La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 9 maggio 2017

Superamento della sinistra e della destra?

di Alessandro Casiccia
La vittoria di En Marche! al ballottaggio e l’uscita di scena dei partiti più classici, non deve distogliere l’attenzione dal Front National. Alle ormai imminenti legislative, esso affermerà comunque una sua presenza; che potrà riguardare le sue tematiche più demagogiche come l’immigrazione, o come i rapporti con l’UE; ma forse ancor più la condizione della classe lavoratrice. Rompendo col padre, Marine aveva assunto posizioni di difesa riguardo a vari aspetti dello stato sociale. Quindi, pur se il Fronte rientra nel numero dei partiti e dei movimenti “neo-nazionalisti”, la linea politica che persegue deve essere considerata nella sua specificità.
La Francia è uno dei paesi in cui storicamente si è presentata sotto forme diverse una collocazione non nettamente definita del discorso politico. Considerando oggi la dispersione della classe operaia nell’era globale insieme all’attuale incertezza economica delle classi medie, quella indeterminatezza potrebbe veder prevalere un nazionalismo radicale. O all’opposto rendere più viva la discussione intorno al tema della convergenza verso il centro, quale possibile, forzata scelta dell’elettore medio, ferito dalla globalizzazione ma timoroso di mutamenti potenzialmente catastrofici. (Come quelli che potrebbe produrre una rottura con l’Europa.)
Per riesaminare simili alternative occorrerebbe fra l’altro ricordare che negli studi politologici della seconda metà del novecento, il tema del voto veniva spesso affrontato ricorrendo al paradigma della “scelta razionale”, considerando quindi il modello dell’elettore mediano, il suo possibile coincidere di con l’elettore medio, il suo ruolo quale destinatario di messaggi politici, nonché le strategie che un partito può assumere nella competizione politica. E ovviamente sorgeva anche il dibattito sul voto “utile” cui l’elettore in talune circostanze si ritiene costretto. (Il successo di Macron potrebbe costituirne un esempio.)
Ma ormai sappiamo che il risultato di ogni elezione può suscitare sorpresa. Già alla fine del Settecento Condorcet, con il suo “paradosso” (tema poi ripreso nel secolo XX da Arrow e Black) avvertiva che una votazione spesso conduce a esiti non facilmente prevedibili. Dove la preferenza della maggioranza può risultare incoerente oltre misura con le precedenti opzioni dei singoli votanti. Vari sistemi elettorali sono stati escogitati per affrontare i suddetti problemi: nel caso francese, l’uninominale maggioritario a doppio turno. Differente peraltro dal criterio che guiderà le prossime legislative.
Ma indipendentemente da ciò va ricordato che lo stesso impianto teorico, sia delle previsioni sia delle analisi riguardanti le elezioni avvenute, può risultare oggi debole in quanto fondato in buona misura, come si è notato, sull’assunto di una scelta lucida e ponderata da parte del cittadino. Il punto è che oggi, di fronte alle derive devastanti della crisi, al crescere dell’incertezza, della “paura”, della sofferenza per l’esclusione sociale, i modelli fondati sulla coerenza dell’attore razionale parrebbero perdere rilevanza e lasciare il campo ad analisi riguardanti invece le emozioni come reale impulso a una scelta di voto. Da un lato il risentimento, dall’altro la paura.
Tra la considerazione di tale spazio emozionale e il riconoscimento di quanto invece possono tuttora valere indirizzi razionali di scelta, prende corpo il tema di una opzione politica di “centro” come possibile via per rispondere a timori, risolvere indecisioni, sfuggire a esiti considerati peggiori. Ma tale opzione non è che uno dei modi in cui un altro appello, ritenuto ancor più generale e “attuale”, viene tematizzato e diffuso: il distacco dalle ben note identità politiche, ovvero la destra e la sinistra. Un distacco che non manca certo di precedenti storici, soprattutto in Francia.
Occorre allora distinguere tra due diversi modi in cui tale dichiarato superamento tende a presentarsi attualmente.
Un tipo di superamento almeno dichiarato, dell’opposizione destra-sinistra riguarda le proposte politiche assumenti la possibile la fattuale coincidenza di linee estreme, polarizzate, fra loro radicalmente contrapposte per convenzionale disposizione “ideologica”. Tale coincidenza può riguardare provvedimenti essenziali, come ad esempio la difesa di conquiste sociali. Ma l’inevitabile esito è l’affermazione di uno dei due poli estremi: e sappiamo che in genere il polo sarà quello della destra radicale, nazionalista, escludente.
Esiste poi un altro tipo di superamento della contrapposizione in questione: ed è quello che assume, non la coincidenza sopra descritta ma la confluenza ragionevole verso un partito o una coalizione che si caratterizzi per posizioni moderate (e non troppo definite). Ed è questa una presa di distanza tra gli estremi che conduce tendenzialmente verso l’area “di centro”. Osservando il quadro della Francia odierna, mentre nell’offerta politica di Marine Le Pen sembra possa individuarsi la linea che abbiamo denominato coincidenza, la linea della confluenzainvece parrebbe riconoscibile nell’indirizzo politico di Macron: moderazione, normalità, osservanza quanto possibile delle direttive comunitarie, quindi controllo del bilancio, riduzione della spesa pubblica. Gran parte di quelle politiche si erano rivelate controfattuali, come sappiamo. E avevano alimentato varie forme di euroscetticismo, tra cui quella del Fronte. Si tratta di vedere ora se, in quale modo e in quale misura, il moderato Macron saprà trovare un difficile equilibrio tra le politiche comunitarie e le esigenze dei cittadini.

Fonte: alfabeta2.it 

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