La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 10 dicembre 2016

Abbiamo fatto risorgere la democrazia

di Domenico Gallo 
Il risultato straordinario del referendum del 4 dicembre segna una svolta nella storia del nostro Paese. Dopo trent’anni di attacco alle regole della democrazia costituzionale da parte dei vertici del ceto politico, a cominciare dal famigerato messaggio che Cossiga inviò alle Camere il 26 giugno del 1991, dopo innumerevoli riforme che hanno sfigurato il modello di democrazia prefigurato dai Costituenti, dopo l’avvento di leggi elettorali che hanno allontanato sempre di più i cittadini dal Palazzo, dopo il fallimento nel 2006 del tentativo del governo Berlusconi di cambiare la forma di Governo e la forma di Stato, dopo una martellante campagna mediatica sviluppata senza risparmio di mezzi, il responso del popolo italiano è stato netto e definitivo: la Costituzione non si tocca.
Il progetto di sostituire il cuore dell’ordinamento democratico per ridimensionare il ruolo del Parlamento e mortificare le autonomie è stato cancellato. Con esso cade anche il sistema elettorale messo in piedi per la nuova Costituzione Renzi/Boschi. L’Italicum esce sconfitto dal voto popolare perché, se restano in piedi due Camere elettive, non si può avere una legge elettorale che regola l’elezione di una sola Camera. Con un solo voto sono stati cancellati due orrori. 
Il popolo italiano si è espresso e ha riaffermato il principio primo sul quale si fonda l’ordinamento democratico: la sovranità appartiene al popolo. 
Si è trattato di una scelta altrettanto impegnativa quanto lo fu la quella compiuta dal popolo italiano il 2 giugno del 1946 con il referendum istituzionale: Monarchia o Repubblica? 
Ora come allora si è trattato di decidere quale modello di istituzioni e quale modello di democrazia deve assumere il nostro Paese. Nel 1946, dire addio alla Monarchia per la Repubblica acquistava – al di là delle contingenze politiche – un significato storico ben preciso: i cittadini italiani si emancipavano dalla qualità di sudditi ed il popolo diventava esso stesso “sovrano”, arbitro del proprio destino. 
Dopo settant’anni, nel 2016, il popolo, riconfermando la validità del modello di democrazia promesso dalla Costituzione, ha impedito la trasformazione – già in atto – della Repubblica in una sorta di principato, sottoposto al protettorato dei poteri finanziari internazionali che avevano dettato la riforma al governo Renzi, manifestando la loro avversione per le Costituzioni antifasciste del dopoguerra.
Non si è trattato semplicemente di un atto di resistenza allo sconquasso della Costituzione, ma di un atto fondativo. Attraverso questo voto la Costituzione è risorta. Questo voto sconfessa trent’anni di politica volta a restringere la democrazia rappresentativa nel nostro Paese e a creare esecutivi “forti” nei confronti dei cittadini e “deboli” nei confronti dei mercati. Lancia una sfida a riscoprire ed illuminare di nuovo la Costituzione come mai fatto finora. 
Per raggiungere questo risultato migliaia di cittadini italiani si sono messi in movimento spontaneamente ed hanno battuto tutte le piazze, percorso tutte le strade, prodotto e distribuito volantini e manifesti, organizzato eventi di vario genere, prodotto testimonianze video, cortometraggi, percorso le piazze virtuali creando comunicazione dal basso, in modo così diffuso da raggiungere e superare lo share dei grandi mezzi di comunicazione di massa, orientati in modo quasi totalitario a favore della riforma. Un esercito di formiche si è messo in moto, ciascuno recando un chicco di grano, tutti insieme per sfornare il pane della democrazia.
Non v’è dubbio che nell’esito del voto ha pesato il disagio sociale, la sofferenza dei disoccupati, dei precari, la difficoltà di intravedere un futuro per i giovani, la delusione degli insegnanti per la mortificazione della scuola pubblica, ma proprio per questo ha un grande significato la scelta di riconfermare il valore della Costituzione. 
Vuol dire che il popolo italiano non ha perso la speranza che la giustizia sociale, la dignità del lavoro, la tutela della salute e dell’ambiente possano trovare inveramento. Anzi questo voto, proprio per il suo contenuto anche di protesta, esige che beni pubblici repubblicani promessi dalla Costituzione risorgano a nuova vita. 

Fonte: Adista.it 

2 commenti:

  1. Cara Costituzione, non temere chi ti minaccia. Tu chiamaci, il popolo risponde!

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