La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 16 maggio 2017

È la fine della socialdemocrazia?

di Yanis Varoufakis 
Game Over. La pasokizzazione è completa, la socialdemocrazia è finita. Il giorno in cui l’estremista di centro Emmanuel Macron si insedia all’Eliseo, la Spd (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) perde il land Nordreno-Westfalia, in pratica l’intero bacino della Ruhr, sua roccaforte da oltre cinquant’anni. Nemmeno il maquillage operato da Martin Schulz, ex presidente del Parlamento Europeo che da pochi mesi ha assunto la guida del più antico partito tedesco e ha cercato di ri-dargli una spruzzata di rosso, è servito a qualcosa. Armin Laschet, del partito Cdu di Angela Merkel, è il nuovo governatore. La governatrice uscente socialdemocratica Hannelore Kraft crolla dal quasi 40% delle scorse elezioni a poco più del 30% delle attuali e si dimette. Il partito di estrema destra della Afd fa incetta del voto di protesta con un pericoloso 7%.
Forse è troppo presto per chiamare la sconfitta della Spd alle elezioni legislative del prossimo settembre. Tutto può ancora succedere. Ignorare il segnale sarebbe però grave, oltre che miope. La socialdemocrazia crolla ovunque. Dopo la Grecia, la Spagna, l’Olanda e la Francia, anche in Germania il partito socialista dimostra di avere esaurito la sua funzione storica. La Gran Bretagna ce lo dimostrerà a breve, tra poche settimane. Questo ci costringe ad interrogarci su quale sia stata la sua funzione storica e su quale sia un’alternativa possibile oggi, che non ci spinga nella falsa dicotomia tra l’austerity centrista dello status quo di Macron e Merkel e il populismo sovranista nelle sue varie declinazioni rosse, brune e rossobrune.
E’ qui che DiEM25 deve entrare in gioco, con la sua agenda progressista, il suo New Deal per l’Europa, la sua chiamata per un fronte progressista che sappia offrire una speranza per il futuro a partire da azioni concrete nel presente.
A leggerla oggi la parabola delle socialdemocrazie europee, da Bad Godesberg al Granita Pact, da quando la Spd tedesca abbraccia le politiche neoliberali a quando il Labour britannico ne disegna una teoria di governo espansivo e globalista, la socialdemocrazia europea non è la storia della creazione del welfare state continentale, ma della sua demolizione. La socialdemocrazia europea è stata alfiere dell’ordoliberismo, l’economia sociale di mercato costruita sulla norma e sulla concorrenza anche nell’apparato statale. Terminato il ciclo espansivo, in piena fase di recessione questi partiti dimostrano di avere esaurito la loro funzione. E’ qui che entra i gioco l’alternativa possibile.
E’ qui che DiEM25 deve essere in grado di giocarsi la sua proposta dirompente, la rottura di schemi asfittici e incancreniti e la messa in atto di un nuovo patto sociale europeo, invertendo un ordine delle priorità che ha avuto al suo centro l’investimento sulla produttività a scapito di quello sui sistemi di welfare. Né con il mantenimento dello status quo, né con il ritorno al protezionismo vecchi stati nazione. Per una trasformazione in senso ecologico della produzione, la redistribuzione della ricchezza secondo i principi del garantismo sociale, la libera circolazione delle persone prima ancora che delle merci, la solidarietà dell’apertura delle frontiere e dei corridoi umanitari.
Oltre il fallimento della socialdemocrazia, oltre la pasokizzazione in corso dei partiti che l’hanno rappresentata. Per un futuro che comincia oggi.
Carpe Diem.

Fonte: diem25.org 

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