La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 14 febbraio 2017

Cambiare l'Europa

di Alexis Tsipras 
Compagne e compagni, il nostro Comitato Centrale, che volevamo convocare prima (anche se lo abbiamo convocato tardi), arriva però in un momento particolarmente critico, con molteplici sfide aperte in Grecia, in Europa e in tutto il mondo.
Le sfide devono essere analizzate con tranquillità, valutate e, infine, tenere conto, nelle nostre decisioni, sempre dell'interesse generale del paese, dell'interesse del popolo greco. Il 2017 sarà un anno cruciale per l'Europa. Sarò un anno cruciale per l'Europa, perché in questo anno avremo importanti elezioni in paesi strategici in Europa, paesi che dettano gran parte della rotta economica e politica dell'Europa.
In questo senso, non sarebbe esagerato affermare che gli sviluppi politici del 2017 non si limiteranno a decidere semplicemente il percorso principale dell'Europa. Si deciderà la sua propria esistenza.
L'Unione europea cammina già senza il Regno Unito, ma anche con un onda di euroscetticismo di destra che si allarga di più dentro il suo interno.
E allo stesso tempo, il cambio di governo e di direzione della politica negli Stati Uniti, crea un ambiente politico insolito, visto che per la prima volta dalla fine della guerra mondiale si mina il suo rapporto e il suo orientamento nell’area euro-atlantica. Scosso, a quanto pare in modo unilaterale.
Direi che si tratta di cambiamenti di carattere tecnico che, combinati con la continua tensione nella nostra regione, nella vicina Turchia, la Siria, il Medio Oriente e nei paesi del Nord Africa, formano un “ambiente complesso” con alti rischi e con sfide significative. 
Bisogna, tuttavia, considerare che il nostro paese, la Grecia, nonostante le grandi difficoltà incontrate a causa del fallimento causato dalle forze che hanno governato nel passato il paese e le decisioni politiche all'interno dell'UE, rimane un pilastro di stabilità in questo contesto instabile nella zona più ampia della nostra regione.
Nell’attuale contesto internazionale ed europeo, il governo di SYRIZA sta facendo uno sforzo enorme per rimettere in piedi il paese, per sollevare l'economia dalla sua pluriennale recessione e, nonostante le continue pressioni da parte dei nostri creditori, per proteggere, nello stesso tempo, gli strati sociali più deboli.
Le difficoltà sono ben note a tutti. Queste difficoltà non riguardano certamente solo la situazione del paese. Ma queste difficoltà non ci hanno scoraggiato e certamente non ci hanno spaventato. Andiamo avanti con determinazione, ma anche con il rispetto della dignità del nostro popolo. Abbiamo davanti a noi una valutazione che di per sé non sarebbe difficile. Ma la fa diventare difficile, in questo ultimo periodo, il costante disaccordo tra i nostri creditori.
Il FMI, che ha perso quasi tutta la sua attendibilità tecnica durante i sette anni di permanenza in Grecia, a partire dalle previsioni costantemente erronee e dalle sue ricette sbagliate – errori ammessi dallo stesso FMI- è effettivamente in una situazione di debolezza nel sostenere finanziariamente un programma senza una coraggiosa riduzione del debito.
Credo che questo sia risultato molto chiaro nel corso dell'ultimo dibattito sulla Grecia, la settimana scorsa, per il terzo programma al Consiglio direttivo del FMI.
D'altra parte, in Europa, mentre tutti capiscono che una coraggiosa riduzione è una questione in corso e prima o poi avverrà, tuttavia, si rifiutano di decidere prima delle elezioni che sono critiche in Olanda, in Francia e in particolare in Germania, temendo che una decisione in tal senso favorisca l'ascesa dell’estrema destra.
Si tratta di un logica di corto respiro, perché la nostra esperienza storica ha dimostrato che l'estrema destra cresce quando si adotta, da parte delle forze dominanti, proprio la sua agenda. E purtroppo lo abbiamo visto di recente in Europa, in diversi paesi.
Finché l'Europa rimane senza spina dorsale, debole, impotente, si rafforzeranno le forze euroscettiche in importanti paesi e si rafforzeranno le forze dell'estrema destra.
Dall’altra parte, il FMI non sembra avere il coraggio delle sue opinioni. E non ho paura a dire questo, perché dobbiamo parlare apertamente e onestamente in queste ore critiche, nelle quali alcuni dei suoi funzionari sembrano preferire invece una partita basata sui giochi personali. 
