La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 9 aprile 2016

Il 17 aprile votiamo “Sì” a un futuro rinnovabile

di Edoardo Zanchini
Il 17 aprile gli italiani saranno chiamati al voto per un referendum che riguarda le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare, più precisamente la durata delle concessioni nelle acque territoriali italiane entro le dodici miglia dalla costa. Ma questo referendum va ben oltre il tema delle trivellazioni. Questo voto, ostacolato dai tempi imposti dal Governo e dalla complessità del quesito, è anche una straordinaria occasione per mettere finalmente al centro del dibattito pubblico il tema energetico e ambientale.
Un’occasione per ricordare al nostro Governo l’urgenza e l’importanza di dotare questo paese di una Strategia energetica nazionale all’altezza delle sfide attuali in linea con gli impegni presi a livello internazionale, a partire dalla COP21. C’è infatti una cosa che Renzi non ci ha ancora detto dopo aver sottoscritto gli accordi di Parigi: come intende portare il Paese fuori dall’era dei fossili e verso un futuro 100% rinnovabile? Dopo i proclami, quali sono le politiche concrete che intende adottare?

Dove va il neonato movimento francese. Intervista a Frédéric Lordon

Intervista a Frédéric Lordon di José Bautista
Era passata già la mezzanotte di giovedì 31 marzo ma Frèdèric Lordon continuava a discutere con un ampio gruppo cittadini che avevano deciso di accamparsi in Place de la République, a Parigi. Quel giorno, dopo la manifestazione di Parigi contro la riforma del lavoro di Hollande e il concerto-proiezione successivo, Lordon fece un discorso che passerà alla storia come l’inizio della Notte in piedi (Nuit Debout), il movimento appena nato degli indignati francesi.
“Oggi cambiamo le regole del gioco. Giocavamo con le loro. A partire da adesso, lo facciamo con le nostre”, ha esclamato Lordon davanti a chi lo ascoltava. Tre giorni dopo, domenica 34 marzo, Lordon ha preso di nuovo la parola nella assemblea che si teneva per il terzo giorno consecutivo a République. “Scriviamo la costituzione di una repubblica sociale”, ha detto ai circa 2000 indignati che, quel pomeriggio, si erano concentrati nella piazza dellaliberté, egalité, fraternité della capitale francese.

A Renzi andrà male. Intervista ad Alessandro Pace

Intervista ad Alessandro Pace di Andrea Fabozzi
Sabato è cominciata la raccolta di firme per tutti i referendum – quelli istituzionali, quelli sociali, quelli sulla scuola e quelli sul lavoro – che nella primavera del 2017 tenteranno di segare l’architrave delle politiche del governo Renzi. Prima bisognerà raccogliere ai banchetti 500mila firme per ciascun quesito (una dozzina) e passare al vaglio di Cassazione e Corte Costituzionale in autunno-inverno. In autunno ci sarà anche il referendum costituzionale sulla revisione di oltre un terzo della Carta, la legge Renzi-Boschi che la prossima settimana alla camera chiuderà il suo iter parlamentare. Ma già domenica 17 aprile c’è la prima prova, il referendum sulle trivellazioni in mare. Il costituzionalista Alessandro Pace è il presidente del comitato per il no al referendum costituzionale.
Professore, il presidente del Consiglio si augura che il referendum di domenica prossima fallisca e fa campagna perché non sia raggiunto il quorum. Come lo giudica?

Janet Biehl: impressioni sul Rojava

di Janet Biehl
Nel periodo dall’uno al nove dicembre 2014, ho avuto il privilegio di visitare il Rojava, come membro di una delegazione di accademici austriaci, tedeschi, norvegesi, turchi, inglesi e americani. Ci siamo riuniti a Erbil, Iraq, il 29 novembre e abbiamo passato il giorno successivo a sentirci raccontare cose sul petrostato conosciuto come KRG (Governo Regionale Curdo), la sua politica petrolifera e doganale, i partiti in lotta tra loro (KdP e PUK) e le evidenti aspirazioni a emulare il dubai. Ben presto ne abbiamo avuto abbastanza, e il lunedì mattina abbiamo avuto il sollievo di andare fino al Tigri per passare la frontiera con la Siria ed entrare nel Rojava, la regione autonoma della Siria del nord, a maggioranza curda. Il canale del fiume Tigri è stretto, ma la gente della rivoluzione politica e sociale che abbiamo incontrato sull’altra sponda non poteva essere più diversa dal KRG. Allo sbarco, siamo stati accolti dall’Asayis, la forza rivoluzionaria civile di sicurezza. L’Asayis rifiuta l’appellativo di polizia, perché la polizia serve lo stato, mentre loro servono la società.

Il riassetto capitalistico del governo Renzi

di Pasquale Cicalese
Forse era meglio il fiscalista di Sondrio, almeno non ci si trastullava con la concezione nuova di “sinistra”. Ma di certo questo governo, a livello economico, somiglia molto all’ultima versione di Berlusconi. Vediamo perché. Il mentore della politica economica dell’imprenditore di Arcore è stato Giulio Tremonti. Socialista, liberista prima e poi nostalgico dell’intervento pubblico dell’economia. Costui, dopo la crisi mondiale del 2007, attua una svolta. Cerca di tessere una rete di capitalismo di stato con l’apporto di fondi sovrani, in primis cinesi. La sua strategia si basava sulla mobilitazione del risparmio per farlo passare dalla finanza speculativa all’economia reale. Strumenti di questa strategia, volta agli investimenti e ad una nuova industrializzazione, erano le grandi imprese semi privatizzate di Stato, fondi sovrani esteri, la Cassa Depositi e Prestiti e il risparmio degli italiani. Qualcosa del genere sembra attuare Renzi, con una differenza.

Referendum trivelle, è anche una questione di sovranità popolare

di Marica Di Pierri
Il referendum sulle trivelle in mare del 17 aprile ha molto da raccontare sulla crisi democratica che travolge il nostro paese.
In linea generale, come è noto, in Italia gli istituti di democrazia diretta sono soltanto due. Il primo è l’iniziativa legislativa popolare, più volte utilizzata dalla società civile nella storia repubblicana ma sistematicamente disconosciuta dagli organi legislativi ed esecutivi, al punto che nessun disegno di legge così proposto è mai arrivato neppure alla discussione in aula.
Il secondo è il referendum abrogativo, per il quale è previsto dalla Costituzione un quorum di validità. Tale quorum, anziché essere declinato in uno sforzo bipartisan per la riuscita delle consultazioni focalizzando la competizione sul confronto nel merito, si è tradotto nei decenni in una odiosa prassi consolidata: quella per cui i sostenitori di turno del No fanno sistematicamente campagna per l’astensione con l’obiettivo di boicottare la partecipazione e quindi lo strumento stesso.

