La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 29 dicembre 2016

Che cos’è l’economia?

di Vladimiro Giacché 
Che cos’è l’economia? Anche solo per definire l’oggetto di questa disciplina si incontrano rilevanti problemi. Il dizionario Treccani la prende larga, e offre la seguente definizione: «Scienza, sviluppatasi a partire dal XVI secolo in diverse scuole e teorie, che può essere in generale definita come lo studio delle leggi che regolano la produzione, la distribuzione e il consumo delle merci, con riguardo sia all’attività del singolo agente economico, sia al più generale assetto sociale di uno stato, di una collettività nazionale». Si può quindi definire l’economia come la scienza che studia l’attività economica? Questa definizione, nella sua genericità, è accettabile? Ci sembrerebbe di sì. Ma la definizione canonica di “economia” proposta dall’indirizzo tuttora egemonico negli studi economici, quello neoclassico, è molto diversa.
L’ha proposta Lionel Robbins nel 1932: secondo questa definizione l’economia è «la scienza che studia la condotta umana come una relazione tra scopi e mezzi scarsi applicabili a usi alternativi». La scienza economica è qui definita come lo studio della scelta razionale, del comportamento di agenti razionali. È una definizione astratta, che muove da un radicale individualismo metodologico: l’economia si occupa del comportamento degli individui, non delle regole di funzionamento di un sistema economico e sociale. Questa definizione è tuttora quella egemonica. Tanto che l’economista sudcoreano (ma docente a Cambridge) Ha-Joon Chang, in un suo testo recente, dopo aver dichiarato che «l’oggetto di studio dell’economia intesa come disciplina dovrebbe essere la realtà economica», subito aggiunge che «tale definizione della disciplina “economia” è ciò che distingue in maniera sostanziale questo libro dalla maggioranza degli altri volumi che parlano di economia». 
La definizione astratta di Robbins è in realtà coerente con lo sviluppo storico della disciplina, che si è riflesso anche nel cambiamento del nome: da political economy a economics. Questo cambiamento, avvenuto ai tempi di Marshall (uno dei padri dell’economia neoclassica con i suoi Principi di economia del 1890), indicava «il desiderio della scuola neoclassica di trasformare le proprie analisi in una scienza pura, priva di dimensioni politiche (e pertanto etiche) che implicassero giudizi di valore soggettivi». 
L’ambizione era insomma quella di fondare l’economia come scienza, al pari delle scienze esatte e sul modello delle scienze esatte. Questa presunzione sussiste tuttora e si è talvolta tradotta in una sorta di “imperialismo dell’economia”: e in effetti una disciplina imperniata su un approccio metodologico prima che su un oggetto specifico di studio può in fondo occuparsi di tutto. 


Fonte: Materialismo storico 

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