La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 30 dicembre 2016

Nella fossa dei leoni. Si può leggere Il capitale di Marx a partire dalle Tesi su Feuerbach?

di Wolfgang Fritz Haug 
Cercheremo qui di abbattere i muri che agli occhi di molti impediscono alla filosofia della prassi di introdursi nel regno del Marx più maturo. Il primo di questi muri è stato eretto tra le Tesi su Feuerbach e la critica dell’economia politica; un secondo tra il giovane Marx e il Marx maturo, con la conseguenza della nascita di una specie di dualismo marxologico; un terzo muro, infine, è stato costruito tra la società e la natura. Se riusciremo a sospendere la quarantena nella quale gli strutturalisti hanno rinchiuso le Tesi su Feuerbach, il sarcasmo di Althusser dovrà cessare e la filosofia della prassi non sarà più «la bella conversazione notturna dei nostri leoni intellettuali da salotto».
Non si potrà più dire allora, con il filosofo francese, che «il primato della prassi è la prima parola di ogni idealismo». E vacillerà anche l’ultima separazione, quella tra la società, o la cultura, e la natura.
Nella bocca del lupo economico: l’asse metodologico 
Althusser arriva alla conclusione per cui le Tesi non possono essere utilizzate come punto di partenza della filosofia marxista. Questa, dice, «dovrà cercare il suo punto di partenza in un altro luogo, […] per poter partecipare da lontano alla trasformazione del mondo. Se si assume ciò, le Tesi su Feuerbach tornano al loro glorioso passato e finalmente si può parlare di un’altra cosa: di Per la critica dell’economia politica, dei Grundrisse, del Capitale». 
Ebbene, facciamolo! Parliamo pure del Capitale! E facciamolo a partire dalla seguente domanda: come si pongono in relazione le Tesi su Feuerbach con la critica dell’economia politica? 
Mi posi per la prima volta questa domanda quasi quaranta anni or sono. Me l’ero proposta come compito in una situazione cruciale per la Nuova Sinistra, non solamente in Germania: nel momento, cioè, in cui la rivoluzione culturale del ’68, che aveva avuto una portata pressoché mondiale, iniziava a riflettere sulle condizioni dei propri possibili e non effimeri effetti. A quell’epoca ero un giovane docente laureato alla Freie Universität di Berlino, che aveva già pubblicato due libri avidamente letti e messi in pratica dal movimento del ’68: una critica del carattere poco più che retorico dell’antifascismo borghese e la Critica dell’estetica delle merci, che metodologicamente poggiava sul Capitale di Marx. Per questa ragione ero stato invitato da studenti e docenti dell’Università di Marburgo a impartire un seminario sull’industria culturale. Per poter studiare la teoria di Max Horkeimer e Theodor W. Adorno e il suo oggetto reale, infatti, era necessaria un’introduzione alla lettura de Il capitale. 
Fu quella la mia prima esperienza come professore ospite e fu un’esperienza duratura. Quando tornai a Berlino offrii anche nella Freie Universität un’introduzione a Il capitale. A questo corso si iscrissero circa 700 studenti e non pochi giovani docenti. Riuscii a liberarmi della metà degli aspiranti assicurando che nel semestre successivo avrei ripetuto il corso apposta per loro e mi ritrovai così dentro una congiuntura che cambiò il corso della mia vita.


Fonte: Materialismo storico 

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