Socialista e libertaria, la Barcellona di Ada Colau

Intervista a Ada Colau di Giacomo Russo Spena 
Diretta, schietta, immediata. Quando parla, ci guarda fissa negli occhi. Non abbassa mai lo sguardo, nemmeno alle domande più scomode. Non sembra conoscere il politichese né linguaggi intellettualoidi. Ada Colau, 42 anni, viene dal popolo: «Sono cresciuta in un quartiere povero e fin da piccola mia madre mi portava alle manifestazioni durante la Transizione. Ho sempre fatto politica in strada, mi sento un’attivista per i diritti sociali». Dai movimenti di lotta per la casa alle istituzioni: sindaca di Barcellona, dal giugno 2015. Il grande salto.
Ci accoglie nell’Ayuntamiento. Il Comune è un palazzo stile barocco. Lo sfarzo. Ci sediamo su un divano in una sala magnifica con affissi vari Mirò. La sua stanza. «Era già così, non c’è niente di mio» quasi si giustifica Colau, la quale ci indica una foto sulla sua scrivania, «è l’unica cosa che ho scelto e voluto».

Draghi, la deflazione e le forze che cospirano

di Luigi Pandolfi
Nella prefazione al Rapporto Annuale Bce 2015, già superato dal quadro macroeconomico dei primi mesi di quest’anno, Mario Draghi è tornato a parlare di «forze deflazionistiche» che concorrerebbero a tenere bassa l’inflazione in Europa. Un modo per giustificare gli effetti modesti della politica monetaria non convenzionale adottata da Eurotower a partire da marzo 2015.
A dire il vero, più che di effetti modesti del programma di Quantitative easing, sarebbe il caso di parlare di un suo sostanziale fallimento, stante il ritorno, a febbraio, del segno meno davanti all’indice dei prezzi nella zona euro, dopo nove mesi in cui si era registrata una timida inversione di tendenza. Ma tant’è. Draghi sembra esserne consapevole, ma se la cava dichiarando che senza il fiume di denaro immesso finora nel sistema, l’inflazione sarebbe caduta a valori ancora più bassi.

Dove nasce la corruzione

di Alfio Mastropaolo
Stefano Rodotà è una delle – poche – figure di riferimento di quella che potremmo definire la pubblica opinione democratica. È apparsa ieri su la Repubblica una sua drammatica denuncia sullo stato della moralità pubblica nel nostro paese. È uno stato disastroso. Ciclicamente, possiamo aggiungere, divampano fiammate moralizzatrici e innovatrici, ma subito si estinguono senza effetti di rilievo. Il confine tra moralizzatori e corrotti è permeabile.
Lo si è visto nel caso dell’antimafia – e non c’è segmento della vita pubblica che sfugga. Rodotà ha ragione. Ma quando si osserva un fenomeno così vasto e pervasivo, se si vuole provare a curarlo, bisogna anzitutto intendere le ragioni. Che sono sociali. Ne culturali, né individuali. Secondo Rodotà, l’Italia è un caso unico. In altri paesi per minime manchevolezze si è estromessi dalla vita pubblica. E pertanto il livello di moralità pubblica è ben più elevato. Mi permetto di dissentire. Altrove vigono regole diverse.

Il 17 aprile per disfare la tela di governo e petrolieri

di Carmine Tomeo
La telefonata della - ormai ex - ministra per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi al proprio compagno, ha messo in luce mani che, come diceva Gramsci, "non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva”.
In quella telefonata, che le è costata le dimissioni, Federica Guidi informava il fidanzato che l’emendamento su Tempa Rossa sarebbe passato. Il compagno della ministra è titolare della ITS S.r.l., che si occupa di attività di costruzione, avviamento, manutenzione ed esercizio impianti chimici, petrolchimici, petroliferi, farmaceutici e di produzione di energia. Quell’emendamento era stato bocciato con lo Sblocca Italia e poi fatto passare con la Legge di Stabilità 2015, per rendere molto più semplice la realizzazione di opere estrattive di gas e petrolio. Tempa Rossa, il progetto estrattivo della Total in Basilicata, poteva così essere sbloccato, ciò di cui avrebbe beneficiato anche Eni, dal momento che la raffinazione del greggio sarebbe avvenuta nel proprio impianto di Taranto. Insomma, stando agli inquirenti, quegli interessi privati sarebbero stati favoriti da un potere politico compiacente.

La linea rossa della giustizia climatica

di Francesco Martone
“Keep the oil under the soil”. Lasciamo il petrolio sottoterra, urlavano gli attivisti di mezzo mondo a Parigi poco prima dell’inizio della ventunesima Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici, la Cop21. È un movimento globale per la giustizia climatica, una realtà reticolare, che lega comunità e organizzazioni del Nord e del Sud del mondo. L’idea di mantenere il petrolio sottoterra nacque in Ecuador, paese assai dipendente dall’oro nero.
“Yasunizzare”, dal nome del parco Yasuni, riserva biologica sotto la quale si trovano importanti giacimenti petroliferi, significava lasciare il petrolio sottoterra, optare per un’altra via, quella del riconoscimento del debito ecologico, e della promozione di energie alternative. Quel petrolio non estratto avrebbe rappresentato un patrimonio in termini di emissioni evitate e protezione della biodiversità, in cambio del quale la comunità internazionale si sarebbe impegnata creare un fondo internazionale per la tutela di Yasuni e la promozione di energie rinnovabili. 

La schiavitù operaia in Italia vale due euro l’ora

di Angelo Mastrandrea
Il letto di Giovanna Curcio è ancora disfatto, come l’aveva lasciato la mattina del 5 luglio 2006. Nessuno l’ha rammendato, come se lei fosse appena andata via e dovesse rientrare da un momento all’altro. Solo, nessuno vive più in quella casa. I genitori e le due sorelle si sono trasferiti dal centro storico di Casalbuono, un paesino del salernitano oltre il quale si scavalla in Basilicata, in una contrada di montagna. “Facciamo fatica a parlare di quello che è accaduto, dopo la tragedia non ce l’abbiamo fatta a rimanere in paese”, spiega il padre Pasquale.
Nonostante non avesse ancora compiuto sedici anni, Giovanna Curcio era impiegata in un materassificio clandestino allestito in un garage seminterrato di un palazzo nella vicina Montesano sulla Marcellana.

