La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 2 gennaio 2017

C'è un futuro per i Comitati per il No

di Antonio Caputo 
Mentre sentivo il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno, che ha eluso la vicenda referendaria e il significato di quel voto, reduce da oltre 140 incontri nella lunghissima e faticosa campagna referendaria (come persona sono tra i promotori del Comitato nazionale presieduto dal Prof. Pace e ho concorso a promuovere i ricorsi in 22 Tribunali italiani contro l'italicum, da cui è derivata l'udienza del 24 gennaio dinanzi alla Corte costituzionale) mi sono chiesto a cosa è servito e se serviamo ancora. C'è un futuro per il "fronte del No", definizione di comodo, alla riforma costituzionale Renzi/Boschi? La notte stessa della sconfitta nel referendum, Renzi dichiarò che spettava ormai al "fronte del No", come da lui definito, formulare proposte alternative.
Ma il "fronte del No" inteso come unico raggruppamento partitico non è mai esistito, né poteva esistere. È stato solo un'invenzione polemica del fronte del Sì (che invece è esistito, perché sosteneva un ben definito progetto governativo). Opporsi a quel che alla larga maggioranza degli elettori è apparso come una proposta da rifiutare, anche di peggioramento dell'esistente non significava, per nessuna delle componenti che hanno sostenuto il No, far parte di uno schieramento.
È anzi evidente che a sostenere il No sono state forze politiche e gruppi di ogni genere e colore e dalle più disparate motivazioni. Si potrebbe dire: tutti, o quasi tutti, tranne i sostenitori entusiasti o riluttanti di Renzi, che pensa oggi, verosimilmente a torto come dicono diversi sondaggi, di poter "ripartire" dal 40% dei Sì al referendum.
In ogni caso, le leggi elettorali per la Camera e per il Senato saranno riviste dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sull'Italicum che potrebbe ragionevolmente riscriverle direttamente in forza di sentenza autoapplicativa, come fu la n.1/2014 sul porcellum che produsse, quale risultato di vera e propria operazione chirurgica, il c.d. Consultellum, estendendolo sostanzialmente anche alla Camera, salva la possibile necessità di modesti ritocchi in via di finale regolazione amministrativa.
Consultellum ora operante solo per il Senato in forza dell'improvvida e sconsiderata operazione che portò, con l'accondiscendenza delle più alte cariche della Repubblica, ivi compresa la firma silente del Presidente Mattarella, che ora lamenta la disomogeneità della legislazione elettorale di Camera e Senato, all'approvazione dell'italicum, irragionevolmente valido per la sola Camera dei deputati, prima che il Senato elettivo defungesse, così come non avvenne.
Italicum oltretutto approvato con una procedura nella quale le presidenze di Senato e Camera, quest'ultima ammettendo persino tre voti di fiducia, hanno fatto cattivo governo se non strame dei regolamenti e delle prassi parlamentari. Un voto di fiducia su una legge elettorale ha avuto precedenti solo con la legge Acerbo nel 1923 e con la legge truffa nel 1953.
In quest'ultimo caso provocando le dimissioni del Presidente del Senato Giuseppe Paratore. Mentre la Presidente della Camera dei Deputati Boldrini, ammettendo ben tre voti di fiducia sull'Italicum in violazione dell'art. 72 c. 4 Cost., preferì assecondare la fretta del Governo piuttosto che attenersi ai precedenti di un'altra Presidente dell'Assemblea, l'On.le Nilde Lotti.
Dopo che per due volte la classe politica, quella di centro destra prima e quella di centrosinistra poi, ha infranto la convenzione costituzionale che per mezzo secolo aveva escluso riscritture unilateralmente imposte delle leggi elettorali, e in mancanza di argini costituzionali espressi all'inventiva dei politicanti futuri, lasciare le cose come stanno espone a sempre più probabili rischi futuri di derive autoritarie e/o di aggiramento e svuotamento delle garanzie costituzionali.
Il Comitato per il No alla riforma costituzionale presieduto dal Prof. Alessandro Pace, a cui hanno aderito in Italia ben 750 Comitati, ha contribuito alla vittoria del No in primo rendendosi collettore, anche in una dimensione pedagogica e di ricognizione dei principi del costituzionalismo, di istanze, non sempre esplicite di partecipazione e protagonismo civile.
Fatte proprie da tutti, al punto che anche Brunetta o Grillo e Salvini ne usavano sostanzialmente gli argomenti scientifici e costituzionali in campagna elettorale. Un'istanza collettiva, plurale, rivolta alla "riappropriazione" popolare di Istituzioni rappresentative al servizio dei cittadini onde garantirne i fondamentali diritti civili, sociali e politici, con la riscoperta del valore del principio della separazione dei poteri. Montesquieu redivivo con Jean Jacques Rousseau.
Mantenere in vita i Comitati? È una sfida difficile e impegnativa che dipende dai cittadini e rischia di fallire miseramente ove i Comitati divengano strumenti di contingente lotta di partito o peggio "contenitori" presuntuosi di formazioni di natura partitica e dunque "parziale" quando non anche personalistica. La ratio fondante la stessa possibile esistenza e vitalità dei Comitati, altrimenti condannati a una rapida eclissi, con il rischio di una ulteriore disaffezione dei cittadini insidiosa per il buon funzionamento del sistema democratico, sta in quella identità repubblicana condivisa e da espandere che ha segnato, in primo luogo tra le giovani generazioni, la vittoria del No.
Tenendo alta la tensione ideale per la conoscenza, difesa e attuazione della Costituzione, intorno ad alcuni obiettivi che stanno alla base del No referendario:
1 Messa in sicurezza della Costituzione repubblicana, rafforzandone la rigidità, ovvero il meccanismo dell'art.138 C. per la sua revisione, sempre da rapportarsi a oggetti specifici, omogenei e mirati, onde evitare miscellanee indigeribili come le megariforme, sconclusionate entrambe, del 2006, la Berlusconi/Bossi e del 2016, la Renzi/Boschi, disorientando e confondendo il cittadino, anche elevando il quorum necessario al fine di prevenire nuove avventurose riforme o colpi di mano di improvvisate maggioranze.
2 Una legge elettorale rispettosa dei principi costituzionali, che garantisca la rappresentatività del corpo elettorale e valorizzi il rapporto fiduciario tra elettori ed eletti e a un tempo la corretta e necessaria governabilità, mantenendo alta l'attenzione sull'attività del Governo e del parlamento, anche con riguardo al prossimo pronunciamento della Corte costituzionale sull'italicum, preparandosi ai diversi scenari in senso non solo difensivo, ma propositivo e mobilitante.
3 Attività di pedagogia civile, informazione e formazione diffusa sui territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, sulla Costituzione tutta, in particolare la sua prima parte, che deve passare dalla fase della celebrazione troppo spesso di maniera a quella della sua attuazione consapevole e moderna, da riferirsi ai principi fondamentali e ai diritti civili, sociali ed etico politici.
4 Coordinamento tra comitati e mondo di associazioni, movimenti e con i cittadini incontrati nella lunga campagna referendaria, senza pretesa di farne oggetto di azione partitica e dunque nella salvaguardia del pluralismo dei punti di vista.
5 Momenti di approfondimento e attività connesse e di confronto di diverse opzioni e proposte in discussione, anche ai fini di innovazioni e modifiche mirate e condivise della Carta costituzionale.
6 Un cantiere permanente e ad un tempo la discesa in campo di cittadini che vogliono far sentire la propria voce.
7 Un movimento plurale "Per" la Costituzione.

Fonte: il manifesto 

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