La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 5 gennaio 2017

Abbiamo la scuola peggiore d’Europa: la meraviglia è che nessuno si ribella

di Curzio Maltese
Una ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli, che trucca il proprio curriculum di studi inventandosi una laurea, rappresenta almeno un tocco comico nella tragedia dello smantellamento della scuola pubblica italiana. Un processo che va avanti da decenni, con vari governi, e non si arresta neppure davanti alla consapevolezza ormai diffusa che nel nuovo mondo la ricchezza delle nazioni dipende dal sapere, come mai prima nella storia. I giovani italiani, è il messaggio, lavorano poco e studiano troppo. Ed è invece l’esatto contrario. I pochi che hanno un posto, lavorano quasi il doppio di un coetaneo tedesco o francese, ma guadagnano la metà perché, fra l’altro, non hanno studiato abbastanza.
Abbiamo meno laureati, in proporzione, della Slovacchia e a quei pochi non riusciamo a trovare una collocazione adeguata in un sistema produttivo obsoleto. In compenso, è vero, riusciamo a fare ministri dell’Istruzione quelli che non hanno il diploma. 
Sono soddisfazioni per noi genitori. Nell’ultima finanziaria è previsto un altro taglio di 3,9 miliardi all’istruzione, mentre il governo ha deciso di stanziare 20 miliardi per il salvataggio delle banche che si sono giocate le risorse e i risparmi dei cittadini nei casinò della speculazione finanziaria.
Senza neppure la garanzia che i nuovi generosi capitali non siano tradotti in fiches per tornare al tavolo della roulette. Per far ingoiare ai cittadini simili assurdità la propaganda liberista lavora da anni alla distruzione morale della scuola pubblica italiana, che al contrario ha incarnato a lungo, almeno in alcuni settori, un modello da esportazione.
Si dice che spendiamo troppo per gli stipendi, quando i nostri insegnanti sono i meno pagati d’Europa. Si fa l’elogio dell’ingresso dei privati, che dovrebbe avvicinare i giovani al mondo del lavoro. E da quando si privatizza e si liberalizza, la disoccupazione giovanile è schizzata alle stelle. Nella divisione del lavoro in Europa è deciso che i giovani del Sud debbano prepararsi a un futuro di camerieri e i nostri governi eseguono l’ordine, firmando accordi con McDonald’s per mandare 10 mila studenti a servire gratis ai banconi del junk food.
Con entusiasmo, per giunta, perché la differenza è questa. Che almeno in Spagna, Portogallo o Grecia questi tagli alla scuola vengono ormai presentati per quello che sono, medicine amare imposte da fuori. In Italia invece sono grandi moderne riforme. Siamo l’ultima frontiera dell’ideologia liberista anni Ottanta. La meraviglia è che studenti, docenti e genitori non si ribellino.

Articolo pubblicato si Il Venerdì de La Repubblica il 30 dicembre 2016

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