La politica energetica e la vicenda “Guidi”

di Sergio Ferrari
Le recenti vicende connesse alle dimissioni della ministra Guidi e dintorni sono un buon esempio di cosa vuol dire avere una politica economica condotta su principi liberisti in base ai quali, seguendo quelle che sono le richieste del libero mercato, si ottengono i risultasti ottimali per quanto riguarda l’uso delle risorse, lavoro compreso. A questi principi di fa spesso riferimento quando s’intende dimostrare che il livello di corruzione del pubblico, che svende se stesso per motivi d’interesse privati, è tale da indurre, se mai ce ne fosse ancora bisogno, ad affidarsi al privato. Un argomento che ha un indubbia capacità di convinzione a livello molto diffuso.

Ttip e Ttp, se fossero gli elettori di Sanders e Trump a farlo saltare?

di Martino Mazzonis
«Sono qui perché da 30 anni canto della differenza che c’è tra l’American Dream e la vita reale. Quella differenza l’ho vista mentre crescevo con i miei genitori operai del New Jersey e in mille altri posti. A volte la differenza tra ricchi e poveri si riduce. Negli anni 60 è successo. Ma la differenza tra quei momenti alti e la vita di tutti i giorni è grande e voi questo lo sapete, lo sappiamo tutti». A parlare a 3mila persone assiepate nella palestra di una scuola è Bruce Springsteen. Siamo nel 2012 a Parma, in Ohio, e il pubblico accorso ad ascoltare lui e l’ex presidente Clinton che fanno campagna per Obama è composto di omoni vestiti con pesanti felpone grigie con il cappuccio, signore corpulente, cappellini e giacche di pelle, jeans. La folla che ha fatto ore di coda per entrare è la middle class operaia che quando era giovane si innamorava con le ballate del Boss e ascoltava “Born to Run” in macchina con la cassetta di Budweiser nel sedile del passeggero. Le canzoni del boss parlano di loro.

Jobs Act: che cosa c'è da "festeggiare"?

di Stefano Barbieri 
Le controriforme del governo Renzi, in totale consonanza con le impostazione della tanto amata UE, hanno in questi due anni cambiato drasticamente il volto dell’Italia dal punto di vista della struttura democratica e civile, smantellando pezzo per pezzo ogni singolo passaggio dell’architrave costituzionale sulla quale venne costruita la Repubblica italiana.
Se in questi giorni tiene sostanzialmente banco la proposta del governo di affossare il diritto al voto in riferimento ai quesiti referendari prossimi, preceduta dalla gravissima e reazionaria proposta della famigerata Legge elettorale denominata Italicum e della cancellazione del Senato della Repubblica, non si può dimenticare che occorre “festeggiare” l’anniversario di un’altra perla di questo Governo a guida PD quale è stata la riforma del mercato del lavoro denominata Jobs Act.

Referendum: una risposta al liberismo

di Ascanio Bernardeschi
È pressoché certo che gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi in più tornate, dal 17 aprile di quest'anno alla primavera dell'anno prossimo, sulla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi, sulla legge elettorale cosiddetta Italicume su questioni sociali della massima rilevanza (Ambiente, Buona Scuola, Jobs Act ecc.).
In un panorama in cui la quasi totalità dei media è appiattita sulle posizioni governative, questo giornale, che ha già iniziato a trattare questi argomenti, non mancherà di dare il suo contributo di contro-informazione scendendo nei dettagli del metodo e del merito di queste “riforme” (ma l'Avvocato Besostri, facente parte del team che ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale il “porcellum”, ottenendone la cancellazione nei suoi punti più odiosi, più correttamente le ha definite “deforme”).

Aristocrazia e plebe nel Terzo Millennio

di Gerardo Ongaro
La caduta del regime sovietico ha banalizzato il dibattito politico, aumentando paradossalmente le carenze delle democrazie occidentali e dei processi decisionali. Non è vero che le ideologie sono scomparse, si è invece affermata quella liberista, del pensiero unico, dove tutto è governato dalle forze del mercato.
Le forze politiche socialiste e socialdemocratiche hanno assimilato tale ideologia, unico scopo la conquista elettorale del potere, in competizioni soltanto in apparenza democratiche, in realtà prive di scelte vere tra due visioni della società. Un certo uso delle tecnologie, la globalizzazione selvaggia e il dominio della finanza speculativa hanno fatto il resto, o meglio, sono esse stesse il prodotto della mancata opposizione critica delle forze di sinistra.

L’arroganza di un regime

di Tommaso Di Francesco
Non la verità di comodo e nemmeno quella di riserva. A poco più di due mesi ormai dal sequestro, dalla tortura e dall’uccisione di Giulio Regeni, siamo a nessuna verità per questo delitto di Stato. Venerdì il governo italiano, come aveva promesso, è corso finalmente ai ripari e ha richiamato l’ambasciatore al Cairo. Sono in gioco affari miliardari, ma la verità vale molto di più, come urla la famiglia di Giulio Regeni.
Il vertice di due giorni tra i tanto attesi investigatori egiziani e quelli italiani, era probabilmente caricato di troppe aspettative. Quel che ora si evidenzia con il suo fallimento non è solo l’incompletezza apparsa subito evidente del dossier arrivato dal Cairo, ma la precisa volontà politica del regime egiziano del generale-presidente Al Sisi, di restare sulla linea della reticenza autoritaria quanto impunita.
Così è se vi pare, insomma.

Podemos dà la parola ai militanti

di Luca Tancredi Barone
Hanno aspettato di sbollire la rabbia tutta una notte prima di parlare in pubblico. Cancellata la conferenza stampa prevista giovedì sera dopo l’incontro con Ciudadanos e Psoe, Pablo Iglesias e i suoi si sono riuniti ieri mattina in parlamento con tutto il gruppo parlamentare e con gli alleati galiziani di En marea e quelli catalani di En comú podem. E hanno reso pubblico quello che tutti si aspettavano: il patto a tre, il «199» come lo chiama Pedro Sánchez riferendosi al numero di seggi corrispondente alla somma di Psoe, Ciudadanos e Podemos, è impossibile.
Ma Podemos non ci sta a prendersi la colpa. E rilancia: vogliamo essere «molto chiari e onesti con i cittadini spagnoli», ha detto. Per questo sottoporrà ai suoi 400mila militanti due domande vincolanti: una maniera abile per schivare l’accusa di aver fatto saltare l’accordo. «Vuoi un governo basato sul patto Rivera-Sánchez?» e «Sei d’accordo con la proposta di governo del cambiamento difesa da Podemos – En marea – En comú podem?».

