La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 26 febbraio 2017

Michele ucciso dal precariato

di Tonino De Bernardi
Michele ucciso dal precariato: “Sono stufo di sopravvivere”. Ho letto sul Manifesto dell’8 febbraio scorso l’articolo – Michele ucciso dal precariato: «Sono stufo di sopravvivere» – ma già al mattino a Radio3 avevo sentito qualcosa, però solo leggendo alla sera ho capito e pianto. Sì, ho pianto. E vorrei subito filmare, fare un film su Michele e “questo”. Io, filmaker-cineasta (ho difficoltà a dirmi regista) che ho letto anche sullo stesso Manifesto dell’8 l’articolo “La leggerezza del desiderio” sul film di Luca Guadagnino, mio-nostro amico, a Berlino. Io che sto preparando un film che gireremo a maggio e intanto…
“Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì” scrive Michele. E quante volte anch’io ho pensato – Mi faccio fuori – ma ben diverse le mie ragioni. E chi non l’ha pensato e poi non l’ha fatto? Anche perchè – Ma come si fa a farlo? – Io che ho fatto il mio cinema, ho potuto farlo cioè anche senza i produttori (ma avevo pur sempre FUORI ORARIO dei miei amici enrico-roberto-stefano-dona-fulvio e marco e ciro e spero di averli nominati quasi tutti), non sono mai stato solo! Io che… mio nonno a 76 anni si è suicidato bevendo una sorsata (due? non so) di conegrina (o candeggina?) nella cantina del suo negozio d’alimentari a Chivasso dove sono nato e lui mi ha cresciuto e io allora avevo già 16 anni, ma dovrei verificare sulla tomba di lui la lapide… E per tornare al mio cinema, ho potuto farlo così, cioè libero (ho iniziato come cinema underground, martedì 7 c’era alla Gam qui a Torino il nostro primo film, 1967, prodotto e fatto con l’amico Paolo Menzio). Cinema libero, perchè avevo un lavoro da insegnante, fisso, sicuro, e non ho dovuto mai chiedere al cinema di mantenermi e così non sono sceso mai a compromessi. E devo aggiungere quanto amore ho dato ai miei allievi e quanto loro me ne hanno restituito di così palpabile, che invece il cinema, essendo un fatto di ombre, non ti restituisce mai chiaramente e del tutto. «Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento» ha scritto Michele. Io che poi ho scritto all’inizio del nostro film del ’67 – Alle amiche e agli amici, sempre – (e dico “poi” perchè allora noi nei film underground nostri non scrivevamo i titoli perchè costava troppo e allora è stato fatto “poi”, per FUORI ORARIO). E lui Michele scrive “Questa generazione…” il 30 gennaio 2017, a trent’anni. Ma – La mia-nostra generazione cosa ha fatto? – mi chiedo, io sono del ’37. Anche Carmelo Bene era del ’37, ma già non c’è più. Thomas Pynchon è nato anche lui a maggio, una ventina di giorni prima di me, ma negli States, e così anche Robert Redford (e Vanessa Redgrave in UK). Azzardo nomi noti. E aggiungo Silvio Berlusconi, del ’36, un anno in più, ma che vergogna per me, per tutti noi! Lui è quello che ne ha fatto tanto di Male ed ha solo un anno più di me, è la mia generazione! Ma comunque io che ho cercato sempre di non nuocere agli altri (se non proprio inevitabilmente a chi ti sta insieme nell’amore, moglie, amanti, figlio-figlia e, prima, padre, madre…), ebbene io dico sempre – Mi vergogno di lasciare ai miei nipoti un mondo così e mi sento colpevole di aver collaborato, anche a mia insaputa, a renderlo tale. – Sì, perchè anch’io sono colpevole. Piango per Michele. Voglio fare un film che ripari (ma non si può più oramai) come mio gesto, che sia un abbraccio a chi resta, perchè avrei voluto abbracciare lui, Michele. – Segreto è il mondo, per quanto si scavi… Ma ciò che conta – scrive Anna Maria Ortese – è riprendere in noi tutti l’interrotto discorso della Legge-Vita morale. Che vieta non solo di offendere o di corrompere, sé o altri, di usare gli altri… – 
(e qui è un Post Scriptum, a modo mio) E Anna Maria io l’ho conosciuta a Rapallo e avrei voluto fare un film su e con lei ma sapevo che non amava neppure che le registrassero la voce. Lei che amava tanto Jane Austen (e anch’io la amo) e cani e gatti e tutte le creature indifese. Il mare non bagna Napoli è stato il mio primo libro comprato a Natale di narrativa italiana del presente (1953) insieme al Cristo s’è fermato a Eboli di Levi, su consiglio del prof. d’Italiano Caneparo di Prima Liceo al Cavour. Comunque, volendo tornare a Michele il suicida e dargli compagnia, faccio qui una corona di fiori formata da alcuni suicidi che amo, anche se vorrei poterli scrivere tutti. – Sono andato una sera di dicembre/ per una stradicciola di campagna/ tutta deserta, col tumulto in cuore./ Avevo dietro me una rivoltella. – scrive Cesare Pavese il 9 gennaio 1927 che però solo più tardi compì il gesto (a Torino lui viveva sulla collina di Reaglie dove Salgari nel 1911 aveva fatto harakiri o seppuku). – Perdòno tutti e a tutti chiedo perdòno. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi – lascia scritto sulla prima pagina del suo libro posto sul tavolino da notte, 27 agosto 1950. Altrettanto fecero Silvia Plath che mise la testa nel forno a gas (e anche Piervaldo aveva tentato così la prima volta), Anne Sexton che scese in garage e accese il motore dell’auto (come Andrea 27enne figlio di Piervaldo e come Sandra moglie di Sandro), Marina Cvetaieva che s’impiccò (invece Wilma 17enne figlia del Sig.Capella mio bidello – me lo ricorda Anna al telefono – si buttò nel cortile dal terzo piano della casa vicina alla loro). E per saltare al cinema e i suicidi, c’è stata Marylin Marylin Marylin… e poi Monicelli e adesso, nell’ottobre 2015, Chantal Ackerman regista e iniziò a far cinema con un suo corto SAUTE MA VILLE (realizzato a 18 anni coi soldi guadagnati facendo la cameriera) con lei come attrice la sola protagonista che si faceva saltare in aria insieme alla sua casa e, prima di lei, Solveig Dommartin quando oramai il cielo per lei non era più IL CIELO SOPRA BERLINO ma quello di Paris e lei andava in giro con la sua bimba (mi han detto come una barbona, lei che nel film di Wenders aveva incontrato gli angeli)… e prima ancora…. 

Fonte: Il manifesto 

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