Il FMI ha paura di dire la verità, guardando negli occhi i suoi partner europei. Preferisce giocare ad continuo poker, con ostruzionismo. Oppure come si dice qui in Grecia a giocare allo scarica barile. E penso che sia il momento di dirlo apertamente: poiché non vogliono dare fastidio o gettare la colpa sull'intransigenza del ministro delle Finanze tedesco in relazione alle misure da adottare per la riduzione del valore del debito, cercano di inventare sempre nuove richieste per la Grecia.
Irrazionali, fantastiche, irreali non importa.
Basta che sia la Grecia a farsi carico di ostruzionismo e, infine, della già “quasi decisione” –a mio parere, e dico il mio parere - del FMI di non finanziare il 3o programma greco.
Ma la Grecia in questo braccio di ferro non è sola, né si sente sola, e nemmeno ha un governo pronto come i governi precedenti a lasciare il popolo greco indifeso di fronte alle loro pretese.
E la cosa più importante: ha come alleato la stessa realtà e le prestazioni inconfutabili degli indicatori dell'economia greca.
Il 2016, nonostante le solite previsioni catastrofiche del Fondo monetario internazionale, che si è affrettata ad abbracciare anche l'opposizione politica in Grecia, si è chiuso con una crescita positiva.
Le entrate dello stato hanno avuto una sovra performance fenomenale. Favorita, tra l’altro dal fatto che finalmente nel nostro paese si è conclusa la grande abbuffata sulle risorse della Grecia. La grande abbuffata dell’evasione fiscale e degli scandali come quelli SIEMENS, NOVARTIS. etc.
E così, non solo abbiamo raggiunto, ma abbiamo superato l'obiettivo dei surplus.
E così, invece di attivare il meccanismo di nuovi tagli che tutti avevano anticipato, abbiamo innescato il meccanismo del “donare”, e abbiamo dato la 13sima pensione per quest’anno prima delle vacanze natalizie, abbiamo dato 620 milioni a oltre un milione di pensionati.
I nostri partner europei hanno riconosciuto questo impressionante raggiungimento e superamento degli obiettivi fissati.
E così oggi i tecnocrati, i rappresentanti del FMI impegnati in Grecia, hanno una grande difficoltà a sostenere i loro punti di vista e le loro previsioni.
E questa difficoltà è la realtà stessa.
Essi citano dati sull'economia greca che tutti, anche loro stessi, sanno non essere validi. 
Lo ha annotato anche la Commissione europea nel periodo precedente.
Quindi, quello che ci aspettiamo, e in effetti lo aspettiamo il prima possibile, è che rivedano queste stime. Non si può fare una trattativa se non siamo sulla stessa pagina, se non partiamo dalla stessa base. Altrimenti su cosa andiamo a discutere?
Quindi ci aspettiamo che presto rivedano le loro stime per essere in grado di continuare la negoziazione a livello tecnico.
Da parte nostra ripetiamo in modo costante, con sobrietà e con determinazione: Non possiamo accettare altri giochi alle spalle della Grecia e del popolo greco. Non permetteremo, insieme con i nostri alleati in Europa, e non soli, insieme, con le forze progressiste europee coerenti, altri giochi con il fuoco sulla coesione e il futuro dell'Europa.
Quelli che fanno giochi per una eurozona a due velocità, per spaccature e divisioni, devono sapere che stanno giocando con il fuoco. E sono abbastanza sicuro che lo stesso governo europeo non permetterà che dei piromani giochino con i fiammiferi nel deposito con le munizioni.
E così approfitto della mia presenza su questo podio del Comitato Centrale per pregare con forza la Cancelliere di scoraggiare il suo ministro delle Finanze, da questa continua aggressione contro la Grecia.
E da affermazioni denigratorie come quella secondo la quale: “la Grecia e i greci vivono al di sopra dei propri mezzi”.
Non so se questo tipo di aforismi abbiano scalfito i tedeschi dell’estrema destra e abbiano contribuito a contenere le perdite di consensi verso il partito “Alternative per la Germania”…
Questo è un loro problema. E non deve il periodo elettorale di un paese di influire sulla vita e lo sviluppo in un altro paese in Europa.