Maduro, il Parlamento e lo spettro di Zelezniakof

di Geraldina Colotti
Maduro come Lenin? Maduro come il marinaio bolscevico Zelezniakov che sciolse l’Assemblea Costituente per accelerare il corso della rivoluzione d’Ottobre? «La guardia è stanca, spegnete le luci», disse il 18 dicembre del ’17 il marinaio, interpretando il volere di Lenin. Così si poteva pensare leggendo ieri la notizia d’agenzia: «Maduro chiude il Parlamento». Che poi la notizia fosse stata estrapolata da una frase pronunciata dal costituzionalista Escarra (che non è sempre stato chavista) nell’ambito di una discussione sullo scontro di poteri in corso nel paese, al lettore non era dato sapere.
Ancor meno emergeva il fatto che il costituzionalista, molto presente nei dibattiti dopo la vittoria delle destre in Parlamento, avesse detto che, qualora l’opposizione volesse votare leggi retroattive per abbreviare il periodo del mandato presidenziale truffando gli elettori, come ha promesso di fare, anche il presidente ha fra le sue prerogative quella di accorciare il mandato dei deputati, in base alla costituzione.

Il Def tra auspici, speranze e illusioni

di Roberto Romano 
Il governo ha presentato il Def per il 2017. I toni trionfalistici degli anni passati hanno lasciato il posto ad una sgradevole sensazione di impotenza. Non mancano i passaggi evocativi sulle buone politiche, ma i margini di manovra sono esigui e comunque condizionati da passaggi che pesano come macigni sulla politica economica. Il governo aveva scommesso tutto o quasi sugli 80 euro, le decontribuzione per i nuovi assunti e il Jobs Act. Quello che rimane è un pugno di mosche e forse nemmeno quello. Più precisamente si tratta di un fardello di 15 miliardi nel 2017, 19,6 miliardi nel 2018 e 2019 di clausole di salvaguardia, e una crescita che nel migliore dei casi sarà dell’1%.
Le previsioni di crescita per il 2016 passano dal trionfalistico 1,6%, alla più contenuta e incerta 1,2%, mentre nel 2017 il Pil aumenterebbe dell’1,4%.

Referendum trivelle: i motivi del sì

di Cristina Da Rold 
È il referendum dell’anno, quello del 17 aprile, voluto da 9 regioni italiane (Veneto, Liguria, Marche, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna) per abrogare la norma che permette alle società petrolifere di trivellare entro i primi 22 km di costa, senza limiti di tempo, cioè in altri termini fino all’esaurimento dei giacimenti. Votare sì al referendum significa quindi chiedere di far sì che, una volta scadute, le concessioni alle aziende petrolifere non vengano più rinnovate. Fissare insomma una scadenza temporale allo sfruttamento dei giacimenti vicini alla costa, cosa che al momento non esiste. Oggi la norma prevede che le compagnie possano continuare a trivellare fino a esaurire i giacimenti.

Benedetta moneta: fra teologia e finanza

di E. Igor Mineo
Le città italiane del Rinascimento, a partire dalla fine del Quattrocento e per tutto il Cinquecento, vennero investite da due fenomeni apparentemente irrelati: la rapida diffusione dei Monti di Pietà e il confinamento degli ebrei in quartieri a loro esclusivamente dedicati: i ghetti. La relazione che, in realtà, integrò in un unico dispositivo, insieme economico, culturale e politico, i due fenomeni viene ora dissezionato da Giacomo Todeschini in un libro, La banca e il ghetto Una storia italiana, secoli XIV-XVI (Laterza, pp. 239, euro 22,00) che sottolinea, sì, la frattura cronologica e le novità di cui il ghetto è simbolo ma, allo stesso tempo, ripercorre tutta una serie di processi, di media e lunga durata, fuori dai quali quel dispositivo non risulterebbe comprensibile, e anzi neppure discernibile.
Il Monte di Pietà, o il Banco pubblico, non parla solo della riorganizzazione del sistema creditizio; e il ghetto non è solo l’esito di una storia di discriminazione, il concretizzarsi, nel vivo del tessuto urbano, di una ininterrotta tradizione di antigiudaismo.

Missili, satelliti e fucili italiani per i torturatori d'Egitto

di Antonio Mazzeo
“Non siamo disposti ad accettare verità distorte e di comodo e se non ci sarà un cambio di marcia da parte degli inquirenti e delle autorità dell’Egitto, il governo potrà ricorrere a misure immediate e proporzionate”. Il 5 aprile 2016, intervenendo al Senato sul caso di Giulio Regeni, barbaramente torturato e ucciso al Cairo il 25 gennaio, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha promesso il massimo sforzo per far luce sui mandanti e gli esecutori dell’omicidio del nostro giovane connazionale. Dopo il rifiuto degli inquirenti egiziani di consegnare i tabulati di una decine di utenze telefoniche, il premier Renzi ha richiamato in Italia l’ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari.
Per tanti analisti, il governo – stavolta – sembra voler fare sul serio. Peccato però che ad oggi non esista atto concreto che rimetta in discussione la consolidata partnership politico-militare-industriale tra Italia ed Egitto o quantomeno congeli i trasferimenti di sistemi d’arma pesanti e leggeri alle forze armate e di polizia del sanguinario regime di Al-Sisi.

Dopo la Francia, stop trivelle in tutto il Mediterraneo

di Green Report
Aprendo a Parigi la seconda conférence nationale de l’océan pour la croissance bleue et le climat, la ministro dell’ambiente, dell’enegia e del mare, la socialista Seégolène Royal ha annunciato 15 decisioni del Olan d’action Mer et Océan organizzate intorno a 3 temi: il Mediterraneo, il clima e le energie rinnovabili.
La prima di queste azioni riguarda anche l’Italia e l’intero Mediterraneo ed è una vera e propria bomba per il Referendum italiano del 17 aprile, infatti, come si può leggere sul sito del Ministero dell’ambiente, dell’energia e del mare francese, «1. Moratoria sui permessi di idrocarburi nel Mediterraneo: Tenuto conto delle conseguenze drammatiche in grado di danneggiare l’insieme del Mediterraneo in caso di incidente nella trivellazione petrolifera, Ségolène Royal decide di applicare una moratoria immediata sulla ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, sia nelle acque territoriali della Francia che nella Zona economica esclusiva (Piattaforma continentale).

