La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 9 maggio 2017

Bobby Sands, ultimo martire irlandese

di Mario Gazzeri
Come ricorda anche Pietrangelo Buttafuoco, su Il Foglio, il 5 maggio non è stato solo l’anniversario ormai lontano della morte di Napoleone ma anche quello più recente del suicidio, indotto da un lungo e disperato sciopero della fame, dell’ultimo eroe irlandese, Bobby Sands. Membro dell’Ira fin da giovanissimo, quindi passato all’ala dura dei Provisional dell’Irish Republican Army, Robert Gerard Sands, detto Bobby, era un ragazzo nato nella periferia cattolica di Belfast che venne arrestato varie volte e detenuto senza processo dalle autorità dell’Ulster per reati minori e per possesso illegale di alcune pistole.
L’osservanza delle leggi era spesso un optional nell’Irlanda del Nord dove i cattolici repubblicani vivevano in una sorta di apartheid sia a Belfast che a Derry (ribattezzata Londonderry dagli unionisti) e nei centri minori come Antrim dove erano invariabilmente gli ultimi nelle liste di collocamento o negli elenchi per l’assegnazione delle case popolari. Non si trattò, come spesso erroneamente è stato scritto, di una ribellione, di una guerra civile motivata dalla diversa appartenenza religiosa. Fu, quella dell’Ira, innanzitutto una guerra per l’unione all’Eire (Repubblica d’Irlanda) e, ancor di più, una battaglia senza fine per i diritti civili.
Long Kesh
A fronteggiare gli attivisti repubblicani nel corso dei frequenti Troubles ( i problemi irlandesi come gli inglesi chiamavano, con riduttivo e sottinteso disprezzo, la lotta di liberazione irlandese dalla Corona britannica), c’erano alcuni corpi speciali dell’esercito britannico e l’odiato corpo di polizia nordirlandese RUC (Royal Ulster Constabulary) che aveva praticamente mano libera soprattutto sui prigionieri repubblicani detenuti nel carcere di Long Kesh (noto anche come The Maze, il labirinto), sottoposti a quotidiani maltrattamenti e torture.
Nel 1972, nove anni prima della morte di Sands, un corpo di paracadutisti britannici, chiamati a controllare un corteo di repubblicani a Derry, aprì improvvisamente il fuoco sparando ad alzo zero ed uccidendo quattordici persone. Una giornata passata alla storia come la Bloody Sunday. Anni dopo, nel 2003 e in diretta televisiva, un paracadutista britannico, in lacrime, confessò di aver sparato contro un bambino ‘armato’ solo di una bandiera bianca, uccidendolo.
Da quel giorno riprese forza il movimento indipendentista e all’Ira, a volte giudicata dai ‘duri e puri’ repubblicani troppo incline a compromessi, si affiancò la più determinata Inla (Irish national liberation army) che si macchiò a sua volta di brutali omicidi e cruenti attentati contro civili unionisti o inglesi.
Lo sciopero delle coperte
Bobby Sands organizzò un primo sciopero delle ‘coperte’ per rivendicare lo status di prigioniero politico per sé e per gli altri. Lo sciopero consisteva nel rifiutare di indossare la divisa da carcerato comune e di restare senza abiti usando una sola coperta per coprirsi. Poi i patrioti (altri nove ne moriranno per aver rifiutato il cibo come Sands) decisero un’azione più drastica seguendo quello che i giornali definirono lo “sciopero dello sporco”.Si rifiutarono infatti di servirsi dei bagni (durante il percorso dalle celle ai gabinetti venivano regolarmente massacrati con i manganelli dai loro aguzzini).
Naturalmente né l’esecutivo di Belfast né lo Stormont (il Parlamento nordirlandese) vollero in qualche modo migliorare le condizioni di degrado dei detenuti. Tantomeno Londra dove Margaret Thatcher si mostrò sempre sorda ad ogni richiesta di miglioramento delle condizioni di vita dei prigionieri.
Ma, anche se lentamente, le manifestazioni dei repubblicani nelle varie città dell’Ulster a sostegno dei detenuti, cominciarono a fare breccia anche in Inghilterra. Alcuni giornali londinesi e diversi intellettuali cominciarono a criticare i metodi delle autorità di Belfast. Da parte sua Paul McCartney si schierò apertamente a favore dei repubblicani irlandesi componendo una canzone, ‘Give Ireland back to the Irish, che ebbe un immediato successo.
Prima della morte eletto al Parlamento britannico
Si arrivò così al primo marzo dell’81 quando Sands, seguito da altri patrioti, iniziò lo sciopero della fame che lo avrebbe portato alla morte poco più di due mesi dopo. Nel frattempo, quasi per uno strano scherzo della storia, Sands era stato eletto al Parlamento britannico nel corso di una elezione suppletiva nell’Ulster convocata in seguito al decesso di un parlamentare della contea di Fermanagh-South Tyrone. Sands ottenne oltre trentamila voti contro i ventinovemila del candidato unionista divenendo così il più giovane parlamentare di Westminster (dove ovviamente non andò mai) dopo l’elezione, alcuni anni prima, di un’altra storica protagonista della lotta indipendentista nord- irlandese, Bernadette Devlin.

Fonte: ytali.com 

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