La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 28 maggio 2017

Voucher, il nome è cambiato ma la sostanza rischia di essere la stessa

di Roberto Ciccarelli 
Per sostituire i voucher, aboliti per decreto per evitare il referendum Cgil, il governo e il Pd hanno rispolverato il «contratto di prestazione occasionale» abolito dal Jobs Act nel 2015. Se i voucher erano scontrini acquistabili in tabaccheria, fuori dal contratto di lavoro, la «prestazione occasionale» sarà una forma contrattuale che si aggiunge alle quaranta e più esistenti. Per Cgil, Mdp, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle l’emendamento Di Salvo, depositato l’altro ieri sera dal relatore alla «manovrina» Mauro Guerra in commissione Bilancio della Camera, siamo di fronte a un meccanismo esattamente equivalente a quello dei voucher.
«Non c’è dubbio che faremo ricorso alla Corte costituzionale – ha ribadito la segreteria generale della Cgil Susanna Camusso che conferma la convocazione di una manifestazione nazionale – Siamo di fronte a una violazione dell’articolo 75 della Costituzione e all’intenzione di impedire ai cittadini di votare».
Rispetto al vecchio contratto di prestazione occasionale, quello nuovo dovrebbe funzionare come i voucher cancellati non più tardi di un mese e mezzo fa. Prima il lavoratore era obbligato a rilasciare al committente una ricevuta non fiscale e una ritenuta d’acconto. Ora il lavoratore sarà pagato 9 euro l’ora (da 7,5) per un massimo di 4 ore di lavoro consecutive con lo stesso datore di lavoro. Lo «scontrino» non sarà più acquistabile in tabaccheria, ma scaricabile da una piattaforma online dell’Inps. Sarà introdotto un tetto unico ai compensi pari a 5mila euro e il lavoratore non potrà ricevere più di 2.500 euro l’anno dal medesimo datore di lavoro. Rimane il limite alle microimprese sotto i 5 dipendenti, salvo per l’agricoltura o l’edilizia. È una restrizione cospicua rispetto al passato, ma non sufficiente. Solo in Veneto, per fare un esempio, gli imprenditori artigiani sono 204 mila tra titolari, soci e collaboratori familiare. Senza contare il commercio e la ristorazione dove i voucher abbondavano.
L’emendamento prevede l’introduzione della totale tracciabilità e il pagamento dei nuovi voucher-prestazioni occasionali non potrà avvenire in contanti. Titti Di Salvo (Pd) e la ministra per i rapporti con il parlamento Anna Finocchiaro si sono dette convinte che basterà questo per eliminare il lavoro nero. L’esperienza degli ultimi anni dimostra tuttavia che non conta solo la misura in sé, ma come si combina con tutti gli altri contratti precari. La nuova prestazione occasionale rischia di essere usata in maniera alternata con le altre forme di lavoro occasionale o part-time. Il nome del voucher cambia, la sostanza della precarietà resta. Va anche notata la differenziazione tra le prestazioni occasionali. L’emendamento istituisce il libretto famiglia per colf, badanti, insegnanti di ripetizione con un compenso da 10 euro, un euro in più rispetto alle prestazioni occasionali dell’impresa. Un altro elemento di continuità con i vecchi voucher è dato dall’’uso delle «nuove» prestazioni occasionali nella pubblica amministrazione, i comuni ad esempio. Il ricorso è giustificato in base a eccezioni quali catastrofi naturali oppure «eventi» che richiedono un surplus di manodopera pagata on the spot.
Per il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd) quella del governo è stata «un’invasione legislativa, non il frutto di un possibile compromesso» con i sindacati e le altre parti sociali. La manovra maldestra, non particolarmente utile politicamente, è stata giustificata con l’alibi di un «vuoto normativo» prodotto dallo stesso governo e che esiste nel caso delle famiglie e del «no-profit». Di certo non nelle imprese che hanno a disposizione una sovrabbondanza di contratti precari avanzati dalla lunga stagione di deregolamentazione selvaggia del contratto di lavoro. I voucher possono essere sostituiti dal job on call, dal contratto a termine o dal lavoro interinale. La formula ibrida, e tutta da chiarire, del nuovo «contratto di prestazione occasionale» attribuisce alle imprese un ulteriore strumento di precarizzazione, per di più privo delle elementari tutele di cui sono dotate le forme già esistenti. «Si giunge al paradosso – ha notato Damiano – di far pagare meno il lavoro flessibile».

Fonte: Il manifesto 

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