Ma quello che so è per la dignità comune europea, soprattutto in circostanze come queste, occorre essere più attenti.
E soprattutto di fronte ad un paese che è stato saccheggiato, e ad un popolo che ha fatto tanti sacrifici e continua a farne ancora altri in nome dell'Europa. Un popolo che ha dimostrato un “grande” comportamento alla crisi dei rifugiati, che è una crisi europea, e ha fatto sacrifici, in termini economici e sociali, per mantenere la coesione della zona euro.
E credo che a ragione la SPD, il partito socialdemocratico, ufficialmente dopo queste ultime dichiarazioni, ha stigmatizzato che è il ministro delle Finanze tedesco che cerca di mantenere la tensione sul programma greco, cercando di scaricare sulla Grecia le sue impasse.
Noi allora ripetiamo: dobbiamo rispettare gli accordi. 
I nostri partner devono rispettare, dalla loro parte, quello che è stato concordato.
Siamo pronti a discutere di qualsiasi cosa nel quadro dell'accordo e della logica. Ma non le cose che sono al di fuori del quadro dell'Accordo e, soprattutto, al di fuori del quadro della logica. Richieste che non sono supportate dalla logica e dai numeri non le possiamo discutere.
Per la prima volta dal 2010, il paese sta attuando un programma che rispetta i suoi obiettivi. Per la prima volta, la Grecia mantiene costantemente tutto quello che ha accordato. Pertanto, non accettiamo da nessuno l’osservazione che siamo riluttanti a collaborare. Chi punta sull'ostruzione, è ovvio che lo fa per altre ragioni e dovrebbe onestamente illustrare agli altri quali siano queste loro ragioni.
E qui permettetemi di fare un riferimento alla strategia del più grande partito di opposizione, la Nuova Democrazia.
Ho sentito che il signor Mitsotakis si recherà in Germania domani per far visita lunedì signora Merkel e il signor Schäuble. Sinceramente non so cosa dirà a loro. L’unica cosa che sono certo è che non chiederà l'estradizione di signor Christoforakos [implicato nello scandalo delle tangenti della tedesca SIEMENS e che ha trovato rifugio in Germania]. Di questo sono sicuro.
Sull'economia e sulla seconda valutazione, non so davvero cosa vada a dire.
Non si è messo in contatto con me, non ha chiesto alcuna informazione.
Tutto quello che sappiamo sulle posizioni di Nuova Democrazia in relazione al tema della seconda valutazione è quello che ha detto pubblicamente il vice presidente del partito, il signor Georgiadis: che non si preoccupano della chiusura della seconda valutazione. In realtà essi non vogliono chiudere la seconda valutazione. Tutto ciò che li interessa, l’unica cosa che vogliono è di rovesciare il governo e tornare loro al governo.
Suppongo allora che il signor Mitsotakis si rechi in Germania con questa agenda e con questa linea. E questo, il popolo greco, lo deve considerare molto bene. Che sia assolutamente chiaro chi si batte per l'uscita del paese dalla crisi e chi, invece, dà costantemente messaggi di sottomissione con la presunzione che forse potrà arrivare al potere con il sostegno dei nostri creditori.
Inoltre, credo che la Nuova Democrazia non ha cercato nemmeno di nascondere questo.
Il signor Mitsotakis e il suo partito sono gli unici in Europa che ci denunciano in relazione a presunti ritardi.
E va sostenendo che il problema della Grecia non sia il debito, ma la mancanza di competitività - cioè che la soluzione per il programma greco non è la diminuzione del valore del debito, ma lo smantellamento di ciò che resta in piedi dello stato sociale, delle pensioni e dei rapporti di lavoro.
Penso che la stessa cosa sia stata detta dal signor Schäuble. E la stessa cosa la dice anche da parte sua il signor Mitsotakis, forse per far godere il signor Schäuble nell’ascoltarlo.
Credo ora che andrà in Germania dirà queste cose da vicino. E avrà, così, una maggiore possibilità di essere apprezzato.
Vorrei congratularmi con lui in anticipo. Solo mi permetto di dire al signor Mitsotakis che non è sufficiente per conquistare il potere in Grecia, per arrivare al governo, piacere al signor Schäuble. Deve essere piacevole anche per il popolo greco. E così, con questo comportamento, non ci riuscirà mai.

