp. 73-74)

Germania e Francia in Africa, tra egemonia e neo imperialismo

di Emanuela Irace 
Ha iniziato Angela Merkel a marzo con l’inaugurazione a Berlino del primo forum economico Germania-Africa - tutto dedicato al Mittelstand - che raggruppa piccole e medie imprese tedesche, pronte a sbarcare sul Continente africano in cerca di affari. Ha proseguito il Presidente Macron alla Conferenza degli ambasciatori di fine agosto, dicendo: “è in Africa che si gioca il futuro del mondo”. Africa come priorità sia da parte francese che tedesca. Una partnership vivacissima, specie dopo l’apertura di un fondo Franco-Tedesco per il rilancio dell’UE, a cui affiancare l’espansione verso la sponda sud del Mediterraneo. Economia e politica in Africa. Un must per le due potenze continentali impegnate con politiche migratorie e ricerca di consenso in patria

Il naufragio della storia nella scuola italiana

di Mariangela Caprara
Dal primo settembre 2004 la storia viene insegnata nelle scuole italiane secondo la scansione dei contenuti prevista dalla riforma Moratti (Legge 53/2003 e D.Lgs. 59/2004), rimasta pressoché invariata tanto nelle Indicazioni per il Curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione (Allegati al D.M. 31/7/2007, pp. 80-85) quanto nelle Indicazioni Nazionali della scuola dell’infanzia e del primo ciclo del 2012 (pp. 41-45).

Rojava: elezioni senza Stato. Un altro passo verso la democrazia

di Nadia Nicolardi
Il 18 marzo 2016 è stata dichiarata l’assemblea costituente del federalismo democratico del nord della Siria, da quel momento si è cominciato a lavorare per autorganizzare i territori facenti parte della federazione. Il 29 dicembre 2016 l’assemblea costituente termina di riscrivere il “Contratto sociale del confederalismo democratico del nord della Siria” e oggi 22 settembre 2017 un’altro grande passo per compiere la democrazia diretta: le prime elezioni della Siria del Nord. Le zone interessate dalle elezioni sono le regioni di Firat, Afrin e Cizre. Quest’ultima è la regione che stata presa in considerazione per questa analisi e su cui si basano le ricerche.

Bombe italiane all'Arabia Saudita. La crescita è continua

di Ilaria Sesana e Duccio Facchini
L’export italiano di armi verso l’Arabia Saudita cresce senza sosta. Nei primi sei mesi del 2017 ha già raggiunto quota 28,4 milioni euro. Moltiplicando per sei il fatturato dello stesso periodo del 2016. Lo rivelano i dati Istat, attraverso i quali si può ricostruire la provenienza territoriale degli ordini. La quasi totalità delle spedizioni verso il regime (28.460.488 milioni di euro) proviene dalla Sardegna, e più precisamente dalla provincia di Cagliari. A Domusnovas, infatti, si trova la sede secondaria della RWM Italia Spa, controllata al 100% dalla tedesca Rheinmetall Waffe Munition GmbH, impegnata in una maxi commessa da 411 milioni di euro che riguarda l’esportazione di 19.675 bombe in totale (Mk 82, Mk 83 ed Mk 84).