La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 12 gennaio 2017

Eleonora Forenza: uno vale l’altro è trasformismo. Ma spesso a Bruxelles votano a sinistra

Intervista a Eleonora Forenza di Daniela Preziosi
Alla fine i liberali dell’Alde sbattono la porta in faccia ai 5 stelle? Per Eleonora Forenza, giovane europarlamentare italiana – è dell’ala più radicale del Prc, è stata eletta nella lista L’Altra Europa con Tsipras ed ora è candidata alla presidenza del parlamento da parte del Gue/Ngl, cioè la Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica – la prima risposta è «una risata li seppellirà». Poi aggiunge, più seria: «È preoccupante. È vecchio trasformismo: una forza politica che decide con plebiscito informatico di passare dal no-euro alla grande coalizione neoliberista».
La giravolta dei 5 stelle l’ha sorpresa?
"Qui a Bruxelles nel 70 per cento dei casi la loro delegazione ha votato con noi della sinistra. Sui migranti non ha le posizioni xenofobe di Grillo in Italia. La cosa sbalorditiva era il trasloco da un gruppo entieuropeista al gruppo più europeista e ultraliberista. L’Alde è il principale sostenitore di trattati come il Ttip (il Trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ndr) e il Cepa (l’Accordo Ue-Canada, ndr) a cui i 5 stelle dicono no. Sono passati da ’uno vale uno’ a ’uno vale l’altro’."
Ma anche gli ex alleati dell’Ukip sui migranti hanno posizioni xenofobe.
"Vero, infatti M5S ha votato spesso in maniera difforme dall’Ukip."
Una parte della sinistra in Italia guarda ai 5 stelle, anzi li ha anche votati. Per voi è un’altra delusione, peggio che allearsi con l’Ukip?
"Io penso, per dirla con Gramsci a proposito del senso comune, che i 5 stelle siano un fenomeno contraddittorio. Sarebbe sbagliato da parte della sinistra non rivolgersi al popolo che vota 5 stelle. In quella contraddizione noi dovremmo svolgere un lavoro politico. Sapevamo che neoliberismo e xenofobia sono compatibili, ma certo su di loro oggi si fa chiarezza: anche per la possibilità di immaginarli come una sponda per un progetto alternativo."
Del resto voi comunque restate europeisti. O no?
"Sono eletta con una lista che si chiama ’L’Altra Europa’. Il Sinn Féin, che fa parte del Gue, era contro la Brexit in Gran Bretagna. Non rinunciamo al progetto europeo, ma sappiamo che nella gabbia dei trattati e senza dare priorità alla redistribuzione è impossibile costruirlo."
Lei è candidata del Gue alla presidenza dell’europarlamento. Allo scorso giro al suo posto c’era lo spagnolo Pablo Iglesias. È un riconoscimento per la sinistra italiana?
"La mia è una candidatura all’unanimità: è un dato importante perché a sinistra siamo bravi a dividerci anche in Europa. La prima motivazione è la scelta di una femminista, in un momento così importante per il movimento delle donne in Europa. Sono una candidata alternativa alla grande coalizione. Gianni Pittella (l’Italiano del Pd candidato a nome dei socialisti, ndr) oggi si presenta come la discontinuità, ma in questi anni è stato uno dei pilastri delle politiche di austerità. Siamo arrivati a un punto di chiarezza anche per noi in Italia: per anni ci siamo divisi sul rapporto con i socialisti europei e non solo. Chi come me ha sempre sostenuto che era impossibile oggi non è più in minoranza. È un dato ormai acquisito da tutta la sinistra italiana."
In realtà in Italia c’è una sinistra che continua a pensarla diversamente da lei. Ma se non dovesse essere eletta, al ballottaggio del 18 gennaio potreste votare Pittella?
"Intanto andremo fino in fondo sul mio nome. Poi decideremo. Pittella che ora è contro le politiche del rigore davvero non farà accordi con il Ppe che candida il forzista Antonio Tajani? Una cosa per noi è chiara: Pittella e Tajani non sono alternativi. Per noi rappresentano la stessa cosa."

Fonte: Il manifesto 

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