La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 4 gennaio 2017

Il tempo della resistenza e della lotta, perché resistere è già vincere

di José Reinaldo Carvalho
Viviamo in un tempo segnato da gravi minacce alla pace. Il mondo sta attraversando un periodo instabile, carico di conflitti, pericoli costanti derivanti dalle politiche di dominio dell'imperialismo sui popoli. Nel 2016, questi pericoli sono aumentati. L'elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, un sostenitore dell'unilateralismo e del primato degli interessi statunitensi, l'ascesa di forze politiche di destra ed estrema destra in Europa, l'azione di organizzazioni terroristiche, la crescente minaccia nucleare e la militarizzazione sono alcune manifestazioni di ciò.
Più che in altri momenti, ripetiamo con il compagno Fidel Castro: “E' necessario insistere sulla necessità di preservare la pace, e sul fatto che nessuna potenza deve arrogarsi il diritto di uccidere milioni di esseri umani”.
I conflitti che hanno segnato l'anno 2016 e il preannuncio di nuovi eventi drammatici negli anni futuri sono legati alla natura stessa dell'imperialismo, con le contraddizioni che esso genera, le abissali e indicibili disuguaglianze sociali e nazionali che provoca e l'inarrestabile crisi multidimensionale del capitalismo, un sistema incapace di proporre la soluzione ai gravi problemi che affliggono l'umanità e che mostra sempre di più la sua natura predatoria e oppressiva.
Nel 2016 è stata ancora più intensa e brutale l'offensiva che l'imperialismo statunitense e forze oligarchiche regionali e nazionali hanno sviluppato in America Latina e nei Caraibi allo scopo di rovesciare i governi progressisti e di sinistra, frenare e far retrocedere le lotte per la sovranità nazionale, l'integrazione regionale solidale, lo sviluppo con giustizia, il progresso sociale, la libertà e la democrazia. Le forze di destra nella regione, subordinate all'imperialismo statunitense, hanno guadagnato terreno arrivando al potere in Argentina (alla fine del 2015), in Brasile e rendendo più difficile il cammino della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela.
In Brasile, si è consumato il colpo di Stato innescato da istituzioni politiche, giuridiche e mediatiche, manipolate dalle classi dominanti, subordinate alle potenze imperialiste, nemiche della democrazia, del progresso sociale e della sovranità nazionale. Classi dominanti retrive, che non accettano riforme e cambiamenti politici e sociali. Un golpe di carattere antidemocratico, antipopolare e antinazionale.
Tra contraddizioni intestine, motivate da interessi meschini e nel tentativo di camuffare propositi criminali, i partiti e le personalità protagonisti del golpe, senza eccezione, si trincerano attorno al nuovo regime che hanno creato. Sono in piena offensiva per liquidare i diritti dei lavoratori e del popolo e alienare la sovranità nazionale. Malgrado il rifiuto che ricevono dalla popolazione indignata e nonostante le riferite contraddizioni, hanno creato una specie di fronte unico golpista e avanzano nel tentativo di imporre la loro agenda.
Nel 2017 e nei prossimi anni, oltre a rinnovare la speranza, confidiamo nella capacità dei lavoratori e dei popoli di resistere e lottare. Resistenza e lotta presenti nel 2016, anche se oscurate dai media imprenditoriali. In tutto il mondo, è vasta, massiccia e diversificata nel contenuto e nelle forme la battaglia dei lavoratori per diritti sociali, piena occupazione, salari dignitosi, per la riduzione della giornata di lavoro, per servizi pubblici decenti, per l'educazione, la salute e una vita civile e colta.
Sono pure intense la resistenza e la lotta contro l'occupazione di paesi, in difesa della sovranità nazionale e dell'autodeterminazione, per la pace, contro il militarismo, le armi nucleari, il terrorismo in tutte le sue forme, compreso il terrorismo di Stato, praticato dalle potenze imperialiste.
L'anno 2016 si chiude con alcune significative vittorie dei popoli. Una di queste, indiscutibile, è stata la firma degli accordi di pace in Colombia, che è culminata negli ultimi giorni, con l'approvazione della legge di amnistia per gli insorgenti. Sempre in ambito latinoamericano, sono incoraggianti i progressi della Rivoluzione Cubana, la resistenza della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, le avanzate dei governi progressisti in Bolivia, Ecuador e Nicaragua.
Anche i recenti avvenimenti in Siria, come la vittoria delle forze di liberazione nazionale ad Aleppo, l'annuncio del cessate il fuoco, che ha fatto emergere la possibilità della pace nel paese arabo, e la vittoria diplomatica ottenuta all'ONU dalla lotta di liberazione del popolo palestinese contro gli aggressori sionisti riempiono le forze progressiste di speranza e di fiducia nel fatto che sia possibile resistere, lottare e vincere.
In Brasile, la lotta per il rovesciamento del regime golpista, per la difesa dei diritti e della sovranità nazionale, e la campagna per elezioni dirette anticipate per il Presidente della Repubblica vanno prendendo forma, nonostante la virulenza delle forze golpiste e l'opportunismo di settori delle classi dominanti che gettano l'esca per attirare le forze progressiste nella trappola della conciliazione e della capitolazione.
La lotta, e solamente la lotta, rappresenta la base oggettiva per costruire una vasta unità delle forze democratiche, patriottiche, progressiste e di sinistra.
Nel 2017, continueremo a impegnarci nella resistenza e nella lotta, convinti che resistere è già vincere. Desistere significherebbe morire. Come nel motto mozambicano, “la peggiore sofferenza non è essere sconfitto, è non potere lottare”.
Ci incoraggiano la riaffermazione, lo sviluppo e l'arricchimento dei principi che sono a fondamento della nostra esistenza come Partito Comunista, che ci hanno condotto fino a qui e ci condurranno avanti. Principi tanto presenti nel maggiore evento socio-politico della storia dell'umanità fino al giorno d'oggi, la Rivoluzione sovietica, il cui centenario celebriamo nel 2017.

Articolo pubblicato su resistencia.cc
Traduzione di Marx21.it
Fonte: Marx21.it 

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