La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 7 gennaio 2017

Hacking finance o financing the hackers?

di Giorgio Griziotti
Il Bitcoin[1]è stato largamente mediatizzato ed è mondialmente conosciuto come l’inizio della possibile rivoluzione criptovalutaria. La conoscenza dei meccanismi di base del suo funzionamento, come per esempio l’utilizzo della crittografia asimmetrica, il libro mastro distribuito e la blockchain, è abbastanza limitata come relativamente limitato è il numero reale dei suoi utenti. Il BTC infatti è poco impiegato come moneta di scambio e serve più che altro come valore rifugio in un ambito che è soprattutto di trading e di speculazione finanziaria.
Francesco M. De Collibus e Raffaele Mauro autori di Hacking Finance (Agenzia X, Milano, 2016) fissano il loro obiettivo sin dall’introduzione: “sarà impossibile soddisfare la curiosità di tutti i possibili lettori […] tuttavia ci piace pensare che ogni differente profilo possa trovare qualcosa di interessante o almeno uno spunto per successivi approfondimenti”. Diciamo subito che è un obiettivo centrato: gli autori danno un contributo utile, agile ed interessante per rendere più comprensibili la genesi, l’ambito e le prospettive, non solo del Bitcoin e delle altre criptomonete ma anche dei principi di decentralizzazione e di disintermediazione indissociabili dalla tecnologia della blockchain.
Ma andiamo con ordine: nella prima parte del libro, dopo la divertente prefazione, si viene introdotti nel contesto storico, culturale, sociopolitico ed infine anche tecnologico del Bitcoin. Il lettore quindi può cominciare a intuire, al di là della moneta stessa, quali siano gli obiettivi che un’invenzione di tale portata consente di raggiungere. Al centro di tutto c’è nientemeno che l’eventualità di una governamentalità algoritmica che rischia di essere sempre più autonoma man mano che i componenti open source dell’AI (Intelligenza Artificiale) saranno utilizzati. Cosa ne penserebbe Foucault, sostenitore dell’impossibilità di una governamentalità socialista?
Per la prima volta un’applicazione P2P offre la possibilità concreta di sopprimere il ruolo di garante finanziario (normalmente svolto da una banca o da una società di Intermediazione Mobiliare – Sim) che è l’essenza stessa delle istituzioni finanziarie odierne. Il che non è poco.
Gli autori inoltre ci danno ampie informazioni sulla genesi del Bitcoin addentrandosi nell’ambito hacker degli ideatori, al punto da rivelare il mistero che circonda l’identità del mitico inventore, Satoshi Nakamoto. La spiegazione sui meccanismi di base dei Bitcoin è un po’ succinta e necessiterà, per chi è interessato, dei “successivi approfondimenti” di cui sopra.
Troviamo poi una panoramica sul mondo delle altre criptomonete, gli alt-coin, e un po’ di storia delle quotazioni del Bitcoin, con le sue montagne russe speculative. Informazioni, queste ultime, particolarmente interessanti nel momento[2] in cui il BTC torna a far parlare di sé avendo superato per la seconda volta nella sua storia il valore di 1000 dollari. A differenza delle precedenti bolle quest’ultima impennata è probabilmente più legata alla situazione geopolitica dell’inizio 2017[3], un anno che si presenta più foriero di tempeste di quello che lo ha preceduto. L’insediamento di Trump alla Casa Bianca e la fase operativa del Brexit fanno pensare che la speculazione sui valori rifugio, di cui il Bitcoin ormai fa parte, potrebbe essere destinata ad amplificarsi sino a generare grandi sussulti. Satoshi, dal suo recondito ritiro zen, forse sorriderà di questo tsunami finanziario su cui la sua moneta surferà leggera.
Il capitolo intitolato “Oltre la blockchain” è uno dei più interessanti perché introduce il discorso sul grande potenziale sia funzionale che politico di questa tecnologia in piena evoluzione.
“L’ascesa della criptofinanza e delle tecnologie blockchain potrebbe modificare il modo in cui le persone si organizzano e comunicano fra di loro, allo stesso modo in cui l’avvento di Internet, il peer-to-peer e il paradigma sociale del web hanno avuto un impatto di massa portando a nuovi modelli per le imprese, con forme di interazione sociale del tutto inedite e implicazioni politiche ancore da scoprire nella loro interezza”, scrivono De Collibus e Mauro a proposito delle prospettive. Tutto vero, per carità, ma considerando la pericolosa dinamica della congiuntura europea e mondiale, il proposito sembra un po’ troppo timorato e “politicamente corretto”.
Gli autori espongono fattualmente le evoluzioni della blockchain 2.0, ed in particolar modo del sistema Ethereum e toccano un tasto più politico nell’interessante, anche se embrionale, paragrafo sui crytopcommons descritti come “una delle modalità con cui sarà possibile massimizzare il potenziale democratico delle tecnologie distribuite.”
Ottima, infine, l’idea di chiudere il libro con un manualetto pratico di creazione di criptovaluta che mostra la relativa semplicità dell’operazione e sollecita il desiderio di cimentarsi nell’impresa.
“Hacking finance” è quindi il testo ideale per chiunque voglia rapidamente avere un’idea di cosa sta succedendo nell’ambito di una delle tecnologie fra le più strategiche in quanto si sta insediando nel cuore del reattore finanza. Il linguaggio, leggero e abbastanza preciso, e la tonalità divulgativa, didattica e fattuale si addicono perfettamente a questo scopo. Forse si sarebbe potuto aggiungere ed affrontare qualche aspetto politicamente significativo rispondendo a domande del tipo: perché il bitcoin è diventato una moneta speculativa? perché le banche prima del crash di Ethereum nel 2016 stavano investendo massicciamente su questo progetto (e probabilmente lo fanno ancora)?
Si potrebbe supporre che le banche si rendano conto della minaccia che queste tecnologie rappresentano per il prelievo di rendita e per il loro ruolo in generale e quindi cerchino di domarle e addomesticarle a loro vantaggio. La storia del Bitcoin ci insegna che anche i sistemi autonomi hanno bisogno di una loro governance, come ci fanno giustamente notare gli autori nel passaggio relativo alla diatriba sul tentativo d’aumento della dimensione dei blocchi nella Blockchain. Ed è infatti anche e soprattutto su questo piano che si giocherà una battaglia cruciale dove le istituzioni del capitalismo finanziario metteranno in campo tutte le loro armi.

NOTE

[1]Manterremo qui la convenzione del libro di designare con «Bitcoin » (B maiuscola) tutto il sistema tecnologico delle criptomonete e con « bitcoin » o « BTC » la moneta stessa.

[2]La recensione è stata scritta nel gennaio 2017

[3]Come sta succedendo in questi ultimi mesi (fine 2016 inizio 2017) con i cinesi che lo comprano per proteggersi dalla svalutazione dello yuan facendolo salire a nuove vette.

Fonte: Effimera.org 

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