La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 10 gennaio 2017

Grillo alla corte di Bilderberg

di Curzio Maltese 
Se c'è uno, fra i 751 europarlamentari, che incarna al massimo livello l'establishment europeo, lo strapotere delle lobbies finanziarie e delle multinazionali, l'esaltazione quasi religiosa dell'austerità e del Ttip, il tradimento dell'idea di Unione a misura di popoli e non di banche, ebbene quello si chiama Guy Verhofstadt. Tutto quanto gli elettori cinque stelle detestano. Ricambiati, peraltro. "Avete un movimento populista fra i più squallidi, almeno gli altri ammettono di essere di estrema destra", sono parole che gli ho sentito pronunciare di persona. I 17 parlamentari cinque stelle a Bruxelles avevano festeggiato quando Grillo aveva inserito Verhofstadt nella lista degli "impresentabili", per via della mezza dozzina di consigli d'amministrazione di cui fa parte nel tempo libero da parlamentare.
Contrordine. Ora Grillo e Casaleggio junior sono volati a Bruxelles, si sono presentati all'impresentabile, e hanno firmato un accordo per far confluire gli eurodeputati di loro proprietà nell'Alde, il gruppo liberale presieduto dall'impresentabile, in cambio di un bel pacchetto di voti per l'elezione del medesimo alla presidenza del parlamento di Bruxelles. Real politik.
Grillo l'ha spiegata bene nel post in cui ordina agli iscritti di votare al solito secondo la sua decisione: "Con la presenza del Movimento l'Alde diventerebbe il terzo gruppo parlamentare, l'ago della bilancia in molte decisioni". Ottima idea. Anche noi due deputati superstiti dell'Altra Europa, modestamente, se passassimo all'Alde, lo faremmo diventare il terzo gruppo: non ci avevo pensato.
Anzi, se tutto il gruppo di sinistra Gue confluisse nelle fila socialiste diventeremmo di gran lunga il primo gruppo dell'europarlamento e allora hai voglia a influire sulle decisioni. Soltanto che non lo facciamo perché non ne condividiamo le scelte. Pensa che sciocchi, Beppe.
Il problema dei capi che prendono i voti dei cittadini e poi li portano a spasso dove vogliono non è soltanto dei grillini, si capisce, e come elettore lo sperimento di continuo. Ho votato Pd alle ultime elezioni politiche non immaginando certo che il mio voto sarebbe servito a Renzi per far approvare porcherie come il Job Act o la Buona Scuola o la riforma costituzionale, di cui non v'era traccia nel programma elettorale del Pd.
Ma credevo fosse un problema della vecchia politica, non della rivoluzione grillina. Invece alle ultime elezioni comunali di Roma ho votato per la prima volta 5 Stelle al posto del solito Pd, per disgusto delle "terre di mezzo", e mi sono ritrovato con una giunta in mano alle bande Previti e Alemanno.
È vero che ormai non lo è più, ma soltanto perché ci ha pensato la magistratura, arrestando qualcuno e incriminando qualcun altro. Per Grillo, Casaleggio e Di Maio si poteva serenamente continuare con Marra capitale. Qualche grillino obietterà a questo punto che anch'io, come esponente della Lista Tsipras, dovrei chiedere scusa per come il mio "capo", Alexis Tsipras, ha capitolato davanti all'ennesimo diktat di macelleria sociale imposto al popolo greco. Infatti chiedo scusa.
Quando si tratta di scegliere fra la fedeltà a un capo e la fedeltà agli elettori, un eletto dal popolo ha il dovere di stare sempre dalla parte dei cittadini che l'hanno votato. Posso rispondere di ogni voto o atto a chi mi ha votato, anche quando non era in linea con l'indicazione del gruppo al quale appartengo. E così possono fare i 17 eurodeputati del M5S.
Detto dalla concorrenza, in questi due anni e mezzo si sono meritati rispetto e stima. Sono persone serie e oneste, non mancano un voto o una riunione di commissione, lavorano, cercano di dare il meglio. Per queste ragioni li ho sempre votati quando erano candidati alle presidenze di commissioni o ad altre cariche, al contrario dei nuovi loro compagni di gruppo, che li hanno ostracizzati come para fascisti.
Al novanta per cento i 5 Stelle e chi scrive hanno votato allo stesso modo in Parlamento. Sia quando loro non erano d'accordo col loro gruppo, nell'80 per cento dei casi, sia quando non lo ero io con il mio, molto meno, ma per esempio sul taglio ai finanziamenti dei partiti. Ho invitato spesso i 5 Stelle a iniziative promosse dall'Altra Europa, l'ultima volta la consegna alla presidenza dell'europarlamento della sentenza del tribunale dei popoli in favore del movimento No Tav.
Eppure i parlamentari 5 Stelle non hanno invitato alle loro iniziative me o un europarlamentare di Podemos o un verde o un socialista perché devono chiedere il permesso alla Casaleggio associati. Non hanno neppure partecipato alle riunioni del Progressive Caucus, il gruppo di discussione che abbiamo fondato con Cofferati e parlamentari di sinistra di diversi gruppi e paesi (Gue, Verdi, socialisti), perché Grillo evidentemente vieta che il Movimento si schieri con la sinistra, mentre con la destra non c'è problema.
Per la stessa ragione, il gruppo Gue è stato escluso a priori dalle trattative di Grillo e Casaleggio, nonostante sia in assoluto il più affine, dati alla mano. In due anni e mezzo i loro parlamentari hanno condiviso con noi il 75 per cento dei voti. Gli europarlamentari 5 Stelle sono stati infine umiliati da Grillo e Casaleggio, e davvero non lo meritano, con la decisione di un (finto) referendum on line senza neppure avvisarli.
Perché Grillo abbia deciso questa manovra da vecchio politicante cinico, con relativo scambio di voti per le elezioni di metà mandato, non è dato di capire. Forse si vuole accreditare come forza moderata e non così anti sistema davanti ai poteri che contano in Europa, per esempio il gruppo Bildenberg di cui Verhofstadt è fiero esponente. I dietrologi spiegano che a questo è servito il pellegrinaggio di Di Maio presso le cancellerie europee.
Di sicuro, gli elettori 5 Stelle non c'entrano nulla coi mondi dei quali Verhofstadt è gran maestro e cerimoniere, le trilaterali, i salotti buoni della finanza, le grandi lobbies. Dietro il non essere "né di destra né di sinistra" di Grillo e Casaleggio s'intravvede ora il vecchio vizio trasformistico della politica all'italiana. È un film già visto con Di Pietro, partito per moralizzare, che ha finito per ritirarsi a coltivare terreni e palazzi, lasciandoci in eredità i Razzi e gli Scilipoti.
Al confronto questo però è un kolossal. Ma i 5 Stelle di Bruxelles non sono Razzi e Scilipoti, alla fine fra il capo e la fedeltà agli elettori sceglieranno i secondi, o almeno tocca sperarlo. Non per il futuro del Movimento, che da oggi comincia a essere più oscuro, ma per le speranze evocate in milioni d'italiani brava gente, ma davvero.

Fonte: Huffington Post - blog dell'Autore 

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