La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 7 gennaio 2017

La “viva” voce dei licenziati Almaviva

di Alba Vastano
Chiude la sede di Almaviva- Roma. Licenziati 1660 dipendenti. Insabbiare la questione non si può e non si deve. Se ne deve parlare. Anche la stampa ne ha il dovere e non con trafiletti invisibili. Che i responsabili dell’azienda, del Mise, dell’Inps e dei sindacati confederali si prendano le responsabilità di aver messo queste persone davanti allo spettro dell’indigenza. Che tutte le forze politiche si mobilitino e sostengano le lotte e le vertenze che si attiveranno. Che si apra uno spiraglio per queste famiglie a rischio di sussistenza. Vietato mandarle sul lastrico. Questione di legalità, questione di umanità, ma è anche il momento di mettere in campo politiche di lotta a sostegno dei diritti del lavoro.
Rifondazione c’è e apre la sede di Roma, in Via monte Favino, per accogliere quei lavoratori che non hanno acconsentito all’accordo e che necessitano di una sede per coordinare le prossime azioni. Perché chi lotta per i propri diritti in parte ha già vinto.
Così scrive Roberto Villani, segretario del circolo Prc, sulla pagina Fb del partito: “Oggi nella nostra sez. di Rifondazione Comunista "Valmelaina-Tufello" si è svolta una partecipata riunione dei lavoratori Almaviva di Roma, recentemente licenziati. I lavoratori, che abbiamo contattato attraverso l'importante intermediazione dei Clash City Workers, stanno organizzandosi come comitato per affrontare questo difficile momento di lotta. Sono già state pianificate delle mobilitazioni e una serie di azioni "contro il ricatto e contro i licenziamenti!".Come PRC III mun. e Rete Sociale III mun. abbiamo dato piena disponibilità per essere al fianco dei lavoratori Almaviva in questa difficile battaglia!
"Sempre e per sempre dalla stessa parte ci troverete, contro lo sfruttamento, i ricatti, i licenziamenti. Dalla parte giusta, quella dei lavoratori"
Cosa chiedono e in cosa sperano oggi, dopo la brutta batosta natalizia, i licenziati Almaviva? Chiedono il sussidio Naspi (nuova assicurazione sociale per l’impiego), ammortizzatori sociali per continuare a vivere degnamente e sperano di ricompattarsi. La paura di perdere il lavoro e la bassa manovra del voto disgiunto con Napoli li ha divisi in una vertenza che avrebbe invece dovuto unirli, sminuendo un potenziale che probabilmente avrebbe portato ad un ripensamento sui sigilli della sede di Roma. Ascoltare le loro testimonianze non fa pensare a una resa. Tutt’altro. I dipendenti licenziati non sono in ginocchio, ma fortemente motivati ad andare avanti per chiedere al governo e all’Inps ammortizzatori sociali e ricollocamenti.
Nel disastro dei licenziamenti, già discutibili di per sé, c’è dell’altro ed è ancora più eclatante ed inaccettabile. É il caso di Sandra che incontro in occasione dell’assemblea al Prc. Mi racconta la sua esperienza di dipendente Almaviva, licenziata mentre era in congedo straordinario per assistenza a disabile.
“Mi hanno licenziato, ma mi considero ancora dipendente di Almaviva. Perché sono in congedo straordinario per assistenza a familiare disabile cerebroleso e cieco. Avevo chiesto un anno di congedo per questo motivo, quindi l’azienda avrebbe dovuto fare un distinguo nella procedura di attivazione dei licenziamenti. Quando è arrivata la lettera di licenziamento non mi trovavo in casa, perché accompagnavo il mio assistito a fare terapia. La lettera l’ha presa mia figlia.. Ho tentato di contestarla aprendo un ticket con l’ufficio delle risorse umane dell’azienda, indirizzandola alla responsabile, signora Scandurra. Non avendo avuto risposta sono andata personalmente all’azienda. Sono riuscita a parlare con la Scandurra dicendole che non mi ritenevo licenziata e quindi non avrei riconsegnato il badge. Io ho tre figli a carico e sono separata. Non ho firmato l’accordo perché la mia paga sarebbe scesa a 400 euro al mese. Come avrei potuto mantenere la mia famiglia?”.
É determinata Sandra ad andare avanti per tutelare i suoi diritti, ma anche per sostenere i suoi colleghi. Il comitato che in queste ore sta coordinando le iniziative prossime le dà ragione e la sostiene “Oggi sono qui con i miei colleghi per costituire un comitato di lotta per evitare che quanto è successo sia messo sotto il tappeto. Se riusciamo ad alzare la polvere davanti alle istituzioni forse possiamo ottenere almeno gli ammortizzatori sociali Naspi”. L’incertezza però è in agguato e la sovrasta pensando al prossimo mese quando forse la paga non arriverà “Oggi non so proprio come comportarmi. Se chiedo la mobilità perché ho bisogno di mangiare o se rivolgermi ad un avvocato e iniziare una procedura, perché a quanto pare, visto il licenziamento, non terranno conto della mia situazione di lavoratrice in congedo. L’azienda mi deve una risposta immediatamente”.
