La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 17 maggio 2017

Grecia. Sempre più estrema l’opposizione di destra

di Dimitri Deliolanes
Mercoledì 11 maggio il consigliere regionale Thanos Tzimeros ha aggredito dentro la sede del Consiglio la sua collega comunista Alexandra Baloù. Prima di entrare nell’aula, Tzimeros si era messo a strappare i manifesti del Partito Comunista innegganti allo sciopero generale della settimana seguente. La Baloù ha protestato e in risposta ha incassato i pugni di Tzimeros, che è stato subito espulso dall’aula in malo modo. L’aggressione fisica dell’avversario politico, anche se donna, ha richiamanto in mente il noto episodio dell’esponente di Alba Dorata Ilias Kasidiaris che, in diretta televisiva, alzò le mani su due candidate della sinistra, durante la campagna elettorale del 2012.
Nel nostro caso però il politico manesco non è un nazista. L’ex pubblicitario Tzimeros è a capo di un gruppuscolo ultraliberista denominato Dimiourgia Xana, “Creatività di Nuovo”, del quale egli è l’unico rappresentante eletto.
In teoria, Tzimeros dovrebbe puntare all’elettorato moderato, ai padri di famiglia conservatori che guardano con diffidenza al governo della sinistra e vorrebbero più legge e ordine e non pugni nelle sedi istituzionali. Ma non è così.
La verità è che la destra greca da parecchio tempo sta rapidamente scivolando verso l’estremismo. Nuova Democrazia è il partito conservatore fondato nel 1974 da Konstantinos Karamanlis, dopo aver restaurato la democrazia in seguito al crollo della dittatura dei colonnelli. Per tanti decenni, la destra greca si faceva vanto di queste nobili origini. Ora non è più così.
Dal gennaio 2016 leader del partito è Kyriakos Mitsotakis, ultimo esponente dell’omonima dinastia. Suo padre, Konstantinos, è noto con il nomignolo di “apostata”, da quando, nel lontano 1965, tradì il suo partito e si mise a capo di una cospirazione ispirata dall’ambasciata USA e dall’allora re Costantino. Il fine era rovesciare il premier centrista Georgios Papandreou, ritenuto “troppo democratico”. Mitsotakis, ministro del governo di Papandreou, si mise a distribuire dollari ai deputati centristi finchè non riuscì a togliere la fiducia al premier. Seguirono due anni di gravi turbolenze che sfociarono al colpo di stato dei colonnelli il 21 aprile 1967.
Anche Kyriakos segue degnamente la tradizione di famiglia. Come suo vicepresidente ha scelto Adonis Georgiadis, ex deputato della formazione di estrema destra LAOS, passato repentinamente a Nuova Democrazia nel 2012 e subito assurto al governo.
Georgiadis è un editore di estrema destra che vende attraverso la TV. Tra le opere ampiamente pubblicizzate, i Protocolli dei Saggi di Sion e altri libelli antisemiti, nonchè i libri di Kostas Plevris, teorico del fascismo greco e uomo dei colonnelli in Italia durante il periodo delle stragi. Il vicepresidente è anche in stretti rapporti con Thanos Plevris, il figlio del fascista, che lo ha seguito nel passaggio da LAOS a Nuova Democrazia. Vantava anche stretti rapporti con i colonnelli in prigione, e in particolare con l’ex generale di brigata Stylianos Pattakos.
Anche il presidente del gruppo parlamentare Makis Voridis è un estremista di destra: cooptato dai colonnelli incarcerati come leader negli anni Ottanta, poi fondò il Fronte Nazionale greco su ispirazione di Le Pen padre. Famosa la foto che lo ritrae a capo di una squadraccia mentre brandisce un’improvvisata ascia.
Ma non è solo questa accolita di estremisti a segnare la decisa svolta a destra di Nuova Democrazia. È la stessa retorica del partito. Dopo l’aggressione di Tzimeros, condannata duramente da tutti i consiglieri, compresi quelli di Nuova Democrazia, l’ufficio stampa del partito ha preferito tacere.
Chi ha parlato, in compenso, sono stati esponenti del corpo intermedio del partito, quadri cittadini o regionali, tutti unanimamente in favore di Tzimeros: Ha fatto bene, doveva dargliene di più alla sporca comunista.
Il partito invece ha preferito insistere su quello che sta succedendo in Venezuela, in modo da poter paragonare direttamente Tsipras con Maduro e strillare all’attentato alla democrazia, all’approssimarsi di un regime stalinista. Sembra uno scherzo, ma il Venezuela è stata la prima notizia per più di un mese nell’emittente Tv privata Skai, che da tempo funziona come organo ufficiale di Nuova Democrazia. Tanto ha insistito il partito conservatore che l’ambasciata del paese latinoamericano si è trovata costretta a protestare per essere strumentalizzato “ai fini di politica interna greca”.
Sembra che Mitsotakis sappia parlare la lingua del corpo del partito, le cui reazioni verso il governo sono sempre di questo tenore: sono comunisti, abituati alla falsità e alla doppiezza, nemici della patria, vermi, criminali, terroristi, anarchici, banditi. Tutte argomentazioni che i greci conoscono bene, perchè hanno segnato tutto il doloroso periodo di tempo che va dalla guerra civile dell’immediato dopoguerra fino alla caduta dei colonnelli. Con buona pace di Karamanlis che volle porre un termine a quel tragico periodo, legalizzando il Partito Comunista.
La retorica anticomunista della guerra civile viene accompagata da una intensa proliferazione di fake news che dai social media subito rimbalzano nelle Tv private compiacenti: Tsipras non ha mai lavorato (ha lavorato come ingegnere civile con partita IVA per sette anni), suo padre era un collaboratore dei colonnelli, è proprietario di sessanta immobili (abita in affitto al quartiere popolare di Kypseli), ha traslocato in un quartiere elegante, sua moglie ha ottenuto la cattedra all’università (ha un contratto semestrale), il governo ha assunto decine di migliaia di membri di Syriza, è l’uomo degli americani, dei russi, della Merkel e via di questo passo.
Può Mitsotakis aspirare a governare la Grecia con una campagna del genere? Intanto, le elezioni probabilmente si terranno alla fine naturale della legislatura, nell’autunno del 2019. La maggioranza, anche se risicata (153 su 300), sembra tenere. Ma anche i sondaggi che danno Nuova Democrazia con vantaggi supersonici di 17 punti, sono da prendere con le molle. Non solo perché i sondaggisti greci non ci hanno mai azzeccato, ma anche per un altro motivo: quando la domanda riguarda non il partito ma il suo leader, la percentuale di Mitsotakis scende drammaticamente in fondo alla classifica. Segno che c’è una parte consistente dell’elettorato conservatore (ma non del partito) che non apprezza il clima “venezuelano” e vorrebbe maggiore moderazione.

Fonte: ytali.com 

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