La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 14 febbraio 2017

Verso un'Europa nera. Intervista a Giulio Sapelli

Intervista a Giulio Sapelli di Fabio Veronica Forcella
Da sempre favorevole a un taglio del debito pubblico greco, Giulio Sapelli, economista e docente all’Università degli studi di Milano, teme più di tutto la decadenza del pensiero economico dei tecnocrati di Bruxelles che «non sanno nulla neanche di finanza». A Tsipras, che alla riunione del comitato centrale di Syriza parla di «anno cruciale per l’Europa», consiglia di non accettare altri ricatti e di preparare lui un’uscita dall’Europa. Un’Europa che, se dovesse vincere la Le Pen, il professore vede «tutta nera», perché «la Francia è da sempre il cuore politico dell’Europa».
Professore ci risiamo. Si torna a parlare di Grexit…
"Ovviamente era tutto prevedibile. Non sono cambiate né le condizioni economiche, né quelle istituzionali."
Intende un differente approccio alla crisi tra Europa e Stati Uniti? 
"Esattamente. Il Fondo Monetario ha ormai una sua autonomia dall’ordo-liberismo teutonico che, al contrario, domina l’Europa. L’Fmi risente molto di più delle influenze della Fed e di una strategia che ha funzionato per far uscire gli americani dalla crisi e che ha avuto come perno fondamentale la garanzia statale. Basta vedere come hanno saputo gestire le crisi delle banche, dove lo Stato alla fine ci ha anche guadagnato."
Eppure, Fmi e Ue per la Grecia chiedono nuovi tagli. 
"E’ una grottesca trattativa in cui chiedono l’ennesimo taglio del 30% alle pensioni.."
Proseguire con questa politica è la strada giusta?
"Assolutamente no. Ma la cosa che più mi spaventa è che un approccio di questo tipo è la prova che questi tecnocrati non capiscono nulla neanche di finanza. Siamo in presenza di una vera e propria decadenza del pensiero economico.
Oramai in Europa tutti parlano di investimenti e crescita eppure ogni volta tornano puntali le misure di austerità.
Vedo che ci sono stati diversi tentativi di abbandonare una strada sbagliata, ma se alle parole non seguono iniziative politiche questo messaggio viene fatto proprio dai nuovi nazionalismi di estrema destra. Un errore gravissimo di noi italiani, a mio avviso, è stato quello di votare a favore di questo Bilancio europeo.
Tornando alla Grecia, i creditori chiedono ad Atene un avanzo primario del 3,5% del Pil per molti anni. Sarà possibile?
Ma no! A meno che non si voglia distruggere un’intera società. Quello che sta avvenendo in Grecia non è neanche paragonabile a quello che accadde ai tempi della Thatcher o di Reagan…"
Da anni l’Fmi insiste su un taglio deciso del debito greco. 
"L’ho sempre sostenuto. Certo, alcuni creditori ne pagheranno le conseguenze, ma mi pare che la salvezza della Grecia, anche per il suo valore geo-strategico e per la questione dei migranti, richieda una lungimiranza che l’Fmi dimostra di non avere."
Cosa dovrebbe fare Alexis Tsipras per uscire da questo ennesimo ricatto? 
"A queste condizioni dovrebbe dire di no e prepararsi in modo tecnico e serio ad uscire lui dall’Europa, magari guardando alla Russia. I russi aspettano solo questo. Se non dà un segnale forte, vedo persino avvicinarsi l’ombra di Metaxàs, il dittatore degli anni ’30."
Tutto questo mentre nell’Unione si parla apertamente di un’Europa a due velocità. Lei che idea si è fatto?
"Questa idea di un’Europa a due velocità non esiste. La stessa Merkel non chiede questo, ma un’Europa “à la carte”, dove di volta in volta su singoli temi si decide dove fare maggiore integrazione tra gli stati. L’unica cosa sensata che andrebbe detta è eliminare il Trattato di Maastricht e il Fiscal Compact."
Come se ne esce?
"Ho paura che la maggioranza degli europei ne uscirà solo a destra. Ma questa volta sarà un bagno di sangue perché la destra che avanza è quella della Le Pen. Se non si interverrà, tra 4-5 anni prevedo un’Europa tutta nera. Il cuore economico dell’Europa è la Germania, ma quello politico è la Francia e se dovesse vincere la Le Pen, le destre, purtroppo, dilagheranno in tutta Europa."

Fonte: il manifesto 

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