La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 26 febbraio 2017

La sinistra in Brasile e l’egemonia perduta

di Raúl Zibechi
Dopo un viaggio in Brasile nel quale ha incontrato dirigenti del Partito dei Lavoratori (PT), ex alte cariche dei governi di Lula e di Dilma Roussef e membri dei movimenti sociali, (nel dicembre 2016, ndt) Antonio Negri ha considerato “terribilmente deludente” l’azione della sinistra brasiliana. Negri, in passato, non aveva nascosto le simpatie per i governi progressisti latinoamericani con i quali aveva mantenuto buoni rapporti. Per questo è significativo che uno dei più importanti pensatori contemporanei prenda le distanze dalle sinistre della regione. Negri compone la sua analisi attorno a sette domande, delle quali affronteremo solo le più rilevanti.
La prima consiste nel sapere perché il PT ha represso le manifestazioni del giugno 2013. Lo sorprende che tutte le persone consultate abbiano detto che “questi movimenti minacciavano fin dall’inizio il mantenimento della nostra governabilità”. Ricordiamo che si trattava di lotte contro l’aumento del prezzo dei trasporti e contro la repressione poliziesca.
Negri non prende in considerazione le risposte che hanno detto che si trattava di movimenti ispirati dalla CIA, perché ritiene che non abbiano senso. Assicura che già a quei tempi “il PT aveva un cattivo rapporto con le popolazioni metropolitane” che dal 2013 chiedevano al governo di Dilma di abbandonare la sua svolta neoliberale.
La seconda domanda che ha formulato è perché continuano a morire tanti giovani neri. Non ha ottenuto risposte, il che gli permette di evidenziare che la mancanza di volontà del PT nel comprendere e assimilare questa problematica, ha generato “un vuoto di relazioni” con la popolazione delle favelas, che “ha facilitato la penetrazione della destra religiosa (e non) in mezzo al proletariato nero”. L’intellettuale italiano ritiene che questo è uno dei nodi della crisi del PT, che ha perso contatto con un settore chiave del proletariato, perché “rivela la crisi più pesante per la sinistra, lì dov’era egemonica”.
Quando ha chiesto perché il PT non è stato capace di rispondere all’offensiva della destra dal 2013, Negri ha concluso che le relazioni che il PT manteneva con i sindacati e i contadini senza terra, “erano diventate irrilevanti o forse sussistevano solamente per fini di propaganda”. Sostiene dunque che questo ha permesso alla nuova destra di conquistare l’egemonia nelle strade, per la prima volta dopo molti anni.
A questo punto Negri fa alcune affermazioni rilevanti. Il PT non ha affrontato una riforma costituzionale che potesse garantire la governabilità senza la necessità di corruzione. “L’idea di governare per mezzo della corruzione, ossia, riprendendo il costume della destra, non sembra aver turbato il progetto del PT fin dal suo inizio”, scrive il coautore di Impero. Va nella stessa direzione la denuncia del fatto che i governi del PT avevano stabilito “un tacito accordo di fair play con le reti mediatiche; nessun attacco nei loro confronti da parte del governo e reciproca lealtà da parte dei media”, per lo meno nel decennio in cui ha funzionato la governabilità, ossia tra il 2003 e il 2013.
Nelle conclusioni, Negri sostiene che i quadri del PT “interpretano tutto in termini di equilibrio governativo e parlamentare”, il che spiega il perché non siano stati capaci di porsi alla guida delle mobilitazioni del giugno 2013 e abbiano optato per la repressione. Quando li ha criticati per non aver puntato sui “contro-poteri dei poveri” per affrontare la destra, da loro ha ottenuto una risposta che considera “patetica” per chiunque si consideri di sinistra: “Noi difendiamo lo stato di diritto”.
Negri ritiene che il PT non tornerà ad essere una forza egemonica e che la sinistra brasiliana non potrà essere ricostruita in pochi anni. Dice che la parola passa adesso alle lotte nelle scuole superiori e a quelle dirette dalle donne. Tuttavia, il punto centrale, ancora una volta, è la questione nera, cioè quella del settore più povero e ribelle della classe operaia. “Il PT si è trasformato in una forza bianca, pallida in relazione alla questione razziale e debole nell’affrontare le politiche neoliberali”.
Fin qui, in forma molto succinta, alcune delle conclusioni di Negri. Credo siano corrette, soprattutto l’enfasi nello spiegare la crisi (della sinistra politica, ndt) con la repressione delle manifestazioni, l’allontanamento dai movimenti e l’incapacità di comprendere l’oppressione razziale. Il non guardare alla sinistra come vittima dei media e dell’impero, è un passo avanti in relazione alle mediocri analisi correnti.
Bisognerebbe tuttavia spiegare perché, di fronte alle lotte sociali e di classe, i governi del PT hanno scelto di dare priorità alla governabilità. Questo punto è importante, perché non è la prima volta che si presenta. Siamo di fronte a un tipo di comportamenti che vanno ben oltre le scelte fatte dai dirigenti del PT.
La prima questione è in relazione con i percorsi scelti. Optare per lo Stato conduce direttamente a difendere lo “stato di diritto”, la “ragion di Stato”, cosa che comporta il prendere posizione contro i movimenti e i popoli. La vecchia sinistra crede ancora che lo Stato sia uno strumento neutro, una convinzione che dovrebbe esser svanita dopo un secolo di rivoluzioni fallite.
La seconda considerazione è più complessa. Lo Stato è stato, e continua ad essere, il vivaio (per la riproduzione, ndt) della classe dominante. Da quando è arrivato al governo, il PT ha stretto alleanze con i grandi imprenditori e con il settore finanziario, è stato il grande difensore dell’agrobusiness e sotto i suoi governi le banche hanno ottenuto i maggiori profitti della loro storia. La corruzione che ora viene scoperchiata, in forma interessata da parte delle destre, non è un’anomalia, ma è intrinseca al sistema. È impossibile governare una grande nazione capitalista senza corrompersi.
Lavorare per ottenere cambiamenti di fondo comporta pertanto la necessità di percorrere altri sentieri, in particolare di abbandonare l’obiettivo di governare gli altri per assumersi invece il compito di dare impulso all’organizzazione dei popoli come primo passo per l’autogoverno. Altrimenti si continuerà a cercare messia e salvatori.

Articolo pubblicato su La Jornada con il titolo La vieja izquierda no recuperará hegemonía
Traduzione per Comune: Daniela Cavallo
Fonte: comune-info.net 

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