La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 29 marzo 2017

Google al governo e reddito per tutti?

di Sandro Gobetti
Mai come in questi ultimi anni vi sono, in giro per il mondo, una serie di sperimentazioni e progetti pilota che hanno come motivo di studio proprio il reddito di base. In forme e maniere diverse, ma tutte con la finalità di sperimentare un’erogazione economica, non molto condizionata al lavoro se non addirittura per nulla. Le sperimentazioni attraversano tutto il mondo, dalla Finlandia che a gennaio 2017 ha dato avvio al suo progetto pilota su 2000 persone, a 30 comuni olandesi con la città di Uthrecht in testa, al Canada nella provincia dell’Ontario, all’India con la sperimentazione pilotata da Unicef e SEWA (il più grande sindacato delle donne al mondo). Anche il dibattito ha assunto una centralità mondiale, tanto che nella rete BIEN (Basic Income Earth Network) al congresso di Seoul del 2016 si sono aggregate nuove reti per il reddito rappresentanti paesi come la Cina e l’India.
La proposta di un reddito di base è dibattuto nel parlamento in Scozia, è una delle proposte forti del candidato alle presidenziali francesi Hamon, è sostenuto da economisti del calibro di Thomas Piketty, sta diventando un mantra per l’ex ministro del lavoro dell’era Clinton, Robert Reich. Yanis Varoufakis lo inserisce nella sua idea di nuova Europa, il tema viene dibattuto nel Congresso di tutti i sindacati del Regno Unito tanto da essere votato alla mozione finale, se ne parla al WEF di Davos, viene sperimentato dal basso in Germania attraverso un crowdfunding e nel 2015 è stato oggetto di un referendum propositivo in Svizzera raggiungendo il 23% di voti favorevoli. Potremmo continuare a raccontarvi di altrettanti scenari in movimento in giro per il mondo1 che segnano senza dubbio una novità importante, storica oseremmo dire, che la proposta del reddito garantito ha ormai ottenuto in tutte le latitudini. Ma il tema ha raggiunto un livello così ampio di consensi che se riteniamo quanto detto prima una grande novità, vi è qualcos’altro che segna una novità ancora più grande. Finché il dibattito sul reddito di base o sull’eradicazione delle povertà è affrontato al livello dei governi locali o nazionali, o in seno all’ONU, o presso nuove reti per il reddito che nascono in giro per il mondo etc. siamo di fronte a un fatto nuovo ed importante senza dubbio, ma se vogliamo, da inserire sul piano delle politiche normali viste le condizioni sociali in cui versa mezzo mondo; ci sembra invece però una novità senza precedenti che siano ormai buona parte delle imprese, delle società, degli amministratori delegati, dei CEO protagonisti della 4° rivoluzione industriale, a porre al centro del dibattito, non solo il ruolo delle tecnologie, ma anche il ruolo del reddito di base come strumento necessario per governare le contraddizioni che la nuova rivoluzione delle macchine potrebbe aprire. Senza scendere troppo nei perché tutto ciò stia accadendo, ci limitiamo in questa occasione solo a segnalare, a mettere insieme, una serie di informazioni e notizie (che corrono velocemente e che andrebbero aggiornate costantemente) per dare un veloce quadro e per descrivere il ruolo preponderante che stanno assumendo i “rivoluzionari della 4° rivoluzione industriale”.
