La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 26 febbraio 2017

Come combattere la disuguaglianza a scuola

di Vittoria Gallina 
In contemporanea con la conferenza stampa dell’Ocse tenutasi a Parigi, Invalsi ha recentemente presentato i risultati italiani di PISA 2015 (Programme for International Student Assessment). Si tratta del sesto ciclo della indagine Ocse, che si ripete a cadenza triennale dal 2000 per rilevare le competenze in comprensione della lettura, matematica e scienze dei quindicenni (età in cui in quasi tutti i sistemi educativi si è completato il percorso obbligatorio di scuola o si sta per concludere); ogni ciclo focalizza un ambito di competenza specifico (indagine principale, cui si affiancano le altre due indagini).
Scienze è stato l’ambito principale nel 2006, quindi, trattandosi del secondo approfondimento, è possibile una lettura diacronica dei processi di apprendimento realizzati nei diversi sistemi educativi dei paesi partecipanti (72 in questa tornata).
L’Italia partecipa fin dal 2000 e, dal 2015, realizza le prove via computer (opzione Ocse di somministrazione in vigore dal 2012), quindi le prove nei tre ambiti, il questionario studente e il questionario scuola sono stati compilati via computer, mentre il questionario genitori (opzionale) è stato presentato in modalità paper and pencil (cartaceo); opzionale è stato anche un questionario rivolto ai docenti, non solo a quelli di scienze.
L’affollamento di notizie legate al dibattito politico ha forse impedito la diffusione in Italia di un’informazione completa sui risultati di una indagine, che fornisce informazioni importanti sui risultati del nostro sistema scolastico. Lo studio infatti affronta il problema dell’accertamento delle competenze possedute dai quindicenni dal punto di vista della literacy, prospettiva che permette di raccogliere dati non solo sulle conoscenze degli studenti ma anche sulla padronanza con cui questi usano le conoscenze possedute. Le prove mettono sotto osservazione i contesti, le competenze, gli atteggiamenti e le conoscenze, secondo le definizioni degli ambiti che sono di seguito riportate.
“Literacy scientifica: è l’abilità di confrontarsi con questioni di tipo scientifico e con le idee che riguardano la scienza come cittadino che riflette. Una persona competente dal punto di vista scientifico è disposta a impegnarsi in argomentazioni riguardanti la scienza e la tecnologia, che richiedono la capacità di spiegare i fenomeni scientificamente, valutare e progettare una ricerca scientifica, interpretare dati e prove scientificamente.
Literacy di lettura: è la capacità degli studenti di comprendere, usare, riflettere e impegnarsi con testi scritti al fine di raggiungere i propri obiettivi, sviluppare la propria conoscenza e il proprio potenziale, e partecipare alla società.
Literacy matematica: è la capacità degli studenti di formulare, impiegare e interpretare la matematica in una varietà di contesti. Include il ragionamento matematico e l’utilizzo di concetti, procedure, fatti e strumenti matematici per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni. Consente alle persone di riconoscere il ruolo che la matematica gioca nel mondo e di formulare giudizi e decisioni fondate come cittadini costruttivi,impegnati e riflessivi” (Invalsi-Rapporto Pisa 2015).
Presentazione sintetica dei risultati italiani:
Confronto punteggi medi Ocse e punteggi medi italiani
Literacy scientifica:
Punteggio medio Ocse 493 [forbice 556 Singapore – 475 Buenos Aires]
Italia 481[forbice 523nord est – 433 sud isole];
Literacy lettura:
Punteggio medio Ocse 493 [ forbice Singapore 553 – Libano 347]
Italia 485 [forbice 523 nord est – 433 sud isole];
Literacy matematica:
Punteggio medio OCSE 490 [forbice Singapore 564 – Rep. Dominicana 328]
Punteggio medio italiano in allinea a quello Ocse [forbice 525 nord est – 446 sud isole]
In literacy scientifica, rispetto alla rilevazione del 2006, l’Italia registra un miglioramento sulla media Ocse, che tuttavia non permette di raggiungerla; si rileva il raggiungimento del punteggio medio Ocse in literacy matematica: a partire dal 2006 l’Italia ha registrato un miglioramento che ha incrociato il declino del punteggio medio Ocse dopo il 2009. In literacy di lettura, dopo il miglioramento del 2012, l’Italia registra invece un calo di cinque punti.