Compagne e compagni,
Vorrei anche dire una parola sull’ atteggiamento mantenuto da Nuova Democrazia prima di affrontare questioni più importanti. E vorrei domandarmi insieme a voi, oltre a cercare di essere piacevole ai creditori, il signor Mitsotakis, il signor Georgiadis [il vicepresidente di Nuova Democrazia ed ex ministro della Sanità] che è un rivelatore, dice che non vuole che si finisce la seconda valutazione?
Credo che lo dicono e lo ritengono perché capiscono che solo in un clima di incertezza possono essere in grado di promuovere il loro progetto politico.
Perché considerano - e forse hanno ragione - che solo in una fase di incertezza e sotto la pressione incessante dei creditori e dei programmi potranno nascondere al popolo greco il loro progetto reale e le loro vere intenzioni. 
Cioè l’ancoraggio del paese e dell'economia ai potenti interessi economici, la restaurazione degli intrecci tra politica e poteri economici ed imprenditoriali, la restaurazione dello stato clientelare, la restaurazione dell’austerità permanente e del neoliberismo, come un regime permanente per il nostro paese.
Ma temo che alla fine li attenderà una grande frustrazione.
Perché anche se cercano di evitarlo, per quando lavorano al contrario, la seconda valutazione sarà chiusa. E si chiuderà positivamente.
Perché oggi in Europa non c'è solo una fazione. Perché oggi in Europa non c'è l'egemonia della destra. E perché l'Europa di oggi è davvero ad un grande bivio, grazie anche a queste elezioni cruciali. Ma se solo pochi mesi fa alcuni erano quasi certamente sicuri della predominio delle forze neoliberiste e di destra in paesi importanti in Europa e il dilemma era solo tra la destra e l'estrema destra, si vede che le cose stanno cambiando. E oggi vediamo che le forze del estremo neoliberismo perdono forza, non guadagnano. Anche in Francia il candidato della destra è indietro nei sondaggi, ma anche in Germania, abbiamo un ambiente completamente nuovo, una nuova situazione che offre la prospettiva di un grande cambiamento politico anche lì.
Quindi penso che dobbiamo tenere conto di questi grandi cambiamenti. Dobbiamo tener conto di questa nuova realtà politica e i cambiamenti strutturali a livello internazionale.
Non dico che in questo momento sia certo che le cose nel pianeta e in Europa siano in una direzione progressiva lineare. Ma sto dicendo che il gioco è completamente aperto. E sostengo l’attualità di questa parola d'ordine fondamentale con la quale abbiamo vinto le elezioni nel 2015: “Rovesciamento in Grecia, cambiamento in Europa”.
Passati due anni resta da verificare la seconda parte dello slogan. Il rovesciamento in Grecia c’è stato. Il cambiamento in Europa avviene lentamente.
Due anni fa, nessuno avrebbe creduto che avremmo potuto parlare di un evento realizzato l'alleanza dei paesi del Sud Europa. Un'alleanza che cerca di mettere, i paesi della periferia europea, soprattutto del Sud Europa, nel gioco degli equilibri europei, in termini di rivendicazione e di tutela della coesione sociale. E certamente nessuno avrebbe pensato due mesi fa, non due anni fa, che si sarebbe riaperto il gioco politico in importanti Paesi come quelli menzionati.
Coloro che stanno lottando per non far chiudere la seconda valutazione, saranno delusi.
Si chiuderà. E si chiuderà positivamente.
Senza concessioni ad assurdità estreme.
Senza concessioni su questioni di principio, e soprattutto senza concessioni in materia di acquis europeo.
Non so se finirà con il FMI in un ruolo centrale nel finanziamento o in qualche altro ruolo.
Ma la valutazione sarà chiusa.
Perché l'Europa, soprattutto in questa fase, non può giocare né accettare sperimentazioni.
E il nostro paese volterà pagina.
Con alcuni che si troveranno nuovamente profondamente e pesantemente compromessi.

Compagne e compagni,
Abbiamo percorso la maggior parte del cammino.
Siamo molto vicini al punto in cui possiamo dire con certezza che la crisi rappresenta il passato.
E questo progresso, ripeto, è importante non solo per il nostro paese e per l'economia greca, ma nel suo complesso per la stabilità in Europa.
Perché, come ho detto all'inizio, ci troviamo in un momento di sconvolgimento internazionale.
E non è solo per la Brexit.