Svolta francese: stop subito alle trivelle

di Francesco Ditaranto
La ministra dell’Ambiente e dell’Energia, Ségolène Royal, ha comunicato ieri la decisione di mettere immediatamente in atto una moratoria sulle ricerche d’idrocarburi nel Mediterraneo. Il provvedimento è stato reso noto nel corso della seconda Conferenza Nazionale sulla Transizione Ecologica del Mare e dell’Oceano, tenutasi a Parigi. Il comunicato della ministra non lascia spazio ai dubbi. «In considerazione delle drammatiche conseguenze che potrebbero colpire tutto il Mediterraneo in caso d’incidente dovuto alle perforazioni petrolifere – si legge nel testo diffuso dal dicastero dell’ambiente – Ségolène Royal decide di applicare una moratoria immediata sulle ricerche di idrocarburi nel Mediterraneo, sia nelle acque territoriali francesi, sia nella zona economica esclusiva». Inoltre, la ministra Royal «chiederà che questa moratoria sia estesa all’insieme del Mediterraneo, nel quadro della Convenzione di Barcellona sulla Protezione dell’Ambiente Marino e del Litorale Mediterraneo».

Contro l'ideologia del progresso

di Nicolas Martino
È la mattina dell'8 giugno 1972 quando, in occasione dell'inaugurazione della 36° Biennale di Venezia, un istante di eternità e immortalità irrompe nel tempo e nello spazio della laguna. In una delle sale veneziane Paolo Rosa, un giovane affetto da sindrome di down, è seduto su una sedia, davanti a lui ci sono il perimetro di un quadrato bianco disegnato per terra, una palla di gomma e una pietra. Si tratta della Seconda soluzione di immortalità (l'Universo è immobile), l'opera che Gino De Dominicis ha preparato per l'occasione, composta appunto da Paolo Rosa e altre tre opere: Cubo invisibile (1967), Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo (1968-69), e Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra (1969), opere già esposte in precedenza in occasione della sua prima personale a L'Attico di Fabio Sargentini nel 1969.

Spagna, i travagli di Podemos e della Sinistra

di Paolo Rizzi
A tre mesi dalle elezioni, la Spagna non ha ancora un governo. Il Re Filippo VI ha preso atto delle due votazioni con cui il parlamento ha negato la fiducia al leader socialdemocratico Sanchez. Il monarca non si è preso la responsabilità di proporre un nuovo capo del governo e ha affidato ai partiti il compito di contrattare tra di loro.
Il leader del Partito Popolare, Mariano Rajoy, rimane in carica come presidente del consiglio dei ministri facente funzione e continua a ritenersi il candidato naturale alla guida del governo. Nonostante i milioni di voti persi, i conservatori del PP sono stati effettivamente primo partito alle elezioni di dicembre. Il nome di Rajoy (che nel frattempo si rifiuta di sottostare al controllo del parlamento!) risulta però indigesto a tutti per i troppi scandali di corruzione, in particolare per Ciudadanos, partito che ha costruito le sue fortune sulla lotta alla corruzione e che ora si pone comealternativa onesta per la destra conservatrice e nazionalista spagnola.

Bergoglio fa i conti con la realtà

di Alessandro Santagata 
È davvero un testo di ampio respiro questa allocuzione post-sinodale. Si può forse dire che il papa ha scelto di alzare il livello di una discussione che sembrava essersi incartata in tecnicismi che poco interessano al suo «popolo». Lo ha fatto con un lungo documento che accoglie i risultati dell’assemblea dei vescovi, confermando così anche la fiducia che intende accordare all’episcopato dopo una lunga stagione di (ri)accentramento del potere papale.
Sull’unico punto sul quale il Sinodo aveva lasciato uno spazio di sviluppo, l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, il papa ha scelto di siglare un passaggio decisivo per gli equilibri interni alla Chiesa. Sulla questione, del resto, si erano addensate le aspettative di tutti, ivi comprese di coloro che speravano di vederlo «cadere». Non c’è dubbio poi che la decisione di reintegrare questi «peccatori» abbia anche un grande valore religioso e culturale.

Cina. Lacrime e sangue per i lavoratori delle aziende di Stato

di Michelangelo Cocco
“Ora che il governo centrale ha ordinato alle miniere e alle acciaierie cinesi di ridurre drasticamente la sovracapacità, il compito spinoso di licenziare i dipendenti e ricostruire l’economia sta producendo le sue ferite. E il dolore si sta diffondendo in tutto il Paese tra lavoratori, aziende e governi locali”.
L’incipit di un articolo pubblicato il 16 marzo scorso dal quindicinale Caixin non poteva essere più efficace nel descrivere le difficoltà che la leadership di Pechino affronterà nei prossimi mesi nell’applicare le riforme strutturali dell’offerta promosse dal presidente Xi Jinping e inserite nel 13° Piano quinquennale (2016-2020) recentemente approvato dall’Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento della Repubblica popolare.

Vita artificiale: cosa c’è dietro?

di Silvia Ribeiro
La costruzione di organismi vivi, creati con l’uso di computer e a partire da alcuni elementi chimici, sta procedendo ad un ritmo molto più rapido rispetto alla capacità della società di capire e discutere le implicazioni o elaborare regole minime di biosicurezza al fine di prevenire i loro impatti. È inoltre urgente capire quali interessi commerciali ci sono dietro che agiscono per rilasciare nell’ambiente e mettere sul mercato i prodotti che derivano da queste nuove forme di vita artificiale, senza supervisione indipendente né regolamentazione.
Il 24 marzo 2016, il controverso scienziato e imprenditore Craig Venter ha annunciato la creazione nel suo laboratorio di una nuova forma di vita, un batterio il cui genoma è stato costruito in forma completamente artificialee che è stato battezzato JCVI-Syn 3.0. Il 25 marzo la rivista Science ha pubblicato un articolo riferendo di tale processo.

