La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 25 aprile 2017

Macron, Renzi e "le cose"

di Alessandro Gilioli 
In un libro che ho già citato un paio di volte, il mio collega Marco Damilano ha raccontato bene come nel 2014 - fresco di immagine, dinamismo, novità e primarie vinte - Matteo Renzi sia riuscito a incanalare e assorbire una parte non indifferente di insofferenza al vecchio, di ansia di cambiamento, arginando la crescita grillina - la "protesta antisistema" - e arrivando così al suo celebre 40 per cento. Non al 40 ma quasi al 24 è arrivato l'altrettanto giovane, nuovo e dinamico lib-lab Emmanuel Macron in Francia, facendo tirare un gran sospiro di sollievo a quanti temevano un terzo terremoto, dopo quello avvenuto in Gran Bretagna con Brexit e negli Stati Uniti con Trump.
Anche Macron, come Renzi nel 2014, è al momento privo di accountability, insomma non deve rendere conto di alcun passato: giovane è lui, giovanissimo il suo partito e anche nell'esperienza di governo con Hollande è sempre riuscito a tenersi smarcato dall'immagine del presidente, di cui era sconosciuto consigliere fino al giorno prima di diventare ministro. E dall'esecutivo Macron se n'è andato attaccando «il sistema che ha smesso di proteggere coloro che doveva proteggere», «la politica che vive ormai per se stessa ed è più preoccupata della propria sopravvivenza che non degli interessi del paese».
Insomma non credo che la dinamica che ha accompagnato Macron al ballottaggio - e forse lo accompagnerà all'Eliseo - sia diversissima da quella che ha vissuto l'Italia tre anni fa.
Anzi, questa avviene in un Paese che sta vivendo un cambiamento di rappresentanza forse ancora più robusto del nostro: con i due partiti tradizionali tagliati fuori per la prima volta nella storia dal secondo turno e con i due candidati più duramente "antisistema" (Le Pen a destra e Mélenchon a sinistra) che insieme fanno più del 40 per cento dei voti.
A proposito, è interessante anche notare come a sinistra la proposta più radicale, popolare e "bolivariana" abbia cannibalizzato quella pacata di Hamon, candidato dignitosissimo ma considerato "né carne né pesce" da una fetta di elettorato in cerca di personaggi più assertivi, muniti di più decibel, più desiderosi di rovesciare il tavolo.
Insomma la lettura "rassicurante" - quella secondo cui ieri «il sistema ha tenuto» - rischia di mostrare qualche crepa o almeno di semplificare un po' troppo un voto che è stato (nel bene o nel male) rivoluzionario, che altrimenti non si può definire un turno in cui tre quarti dei francesi hanno votato candidati che si proponevano come nuovi, diversi, fautori di robusti cambiamenti in un senso o nell'altro.
Dopodiché - dando per scontato con un certo wishful thinking che all'Eliseo vada Macron - adesso bisogna vedere se questi avrà un destino migliore di quello capitato a Renzi. Cioè se saprà interpretare l'ansia di nuovo di cui è portatore traducendola in atti e governo che rendano davvero elastica - e non di arroccamento nell'establishment e nei suoi interessi - la risposta della democrazia a questa domanda che viene dagli elettori.
In Italia sappiamo com'è andata: e vediamo ancora oggi quanta fatica sta facendo Renzi per riacquistare almeno in parte quella credibilità perduta nei suoi tre anni di governo. Tanto che oggi il suo principale competitor - il M5S - lo ha superato nei consensi; e si sta perfino riaffacciando la destra berlusconiana, che sembrava - almeno quella - prosciugata.
In Francia la partita è invece ancora da giocare, sulle cose.
Sulle alleanze (chissà che maggioranza riuscirà a mettere in piedi in Parlamento) ma soprattutto sulle decisioni, sul mantenimento o meno delle promesse: davvero aumenterà di cento euro il salario minimo? davvero non alzerà l'età pensionabile, che in Francia è molto più bassa che da noi? davvero allargherà il diritto all'assegno di disoccupazione? davvero spingerà per il ricorso al lavoro a tempo indeterminato nei quartieri più disagiati?.
È qui che si gioca, semplicemente, la scommessa di Macron, la vera possibilità di arginare un rovesciamento del tavolo che per ora sembra solo rinviato: sulla partita sociale, sulle condizioni delle persone, di quelle povere e ancor di più di quelle impoverite, vuoi dalla crisi vuoi dalla sua gestione politica che in tutto l'Occidente ha favorito i pochi sfavorendo i molti.
Auguri di cuore, senza pregiudizi.

Fonte: Piovono Rane 

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