È ormai apertamente in discussione la struttura del sistema europeo da più punti differenti.
È che i cittadini perdono la fiducia nelle istituzioni e lo dimostrano oggi, ogni volta che sono chiamati a votare.
Ci sono anche gli sviluppi politici negli Stati Uniti.
Ma il problema in Europa è che i sostenitori della politica di estrema austerità che ha portato a questi vicoli ciechi ed è la causa principale della crescita dell'estrema destra si rifiutano di ragionare.
Sono le loro azioni, le loro omissioni che minano l'edificio, che portano a pieghe nazionalistiche e, infine, rivelano il pericolo di scioglimento.
È la mancanza di speranza per il futuro, che apre lo spazio al buio e l'odio.
E di fronte a questa situazione di stallo, sono apparsi recentemente anche i piani di dissoluzione.
Acrobazie e ossessioni politiche, miopie che guardano solo ad un buon risultato elettorale.
E dal quale, però, è certo che gli unici perdenti saranno i popoli.
Quindi siamo chiaramente in una fase di transizione, in cui la sfida si esprime apertamente.
E la domanda è quale carattere e quale segno avrà questa sfida.
Se dominerà la percezione del nazionalismo economico, dell'isolazionismo e del populismo di destra. O, se si esprimerà un nuova onda progressista, in grado di garantire la stabilità economica e politica, difendendo i valori della solidarietà, della democrazia, della dignità.
E qui devo sottolineare che le dinamiche delle cose non sono sempre quelle che sembrano in superficie.
Ricordiamo che durante le primarie delle elezioni degli Stati Uniti si è creata una enorme onda progressista intorno alla domanda di giustizia sociale, che ha rivendicato con forza la nomination democratica. Ha perso di poco. Se non perdeva, gli sviluppi in tutto il mondo sarebbero diversi.
Dobbiamo fare attenzione - come ho detto prima - per i processi in Germania. I sondaggi iniziali sono invertiti. E la prospettiva di una coalizione tra la Socialdemocrazia, la Sinistra e i Verdi diventa ormai una prospettiva assolutamente realistica.
E dobbiamo sottolineare, infine, in relazione agli sviluppi in Francia, che il processo elettorale aperto e organizzato dal Partito socialista francese ha rivelato una sorpresa, un candidato di sinistra per la presidenza.
E che la collaborazione tra i socialisti e la sinistra in quell’ importante paese - e qui è anche la responsabilità della sinistra, che deve essere chiara se accetta la responsabilità per la governance in momenti difficili o si ferma a compiacersi nella denuncia - potrebbe pertanto creare una ancor maggiore dinamica verso un'altra direzione.
Non dico che le cose siano facili. O che ci siano soluzioni magiche. Ma dico che la prospettiva di una alternativa di sinistra in Europa e nel mondo rimane completamente aperta.
Così è nella nostra mani superare le patologie.
Per creare, attraverso di un dialogo sincero, le condizioni di unità.
Per costruire su basi solide e stabili, nuove alleanze sociali.
Realizzare il nostro proprio disegno, aprirà le strade alternative per superare la crisi europea.
È in questo contesto storico che siamo nel governo, perché abbiamo scelto di assumere le responsabilità difficili.
E sappiamo che saremo giudicati non solo dai compromessi e dalla nostra resistenza nella negoziazione. 
Ma, soprattutto, saremo giudicati dal fatto se riusciremo a prender
e iniziative a sostegno della maggioranza sociale.
Se promuoviamo la ricostruzione produttiva del Paese attorno alla sfida di un lavoro dignitoso.
Se saremo capaci di mobilitare la società circa la necessità di avere nel Paese grandi rotture istituzionali democratiche a livello nazionale.
Se riusciremo a consolidare il sentimento di giustizia sociale.
Se saremo capaci di fare scudo alla trasparenza istituzionale.
In pratica, questo significa che dobbiamo rendere più efficace la nostra politica.
Per intensificare gli sforzi e la nostra efficacia politica prima di tutto sul grande tema del lavoro, il recupero della questione del lavoro, il grande incubo della disoccupazione. Con la garanzia dei diritti del lavoro e della dignità del lavoro.
La ricostruzione e il rinnovamento dello stato sociale.
Offrendo esempi di efficienza e di umanità nel difficile e grande compito della gestione dei rifugiati.
E imparare dai nostri errori ed omissioni.