Mark Zuckerberg, il fondatore di facebook, sarà il prossimo tycoon alla Casa Bianca? Non ha fatto neanche in tempo ad insediarsi Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti che si parla già di potenziali rivali. Secondo alcuni il fondatore di Facebook potrebbe essere il candidato per Washington nel 2020. Intanto il suo proposito per il 2017 sarà quello di mettersi “on the road” per “ascoltare le voci” di tutti e 50 gli stati americani2. Ed il fondatore di Facebook continua: “Per decenni la tecnologia e la globalizzazione ci hanno reso più produttivi e connessi. Questo ha creato molti vantaggi ma per molti ha anche reso la vita più difficile contribuendo al più grande senso di divisione mai visto in vita mia. Dobbiamo trovare come cambiare le regole del gioco in modo che funzioni per tutti”, spiegando che ora vuole “parlare con più gente possibile di come vivono, lavorano e pensano al futuro”.3 Lo stesso a febbraio 2017 pubblica il suo Manifesto4 per una “comunità globale” rilanciando una nuova idea di globalizzazione riconoscendo che sono stati fatti errori perchè troppe “persone sono state lasciate indietro”. Zuckerberg apre il suo manifesto con una domanda quasi esistenziale “Stiamo costruendo il mondo che ci piace?” (are we building the world we all want?). Utilizzando tre parole in particolare che smuovono le coscienze di tutti noi e che ci fanno già sentire “partecipi” di qualcosa che ci riguarda e che ci interroga sul da farsi: “stiamo “Noi” costruendo il “Mondo” che “Vogliamo”?”. A fronte di un nuovo protezionismo (con le politiche proposte da Trump) ed un crescente nazionalismo (riconfigurato sotto il termine sovranismo, per donare al concetto il riecheggiare nobile della “sovranità popolare”), il multimiliardario “new global” rilancia l’idea che “le nostre migliori opportunità sono globali” così da poter “diffondere prosperità, libertà, pace, progresso e sconfiggere il terrorismo, il cambiamento climatico e la povertà”.
Entrare nel nuovo millennio per governare un mondo che al momento offre solo disastri sociali, ambientali, economici e guerre e che “per progredire l’umanità deve unirsi, non pensare in termini di città o nazioni, ma come se fosse una comunità globale ... informata, sicura, impegnata dal punto di vista civico, inclusiva ... rafforzando il tessuto sociale”. Il suo è un Manifesto che parla non tanto ai governi ufficiali, alle istituzioni, al contrario, parla “al popolo”, si riferisce a ciò che si “muove in basso” (cita Piazza Thair ed i Tea Party ma anche le marce delle donne).
Ora a prescindere dalle mire da “statista” del giovane ed ambizioso Mark, di certo vi sono novità che riteniamo utile segnalare per la nostra riflessione.
Durante le prime settimane della presidenza Trump, tantissime persone sia negli USA che nel mondo sono scese in piazza protestando contro il biondo e ricco tycoon americano. Tra i tanti che hanno preso parola contestando le politiche protezioniste e contro gli immigrati di Trump, vanno annoverate le aziende della Silicon Valley. Sicuramente una novità nello scenario politico. A partire da Sergey Brin, cofondatore di Google, che si è unito addirittura alle proteste, insieme ai militanti dei diritti civili, all’aeroporto di San Francisco. Le maggiori aziende del settore tecnologico hanno scritto una lettera aperta destinata al neo Presidente USA co-firmata da Facebook, Microsoft, Apple, Google, Amazon e altri, per esprimere forte preoccupazione per le nuove politiche statunitensi.5 Altre grandi corporation hanno preso parola: Starbucks ha dichiarato di voler assumere 10mila rifugiati per rispondere alle politiche anti-immigrazione, Mark Parker dichiara che la “Nike crede in un mondo dove tutti possono celebrare il potere della diversità”6, ed addirittura AirBnb ha realizzato uno spot per il Super Bowl di football che recitava: “Il mondo è più bello quanto più accogli. Noi accogliamo”. Insomma, a prescindere dall’enorme pubblicità che ciascuno fa pro domo sua , si nota una certa attività sociale e politica da parte dei CEO delle grandi compagnie (e non solo grandi) in particolare del mondo del settore tecnologico. Che sia appena iniziato un ulteriore scontro tra i capitalisti, su chi dovrà segnare il futuro a venire? Il “vecchio Trump” contro i “giovani venture capitalist”? La vecchia economia che riscopre il protezionismo contro i tweet ed i social media “nuovi pozzi di petrolio” dell’accumulazione capitalista del nuovo millennio? Non vi è dubbio che un confronto aspro si stia aprendo. Ma senza soffermarci troppo su queste domande, questo articolo vuole semplicemente continuare a “raccontare” una certa “attività politica e sociale” da parte dei protagonisti del “nuovo che avanza” (e pure velocemente!).