E’ il 40 marzo in place de la République

di Anna Maria Merlo
Venerdì era il 39 marzo in place de la République. Nuit Debout, il movimento che si è manifestato nella piazza parigina il 31 marzo scorso (e che da allora conta i giorni con un nuovo calendario), che è nato in realtà il 23 febbraio alla fine di una serata alla Bourse du Travail, è alla vigilia di un giorno importante: sabato, ci sono stati di nuovo numerosi cortei in Francia contro la riforma del lavoro, liceali e studenti in testa, ma con la partecipazione anche di alcuni sindacati (che hanno già previsto un’altra giornata di lotta a fine mese). C’è una prima vittoria: l’idea era di “uscire da place de la République”, portare il progetto della “convergenza delle lotte” fuori da questo luogo simbolico. Già in 23 città francesi di provincia ci sono delle Nuit Debout, iniziativa sbarcata ormai anche a Bruxelles. Attorno ai licei di banlieue ci sono stati ieri momenti di tensione, finiti con 38 fermi.

Il Sessantotto di Uwe Johnson

di Giuseppe Dolei
Indubbiamente Uwe Johnson (1934-1984) appartiene a quella sfortunata categoria di scrittori la cui importanza è tanto proclamata quanto sottintesa è l’ignoranza delle loro opere. Colpa di un destino avverso? Certamente, in parte almeno. Il taciturno cittadino Uwe Johnson fa presto a scoprire la vera sostanza del regime comunista della Germania orientale, in cui nasce e va a scuola. Si trasferisce perciò nella Germania occidentale, nella quale però respira aria di arrivismo e di corsa al denaro, companatico privilegiato della rimozione del passato nazista. Pertanto Johnson sceglie la scomoda esistenza dell’esule (prima in America, poi in Inghilterra) e il ruolo impegnativo di scrittore delle due Germanie. Tale ruolo Johnson assolve in modo precipuo nella vasta tetralogia Jahrestage (I giorni e gli anni, 1970-1983), completata appena un anno prima della morte. La traduzione italiana si era fermata presso Feltrinelli ai primi due volumi.

La creatività contro le trivelle, mille piazze per il Sì

di Rachele Gonnelli
C’è chi degusta e chi pedala, chi si traveste in azzurro-acqua, chi di nero-petrolio, chi spinge passeggini vuoti fin sui monti della Val d’Agri per segnalare i rischi sanitari, chi canta, chi passeggia, chi rampica, chi disegna: il tutto in mezzo a dibattiti, proiezioni di film e documentari e banchetti informativi. Il popolo dei referendari si mobilita questo week-end lungo, cominciato venerdì, in tutta Italia, per una tre giorni che culminerà nel concerto-evento finale della campagna per il Sì a Bari.
A Bari oggi sarà una kermesse dalle 17 fino a notte nella piazza a fianco del teatro Petruzzelli con sul palco, per la conduzione di Dario Vergassola, l’orchestra della Taranta e tanti gruppi musicali più e meno noti, contributi video e in streaming, incluso un messaggio dell’attore Luca Zingaretti che proprio ieri ha aderito ufficialmente alla lunga lista di artisti per il Sì al Referendum sulle trivelle del 17 aprile.

Brevi note su idealismo e materialismo

di Aristide Bellacicco
Prendo le mosse da un'arcinota definizione di Hegel, che si trova nella prefazione aiLineamenti di filosofia del diritto, riguardante l'essenza della filosofia. "La filosofia" scrive Hegel in quel testo "è il proprio tempo appreso in pensieri." Scrutando bene in questa definizione si possono mettere in evidenza due cose: -esiste qualcosa come "il proprio tempo"  -questo "qualcosa" non coincide con il pensiero ma è da quest'ultimo fatto proprio attraverso un processo di apprendimento. Il "proprio tempo" è dunque "esterno" al pensiero: fra le due istanze esiste una relazione ma non un'identità. Un'analoga relazione si può rintracciare nel Marx della Introduzione alla critica dell'economia politica (1857). Scrive Marx in questo frequentatissimo testo: "Il concreto è concreto perché è la sintesi di molte determinazioni, cioè unità del molteplice... il metodo di risalire dall’astratto al concreto è il solo modo per il pensiero di appropriarsi del concreto, di riprodurlo come concreto nello spirito. Mai però il processo di genesi del concreto stesso."

Consumare stanca

di Mauro Baioni e Carla Maria Carlini
Apparentemente, tutti d’accordo: occorre fermare il consumo di suolo. Alle parole, tuttavia, non seguono fatti concreti. Salvo rare eccezioni, i comuni non rivedono i piani urbanistici, le regioni non modificano le leggi e i programmi infrastrutturali e in Parlamento si trascina l’esame di un disegno di legge dai contenuti farraginosi che, quand’anche approvato, difficilmente consentirà di cambiare rotta. 
Intanto il tempo passa: ben undici anni, da quando eddyburg, per primo, si è occupato del consumo di suolo, cui ha dedicato la prima edizione della scuola estiva di pianificazione. Da allora, abbiamo pubblicato oltre 170 articoli per descrivere l’entità e gli effetti della dissennata espansione del costruito, per dare voce alle molte iniziative contro la cementificazione ingiustificata e per formulare proposte di legge che, senza indugi, mettano fine al consumo di suolo.

Investimento evangelico in Israele

di Serge Halimi
Le relazioni tra Stati Uniti e Israele sono un argomento ricorrente nelle primarie Repubblicane, anche negli stati del Sud dove ci sono pochissime elettori ebrei. Per molti anni, il seguente rituale ha interessato soltanto le primarie Democratiche, specialmente a New York (in particolare nel 1980, 1984, 1988). Un candidato o anche vari candidati di solito chiedevano che l’ambasciata degli Stati Uniti in Israele venisse trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme, il che equivaleva a riconoscere la sovranità di Israele sull’intera città. Poi, quando si concludevano le primarie a New York, sia i presidenti Democratici che quelli Repubblicani lasciavano l’ambasciata dove era prima, fino a quando il candidato ripeteva la “scena” quattro anni dopo (1).
Ora è il turno dei Repubblicani. Pochi giorni prima del voto nello Iowa, Ted Cruz ha annunciato che, se diventasse presidente, trasferirebbe l’ambasciata il “primo giorno”. Perché, dato che lo Iowa ha lo 0,2 di ebrei? La chiesa evangelica è potente, come in tutti gli stati del Sud.

