La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 5 gennaio 2017

Egemonia e pedagogia. Una critica delle interpretazioni di Gramsci

di Massimo Baldacci 
L’interesse pedagogico per il pensiero di Gramsci ha conosciuto una svolta circa mezzo secolo fa. Difatti, nel Convegno di Studi gramsciani di Cagliari, del 19671, sono presenti due sezioni a tematizzazione pedagogica: Educazione e Scuola in Gramsci (con una relazione di Borghi e interventi di Bertoni Jovine, Lombardi, Masucco Costa, Dentice di Accadia); Il problema dell’educazione e l’organizzazione della cultura, con relazioni di Manacorda, Lombardi e Vasoli. Inoltre, sempre nel 1967, per i tipi degli Editori Riuniti, esce una ponderosa antologia del pensiero di Gramsci intitolata La formazione dell’uomo. Si tratta di una capillare raccolta degli scritti gramsciani 
inerenti alle questioni formative e scolastiche, a partire da quelli giovanili fino alle Lettere e ai Quaderni. La raccolta è preceduta da un’ampia introduzione del curatore, Giovanni Urbani, intitolata Egemonia e pedagogia nel pensiero di A. Gramsci. In essa l’autore propone un’organica interpretazione del pensiero di Gramsci, nella quale situa il «centro di annodamento di tutta la complessa problematica gramsciana»2 nel concetto d’egemonia, e legge perciò la sua pedagogia in connessione con tale centro, dichiarando fin dall’inizio come «non sia possibile intendere lo speciale interesse che Gramsci mostra per i problemi della pedagogia […], né le soluzioni che prospetta sulla “questione scolastica”, se non si riconducono l’uno e le altre al problema politico»3. 
Per comprendere la novità e l’importanza del lavoro di Urbani, occorre considerare che la rilevanza del tema dell’egemonia nel pensiero gramsciano non è stata colta immediatamente e si è anzi affermata solo gradualmente4. La questione dell’egemonia ha iniziato a porsi solo dopo il 1956, quando – nell’ambito di un nuovo orizzonte politico post-stalinista – Togliatti propone un Gramsci leninista, e si chiede se per il sardo vi sia una differenza tra i concetti di egemonia e di dittatura, rispondendo che «Una differenza vi è, ma non di sostanza»5. A tale posizione replicherà lo storico socialista Tamburrano, asserendo invece che «La differenza è di sostanza, e come!»6, perché Gramsci mette l’accento sulla necessità di ottenere il consenso delle masse, e questo significa conquista democratica del potere e suo mantenimento altrettanto democratico. Dopo questo esordio, occorre attendere la fase post-togliattiana per assistere a una ripresa del dibattito su questa tematica. Anche in questo caso, l’anno cruciale è il 1967, nel quale vedono la luce tre importanti lavori. Il primo – di taglio liberal-socialista – è la relazione di Norberto Bobbio su Gramsci e la società civile al Convegno di Studi gramsciani di Cagliari, nella quale il filosofo torinese avanzava due importanti tesi: in Gramsci l’egemonia possedeva una funzione prioritaria rispetto alla coercizione; inoltre, rispetto alla visione leninista, il pensatore sardo enfatizzava maggiormente il lato culturale della direzione politica. Il secondo – di taglio marxista – è un saggio di Luciano Gruppi sul concetto di egemonia, apparso su “Critica marxista”7, il quale – al contrario – sosteneva che per Gramsci l’egemonia comprendeva sia la direzione sia il dominio, e manteneva dunque uno stretto rapporto con la concezione leninista. L’interpretazione del concetto di egemonia si pone perciò fin dall’inizio entro la contesa tra la sponda comunista (Togliatti e Gruppi) – tesa a leggere Gramsci in continuità con Lenin – e quella liberal-socialista (Bobbio e Tamburrano), incline invece a sottolineare la novità e la distanza del pensiero gramsciano rispetto all’ortodossia leninista. 
Il terzo lavoro è quello di Urbani (di taglio organicamente marxista), il quale – inserendosi in un dibattito che sta ancora prendendo forma – pone il leit-motiv del pensiero gramsciano nel concetto d’egemonia, e assume quest’ultimo come chiave interpretativa della pedagogia del sardo. E i meriti della sua lettura saranno subito riconosciuti da Lucio Lombardo Radice8. 
Sul nesso tra egemonia e educazione, tornerà cinque anni dopo Broccoli9, mentre nel 1970 aveva visto la luce l’opera di Mario Alighiero Manacorda su Il principio educativo in Gramsci, la cui interpretazione ruotava però sul nesso tra americanismo e conformismo10. In questo contributo, dopo aver illustrato le posizioni caratterizzanti di Urbani e Broccoli provvederemo a un loro esame critico che mette capo a un’ipotesi diversamente orientata.


Fonte: Materialismo storico 

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