Ormai è un dato di fatto, la cosiddetta 4°rivoluzione industriale e l’avvento del machine learning e della robotica stanno imponendo un ampio dibattito sulle aspettative future cosi come delle contraddizioni che vanno emergendo (e sta accadendo in tutto il mondo!). Il tema, anche se in alcuni casi sembra fermarsi nello scontro tra “futuristi” e “catastrofisti”, apre a nuovi scenari anche in tema di reddito di base o forme di reddito garantito. I CEO delle aziende più quotate parlano apertamente di reddito di base universale ed incondizionato e fanno anche di più (anche di più dei governi democraticamente eletti), sostenendo tale proposta attravero il foraggiamento di alcune sperimentazioni in giro per il mondo. Ad esempio il fondatore di eBay Pierre Omidyar sta “offrendo” 493mila dollari7 per finanziare un programma di reddito di base universale che da ottobre 2016 è in corso in  Kenya8. Il progetto pilota è curato dalla ONG “GiveDirectly” che dopo un lungo studio per “verificare i dettagli operativi del modello necessario anche per la valutazione quantitativa finale” ha dato il via alla sperimentazione in due contee rurali in Kenya. Gli abitanti dei villaggi di queste contee saranno divisi in tre gruppi: uno in cui tutti i residenti adulti ricevono un reddito di base incondizionato per 12 anni, una in cui tutti i residenti adulti ricevono un reddito di base per due anni, e una in cui tutti gli adulti residenti ricevono una somma forfettaria equivalente al reddito di base di due anni. I ricercatori citano con particolare interesse il fatto che a lungo termine l’impatto di un reddito di base potrà dare vita anuove imprese: “abbiamo buone probabilità di poter rilevare l’impatto non solo sugli individui, ma anche sui mercati esistenti nei villaggi.” GiveDirectly mira ad includere 40 villaggi nella prima fase e 80 successivamente. Si tratterebbe di circa 26.000 individui che riceveranno un reddito di base incondizionato. GiveDirectly ha raccolto oltre 23 milioni di dollari da donazioni private a partire dal mese di aprile 2016, quando ha annunciato il suo piano per finanziare la sperimentazione, e pochi mesi dopo, nel gennaio 2017 ha iniziato il progetto. Inoltre ha riunito un team di consulenti illustri, tra cui Alan Krueger (ex presidente del Consiglio dei consulenti economici del Presidente Obama) e gli economisti Abhijit Banerjee e Tavneet Suri (MIT).9
Anche il fondatore e CEO di Tesla (l’azienda delle automobili elettriche) Elon Musk ed il presidente del noto acceleratore d’impresa californiano Y Combinator, Sam Altman, hanno espresso il loro sostegno al reddito di base universale ed incondizionato. Non passa giorno ormai che il primo non rilasci una dichiarazione o una intervista in sostegno al reddito di base (basta cercare in internet) legando sempre più spesso la proposta all’avvento delle machine learning e della robotica. “Penso che finiremo prima o poi per introdurre un reddito di base universale”, ha dichiarato Musk al vertice di Dubai di febbraio 2017. “Ci saranno sempre meno posti di lavoro con l’avvento della robotica”, ha detto10. Anche Sam Altman di Y Combinator dichiarando che l’automazione porterà via posti di lavoro fa un passo in più e si predispone a sostenere e finanziare la sperimentazione di un reddito di base negli USA. Infatti Y Combinator, ha dato vita ad una attenta ricerca sul tema ed ha scelto Oakland come sede per la sperimentazione pilota di un reddito di base. Saranno individuate 100 famiglie11 a cui erogare il beneficio.