Trivelle? No grazie. Vescovi che votano “sì”

di Eletta Cucuzza
Sul referendum del vicinissimo 17 aprile – al quale si voterà per lo stop alle estrazioni di petrolio da pozzi (entro le 12 miglia marine) oltre il termine delle concessioni – la Conferenza episcopale italiana non ha emesso alcun comunicato. Ma la scelta per il Sì manifestata dal vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, nell'intervista rilasciata a Famiglia cristiana (3 aprile), rappresenta un più che qualificato intervento, in quanto Santoro è presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e del lavoro. 
Il punto è, spiega il vescovo, che «bisogna difendere le nostre terre già ferite da un ulteriore sfruttamento». L’auspicio è dunque che «nelle comunità ecclesiali si discuta dell'argomento proprio partendo dalla traccia che papa Francesco ci ha donato con la Laudato si' così come – informa – sta accadendo nelle regioni direttamente toccate dalle trivellazioni».

Scenario jugoslavo per l’Ucraina della junta golpista?

di Fabrizio Poggi
A suo tempo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon aveva detto che “l’Ucraina non è uno stato, bensì un circondario amministrativo dell’Urss”. La dichiarazione, a suo modo strabiliante, si spiegava col fatto che l’Ucraina, dalla fine dell’Urss, non aveva ancora proceduto a registrare formalmente all’ONU la demarcazione dei propri confini come stato. Giuridicamente, essendo la Russia riconosciuta quale “erede” dell’Urss, il territorio ucraino farebbe parte della Federazione Russa! Di conseguenza, era anche impossibile denunciare qualcuno di violazione delle frontiere ucraine o qualcun altro di separatismo: tutte accuse che, come è noto, la Kiev golpista rivolge tutt’oggi al suo grande vicino orientale e alle milizie popolari del Donbass. Ma questo accadeva nel 2014.
Concretamente, quali sono oggi le frontiere ucraine e da chi – legittimamente o meno, non è questa la sede per stabilirlo – sono minacciate, non solo a est?

Plan B, contro l’austerità, per un’Europa democratica

della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista
La tre giorni di Madrid, “Plan B, contro l’austerità, per un’Europa democratica” a cui abbiamo partecipato come Rifondazione Comunista è stato un appuntamento importante che ha visto la presenza di realtà diverse e plurali: movimenti, associazioni, esperienze alternative di governo locale, soggettività politiche.
La dichiarazione e i documenti finali assumono l’obiettivo per noi decisivo di costruire una dimensione continentale dei conflitti, unificando soggetti e percorsi, con la volontà esplicita di mettere radicalmente in discussione le attuali istituzioni e politiche della Ue, la loro intollerabilità sociale come il sequestro permanente della sovranità popolare. Quella Ue che mentre negozia i micidiali trattati di commercio TTIP-TISA-CETA, alza muri e barriere ai profughi e migranti prodotti dalla proprie politiche commerciali e internazionali.

Giulio Regeni è nostro martire

di Sara Khorshid
E' come se Giulio Regeni fosse stato crocifisso per noi, ma invece di togliere i nostri peccati ha esposto quelli dell'Egitto e dei potenti del mondo.
Possiamo anche non avere la certezza che siano stati i servizi di sicurezza egiziani a torturarlo e ucciderlo. Potremmo anche non saperlo mai - semplicemente perché le élite corrotte non permettono la trasparenza e non mettono a disposizione le informazioni. Tuttavia sappiamo che è sparito nel quinto anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, quando gli apparati di polizia egiziani erano in stato di massima allerta e pattugliavano le strade per prevenire qualsiasi tentativo di commemorazione pubblica della rivolta del 2011.
Regeni è scomparso mentre camminava all'aperto in un giorno nel quale il Cairo brulicava di forze dell'ordine.

Orecchio non sente, morale non duole

di Anna Lombroso
Vi propongo un test di quelli che i settimanali pubblicano nel numero di ferragosto ad uso di neo ateniesi sotto l’ombrellone dell’Ultima Spiaggia. Allora cosa fareste se foste un dirigente politico alle prese con uno scandalo che coinvolge ministri, imprese pubbliche, boiardi di stato, amministratori locali, imprenditori e sottobosco d’impresa, autodefinitisi cricca del quartierino, rivelati grazie alla somministrazione al pubblico di intercettazioni accuratamente selezionate da editori impuri e media assoggettati e felici di mettersi a disposizione del regime?
Scegliereste decisori e membri dell’esecutivo tra orfani eccellenti, misantropi tenacemente determinati a vivere un’esistenza romita e solitaria, sfuggendo ogni relazione e vincolo, eremiti dediti a solinghe contemplazioni, trovatelli restii alla ricerca di qualsiasi esponente pentito di genitorialità?

Valutare la scuola: lo stato dell’arte

di Renata Puleo
C'è qualcosa nei dispositivi – i frameworks, i test, le tabelle di raffronto – messi in campo dalle agenzie di valutazione, sempre più simili a quelli usati in ambito economico, che ci stupiscono.
Si tratta dell'effetto prodotto in noi da tutto quanto appare oggettivo, realistico, inconfutabile nella sua perfetta simmetria di parola e numero. Harold Bloom, il grande critico d'arte americano, ricordava come stupore, stupefazione, istupidimento vengano dalla stessa radice indoeuropea eklepsis, il colpo inferto. La nostra cultura scolastica e accademica fatta di lezioni magistrali, di libri, di interrogazioni, di scrittura tematica, vacilla sul fronte della valutazione di ciò che tutto questo apparato produce, sull'apprendimento come cambiamento, come modificazione. Assistiamo oggi alla fascinazione, in parte frutto di rassegnata depressione professionale, che le metodiche così dette oggettive esercitano sugli insegnanti, sulle famiglie, sugli analisti al capezzale della scuola.

Un taglio netto alla crescita

di Antonio Sciotto
La ripresa è difficile – «incerta» aveva detto giorni fa il presidente della Bce Mario Draghi – e il governo è costretto a tagliare nettamente le sue previsioni di crescita: «Nello scenario programmatico – dice il Def approvato ieri sera dal consiglio dei ministri – il Pil è previsto crescere dell’1,2 per cento nel 2016, in linea con lo scenario tendenziale, ma rivisto al ribasso rispetto alla nota di aggiornamento del 2015». La previsione a cui si fa riferimento era ben lo 0,4% più alta, ovvero all’1,6%.
Tagli previsti anche per il prossimo triennio: nel periodo 2017-2019, la crescita del Pil è «attesa più elevata» – dice il documento elaborato dal ministero dell’Economia – ma sempre al ribasso rispetto ai numeri indicati nel settembre scorso. Nel 2017 la crescita del Pil dovrebbe essere dell’1,4% (era all’1,6% nella precedente stima), nel 2018 dell’1,5% (invariata), nel 2019 di nuovo dell’1,4% (ritoccato all’insù rispetto all’1,3% dell’ultima stima)..