La situazione italiana dunque non è statica, presenta qualche miglioramento apprezzabile, ma non permette ancora di raccogliere risultati positivamente “stabili”.
Indicatori di equità del sistema educativo
I dati raccolti accostano, attraverso una lettura che li interpreta selettivamente, alcuni dei nodi che si possono indicare come sintomi di equità di un sistema educativo.
La scuola italiana evidenzia ancora una discriminazione di genere, soprattutto in ambito scientifico: in scienze, e questa è una novità rispetto alla precedente rilevazione, le ragazze italiane hanno un punteggio di -17 punti rispetto a quello dei ragazzi (-4 media Ocse) In literacy di lettura, invece, la differenza tra ragazzi e ragazze è a vantaggio di queste ultime con un punteggio medio di +16 punti (a livello internazionale il differenziale è di +39 punti). Tuttavia, rispetto al 2009, anno in cui Lettura è stato dominio principale, i ragazzi italiani sono migliorati significativamente di 13 punti, mentre le ragazze sono peggiorate di 17 punti. In literacy matematica il gap tra ragazzi e ragazze in Italia, a svantaggio delle ragazze, è tra i più elevati (-20 punti, -8 punti dato Ocse).
La difficoltà del sistema italiano di garantire equità nella istruzione/educazione nei 10 anni di scolarità obbligatoria è ben evidenziata da due indicatori, la percentuale di giovani che si presentano come top perfomer e come low performer nelle macroregioni italiane e la percentuale di giovani che si presentano come top performer e low performer per tipologia di scuola frequentata.
PISA 2015 costruisce un focus specifico sui quindicenni che dimostrano un livello di competenza estremamente fragile e, sulla base di approfondimenti diacronici, indica cosa sarebbe necessario fare per contenere la percentuale dei low performer.
Il livello 2 sulla scala di competenza Pisa (6 i livelli complessivi) indica il livello minimo necessario per un giovane “cittadino quindicenne”; al di sotto di questo si collocano i low performer. (cfr per la declinazione dei livelli in ciascun ambito Invalsi-Rapporto Pisa 2015 pag. 68 segg.)
La situazione italiana viene di seguito così rappresentata:
Percentuale dei quindicenni italiani per ciascun livello di competenza, confrontato con le percentuale Ocse per lo stesso ambito e livello (tab.1);
Percentuale dei low performer per macro-area geografica (tab.2) e per tipologia di scuola
Tab.1 Confronto Ocse/Italia – ambiti e livelli
Punteggi mediLit.scientifica %*Lit.lettura%**Lit.matematica %***
Livello6Ocse
Italia
1,1
0,2
1,1
0,6
2,4
2,3
Livello5Ocse
Italia
6,7
3,8
7,2
5,1
8,4
8,1
Livello4Ocse
Italia
19
17
20,5
19,2
18,6
18,3
Livello3Ocse
Italia
27,2
28,6
27,9
28,2
24,8
24,7
Livello2Ocse
Italia
24
27,1
23,2
25,4
22,5
23,3
Livello1aOcse
Italia
15,7
17,2
13,6
14,5
14,9
14,9
Livello1bOcse
Italia
4,9
5,4
5,4
5,2
In matematica liv1unifica 1a +1b
* Nel confronto con Ocse l’Italia ha il 3,8% in meno di top performer e il +2,7% di low performer
** In Italia i top performer sono il 2,6% in meno rispetto alla percentuale Ocse e i low performer lo 0,7% in più                                                            
*** Nel confronto con Ocse tra top e low performer le differenze non sono significative
Tab.2 Distribuzione dei low performer (quindicenni che non raggiungono il livello 2 di competenza)  in Italia nelle macro aree geografiche
AmbitiLit.scientificaLit.letturaLit.matematica
Nord est10,5%11,5%11,8%
Nord ovest15,9%15,5%17,2%
Centro22%20%17,2%
Sud29,7%27,8%29,9%
Sud isole41,5%41,5%39,6%



Se si considera che il percorso obbligatorio in Italia dura 10 anni (6-16 anni) la situazione dei low performer, soprattutto nel Sud e nel Sud isole, presenta caratteri di vera emergenza: difficile ipotizzare che possa essere recuperata nell’ultimo anno di scuola.