La città è stata scelta per la sua “diversità sociale ed economica” (!) e viene definito un buon punto di partenza per gli Stati Uniti. “La motivazione alla base del progetto è quello di cominciare ad esplorare alternative all’esistente rete di sicurezza sociale”, scrive Elizabeth Rodi, di YC Research. “Il reddito di cittadinanza è un modo per garantire che le persone siano in grado di soddisfare i loro bisogni di base”12. Questo piccolo esperimento avrà una durata di un anno. Le persone scelte comprendono sia gli occupati che i disoccupati. Ogni persona riceverà da $ 1.000 a $ 2.000 al mese, senza alcun vincolo. Lo studio metterà alla prova i metodi di pagamento e la raccolta dei dati, così come si tenterà di comprendere se il denaro soddisfi le esigenze fondamentali delle persone, ma anche “la felicità, il benessere, la salute finanziaria, nonché comprendere come le persone passano il loro tempo.”13 Sam Altman si è detto “abbastanza fiducioso” del fatto che ad un certo punto in futuro “vedremo una qualche versione di reddito di base su scala nazionale negli USA”. Un reddito di base, secondo Altman, potrebbe “dare alle persone la libertà di proseguire gli studi o fare nuova formazione, trovare o creare un lavoro migliore, e sviluppare cosi piani per il loro futuro”.14 Per farla ancora “meglio” Y Combinator ha aperto le selezioni on line per individuare e selezionare un research manager con competenze in merito per poter studiare a fondo la sperimentazione.15
Ma i sostenitori del reddito che provengono da questi mondi vanno aumentando un po’ ovunque. Anche Klaus Schwab, fondatore e presidente del World Economic Forum che si tiene ogni anno a Davos, ormai si ritiene un supporter del basic income. Sono ormai alcuni anni infatti che proprio nella cittadina svizzera il tema del reddito di base universale ed incondizionato ha cittadinanza tra i dibattiti ufficiali, ed ogni anno questi ricevono sempre più interesse di pubblico. Nel 2017 a Davos il tema è stato presentato da Guy Standing16 uno dei fondatori della rete mondiale per il reddito (BIEN), socio onorario del BIN Italia, autore di numerosi libri non ultimo “Precari, la nuova classe esplosiva” (Il Mulino, 2012). Klaus Schwab durante una intervista ad un quotidiano di Amburgo ha dichiarato che “la proposta di un reddito di base universale è plausibile” visto proprio l’aumento dell’automazione nel mondo del lavoro. D’altronde, riprende Schwab “anche se il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riporterà nuovo posti di lavoro da Asia e Messico questi saranno sotto forma di “fabbriche digitalizzate””. Il reddito dunque sembra essere per l’influente economista un’idea “che nei prossimi 10 anni alimenterà la discussione in maniera molto più avanzata del dibattito attuale.”17 A lui fanno eco anche alcuni economisti del Fondo Monetario Internazionale che in un recente articolo legano proprio la crescita della robotica alle nuove disuguaglianze per arrivare al reddito di base18. Potremmo proseguire senza dubbio nel citare questo o quell’imprenditore, questo o quel venture capitalist, questa o quella corporation della Silicon Valley (ma non solo) negli interessanti motivi che li spingono a sostenere il reddito di base. Ma per continuare il nostro piccolo viaggio intorno a questa provocazione sul “governo di Google per il reddito di base”, la cosa che più ci ha colpito negli ultimi tempi sono stati una serie di “meeting” internazionali che segnano, anche in questo caso, un livello “innovativo” dell’intervento “nella società” in sostegno del reddito da parte dei CEO (ma non solo) delle imprese tecnologiche. Solo per segnalarne qualcuno ricordiamo qui l’interessante incontro dal titolo “Future of Work”19 tenutosi a Zurigo nel maggio 2016. L’incontro era stato organizzato proprio in occasione del successivo referendum del 5 giugno che ha visto i cittadini svizzeri chiamati al voto per sostenere o meno la proposta di un reddito di base per tutti. Al referendum vinsero i No come risaputo, ma furono i Si a festeggiare con il loro 23%!20 All’incontro sul “futuro del lavoro” hanno partecipato decine di relatori internazionali dall’ex ministro del lavoro del governo Clinton, Robert Reich, all’economista del MIT Erik Brynjolfsson e autore del libro “La nuova rivoluzione delle macchine” (E. Brynjolfsson, A. McAfee, Feltrinelli 2015), ad Andrew Stern di Union Square Ventures, a Robin Chase fondatore e CEO di Zipcar di Boston e molti altri ancora, tra cui Yanis Varoufakis che proprio in questo contesto ha dichiarato il suo sostegno al reddito di base. L’iniziativa, è stata presentata al