E, naturalmente, continuando e approfondendo con risolutezza il fronte contro la corruzione e gli intrecci tra politica e imprese, un fronte e una guerra che dobbiamo e siamo obbligati di vincere.
Abbiamo fatto – non c’è dubbio - un lavoro importante in tutti questi settori.
Ma dobbiamo continuare in modo più sistematico.
In questo contesto, le nostre principali iniziative per il prossimo periodo sono iniziative che devono andare oltre l'orizzonte della negoziazione e la seconda valutazione e che lasceranno un'impronta progressista nella società greca e nella politica del Paese.
Tali iniziative riguardano:
L’avvio e il consolidamento di una grande riforma nelle cure primarie.
La grande riforma della pubblica istruzione, che parte da un dialogo sostanziale e l’obbiettivo di cambiare l'immagine della scuola come centro di test e un nuovo sistema di iscrizione alle Università
La riforma progressiva nel settore delle amministrazioni locali.
L’ elaborazione di un progetto per la ricostruzione produttiva del paese e delle sue regioni, con un piano di ricostruzione regionale che sarà di fatto il piano di sviluppo nazionale
Infine, l'inizio di un dibattito pubblico e di un dialogo aperto sulla riforma costituzionale, che entro la fine dell'anno si tradurrà in proposte concrete che arriveranno in Parlamento. 
A fronte di queste iniziative politiche sulle principali iniziative di riforma che lasceranno un importante impatto progressista in atto, il principale partito di opposizione, la Nuova Democrazia, non ha nulla da opporre.
L’unica cosa che propone sono le sue relazioni selettive degli intrecci tra politica e imprese.
I suoi prestiti non pagati e il suo debito di partito.
Le sue grida dagli schermi televisivi e il flirt con l'estrema destra e la xenofobia.
Ma queste cose non bastano, anche se li supportano i mezzi di informazione più potenti ed influenti, perché non sono abbastanza per influenzare le cose.
La verità è che la Nuova Democrazia non ha da promettere al popolo greco niente altro che memorandum e una presunta migliore gestione della loro attuazione, ma a beneficio di pochi e a scapito dei molti.
Con la fine, però, dei memorandum, la chiusura della seconda valutazione e la fine del commissariamento a metà del 2018, la loro retorica finalmente finirà. 
E cambia anche il luogo della contrapposizione politica nel Paese.
La linea di demarcazione ritornerà dove è stata sempre. Tra Progresso e Conservazione, tra destra e sinistra. Tra la difesa delle forze sociali, la difesa degli interessi della classe operaia, dei lavoratori, e la difesa degli interessi dei pochi. Riemerge la linea di demarcazione nel suo segno politico e di classe.
E questo ci dà da ora il margine di pianificare il “giorno dopo”. Il ruolo di SYRIZA come partito, un blocco che esprime tradizionalmente la sinistra e rappresenta allo stesso tempo quelli che noi chiamiamo gli strati dal “basso”, le classi inferiori e la classe media.
E certamente si apre il nostro orizzonte a pensare al giorno dopo in Grecia. La creazione di un sistema politico a base delle nuova legge elettorale che abbiamo votato.
E qui vorrei dire alcune parole sul cosiddetto centrosinistra, il PASOK, che dovrebbe finalmente guardare intorno a loro cosa sta succedendo. Tutta la socialdemocrazia europea fa dei passi verso sinistra, cercando un nuovo piano strategico, aumentando le sue distanze dalla politica del neoliberismo e del mercato insaziabile.
Ma il PASOK insiste ad essere in Grecia la coda della Nuova Democrazia del signor Mitsotakis.
Ha avuto molte occasioni in questo periodo per superare le sue rigidità interne, a prendere le distanze dai periodi del suo governo e di quello che hanno caricato sulle spalle del popolo greco.
E stare all’altezza della situazione.
La legge elettorale, la questione degli intrecci tra politica e imprese, il suo atteggiamento di fronte alla negoziazione sono alcuni esempi indicativi.
Ma insiste in un'ossessione senza via d’uscita.
Noi li invitiamo a rendersi conto che le cose stanno cambiando.
Tra poco saranno gli unici in Europa che insisteranno in una alleanza con la destra. E per di più con una destra che è neoliberista ed estrema contemporaneamente. La destra che unisce il neoliberismo del signor Mitsotakis con l'estrema destra retorica del signor Georgiadis.
