La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 2 gennaio 2017

Il 2017, anno elettorale in Asia

di Paolo Rizzi
Nel 2017 l’Asia, sempre più centro del mondo, vedrà molte elezioni in importanti Paesi. E non saranno solo le elezioni a scandire gli avvicendamenti al potere. Ma andiamo con ordine.
Corea del Sud
Park Guen-hye, la figlia del generale che governò il Paese dal ’62 al ’79, finisce in maniera ingloriosa la sua presidenza. Dopo un enorme scandalo di corruzione, che ha toccato grandi industriali e anche il noto cantante Psy – Park, è stata messa sotto impeachment dal Parlamento e non si potrà ricandidare. Oltre alla corruzione, la sua presidenza potrà essere ricordata anche per la persecuzione contro la sinistra e gli arresti dei sindacalisti che non hanno però fermato né gli scioperi generali né i movimenti di piazza.
Tra i possibili vincitori delle presidenziali, previste per il dicembre 2017, ci sono Ban Ki Moon, il Segretario Generale uscente delle Nazioni Unite, che si potrebbe candidare da indipendente. Moon Jae-in per il partito liberale Minjoo e, sempre per il Minjoo, Lee Jae-myung che da sindaco di Seongnam, la seconda città del Paese,si è distinto per aver espanso il welfare.
Thailandia al voto con i militari, forse
Dopo l’approvazione con un referendum della nuova costituzione scritta dal governo militare, in cui all’esercito viene data la possibilità di stabilire la legge marziale, la Thailandia dovrebbe andare a elezioni tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Che queste elezioni si svolgano non è certo. Vari membri del governo hanno affermato che se si dovesse creare una situazione di tensione le elezioni saranno rimandate.
A sperare nelle elezioni è il Partito Democratico, che aveva boicottato le elezioni del 2014 riuscendo a fare fallire in circa un terzo del Paese.
Hong Kong e Singapore
Due elezioni particolari sono quelle che si terranno nelle due città-stato. A Singapore, il Parlamento continua a essere dominato dal Partito di Azione Popolare – PAP, il partito della dinastia paternalista della famiglia Lee, con 83 seggi su 89. La presidenza per cui si voterà ad Agosto è una carica poco più che simbolica, dato che il potere reale sta nel partito unico de facto PAP, ma servirà a mantenere un equilibrio tra i gruppi etnici. Il primo ministro Lee ha, infatti, annunciato che una revisione della Costituzione assicurerà l’alternanza e che quindi le prossime elezioni dovranno vedere un presidente malay, a cui poi seguiranno un presidente indiano e uno cinese.
A Hong Kong, che fa parte della Repubblica Popolare Cinese, le elezioni dovranno eleggere il Capo dell’Esecutivo. Il sistema elettorale di Hong Kong prevede che il Capo sia eletto da un collegio elettorale di 1200 membri selezionati da quattro categorie: rappresentanti dell’industria e della finanza, rappresentanti delle professioni, rappresentanti dei lavoratori e membri del Consiglio Legislativo di Hong Kong e rappresentanti della città a ogni livello del sistema legislativo cinese.
La proposta del governo di Pechino per la riforma di questo sistema verso una forma di suffragio universale limitato è stata tra i motivi delle proteste degli ultimi anni. Il risultato è che la proposta del governo centrale è stata respinta e nessun’altra proposta più aperta è mai stata discussa dagli organi rilevanti.
Il collegio elettorale tornerà quindi a votare a Marzo scegliendo tra Woo Kwok-ing, ex giudice favorevole all’autonomia più ampia possibile da Pechino e Regina Ip, ormai storica figura della politica di Hong Kong da sempre schierato per il mantenimento dello status quo con Pechino.
Cina
Le elezioni più importanti del 2017 non saranno, però quelle per delle cariche statali, saranno quelle interne a un partito: il 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese. L’attuale Segretario e Presidente della Repubblica, Xi Jinping sarà sicuramente riconfermato. Ciò che si dovrà vedere al Congresso sarà il rinnovo dei maggiori organi in cui molti membri sono vicini alla pensione. E se, come alcuni osservatori suggeriscono, molti ufficiali giovani attorno ai cinquanta anni saranno integrati nel Comitato Ristretto. In quel caso, potrebbe trattarsi di un segnale che Xi Jinping intende mantenere la carica di segretario anche dopo il secondo mandato 2017-2022.

Fonte: La Città Futura 

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