pubblico con un interessante logo\manifesto: la mano di Dio che incontra l’uomo come rappresentato dalla “creazione dell’uomo” di Michelangelo nella Cappella Sistina. Solo che in questo caso la “mano di Dio” è sostituita da un arto robotico tecnologico (!). Un incontro in cui esponenti dell’impresa si sono confrontati con accademici di università americane ed europee, con politici più o meno navigati, con le reti per il reddito (in particolare Germania e Svizzera) promotori anche del referendum per il reddito. Il tema robotica e reddito è stato il centro del dibattito e le conclusioni sono state “quasi naturali”: a fronte delle nuove opportunità e contraddizioni emergenti dalla 4° rivoluzione industriale, il reddito di base è la prima e più chiara proposta che emerge. Non solo per governare l’aumento della disoccupazione che la robotica determinerà in molti campi (come lo studio dei ricercatori di Oxford del 2013 indica21) ma anche le opportunità emergenti come un uso diverso del “tempo libero”, l’emergere di nuovi lavori più creativi, di cura e delle attività umane più diverse. Questo appuntamento ha avuto un forte eco internazionale dato anche dall’imminente referendum svizzero. Ma non è stato l’unico, molti altri ce ne sono stati (e ce ne sono) in giro per il pianeta, cosi (tanto per citarne un altro) come quello tenutosi ad Helsinky dal 30 novembre al 1 dicembre 2016. Un evento mondiale “ to celebrating entrepeneurship” con il nome di Slush e dedicato in particolare alle nuove start-up giovanili. In quell’occasione il tema centrale dell’incontro è stato “Il reddito di base incondizionato: sistema operativo per una società post-industriale”22 ed i relatori erano coloro che stanno lavorando sulle sperimentazioni del reddito di base in Finlandia e di Y Combinator statunitense. Alla tavola rotonda hanno partecipato: Matt Krisiloff, direttore di Y Combinator Research, Roope Mokka, co-fondatore del think tank Demos Helsinki, che ha partecipato alla progettazione della sperimentazione per il reddito di base in Finlandia ed Albert Wenger, partner di Union Square Ventures, autore del libro World After Capital. “Ci sono pochissime idee politiche che attirano cosi tanto sostegno in questi ultimi tempi come il reddito di base incondizionato. Un’idea che sta attirando molti proprio per affrontare l’emergere della rivoluzione tecnologica” dichiarano in sostanza i relatori. Sembrano affrontare il tema mutuando in parte alcune riflessioni di Andrè Gorz quando ci dice: “che per cambiare la società bisogna cambiare il lavoro e inversamente”. Ma la cosa più interessante, oltre il dibattito, è lo “stile” con cui si è tenuto questo meeting23. Il dibattito si è tenuto in una sorta di hangar, ha visto i relatori in circolo su un palco con al centro un camino tondo col fuoco acceso. Tutt’intorno centinaia di persone sedute su dei pallett riciclati come fossero divani con coperte e cuscini... subito dopo gli incontri ed il programma generale, la sera almeno 15mila persone, per lo più giovani, hanno partecipato ai dj set, ai concerti e hanno ballato per tutta la notte. Uno stile da convention di impresa, con un sano dibattito sui destini del mondo in cui presentare proposte innovative, mixato ad una discoteca underground alternativa, con una presenza giovanile altissima, in cui idee di nuove imprese, aria di tecnologia utopistica, immaginari e società camminavano insieme. Proposte su come far soldi e su come redistribuirli? Non proprio. Però certo si nota una certa innovazione e non solo attraverso le tecnologie che producono, ma anche attraverso le analisi e le “politiche” che propongono. Non più “solo” giovani imprenditori “visionari”, ma politici visionari? Raccontano un “nuovo mondo possibile” nell’era delle crisi (ambientale, economica, politica, sociale...). Quasi fossero “l’unico spazio” di futuro possibile e radioso che è lì a venire, un sol dell’avvenire capitanato non
dall’uomo nuovo, ma dalla macchina nuova. Quella che oltre la meccanica conosce anche l’intelligenza artificiale. Un po’ anarco ed un po’ capitalisti, un po’ freak, hippy ma anche liberal, un po’ di “sinistra” e per un “capitalismo buono” che addirittura si “preoccupa” del futuro del lavoro che sarà o meglio di come non sarà più e dunque di come potrà essere la vita senza quel lavoro! Insomma in questo milieu culturale il tema della fine della piena occupazione è qualcosa di ormai definitivamente acquisito, fa parte del dibattito ma solo come constatazione, utile a raccontare ciò che sarà. Tutto si farà “flessibile” e “condivisibile”, sarà la vita che si esprime a dare “valore”.