Questo non farà a loro bene. Ma non sarà un bene nemmeno per il Paese. Non aiuterà alla più veloce e agevole transizione alle linee di demarcazione reali.
Compagne e compagni,
La strada che rimane davanti a noi è difficile e per questo motivo il contributo delle forze del partito in questi sforzi che stiamo facendo sono particolarmente importanti.
Ma dobbiamo tenere in conto i seguenti elementi:
La base dei partito non esiste solo per essere mobilitata, quando abbiamo bisogni di mani o per l’elezione degli organismi.
La base del partito ha bisogno di cure.
Abbiamo bisogno di seguire le sue preoccupazioni, di rispondere alle sue domande.
E soprattutto di ascoltarla. 
Abbiamo bisogno di un serio e riflessivo indirizzo di lavoro che dovrà risponde non solo alle possibilità, ma anche ai suoi principi e ai suoi valori.
E soprattutto, abbiamo bisogno di sostenerla.
Tenendo sempre a mente che c'è un mondo intero che si sente responsabile di ciò che fa e ciò che non fa il governo.
Che si sente orgoglioso quando creiamo modelli di governance di sinistra.
E si scoraggia quando vede i nostri errori politici e le nostre omissioni.
Così qui voglio dire chiaramente che non ci sarà, non si dovrebbero essere e non ci saranno fenomeni di tolleranza, ma dobbiamo chiarirlo, a fenomeni che annullando il vantaggio morale della Sinistra.
Non dobbiamo permettere a nessun furbetto di utilizzare qualsiasi mezzo “legale” per il suo guadagno personale.
Queste cose sono finite.
E voglio chiedere ai Ministri e ai competenti degli organi del partito, di non mostrare alcuna indulgenza, tolleranza zero.
E attenzione: non mi riferisco a cose già accadute. Ma al pensiero al fatto che se solo esistesse anche un qualche minimo pensiero di offendere i codici morali della sinistra, non sarà permesso di avere l’onore di essere membro del partito, membro di SYRIZA. Punto.

Compagne e compagni,
Stiamo attraversando una fase difficile, ma ho un grande ottimismo nel credere che siamo alla fine delle cose difficili. Non so se si tratta di un'intuizione irresistibile. Forse è la corretta lettura della situazione, degli equilibri di forze in Grecia, in Europa e nel mondo.
Credo che la via d'uscita sia ora visibile.
Non solo perché la seconda valutazione si chiuderà, e presto arriverà anche l'obiettivo del rafforzamento della liquidità.
Per lo più, perché l'economia sta già dimostrando visibili risultati di ripresa. E questo non lo può ignorare nessuno.
Non avrei lo stesso ottimismo se avessi visto un economia trascinarsi in una costante recessione, che non poteva avere delle entrate, che non poteva funzionare.
Credo che presto questi risultati verranno avvertiti da tutta la gente, e in particolare da quella gente e da quelle categorie sociali che hanno portato sulle loro spalle il peso della crisi.
In queste circostanze, quindi, credo, come ho lasciato intendere dalla maggior parte del mio discorso, dobbiamo tenere in mente non solo l'evoluzione dei negoziati. Dobbiamo tenete in mente, in particolare, il giorno dopo.
E di pensare, non più in termini di accordo e di misure, ma in termini di ri-orientamento strategico dell'economia, della società, del Paese.
Con il nostro pensiero politico e con un piano che si potrà riavviare l'economia reale, e sarà capace di rimettere la società in piedi. 
Ma anche le rotture e le novità necessarie, cambiamenti e riforme che garantiscano la giustizia sociale, la democrazia e la trasparenza.
Questo “giorno dopo” è ormai molto vicino.
E dobbiamo essere orientati, preparati a gestirlo. Per organizzarlo nel modo migliore.
E voglio chiudere dicendo che ho profonda fiducia al giudizio sia del Comitato centrale che del nostro Gruppo parlamentare.
Sono certo che riusciremo a tirare fuori il Paese e la società dalla crisi e pianificare insieme “la Grecia dopo i memorandum”, perché ormai è il tempo giusto, dopo sette anni di buio, di pianificare insieme la Grecia dopo i memorandum.
Vi ringrazio

Traduzione di Argiris Panagopoulos
Fonte: pagina Facebook dell'Autore

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