La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 30 maggio 2017

Lo sgambetto di Frontex

di Alessia de Luca Tupputi
Come e quando le organizzazioni non governative (ong) che soccorono i migranti in mare si sono trasformate, nel racconto dei mezzi di informazione, da "angeli del mare" in "taxi del mare"? È attorno a questa domanda che si snoda il rapporto Navigare a vista. Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale, di Osservatorio di Pavia, Carta di Roma e Cospe presentato oggi alla sala della stampa estera della capitale. I dati contenuti nel documento analizzano il fenomeno di un vero e proprio cortocircuito mediatico, iniziato a fine 2016 e arrivato all’apice nel corso delle ultime settimane, travolgendo con sospetti e accuse le ong.
«Dal marzo 2017, il racconto, lo sguardo e la percezione nei confronti delle operazioni Sar (search and rescue) si modificano in modo sostanziale» si legge nel rapporto, frutto di un lavoro di monitoraggio avviato nel 2016. In seguito alla pubblicazione del documento Risk analysis Report 2017 di Frontex – Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera «si diffonde l’idea (mai esplicitamente dichiarata nel report) che le ong non svolgano le azioni di soccorso per ragioni umanitarie ma per business».
In poco tempo, il sospetto calato sull’azione degli operatori umanitari, alimentato da dichiarazioni e illazioni di soggetti diversi «avvolge tutta la sfera del soccorso in mare – scrivono gli autori – e l’unica dimensione delle migrazioni fino a pochi mesi prima estranea alla negatività e alle criticità diventa in breve tempo foriera di sentimenti di sfiducia e di intolleranza nei confronti di salvati e salvatori».
Criminalizzazione
L’analisi di 92 pagine, organizzata in tre sezioni, riporta le tappe principali del percorso mediatico-politico e giuridico, i dati relativi alla narrazione delle operazioni Sar su televisioni e giornali tra il 2016 e il 2017 e un’analisi sul racconto fornito dai social media. Ne emerge un’ampia visibilità mediatica delle operazioni di ricerca e soccorso in mare: 13% nei principali quotidiani italiani, 18% nei tg di prima serata nel periodo aprile-ottobre 2016. Sulla stampa nel 2016 c’era stato già un incremento di visibilità del 10% rispetto al 2015 e del 18% sui notiziari di prima serata.
Un racconto condito di «ammirazione e gratitudine per i soccorritori» fino alla svolta comunicativa innescata dal rapporto di Frontex e poi dalle accuse alle ong di un video-blogger nel marzo 2017, riprese dai media e amplificate dalle indagini di alcune procure siciliane e strumentalizzazioni politiche.
«Oggi ci troviamo di fronte a una vera e propria criminalizzazione delle operazioni di salvataggio e ricerca dei migranti in mare» osserva Valeria Brigida, autrice del rapporto. «Criminalizzazione che non poggia su solide basi giudiziarie ma su “indiscrezioni” tratte da “documenti istituzionali più o meno pubblici”, nonché allusioni e dichiarazioni di politici e procuratori (poi ritrattate i smentite)».
Anche qualora le accuse dovessero dimostrarsi infondate – è l’amara conclusione – il danno arrecato all’immagine delle ong impegnate nelle operazioni Sar sarà difficilmente riparabile soprattutto perché si tratta di soggetti che vivono in larga misura delle donazioni di privati cittadini. Quegli stessi cittadini che compongono l’opinione pubblica. 

Fonte: nigrizia.it

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