D’altronde sono anni che ci dicono, non solo gli imprenditori, ma le politiche tutte che bisogna essere bravi a stare “sul mercato”, bisogna essere innovativi e creativi, capaci di competere, farsi “impresa” di se stessi. Cosa altro ci hanno detto d’altronde le tante riforme del lavoro in questi anni?
Cosa hanno determinato se non questa totale precarizzazione in cui oognuno lotta per sé? Ma questo in fondo, appunto, è qualcosa che già sappiamo. Lo vedevamo prima, nella crescita esponenziale di una precarietà diffusa e di una deregolamentazione del mercato del lavoro e lo vediamo di nuovo oggi. Certo vi sono novità notevoli, come quella di avere una App come datore di lavoro, ma in fondo il meccanismo rimane quello. Ma non c’è solo questo. Qui, i protagonisti di questa rivoluzione propongono anche l’idea che il futuro attraverso le tecnologie sarà più bello (e questo forse è vero, d’altronde perché negare l’importanza del progresso tecnologico?) e che dunque va sostenuta la tesi di fondo. Per questo giocano (ma forse invece fanno dannatamente sul serio) a fare i giusti “governanti” di questo futuro che è già qui. Sperimentare cosa fanno le persone con un reddito, come nel caso di Y Combinator, è una assoluta novità. Dare soldi ad una ONG in Kenya “per sperimentare un reddito di base nei villaggi rurali” anche. Organizzare un meeting mondiale che “celebra l’imprenditorialità” in cui al centro ci sono le start up giovanili ed il tema centrale è “il reddito di base nella società post industriale” e chiudere in bellezza la serata con 15mila giovani che ballano un dj set di musica elettronica, pure è una grossa novità. Non è Trump che si svela col suo aeroplano personale, o il Berlusconi imprenditore con la sua squadra di calcio e le sue televisioni. Qui si propone un manifesto per una comunità globale, la robotica come futuro possibile indicando una idea di lavoro diversa “più libera e creativa”. Insomma un disegno che si va elaborando man mano che passa il tempo e che sembra dirci che “Google è pronto a governare”. D’altronde l’innovazione prodotta ha già messo in crisi alcuni spazi. Pensiamo ad Airbnb. Non è illegale “affittare” alle persone la camera accanto per poco tempo, certo mette in difficoltà il settore della ricettività ufficiale (gli alberghi in primis) aumentando però allo stesso tempo la facilità e l’economicità del viaggiatore, cosi come il reddito di chi affitta la stanza vuota di casa. Hanno innovato negli interstizi, mettendo in crisi proprio, per prime, le norme. Come normare Airnbn? Vietando questa opzione si avranno meno turisti nella città. Diminuendo i costi di un albergo? Si avranno salari più bassi per chi ci lavora? Aumentando l’offerta di qualità degli alberghi? Serviranno nuovi capitali da investire. E cosi su tutto il resto. Insomma sta accadendo già qualcosa di “costituente” e sta accadendo nella vita delle persone. Di coloro che viaggiano, di coloro che affittano, ma anche di coloro che “subiscono” questa innovazione e che debbono ricalibrare il loro ruolo. Stati e governi compresi. Inoltre, nello “scontro” per il governo dell’innovazione, prendiamo ad esempio l’enorme cifra che la Apple dovrebbe dare sotto la voce tasse all’Europa. Si tratta di 13 miliardi di dollari di tasse non pagate. O meglio la Apple ha usufruito in Irlanda di una serie di tassazioni di favore per aver portato capitali nell’isola. L’Europa chiede dunque all’Irlanda e dunque ad Apple di pagare le tasse mancate24. Gli irlandesi rispondono all’Europa che si tratta di “ingerenze” nelle questioni nazionali. La Apple dice che questo porterà migliaia di disoccupati in più. L’Europa mostra tutta la sua debolezza. Ma il punto è, quale diritto internazionale potrà “normare” questa cosa? O per farla ancora più semplice: chi dichiarerà “guerra” alla Apple per farsi ridare i soldi delle tasse non pagate?
