La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 12 gennaio 2017

Il futuro dell’Afghanistan è donna. Intervista a Masooma Khawari

Intervista a Masooma Khawari di Francesca Morandi
“Sebbene le donne afghane non abbiano partecipato alle guerre e conseguenti distruzioni del loro Paese, oggi vogliono contribuire a ricostruirlo”. Masooma Khawari è una donna afghana di 31 anni: membra della Wolesi Jirga (il Parlamento dell’Afghanistan), cerca di trasformare ogni giorno le sue parole in fatti. “Mi occupo quotidianamente di leggi e regolamenti che possano favorire il mio popolo e specialmente le donne -racconta a Altreconomia-. Sono anche Segretario generale della Commissione giudiziaria contro la corruzione, un altro compito di grande responsabilità che svolgo nell’interesse del mio Paese”.
L’Afghanistan di oggi -in guerra da 15 anni- resta uno Stato colmo di problematiche complesse, ma alcuni progressi sono incontestabili: nel Paese centroasiatico esistono istituzioni democratiche, 150 emittenti radio e 50 tv libere, il 27% dei parlamentari sono donne e tre milioni di bambine vanno a scuola. Progressi tangibili se si pensa che nel 2001, quando gli Usa attaccarono militarmente il Paese per rovesciare il regime dei talebani, l’Afghanistan era uno Stato collassato, da ricostruire completamente, dove nessuna bambina poteva studiare.
Oggi nuovi equilibri e potenzialità si stanno delineando, come racconta Khawari. Originaria di una famiglia di Samangan, provincia afghana settentrionale, ha studiato in Iran e in Turchia, dove si è laureata in Chimica, ed è rientrata in Afghanistan nel 2009. Un anno dopo è stata eletta alla Wolesi Jirga a soli 25 anni, diventando il membro più giovane del parlamento afghano.
Dal 2012, Khawari fa parte della commissione parlamentare che si occupa dei diritti delle donne. Un compito molto difficile in Afghanistan, conosciuto per i fondamentalisti talebani e il “burqa”, il velo che copre integralmente il corpo delle donne e permette loro di vedere solo attraverso una rete di stoffa. Tutt’oggi, spiega Khawari, “i tradizionalisti non considerano la donna come un essere umano”. Ma, aggiunge, ci sono spiragli: “Oggi molte ragazze afghane della mia provincia vogliono diventare parlamentari”.
Grazie alla Costituzione afghana promulgata nel 2004, oggi il 27% dei parlamentari sono donne. Qual è l’ostacolo maggiore che deve affrontare quotidianamente nella sua attività alla Wolesi Jirga?
"In Afghanistan una donna deve far fronte a molte sfide quando inizia la sua attività sociale: deve innanzitutto sopportare sguardi e giudizi di uomini che la definiscono come incapace di svolgere numerose attività, è vista come arretrata, poco saggia e persino schiava.
Alcuni uomini si vergognano anche soltanto di pronunciare il nome della propria moglie in pubblico.
Gli uomini occupano la maggioranza all’interno del parlamento afghano e molti non accettano la nostra presenza, non ascoltano i nostri discorsi, e spesso è pure impossibile far cambiare loro idea. Ma noi siamo lì e lavoriamo per ricostruire e cambiare il nostro Paese."
Ci racconta in breve la sua storia?
"Sono una donna afghana, sono nata in una famiglia tradizionalista a Samangan, una delle 34 province del Paese. Mia madre non è una donna istruita, tuttavia ha sempre voluto che i suoi figli, e soprattutto le sue figlie, andassero a scuola. Ho dovuto combattere contro tanti ostacoli posti dalla società conservatrice per accedere all’istruzione, ma ho sempre avuto fede e -come dice un proverbio- “dove c’è la volontà, c’è una strada”. Sono fermamente convinta che gli esseri umani siano artefici del proprio destino.
Ho sempre ambito a vivere in un mondo dove le donne non si sentano inferiori agli uomini e non si percepiscano come inutili per la società."
Quali sono gli obiettivi del suo lavoro in parlamento?
