La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 7 gennaio 2017

In Cile la sinistra d’alternativa cerca l’unità. Intervista a José Robredo

Intervista a José Robredo di Geraldina Colotti
José Robredo, analista politico cileno, fa parte della sinistra di alternativa e scrive per El Ciudadano.
Cosa sta succedendo con i mapuche, Bachelet ha disatteso le promesse?
"Il governo Bachelet non ha dismesso la politica repressiva contro il popolo mapuche, le sue comunità e le sue richieste. Anzi, sono aumentate le operazioni delle Forze speciali dei carabinieri, una polizia di stampo militare che tiene praticamente sotto assedio il territorio mapuche, e proteggendo i terreni delle imprese forestali che occupano le terre in disputa. Non esiste una volontà politica da parte delle autorità politiche governative né dei parlamentari della zona di dare risposta reale alle richieste delle diverse comunità mapuche.
Di fronte alle chiusure, ai mapuche non resta altro che mobilitarsi ed esporsi a una forte repressione. Il caso della machi Francisca Linconao, accusata senza prove di aver partecipato a un’azione terrorista contro una famiglia di proprietari terrieri durante la quale morirono due persone, è emblematico. E così pure la crudeltà manifestata verso Lorenza Cayuhuan, che ha dovuto partorire incatenata al letto e circondata da guardie armate."
Come si muovono le forze che chiedono un vero cambiamento in Cile?
"La situazione politica è complessa per il distacco tra la cittadinanza e la politica, che riguarda sia i partiti tradizionali che le forze emergenti e trasformatrici. Inoltre esiste un enorme scontento sociale a fronte del grande livello di disuguaglianza che esiste e all’assenza di diritti nel campo educativo, sanitario, pensionistico, salariale… I cittadini non hanno fiducia nella classe politica. Entrambi gli schieramenti soffrono di questa delegittimazione anche per i numerosi casi di corruzione che li coinvolgono e che hanno portato a condanne: sia la Nueva Mayoría (il blocco che ha sostituito la Concertación e che è composto da Democracia Cristiana, Partido Socialista, Partido Por la Democracia (socialdemocratici), Partido Radical, Partido Comunista, Mas, Izquierda Ciudadana; sia la destra riunita in Chile Vamos (Renovación Nacional (di centrodestra) Unión Democráta Independiente (estrema destra), Evópoli e Partido Regionalista. Nelle ultime elezioni municipali, la partecipazione è stata di circa il 33%. Tra questi due schieramenti, intanto, si fanno spazio nuove forze, che finora non hanno però dato forma a un blocco unico. In un campo vi sono forze come Poder Ciudadano, Izquierda Autónoma, Partido Ecologista e Igualdad. Nell’alleanza denominata Frente Amplio, si trovano Movimiento Autonomista, Revolución Democrática, Nueva Democracia e Izquierda Libertaria. Uno dei risultati più importanti per queste forze è di aver vinto nel comune di Valparaíso, il secondo più importante, in cui si sono alleate per sostenere l’attuale sindaco Jorge Sharp. La riflessione sull’unità è centrale nel dibattito della sinistra d’alternativa."
Che giudizio dà della gestione Bachelet?
"Nel secondo governo Bachelet è stato evidente il compromesso con i poteri forti, i veri decisori. Sono state approvato riforme in materia educativa, sanitaria e si è anche dato iniziato a un processo costituente che dovrebbe portare a una nuova costituzione, ma tutto è rimasto in superficie e ha subito numerosi blocchi e problemi, provenienti da destra, ma anche dalla coalizione di governo. A 15 mesi dalla fine del mandato, Bachelet – che aveva cominciato con un appoggio di circa 80% – ha un gradimento del 25%. Rispetto al cambiamento istituzionale, la discussione tra la cittadinanza e i movimenti sociali è chiara, esigiamo una nuova costituzione e il meccanismo favorito è quello dell’Assemblea costituente. Il problema è che questo meccanismo non esiste nella costituzione di Pinochet e per inserirlo si deve portare a termine una riforma costituzionale che conti con l’appoggio dei 2/3 del Parlamento, cosa impossibile perché non ci sono né i voti né la volontà del governo: il quale ha lanciato un processo costituente, con una prima tappa di partecipazione cittadina, che fu mal gestita dall’amministrazione Bachelet per la mancanza di risorse e di comunicazione e che ne ha minato la credibilità, dimostrata dalla scarsa partecipazione che ha avuto. La seconda tappa ha a che vedere con il processo legislativo in cui si devono presentare i progetti di legge della Nuova costituzione e il meccanismo per arrivarci. Questo intersecherà il dibattito della campagna presidenziale e può essere un buon momento per spingere su questo tema. Gli obiettivi delle forze alternative, per le prossime elezioni di fine anno, si concentrano nelle parlamentari, giacché con la fine del sistema binominale si è aperta la possibilità di entrare in Parlamento."

Fonte: il manifesto 

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