Se nel conflitto capitale-lavoro lo Stato svolgeva una funzione “regolatrice” specie con l’emergere delle socialdemocrazie, della “società della coesione sociale” europea, regolando anche le forme di redistribuzione attraverso il welfare, ora cosa vuole o può regolare? Gli rimane solo di offrire norme e regole per dare un ampio margine di movimento ai nuovi padroni del mondo. Infatti l’Irlanda si mette contro l’Europa e sostiene Apple. Infatti i vari piani governativi sull‘Industria 4.0 sono tutti in direzione del sostegno alle imprese, così come tutte le riforme del lavoro tendono a rendere lo stesso sempre più precario. E’ altrettanto evidente che senza forme di redistribuzione queste nuovi merci tecnologiche rischiano di rimanere nei magazzini. Ford in fondo sosteneva che “gli operai dovranno avere i soldi per comperare le auto da loro prodotte”, e dunque seppur la tecnologia sta facendo passi in avanti alla velocità della luce, lo stesso non si può dire sul piano dell’economia delle persone e delle società. Vi è un salto tra ciò che oggi le tecnologie sono in grado di offrire e quello che le persone quotidianamente vivono. E forse la proposta del reddito di base cosi come articolata da questi “innovatori” va proprio in questa direzione, usando lo stesso schema “fordista”. Ma c’è di più, un reddito di base come “strumento” per “garantire” la valorizzazione di quel “capitale umano” che rischia di non essere “messo a valore” in tutta la sua potenzialità se compresso in società medievali. Come ricorda ancora Gorz sul capitalismo post-fordista: “L’uomo è il capitale più prezioso, l’uomo è sussunto nel processo di produzione come risorsa umana, come capitale umano, come capitale fisso umano... in un sistema integrato con le macchine. Diviene cyborg, mezzo di produzione nella sua totalità. L’uomo-il-capitale-più-prezioso è uomo solo se può funzionare come capitale”.
Dunque chi governerà le nuove contraddizioni? Da come parlano nei loro convegni, sembra siano proprio loro i “rivoluzionari della 4 rivoluzione” a candidarsi. Quelli che fanno i manifesti della “comunità globale” mettendosi “dalla parte delle persone”, tra le persone, per proporre un mondo migliore.
Tra le tante analisi che si fanno su questa nuova grande trasformazione (spesso troppo velocemente conclusive!) vi sono anche altre domande che emergono: chi comanda oggi? Chi comanderà domani? Quei ricchi patinati alla Trump che hanno come soluzione il protezionismo ed il neonazionalismo travestito da sovranismo? Quegli innovatori degli anni ’80 alla Bill Gates che vogliono una maggior tassazione sulla robotica vista la spina nel fianco degli innovatori tecnologici? I boss della finanziarizzazione alla Goldman Sachs? I giovani casual ed informali, un po’ freak economy ed un po’ anarco-individual-capitalisti della 4° rivoluzione? Come da più parti detto, l’economia ha ormai definitivamente preso lo scettro sulla politica, ed in un mondo a “senso unico”, con un unico modello economico dove pare non esserci altra alternativa, lo scontro tra questi “poteri forti” è uno dei campi di battaglia. Certo, il ruolo cosi smaccatamente “politico” dei “giovani innovatori” tecnologici produce consensi ed offre percorsi a loro favorevoli. In un mondo in crisi, in fondo sembrano offrire, attraverso lo stupore e la meraviglia di ciò che possono fare le macchine intelligenti, la “speranza di un altro mondo possibile” lì a venire. Sembrano riemergere altre riflessioni donateci ancora da Andrè Gorz quando si interroga dicendo che “il capitalismo eviterà il suo crollo ... solo se cambierà fondamentalmente, se proporrà un grande progetto, una visione convincente di un avvenire migliore, un bene superiore comune a tutta la società. Bisogna salvare dunque il capitalismo suo malgrado o vi è di meglio da fare?”.