"Dedico quasi tutto il mio tempo a lavorare su leggi e regolamenti a favore del mio popolo, specialmente delle donne. Lo faccio con passione anche perché sono convinta che sia necessario togliere qualsiasi discriminazione contro le donne in ogni settore, a livello legislativo, di regolamentazioni, procedure e comuni attività sociali. Oltre a questo, mi occupo di progetti di sviluppo nella provincia che rappresento: seguo tutte le fasi di un determinato piano, come la costruzione di una scuola per ragazze o la creazione di un servizio sociale per le donne, affinché tutti i requisiti siano adempiuti. Sono tuttavia ben consapevole che il problema dell’emancipazione femminile in Afghanistan non sia solo legislativo, ma risieda in una mentalità tradizionalista radicata in larga parte del popolo afghano, che vede nella donna un essere inferiore all’uomo. Certamente la necessità di dare più diritti alle donne va calata nella realtà del mio Paese, e prima di passare all’azione è necessario valutare attentamente molti criteri che devono essere praticabili e sicuri per le donne. In primo luogo, è necessario identificare gli ostacoli nella società e in specifici ambienti che si oppongono all’attività delle donne, in modo da neutralizzare la crescita di fattori negativi. Ritengo, inoltre, che l’istruzione delle donne sia fondamentale per emanciparle e renderle partecipi allo sviluppo della società afghana. Il loro ruolo è, fra l’altro, fondamentale per il miglioramento dei servizi sociali alle famiglie."
Riscontra nelle donne afghane un’attenzione verso il suo lavoro? Trovano ispirazione, azione nel suo coraggio e determinazione?
"Posso citare molti casi in cui insegnanti delle scuole della provincia che rappresento hanno sottoposto a me, e non al ministero dell’Istruzione, le loro esigenze e richieste.
Questo anche per la mia storia e per quello che faccio: la mia gente sa che lavoro per loro, che sono lì per loro. Un recente sondaggio condotto in una delle scuole di Samangan ha interpellato le ragazze chiedendo loro chi volessero diventare in futuro. La maggioranza ha risposto facendo il mio nome, Masooma Khawari, e affermando che vogliono diventare parlamentari. Mi commuovo di fronte a queste giovani che affermano di voler essere come me “da grandi” e soprattutto realizzo che il mio lavoro sta funzionando concretamente. Ritengo fondamentale dotare le donne di istruzione e consapevolezza sociale, accrescendo il loro pensiero positivo, partendo da un’autostima che le porti ad accettarsi come degne e preziose esseri umani, dotate di potenzialità che possono esprimere. Per sviluppare una vera società civile è necessario usare le capacità di uomini e donne al pari: solo così sarà possibile far fronte a una moltitudine di problemi che altrimenti restano irrisolti. È dunque fondamentale creare pari opportunità di lavoro per le donne senza alcuna differenza di genere, oltre ad accrescere la loro partecipazione in posizioni chiave, sia sociali che politiche."
In Europa si immagina la donna afghana come completamente coperta del burqa e brutalmente sottomessa. Lei invece appare libera, e lotta per i diritti delle donne del suo Paese: l’Afghanistan sta cambiando? 
"Ancora oggi la maggioranza delle donne afghane indossa il burqa, che limita i loro diritti e libertà, ma le ragazze afghane hanno una mentalità più aperta, e lo stesso vale per i giovani uomini che sono d’accordo nel dare alle donne pari opportunità, credono nelle loro capacità e sono al loro fianco per sostenere i loro diritti.
Questo è anche il risultato di una maggiore istruzione che coinvolge la nuova generazione di afghani. È proprio il passaggio dalla vecchia alla nuova generazione a segnare oggi una fase critica in Afghanistan, ma da questa transizione dipenderà il futuro del mio Paese. Io confido nei giovani e nelle donne afghane."
A livello legislativo quali progressi sono stati raggiunti a favore delle donne?
"Negli ultimi anni l’Assemblea nazionale dell’Afghanistan ha fatto un grande lavoro, approvando leggi, accordi, convenzioni per il riconoscimenti dei diritti delle donne. Alcuni esempi sono la Legge per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Legge contro le molestie sessuali contro le donne, o le Linee di azione educative per le donne nelle scuole superiori, così come le garanzie di maggiori e migliori opportunità e concessione di crediti educativi alle donne che intendono sostenere l’esame di ingresso all’università, e maggiori occasioni di impiego lavorativo. Si tratta di grandi sforzi fatti dai membri del parlamento e del governo afghano. Progressi ostacolati dalla perdurante instabilità e mancanza di sicurezza nel Paese, e dalla mancata applicazione delle legge. Ciononostante si tratta di conquiste civili che vanno tutelate. Ringrazio moltissimo la cooperazione internazionale, anche dell’Italia, che lavora genuinamente per mettere in atto molteplici progetti di sviluppo, anche a favore di donne e bambine."

Fonte: Altreconomia 

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