Lorena (coordinatrice del comitato Almaviva), spiega le finalità dell’organizzazione che è divisa in commissioni. “Il comitato ha creato un gruppo comunicazione e un gruppo per gli aspetti legali. Si occuperà anche di marketing per l’autofinanziamento. Chiederemo al governo, al ministro dello sviluppo e del lavoro di interessarsi al più presto dei 1660 dipendenti Almaviva che si trovano senza lavoro. In particolare ci sono dei casi di grave difficoltà di sussistenza per la loro famiglia. Fra i licenziati ci sono delle colleghe a part time a 4 ore che avranno un solo anno di Naspi e hanno il marito con il morbo di Parkinson, senza lavoro, figli piccoli e separate. Il viceministro Bellanova ha dichiarato in televisione che ci avrebbe pensato lei a ricollocarci e dovrà intervenire la Regione per questo. Noi questo lo pretendiamo”.
Walter (dipendente licenziato-attivista) “Al momento sono licenziato insieme ai miei colleghi. Non voglio dire se ho votato sì o no al referendum, perché il più grave problema che abbiamo adesso è la divisione che c’è fra i lavoratori. Questo non deve esserci per creare una mobilitazione, anzi dovremmo essere ora più uniti che mai per avere visibilità sul problema dei licenziamenti a Roma. Dobbiamo far sì che si lotti insieme, per ottenere degli ammortizzatori sociali degni di questo nome che aiutino in questa situazione drammatica. Dobbiamo coordinarci su quelle che saranno le nostre azioni future, come impugnare il licenziamento che per noi non è legittimo. Dobbiamo coinvolgere chi ha contribuito al problema, ossia i nostri committenti, perché noi lavoriamo in appalto per società. Noi abbiamo sempre dato importanti servizi alla comunità, lavorando su energivori, su previdenza e contratti telefonici. Abbiamo erogato servizi essenziali per la comunità. Non possiamo essere buttati a mare”.Un appello che non può passare inascoltato.
Walter prosegue sulle iniziative del comitato: “Dobbiamo fare un lavoro su quelle che sono le soluzioni al problema e cioè la ricollocazione nel lavoro. Non mi fiderei molto delle politiche attive della Regione, perché alle volte si viene riqualificati e rivenduti a società con costo minore”. E sulle responsabilità del Governo e dell’Inps: “I nostri interlocutori in questo momento sono il Governo e l’Inps che deve in qualche modo potenziare gli ammortizzatori sociali. Noi possiamo usufruire o della Naspi o della mobilità per cui abbiamo versato dei contributi in questi anni di attività. La Naspi per un full time ha una durata di 24 mesi, per un part time di 12. Fra i licenziati ci sono dei monoreddito o entrambi i coniugi dipendenti”. E sulle attività del comitato dice : “Il comitato che costituiamo intende favorire la massima visibilità sul nostro problema, tramite la stampa o azioni che la favoriscano per non far insabbiare il disastro. Cercheremo di ricompattarci parlando con i colleghi e cercando di far capire che dobbiamo essere uniti con la presenza di tutti ai presìdi che faremo. Se i presìdi verranno fatti senza la presenza di tutti o della maggior parte di noi sarà sicuramente la nostra morte come lavoratori”.
E prosegue analizzando gli ultimi fatti: “ Per quanto accaduto negli ultimi giorni dobbiamo dedurre che si sono mossi tutti male. Si è mosso male il governo, si è mossa male la segreteria nazionale dei confederali, perché alle 16 dell’ultimo giorno di vertenza sono usciti i comunicati stampa con l’accordo sottoscritto e poi alla fine votando l’accordo non si è trovata la maggioranza e non è passato. Ma non si può uscire prima bypassando quello che è l’accordo sulla rappresentanza sindacale. Il governo poi ha creato questa stortura sulla vertenza che univa i siti di Roma e Napoli per portare qualcosa a casa e non fare la figuraccia in semi campagna elettorale. A quel punto si è deciso di salvare soltanto Napoli”. Conclude con le emergenze da affrontare: “ Io ero presente al Mise e ho visto i movimenti. É stata una vergogna e ne valuteremo la legalità. Intanto l’emergenza primaria sono gli ammortizzatori e una ricollocazione per i licenziati”.
Anna Maria, dipendente licenziata :“ Fra Atesia e Almaviva ho 19 anni di attività. Sono monoreddito e un affitto da pagare. Il licenziamento me lo aspettavo. Già da maggio sapevamo che dopo sei mesi avrebbero riaperto la procedura. Io sono convinta che abbiamo fatto bene a non firmare l’accordo, perché ci sarebbe stata solo una proroga di 3 mesi, l’abbassamento del costo del lavoro e il controllo a distanza. Chi lavorava a part time avrebbe preso solo 400 euro al mese. Il grosso guaio dei lavoratori Almaviva è che nelle lotte per i nostri diritti siamo sempre stati pochi. Sotto al Mise per farci ascoltare dal governo eravamo al massimo in 200 su 1660 lavoratori. Speriamo che ora i colleghi si sveglino e partecipino di più”.
Quello che c’è di auspicabile in questo disastro, peraltro annunciato, non è poco e potrebbe favorire una svolta importante per i lavoratori Almaviva di Roma. Ritrovarsi ricompattati in 1660 al prossimo sit in sotto il Mise o in qualsiasi punto della città. Pretendere visibilità ovunque, tramite i media. Unirsi alle lotte delle altre categorie dei lavoratori sfruttati, dal mondo della scuola alle tante aziende italiane, ove i dipendenti sono ricattati e umiliati. Ribellarsi insieme. Ribellarsi tutti per ripristinare il diritto a un lavoro e a un’esistenza dignitosi. Intanto a Piazza Navona il 6 gennaio una Befana complice ha salutato il primo flash mob firmato Almaviva. Il primo di una lunga serie, fino alla ricollocazione. Perché “…chi non lotta ha già perso” (Che Guevara)

Fonte: La Città Futura 

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