La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 30 dicembre 2016

Giovanni Berlinguer: la salute pubblica come etica politica

di Giacomo Giossi 
Docente di medicina sociale, fratello di Enrico storico segretario del PCI, Giovanni fu al centro di una delle più importanti riforme della Repubblica italiana: quella relativa alla sanità pubblica. Portò il tema della salute pubblica – e quindi quello del corpo – al centro di un dibattito politico italiano che da sempre vedeva confrontarsi il corpo represso democristiano e quello militante, ma praticamente assente dei comunisti. Giovanni Berlinguer fu per certi versi l’esempio più lucido di un’idea di politica che sapeva arrivare alle persone intese come comunità con un lavoro assiduo e attento e continuo che sapesse far traslocare le idee dal mondo delle teorie e delle possibilità a quello della pratica e della quotidianità.
La politica dunque come elemento coagulante di etica e salute. È un tesoro infinito di pratica e sguardo politico il volume che raccoglie gli scritti di Giovanni Berlinguer che Donzelli ha recentemente pubblicato con il titolo: La salute tra scienza e politica. Scritti 1984-2011.
“Oggi sappiamo che per la giustizia, oltre alle risorse personali, occorre l’ordine sociale; e per la salute, oltre al regime di vita, un ambiente salubre. Ma si può ancora condividere lo scopo: agire in modo tempestivo e appropriato per promuovere e mantenere questi due valori, congiuntamente indispensabili per la convivenza civile e il benessere personale, e per evitare di delegarli ai giudici e ai medii, per quanso essi siano abili.” (Giovanni Berlinguer, Etica della salute)
Ricercatore assiduo e scrittore dalla fenomenale qualità divulgativa per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta Berlinguer ha prodotti scritti di straordinaria importanza attorno ai temi della salute e del progresso tecnologico, attorno ai temi di comunità e psichiatria e in particolare attorno all’organizzazione pubblica sanitaria. Un percorso coerente che porterà senza alcun timore all’interno del parlamento italiano rivoluzionando il panorama e la stessa visione culturale di sanità in Italia.
Tre leggi fondamentali hanno visto il forte contributo di Giovanni Berlinguer: la 194 che depenalizzò l’aborto (dove fu semplice relatore); la 180 detta legge Basaglia che sancì la chiusura dei manicomi e la legge 833 che istituì nel 1978 il Servizio sanitario nazionale. Tre leggi che furono elementi fondanti di una visione umanistica del ruolo della politica all’interno della società, una politica in grado di incidere con qualità etica nella salute dei cittadini aprendo nuovi territori e nuovi discorsi attorno al senso stesso della vita sociale. I due pilastri sono etica ed equità, e andranno poi a sostenere un discorso fino ad allora ignorato dalla politica attorno alla salute come bene pubblico, al corpo come liberazione dalla schiavitù tecnologica, alla bioetica e ai suoi confini e possibilità.
Sarebbe bello poter sentire l’ombra del tempo attorno al lavoro politico di Berlinguer e invece per certi versi sembrano azioni e visioni provenienti da un futuro alieno quanto ancora improbabile. I tre provvedimenti citati sono stati e sono tutt’oggi al centro non tanto di polemiche e critiche ma di vere e proprie retrograde obiezioni di legittimità che non hanno scopo correttivo e applicativo, ma solo quello di elidere diritti universali conquistati duramente. Si mette in discussione l’aborto, si circoscrive e si limita lo spazio del servizio sanitario nazionale e infine è meglio forse tacere sulle polemiche equivoche a cui è sottoposta la legge 180.
Si dice che a mancare sono sempre la pratica e il denaro, in realtà a mancare è un’altra pratica che di denaro proprio non si serve ed è quella di una politica fatta di qualità culturale e di pazienza. Non leggeremo tra le pagine degli scritti di Giovanni Berlinguer frasi altisonanti o dichiarazioni di un futuro roseo e dorato al tempo stesso, ma leggiamo dati, elementi di confronto e soprattutto parole di costruzione. La consapevolezza che le idee hanno senso solo se sono prima comprese e poi condivise, non imposte e tanto meno se a farlo si utilizza l’inganno di una retorica populista e priva di alcun senso di realtà.
“Per affrontare in modo adeguato le profonde disuguaglianze nella salute, bisognerebbe, piuttosto, promuovere azioni in grado di sollecitare e coinvolgere i governi, le istituzioni locali e la società civile. L’idea di base è, in altre parole, che la medicina e l’assistenza sanitaria costituiscano uno dei fattori che influenzano la salute delle popolazioni.” (Giovanni Berlinguer, La salute come bene comune)
Proust dice che l’unica realtà possibile è quella della memoria. Qui la memoria che abbiamo davanti agli occhi e tra le mani è quella di un lavoro assiduo e ostinato, ma si potrebbe dire soprattutto gentile. Questa memoria è fatta di idee vive e morbide quindi utilizzabili, anche criticabili, ma che bisogna percorrere con coraggio sempre. Ecco questa memoria non è di pietra, è magari ispida e contraddittoria, ma è la possibile generatrice di una realtà che sia in grado di accogliere una visione non puramente utilitaristica. Una visione dunque che sia trasformatrice di una comunità, che sia innovativa rispetto ad un passato che nel caso di Giovanni Berlinguer ci tende ancora oggi la mano indicandoci un possibile presente. Una memoria che sappia abbandonare la nostalgia e abbracci invece una liberazione vitale e quindi sociale.
“Il fallimento non può farci dimenticare i progressi in atto; non può indurci a negare che la scienza e il mercato siano, se applicati con giudizio e giustizia, due fra le creazioni più positive dell’ingegno umano.” (Giovanni Berlinguer, Corsi, ricorsi e prospettive della sanità pubblica)

Fonte: glistatigenerali.com 

Nessun commento:

Posta un commento