La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 17 maggio 2017

Mentre tutti guardano il mare la ‘Ndrangheta (e un prete) si mangiano i rifugiati sulla terraferma

di Giulio Cavalli
Forse è che alla fine ci consola avere nemici estranei e quindi assistiamo a dibattiti che si infiammano per il pericolo straniero mentre per i corrotti e corruttori di casa nostra dobbiamo accontentarci al massimo di qualche ordinanza d’arresto (e dei processi che ne seguono) ma stamattina, dopo la giornata di ieri passata a leggere i dettagli dell’operazione Johnny che ha svelato la bava della ‘Ndrangheta sui soldi dell’accoglienza, viene da chiedersi perché su questa turpe storia non si accapiglino tutti come invece è successo per i dubbi mai provati delle settimane scorse.
Anche per la ‘Ndrangheta i migranti del CARA di Isola Capo Rizzuto (il secondo più grande d’Europa, secondo solo al CARA di Mineo) sono semplicemente dei “negri”: «Questi negri girano per Isola Capo Rizzuto… di conseguenza tutto ciò che li riguarda è competenza nostra» dice intercettato Antonio Poerio, l’uomo che avrebbe dovuto occuparsi dell’alimentazione dei rifugiati e che serviva come pasto “cibo per maiali”. Poi c’è il ras Leonardo Sacco (governatore della Confraternità della Misericordia di Isola Capo Rizzuto e già vicepresidente nazionale della confraternità con sede in Toscana) e i suoi rapporti con il clan Arena e, per chiudere in bellezza, il parroco don Edoardo Scordio che intascava 132 mila euro all’anno per offrire “assistenza spirituale” ai migranti che disprezzava in privato. Sullo sfondo, ovviamente, la potente cosca degli Arena. Don Eduardo, tra l’altro, è un altro souvenir dell’antimafia di plastica che dispensa omelie di fuoco contro i mafiosi in pubblico per poi slinguazzarli in privato.
C’è dentro tutto il male italiano: corruzione, mafia, etica prostituita al denaro e falsi profeti. E i migranti terribilmente vittime, come noi. Anche senza mare.

Fonte: Left.it 

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