La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 7 maggio 2017

L'inarrestabile deriva a destra del dibattito pubblico italiano

di Andrea Alba
A partire dall’esito delle elezioni francesi, con il protagonismo di Marine Le Pen, fino ad approdare al nostro splendido Paese, quello governato dalla variante italica di Macron, per intenderci, abbiamo vissuto delle settimane piene ed intense. In Italia il 12 Aprile sono arrivati alla Camera i cosiddetti decreti Minniti-Orlando, dispositivi ipersecuritari che farebbero la gioia dell’elettore medio del Front National francese: una proposta super blindata dal governo Gentiloni che vi ha posto la mozione di fiducia. E tra un post di Salvini e una post-verità di Di Maio ci siamo dovuti pure accollare il peso delle dichiarazioni del PM di Catania, tale Carmelo Zuccaro, operante in una città a forte densità mafiosa, che tuttavia ha deciso di dedicare le sue attenzioni verso chi salva la gente da morte certa in mare.
Un messaggio non tanto sibillino, capace di riattivare la macchina delle bufale della ditta “Casaleggio e associati” e di mettere su un polverone targato Lega Nord, la stessa che inaugurò il CARA di Mineo quando Maroni faceva il ministro degli interni, stesso Centro di Accoglienza dove il buon Matteo Salvini ha deciso di trascorrere la notte dopo le dichiarazioni del magistrato etneo. Aggiungiamo, per correttezza di fonti e per allargare il campo all’intero “arco costituzionale”, le primarie del Partito Democratico, assolutamente in sordina e sottotono, ma col sottofondo dell’amico o ex compagno che guardava con simpatia ai candidati di “sinistra” di quella competizione, tra cui uno di quelli (Orlando) che dà il nome al famoso decreto ormai legge dello Stato, capace di servire su un piatto d’argento la possibilità a sindaci più o meno fascisti, più o meno illuminati, di applicare un “daspo urbano” in difesa del “decoro”.
Ondata reazionaria o no, populismo più o meno celato, fatto sta che ieri a Milano abbiamo visto delle retate su base etnica, in pieno stile leghista, come dimostra l’emergere dalle fogne di Pontida del buon Matteo Salvini, che mentre la Polizia sgomberava, identificava e prelevava i migranti in nome di un protocollo sulla migrazione a marchio Partito Democratico, si faceva numerosi selfie da pubblicare sui suoi social network. Ecco, ora lo scemo si concentrerà sul dito del fascio-leghista, dirà che Salvini è uno sciacallo, dimenticandosi di concentrarsi sulla luna, che porta impresse sulla sua superficie la vera natura del populismo in salsa italiana.
Salvini viene polverizzato dalla prassi dei nostri governi. Le sue dichiarazioni, al limite dell’incostituzionalità, vengono enormemente scavalcate dall’attuazione di misure autoritarie del governo intanto accusato, dallo stesso leader leghista, di organizzare l’invasione dei migranti.
Ne viene fuori un paese lacerato da una competizione elettorale sempre più a destra, dove l’offerta politica è assolutamente schiacciata in tre varianti della stessa ricetta: una destra liberista, che guarda all’Europa dell’Austerity, una destra stracciona e post-berlusconiana, animata da un emergente sovranismo che va tanto di moda e che ha come sua base sociale il piccolo e medio padroncino e infine la destra di Grillo, capace di assecondare umori progressisti e rumori di pancia, interprete di una trasformazione radicale, ma conservatrice e reazionaria, poiché subalterna culturalmente alle altre due.
Ecco, questo è il dibattito del nostro Paese: non si discute di redistribuzione della ricchezza, di salute, di ambiente, di istituire canali umanitari per impedire le morti in mare, sono assenti temi che riguardano a vario titolo istruzione, nuovi diritti e welfare. È una gara al massacro, sembra la staffetta di chi la spara più a destra.

Fonte: sinistraineuropa.it 

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