La politica del governo alla prova e le difficoltà dell’alternativa

di Corradino Mineo 
Quello che sta avvendo in Italia ha un interesse che supera le Alpi, va oltre i confini nazionali. Una sinistra sta provando a governare contro le idee di sinistra, facendo propri i dettami del neo liberismo, ideologia del capitalismo finanziario che domina l’occidente e gran parte del pianeta. Da qui derivano jobs act e Sblocca italia, fastidio per i sindacati e incentivi a pioggia per le imprese, l’emendamento che favorisce Total e la svalutazione dei contratti e del lavoro.Questa “sinistra” pretende di fare gli interessi generali, affermando la priorità della politica. Non, beninteso, con l’ambizione di cambiare l’ordine mondiale o la Costituzione materiale dell’Europa, ma per difendere il sistema Italia. Da ciò discende lo sbattere i pugni sul tavolo chiedendo più flessibilità, il sì all’accordo con la Turchia in cambio di aiuti anche al nostro Paese, il tentativo di concentrare ogni risorsa nelle mani del governo che redistribuirà sotto forma di decontribuzione fiscale e di bonus.

Figli di nessuno. Storie di conflitto sociale negli anni ’70

di Gioacchino Toni
«Credo che la ricchezza principale della nostra piccola esperienza militante fatta in quei paesi di provincia sia consistita nell’essere stati protagonisti di una rottura sociale unica dal dopoguerra in poi, dal punto di vista del voler rompere un assetto sociale, culture, forme esistenziali, modi di essere» S. Bianchi (p. 34)
Il libro di Sergio Bianchi, di cui è uscita nel marzo 2016 questa nuova edizione ampliata di un’ottantina di pagine rispetto all’edizione del 2015, racconta un periodo di storia conflittuale collettiva nell’alta Lombardia a cui ha preso parte in prima persona l’autore a partire dai primi anni ’70. In apertura di volume, Bianchi sottolinea come quelle insorgenze sociali che hanno investito anche la provincia alto-lombarda, originatesi sull’onda lunga del biennio ’68-’69, possono dirsi concluse nei primi anni ’90 con la diffusione in quei territori del progetto leghista.

Il lato oscuro del disinvestimento nell'istruzione

di Gianfranco Scialpi
E' di questi giorni la pubblicazione dei dati Eurostat. Essi sono impietosi, riuscendo a squarciare il velo degli annunci trionfalistici del governo del tipo "stiamo investendo in istruzione", " il nostro governo ha cambiato verso nei confronti della scuola. Dopo anni di risparmi, siamo tornati a spendere nell'istruzione" E così via. Ecco i dati ( 2014 ): rispetto alla spesa pubblica il nostro Paese spende il 7,9%. Ma questo dato è parzialmente fuorviante, perché occorre contestualizzarlo al PIL. Rispetto a tutta la ricchezza nazionale ( Il PIL appunto ) il nostro Paese spende il 4,1%. Entrambi i dati sono molto lontani rispetto alla media europea: rispettivamente il 10,2% e il 4,9%. Essi ci collocano agli ultimi posti in Europa. E l'andamento per i prossimi vent'anni non cambierà. Se leggiamo infatti il Def ( Documento di Economia e Finanza 2015 ) la spesa italiana in Istruzione passerà al 3,7% nel 2020 per poi scendere fino al 3,3% nel 2035.

Panama Papers: tanto fumo ma l’arrosto è altrove

di Alessandro Bartoloni
Che nei Panama Papers ci sia qualche cosa che non va, oramai cominciano a sospettarlo in molti. Addirittura il Sole 24 ore intervista Falciani, che parla apertamente di spionaggio economico ai danni di Europa e paesi emergenti. D’altronde, nessuna possibilità di accedere ai documenti originali, ma solo la possibilità di leggere i resoconti prodotti dai giornalisti mainstream che ne hanno il privilegio grazie alla loro affiliazione a un network di giornalisti investigativi nato negli Usa. Una situazione imbarazzante, tanto che perfino il Guardian è costretto ad ammettere che la maggior parte dell’informazione è destinata a rimanere segreta. Ma sopratutto, nessun nome americano tra quelli circolati fino ad oggi. Che negli oltre 11 milioni di documenti misteriosamente trafugati non ci sia neanche una persona o una società con sede nella prima economia al mondo è ovviamente impossibile. Magari qualcosa uscirà fuori, fatto sta che il clamore mediatico per il momento si concentra da tutt’altra parte coprendo l’informazione essenziale.

Trivelle: se anche i Rockefeller dicono basta alle fonti fossili

di Laura Pavesi
“Non è razionale né logico proseguire nella ricerca di nuove fonti di idrocarburi”. A pochi giorni dal referendum sulle trivelle in Italia, gli eredi di John Rockefeller, il petroliere più famoso e potente del XX secolo, annunciano il disinvestimento da tutte le fonti fossili.
Mentre si avvicina il referendum di domenica 17 aprile – giorno in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio parere sul quesito abrogativo che riguarda l’articolo 6, comma 17 del Codice dell’Ambiente (“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?) – gli eredi di John Rockefeller, il petroliere più famoso e potente del XX secolo, annunciano ufficialmente il disinvestimento da tutte le fonti fossili “con decorrenza immediata”.

Ancora il postmoderno? Crisi e rottura di un lemma

di Giuseppe D'Acunto
Il volume Ancora il postmoderno? (manifestolibri, pp. 224, euro 17), a cura di Gabriella Baptist, Andrea Bonavoglia e Aldo Meccariello, raccoglie nove contributi critici che, osservati con uno sguardo d’insieme, dispiegano il nucleo plurale del lemma «postmoderno», sollevando il problema se esso rappresenti una semplice figura postuma del moderno, una sorta di suo epilogo o ultimo atto, o se, invece, decretando la fine dei «grandi racconti» e dell’articolazione teleologica del tempo, non apra lo scenario per una nuova «logica del senso» e per un’«ontologia del presente».
E proprio questa oscillazione la si può cogliere già in ciò che scrive Massimo Piermarini nel primo saggio che apre il volume, Postmodernità e postmodernismo: Lyotard, Baudrillard, Deleuze.