D’altra parte la robotica, l’intelligenza artificiale, le auto che si guidano da sole, le tecnologie per la medicina etc. sono un dato oggettivo. E visto che la politica (quella italiana più di altre) non sembra voler affrontare il tema in maniera seria, ci verrebbe da dire: meno male, che almeno questi “rivoluzionari” hanno tenuto conto della proposta del reddito di base!

Note:
1. Vedi il sito wwww.bin-italia.org per essere sempre aggiornati di tutte le sperimentazioni, i progetti pilota in giro per il mondo, cosi come il dibattito, sul reddito garantito
2. Fonte Agenzia Ansa, Zuckerberg in tour negli Usa, presunte mire politiche del papà di Facebook. “Voglio parlare con la gente”, Huffington Post 4 gennaio 2017
3. Idem
4.https://www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/building-global-community/10103508221158471/?pnref=story
5. A. Nepori, La Silicon Valley contro Trump: presto una lettera aperta, La Stampa 2 febbraio 2017
6. La Repubblica 30 gennaio 2017, La corporate Usa si ribella a Trump: Starbucks, Google e Airbnb in favore dei rifugiati
7. D. Galeon, A Billionaire is helping Fund a Massive Universal Basic Income Project, Futurism 10 Febbraio 2017
8. BIN Italia, Kenya: inizia il progetto pilota per sperimentare un reddito garantito, 25 settembre 2016, http://www.bin-italia.org/kenya-inizia-progetto-pilota-sperimentare-un-reddito-garantito/
9. Per saperne di più ed avere informazioni maggiori su come sta proseguendo la sperimentazioni consigliamo di seguire il sito ufficiale: https://www.givedirectly.org/basic-income
10. C. Weller, Elon Musk on universal basic income: “it’s going to be necessary, Business Insider 13 febbraio 2017
11. J. Condliffe, In 2017 we will find out if basic income make sense, MIT Technology Review 19 dicembre 2016
12. M.J.Coren, Y Combinator is running a basic income experiment with 100 Oakland families, Quartz 1 giugno 2016
13. Idem
14. Ibidem
15. Se qualcuno ha voglia di proporsi come research manager esperto di reddito di base ed andare in america... https://jobs.lever.co/ycr/2f74d9d7-0292-4a60-ae83-4602ad1d0daa
16. BIN Italia 1 febbraio 2017, Guy Standing (BIEN) parla del reddito di base al World Economic Forum (video), http://www.bin-italia.org/guy-standing-bien-
parla-del-reddito-base-al-world-economic-forum-video/
17. Bin Italia 1 febbraio 2017, Il fondatore del World Economic Forum considera plausibile il reddito di base, http://www.bin-italia.org/fondatore-del-world-
economic-forum-considera-plausibile-reddito-base/
18. A. Berg, E.F.Buffie, L. F. Zanna, Robots, Growth and Inequality, Finance & Development Vol. 53 N° 3, International Monetary Fund September 2016
19. 1ttps://www.neopolis.network/projects/future-of-work-2016/
20. S. Gobetti, Referendum sul reddito di base in Svizzera: Vince il NO ma festeggiano i SI! A cura del BIN Italia, Quaderno per il Reddito n°5 Agosto 2016
21. Carl Benedikt Frey della Oxford Martin School e Michale A. Osborne hanno calcolato che negli Stati Uniti sono a rischio robotizzazione il 47% dei posti di lavoro nei prossimi 10\20 anni. B. Frey, M.A. Osborne, C.B. Frey, M.A. Osborne,The Future of Employment: How susceptible are jobs to computerisation? Published September 2013 by Oxford University Programme on the Impacts of Future Technology
22. http://www.bin-italia.org/finlandia-reddito-base-sistema-uno-post-industriale/
23. Consigliamo di farsi un giro sul sito dedicato per osservare foto e video di questo evento in cui si evince appunto “lo stile” ed il contesto descritto nell’articolo http://www.slush.org/about/what-is-slush/
24.http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/08/30/news/la_ue_chiede_all_irlanda_di_recuperare_13_miliardi_di_tasse_da_apple-146870510/

Fonte: bin-italia.org 

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