I risultati nelle diverse tipologie di istruzione secondaria superiore in Literacy scientifica;
Nei licei si registra l’11,3% di studenti low performer, il 21,8% negli istituti tecnici, il 50,5% degli studenti negli istituti professionali e il 53,3% nei centri di formazione professionale. Nei licei si evidenzia la percentuale più elevata (6,4%) di studenti top performer, superiore al dato medio italiano (4,1%) e a quello delle altre tipologie di istruzione. Gli istituti tecnici hanno una percentuale di top performer (3,1%) significativamente superiore a quella degli istituti professionale e della formazione professionale. Negli istituti professionali e nella formazione professionale solo lo 0,2% degli studenti raggiunge infatti i livelli più elevati della scala (5 e 6).
Literacy di lettura;
Quasi la metà degli studenti che frequentano gli istituti professionali e i centri di formazione professionale sono low performer, rispettivamente il 49,4% e il 45% non raggiunge il livello 2 di competenza funzionale in lettura; queste percentuali superano di più del doppio il dato nazionale. La percentuale di studenti degli istituti tecnici che si colloca al di sotto del livello 2 (22,1%) è in linea con il dato nazionale (21%); i licei sono al 7,4%. Sempre nei licei la percentuale dei top performer è il 10%, negli istituti tecnici il 7,8%; nei centri di formazione professionale e negli istituti professionali si trova invece solo lo 0,3 e lo 0,4% di studenti che raggiunge i livelli 5 e 6.
Literacy matematica;
Più del 50% degli studenti dei centri di formazione professionale e più del 40% degli istituti professionali si colloca sotto il livello 2; anche in questo ambito gli studenti dei licei hanno la quota più elevata di top performer seguiti, in ordine, dai tecnici, dagli istituti professionali e dai centri di istruzione professionale.
La dis-equità del sistema italiano si evidenzia anche in relazione alle tipologie di scuola secondaria frequentata nei due anni successivi al completamento del primo ciclo di istruzione (dopo i primi otto anni di obbligo). Il sistema italiano opera una selezione di fatto a partire dalla conclusione del percorso della scuola secondaria di primo grado, all’interno della quale non si recuperano difficoltà e debolezze che corrispondono a condizioni socio-culturali derivanti dai background familiari e dai contesti sociali di riferimento.
Come contrastare le cause che producono percentuali elevate di low performer 
Proprio a partire dai dati di PISA 2015 l’Ocse focalizza il problema dei low performer in relazione ai costi individuali e sociali, che graveranno sui singoli cittadini e sui contesti sociali ed economici dei paesi di riferimento.
Un primo studio di buone pratiche sviluppate dai paesi che hanno cominciato a ridurre le percentuali dei low performer permette di formulare un’agenda, articolata in diverse azioni, che potrebbe/ dovrebbe servire da punto di riferimento per tutti:
Eliminare le barriere che ostacolano l’apprendimento; creare ambienti di apprendimento corrispondenti ai bisogni di ciascun studente, capaci di realizzare supporti adeguati; fornire sostegni non appena si evidenziano difficoltà; incoraggiare il coinvolgimento dei genitori e dei contesti sociali di riferimento; motivare gli studenti a profittare al massimo delle opportunità di apprendimento disponibili; identificare i low performer ed individualizzare gli interventi; offrire programmi specifici per i giovani migranti, e per giovani che si trovano in ambienti deprivati; contrastare gli stereotipi di genere e sostenere le famiglie monoparentali; ridurre le ineguaglianze all’accesso ad un inserimento nelle scuole per l’infanzia e limitare l’uso delle bocciature e delle ripetenze.

Fonte: greenreport.it 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.