La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 26 febbraio 2017

Il manifesto veteroliberista di Poletti il recidivo

di Sergio Farris 
In base a quali criteri avvengono le nomine dei ministri? Non certo il possesso di un ampio spettro di visioni culturali. All'assemblea nazionale del PD, rivendicando il (presunto) successo delle sue politiche, il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto: “mi dicono che ti occupi delle imprese; ebbene, ho studiato in un libro che il lavoro è creato dalle imprese; portatemi uno a spiegarmi che il lavoro si fa in un'altra maniera e cambio opinione; ma dopo tre anni non l'ho ancora visto”. Tralasciamo pure il fatto che, con un'adeguata volizione politica, il lavoro si può creare con un' opportuna gestione della domanda aggregata, ovvero tramite la spesa dello stato (il che, con tutta evidenza, non è nella cultura di Poletti) e con mirate politiche industriali.
Tralasciamo anche il fatto che il “jobs act” non ha funzionato (nè poteva essere diversamente) in termini di creazione di nuova e genuina occupazione. 
Quello che va rilevato è che, secondo la convinzione del Ministro, bisogna (come, non a caso, egli ha fatto) agevolare le imprese affinchè queste generino occupazione. Soltanto che, nella cultura imbevuta di liberismo confindustriale del Ministro, tale agevolazione va perseguita: 1) mediante uno sbilanciamento forzato delle relazioni industriali a detrimento dei lavoratori finalizzato alla riduzione dei salari (il che è stato implementato con il jobs act); 2) mediante l'elargizione alle imprese di finanziamenti “a fondo perduto”, vale a dire senza alcuna garanzia che tali benefici trovino traduzione in una politica di investimenti produttivi.
Detto altrimenti, la convinzione culturale di fondo è che occorra andare incontro alle esigenze delle imprese dal lato dei costi (anzitutto quello del lavoro) e che, per tale via, le scelte private delle imprese operanti nel mercato saranno senz'altro quelle ottimali nonchè di massima soddisfazione per l'intera collettività.
Naturalmente Giuliano Poletti, tuttora fideisticamente persuaso delle virtù salvifiche del mercato, si è guardato bene dall'ammettere che, evaporata l'illusione del metastorico liberismo renziano, il suo partito ha oramai perso l'iniziale appoggio dei ceti popolari (soprattutto giovani), quelli maggiormente penalizzati dalle sue politiche.
La cosiddetta “sinistra” del PD pare, pur con un immenso e colpevole ritardo, averlo inteso (e vedremo se saprà avanzare una vera alternativa programmatica a Renzi e Poletti).
Comunque, già una ventina di anni orsono erano presenti i sintomi (nè difettavano gli appropriati elementi analitici) dai quali addivenire alla comprensione della piega che andava assumendo la società occidentale capitalistica. Bastava saperli cogliere.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.