La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 12 gennaio 2017

Il Regno Unito, l’immigrazione Ue e i dolori di Jeremy Corbyn

di Alexander Damiano Ricci 
Jemy Corbyn è di nuovo al centro delle polemiche. Lo scorso 10 gennaio, il leader del partito laburista ha tenuto un discorso presso la città di Peterborough. L’intervento avrebbe dovuto segnare un chiaro cambio di passo nelle strategie del partito rispetto al tema della libera circolazione di cittadini Ue nel Regno Unito. Ma Corbyn, a quanto riporta The Independent, avrebbe “deluso” le aspettative di molti suoi colleghi. Perché? Corbyn ha prima affermato che «il Labour non considera la libertà di circolazione dei cittadini europei come un principio inamovibile».
Il leader originario di Chippenham ha poi però avvisato i media di non interpretare «in maniera scorretta le sue parole», considerando che «[la libera circolazione] non può, allo stesso tempo, essere del tutto esclusa» dagli scenari di negoziazione con l’Ue. Insomma, ancora una volta, secondo gran parte dell’opinione pubblica e dei media, Corbyn avrebbe dimostrato di non essere “né carne, né pesce”.
Secondo gli analisti politici invece, le ultime parole di Corbyn, implicherebbero in realtà che il leader del Labour voglia favorire l’accesso al Mercato unico europeo rispetto a una limitazione dei flussi migratori.
Con la sua posizione ambivalente, Corbyn avrebbe in ogni caso deluso l’area del partito che spinge per una posizione conservatrice sul tema migratorio. Nei giorni scorsi, più di un deputato laburista aveva infatti suggerito al leader di defilarsi dallo “status quo” e di assumere una posizione più intransigente rispetto ai flussi migratori.
Secondo i sondaggi, il Labour è indietro rispetto al partito Conservatore nelle intenzioni di voto degli elettori britannici. A riguardo, Len McCluske, il leader uscente del principale sindacato britannico, Unite, ha affermato che «Corbyn rinuncerebbe al proprio posto nel momento in cui dovesse rendersi conto dell’impossibilità di ottenere un successo» alle elezioni generali del 2020.

Fonte: Left 

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